Ho preso gli allucinogeni e ho dominato i mostri
Intervista di Carlo Santana a Emilio Servadio
Domina, Luglio 1968

A 64 anni, il professor Emilio Servadio è stato forse il primo italiano, e fin ora uno dei pochi a sperimentare su sé stesso l’L S.D. Laureatosi con una tesi in medicina legale sull’ipnosi, da allora ha sempre fatto lo psicologo. Oggi, sposato felice padre e nonno, è professore onorario di psicologia alla università di Madras, in India (dove rimase per sette anni, dei 1938 al 1945), membro della Società italiana di psicologia scientifica, membro associato della Royal Society of Medi. cine di Londra, e Presidente della Società psicoanalitica italiana. Si trova, cioè, alla testa del movimento psicoanalitico del nostro Paese.

Professor Servadio, lei é stato fra i primi ad accostarsi a questa sostanza guardata con sospetto, come fosse una droga Ci vuole raccontare la sua esperienza?

Ho preso l’LSD per la prima volta nel 1960, per motivi professionali e scientifici. L’ ultima volta è stato nel 1965, e in questi cinque anni ho preso per otto volte sostanze psichedeliche: tre dosi di LSD, cioè di dietilammide dell’ acido lisergico estratto dalla « claviceps purpurea », una specie di fungo che cresce sulla segale cornuta. E cinque dosi di psilocibina, un’altra sostanza che si estrae da un altro fungo originario del Messico. E sempre, in tutti gli otto casi, ho preso all’incirca la dose media di LSD, cioè un millesimo di milligrammo (gamma) per ogni chilo di peso, e da 8 a 12 mg. di psicocibina. Essendo il mio peso di 65 chili, ho ingerito in media 70 gamma di LSD per volta.

Quali sono le trasformazioni che avvengono nell’individuo dopo aver ingerito la sua dose di LSD?

Secondo la mia esperienza personale, posso dire che si comincia con l’avere una sensazione complessiva dei processi della propria vita organica, accompagnata da un vago senso di malessere o benessere. Poco dopo si avverte pesantezza alla nuca, e formicolio sulla pelle. Ma oltre questi sintomi, gli effetti possono essere i più vari a seconda delle dosi impiegate, della personalità di chi l’usa, degli scopi che ci si propongono, dell’ambiente in cui si svolge l’esperienza e della persona che la dirige e controlla. Comunque, questi effetti possono grosso modo classificarsi in cinque categorie:
1) alterazioni dello staio d’animo , e dell’affettività: in pratica crescono l’instabilità emozionale e l’intensità delle emozioni, che possono andare da forti depressioni e pianti fino a grande euforia e senso di onnipotenza.
2) comportamento interpersonale, i soggetti manifestano una maggiore sensibilità nei loro rapporti con gli altri, si possono sentire più facilmente offesi e trascurati, oppure possono sentirsi in rapporti molto migliorati con il prossimo, in particolare con chi dirige l’esperienza. Talvolta, invece, possono essere colti da idee paranoidi e persecutorie.
3) effetti sensoriali e percettivi: è forse l’effetto più noto e reclamizzato , dello L.S.D. La sensibilità agli stimoli visivi e ai suoni può accrescersi enormemente. Normalmente subito dopo il formicolio sulla pelle, ho cominciato a vedere la stanza deformarsi, il colore di qualche libro assumere particolare rilevanza. Il mondo esterno diventa vibrante e fluttuante, e si hanno modificazioni anche del senso del tempo.
4) funzionamento intellettuale: l’L.S.D. provoca di solito un’instabilità dei processi psichici e una « fuga di idee » spettacolare talvolta. In certi casi è stato possibile al soggetto trovare di colpo una soluzione lungamente cercata. Insomma, non si può definire il funzionamento del pensiero del paziente sotto esperienza L.S.D. come necessariamente confuso o di tipo psicotico.
5) effetti intuitivi: in certi casi – che però sembrano costituire la minoranza – i soggetti hanno anche avuto esperienze da essi stessi definite rivelatrici e decisive, come quella di capire il senso della vita e dell’esistenza, di attingere realtà mistiche e trascendentali. In qualche caso i soggetti in questione hanno dichiarato, anche dopo lungo tempo, che tali loro esperienze avevano completamente modificato o rinnovato la loro vita.

Lei sostiene che un medico non può somministrare l’ L.S. D. senza averlo prima preso lui stesso. Perché è necessaria questa esperienza personale?

Non si può dare l’ L.S.D. senza sperimentare sulla propria pelle di che cosa si tratta. Ciò non significa che il medico debba prendere L.S.D. insieme al paziente. Questo lo sconsiglio assolutamente, perché l’ esperimento potrebbe sfuggire alla sua guida e controllo. E’ necessario perché appunto chi guida l’esperimento possa sintonizzarsi con quanto succede nel paziente, capire, immedesimarsi, aiutarlo ma sempre seguendo « da dentro » l’esperienza. Sapere cosa vuol dire prendere l’L.S.D. significa poter seguire il paziente nella sua trasformazione, e non rimanersene in disparte, freddamente a prendere appunti. Solo avendo preso l’LSD infatti, si può capire che cosa voglia dire, per uno che sia sotto esperienza, un attimo di apparente o reale solitudine, freddezza o abbandono, distacco, sentirsi soli ad affrontare una serie di vicende interiori importantissime senza che nessuno ci aiuti a vivere, a capirle. Ciò può veramente condurre al fallimento dell’esperienza.

Qual è la dose letale di LSD?

Non esistono dosi letali di LSD. Queste sostanze psicodisleptiche non vanno confuse con le droghe comuni, con gli stupefacenti. Non danno assuefazione, né avvelenamento. Cioè si può prendere sempre la stessa dose per sortire gli stessi effetti, senza bisogno di aumentare questa dose. Né ci può essere pericolo di avvelenamento: non c’è bisogno di « divezzamento ». Chi prende cinquanta o sessanta volte l’LSD (come è avvenuto in certi casi terapeutici in vari Paesi) può smettere senza manifestare alcun sintomo di « carenza da LSD ». Non si scatena alcuno degli effetti terribili e massicci che fanno passare al tossicomane, privato bruscamente di droga, stati indescrivibili di malessere. Inoltre, anche il potere tossico dell’LSD è bassissimo: per uccidere un topo occorre una dose 200 volte superiore a quella media dell’uomo che è di 75-80 gamma. Come dire che per l’uomo non sarebbe possibile neppure trovare questa quantità astronomica, considerato anche che in commercio l’LSD può trovarsi, e con difficoltà in Italia di 100 gamma. Vero è invece che può esserci una dose troppo forte nel senso che scateni degli effetti troppo violenti. Il massimo che essere umano ne abbia ingerito penso che sia sui 2 milligrammi, e credo che avrà passato due giorni piuttosto bruttini. Lo stesso scopritore dell’LSD, il farmacologo svizzero Albert Hofmann, che non ne conosceva poteri, ne assunse la prima volti 250 gamma, cioè una dose quadrupla, all’incirca, del normale. Ebbe effetti estremamente intensi e sconcertanti che durarono alcune ore, ma nulla di più. Comunque, nessuno mai si è avvelenato o è morto per aver preso troppo LSD, salvo naturalmente gli effetti secondari o derivati, come i tentativi di suicidio o di omicidio.

Da che cosa dipendono questi effetti secondari?

L’Es, come lo chiamava Freud, è un grande serbatoio, fonte impersonale delle manifestazioni istintive, degli impulsi. Meccanismi di difesa, barriere, argini, impediscono all’Es, caotico e tumultuoso, di invadere la coscienza. Quando queste barriere si attenuano, si hanno i fenomeni onirici, di sogno, che tutti conosciamo perché tutti sognamo. Qualcosa del genere avviene prendendo l’LSD. Con la differenza che raramente si sogna sapendo di sognare, mentre sotto LSD io ho avuto coscienza di sentir palpitate in me le emozioni di un bambino di 3 anni sapendo di averne 60. C’è sempre un quid di coscienza che impone un certo distacco dagli avvenimenti. Ma una dose eccessiva di LSD può scardinare imprevedibilmente le difese dell’io, e dare libero gioco a tutto il mondo di fantasie e deliri sottogiacenti. Col risultato che, se se va bene, sì può fare anche un bel sogno a occhi aperti, ma le esperienze possono anche essere sconvolgenti. Nel senso che possono aversi effetti allucinatori, di vedere ciò che nella realtà non c’è, qualcosa per sfuggire alla quale l’individuo può essere spinto ad atti e comportamenti inconsiderati.

Nel giro di un’ora, ogni traccia di LSD nell’organismo scompare, mentre gli effetti possono durare da 8 ore a 2 giorni. Spesso gli effetti cominciano quando non c’è più traccia di LSD. Escluso il delitto perfetto, non esistendo dosi letali della sostanza, possono ipotizzarsi colpi di fantapolitica?

Certamente. E’ stato scritto più volte che basterebbe mettere qualche litro di LSD nell’acquedotto di una città per gettarla nel panico, perché milioni di individui siano preda di allucinazioni senza saperne il perché. Ma un colpo di Stato avverrebbe solo per questo stato di panico, non perché gli individui possono essere soggiogati, o dominati dalla volontà altrui. In proposito voglio dire, invece, che una persona ipnotizzabile, e che abbia già avuto un’esperienza con l’LSD, può rinnovare quest’esperienza senza ingerire neppure una gamma di LSD. Dopo averla ipnotizzata, basterà dargli un bicchiere d’acqua (l’LSD, infatti, è un liquido incolore e insapore come l’acqua) perché l’individuo ripeta tutta la sua esperienza, compresi i segni fisiologici, come la contrazione o dilatazione delle pupille.

Quali possono essere gli effetti benefici dell’LSD?

Rettamente usato, ossia nell’ambito di un rapporto psicoterapico, gli effetti sono quelli di una benefica medicina coadiuvante. Ormai un’alta percentuale di alcoolizzati è guarita con l’LSD. E l’LSD si è rivelato qualche volta decisivo per condurre al loro esito finale di guarigione alcuni casi di psiconevrosi gravi.

Dunque, prendere l’LSD non è come sottoporsi a una seduta psicoanalitica?

No, certo. Dall’analista tutto è più diluito, più controllato. E’ vero che anche sotto le domande e i ricordi rievocati in analisi, possono averti stati emozionali intenti. Ma sempre imparagonabili con quelli ottenuti con l’LSD. Piuttosto, è bene che l’LSD venga adoperato quando il rapporto tra analista e paziente è già avviato, perché problemi e situazioni che saranno evidenziate dall’LSD saranno state già in parte elaborate. Allora l’LSD ha un effetto catartico, cioè di purificazione interiore, perché certe cose già viste, capite, saranno toccate con mano, vive, Ho potuto sperimentarlo personalmente, e queste conclusioni sono frutto di mie esperienze.

Ciò vuol dire che qualcuno si è rivolto a lei per prendere l’LSD?

Molte persone lo hanno fatto, anche se molto tempo che non me lo chiede più nessuno, forse per effetto della campagna denigratoria che ti sta conducendo contro l’LSD. Non poche personalità del mondo culturale, artistico e scientifico italiano si sono giovate di tali esperienze, e ne hanno ricevuto incoraggiamenti e lumi sia nel la loro vita di relazione, sia nell’attività svolta successivamente. Molti, infatti, possono avere buone ragioni per prendere l’LSD. Alcuni uomini di cultura avevano dei problemi che esternavano – coscientemente o inconsapevolmente – in sede artistica, letteraria, cinematografica o filosofica, e hanno tratto, giovamento dal veder chiaro in loro stessi. Ma prima di ammettere una persona all’LSD si deve cercare di vedere molto da vicino quali sono le motivazioni, che possono essere le più varie, purché valide. Per esempio, non basta la semplice curiosità. Molti sono stati sconsigliati da me: altri sono scomparsi dalla circolazione appena saputo ciò cui andavano incontro. Qualcun altro, infine, l’ha preso.

Quale è stato il risultato?

Di liberazione Una mia cliente aveva dei grossi problemi infantili non risulti nella fase « orale », cioè nel primo anno di vita, in cui tutti i rapporti più importanti avvengono tramite la bocca del bambino. Tali rapporti erano stati evidentemente molto disturbati. Alla prima ingestione di LSD ebbe all’inizio una serie di immagini mentali di questo tipo: mostri digrignanti, gente brutta, orribile, anzi, che mangiava, mangiava sempre. Le bocche venivano in primo piano, distorte, unte. Era tutto materiale aggressivo, cannibalistico, sfiorato nelle precedenti sedute psicoanalitiche, ma non veramente vissuto dalla paziente, così in presa diretta. Durante un certo punto dell’esperienza, la donna si è alzata ed è andata alla finestra dell’appartamento, che si affaccia su un parco. Per caso, lo sguardo le è caduto su una coppia, che non faceva nulla di male, anzi, erano giovani teneramente abbracciati. Ebbene, la scena le è sembrata particolarmente disgustosa, perché aveva rievocato in lei – come poi disse – dei ricordi di scene erotiche, viste o intraviste in famiglia, probabilmente tra i genitori, e che le dovevano essere sembrate, allora, particolarmente traumatiche, incresciose. Un’altra persona, un uomo, anche lui con un rapporto difficile nella fase orale, cominciò col vedere un oggetto di gomma, deforme, con protuberanze, viscido e ripugnante, in coi fu facile interpretare una rappresentazione distorta della mammella materna. Un altro uomo, sotto LSD, vide una montagna dall’aspetto impressionante rovinargli addosso. Sotto la mia guida, la individuò nella figura del padre, particolarmente alto e grosso, che certe volte, da bambino, evidentemente aveva sentito incombere, quasi cadere addosso. Tutti casi che si sono risolti con la liberazione da questi pesi, fardelli che inconsciamente si portavano dietro.

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