Telepatia e chiaroveggenza provocano discordia tra gli scienziati
Infuria la polemica sulla parapsicologia
Il Tempo 28/05/1956

E’ stato un articolo della rivista americana « Sciente » a scatenare il finimondo – Illustri studiosi accusati di falso dall’autore dello scritto
Non era certo prevedibile che di questi tempi in cui si susseguono Conferenze internazionali e nazionali di parapsicologia con la partecipazione di studiosi illustri (Cambridge, 1955; Royaumont, 1956; Roma, 1956) potesse scatenarsi una polemica delle più aspre, in cui la stessa validità essenziale degli studi parapsicologici è stata violentemente attaccata e messa in dubbio. Un’offensiva così radicale non si registrava ormai da anni; e a parecchi studiosi, edotti dei progressi effettuati in parapsicologia specialmente per marito della « scuola americana » guidata dal prof. J. B. Rhine, essa è apparsa come un vero fulmine a ciel sereno.
Le cose sono cominciate infatti ex abrupto, con un lungo articolo firmato dal Dott. George R. Price, e uscito nel numero 3165 della famosa rivista americana Science. Questo periodico è l’organo dell’Associazione Americana per il Progresso delle Scienze, e l’autore dell’articolo è « Research Associate » nella Facoltà di Medicina dell’Università di Minnesota (Minneapolis). Il titolo dell’articolo è « La scienza e il soprannaturale· ». Il suo autore tenta di dimostrarvi che nessuna esperienza è riuscita a dare elementi di prova circa l’esistenza della telepatia, della percezione extra sensoriale, o degli effetti psico-cinetici: e che perciò, a conti fatti, la parapsicologia è una pseudo-scienza, e coloro che se ne occupano sono degli illusi, o peggio.
Quali argomenti reca il Price a sostegno della sua tesi? Chi conosce anche superficialmente i metodi statistico-matematici adoperati da ricercatori celebri come Rhine o Soal (metodi che in queste colonne furono più volte illustrati), potrebbe a priori credere che il Price vi avesse trovato chissà quali storture, e che le conclusioni affermative dell’uno o dell’altro risultassero viziate in base ad un approfondito esame, fatto dal Prince, di cifre, calcoli di probabilità e diagrammi. Niente di tutto questo. Il Price comincia col dire che ammettere la telepatia o la chiaroveggenza avrebbe conseguenze pratiche immense, tanto ciò è incompatibile con i principi fondamentali della scienza moderna – compresi i concetti dl tempo, spazio e causalità. Prosegue distinguendo fra pensiero scientifico e pensiero magico (ossia inquinato da desideri e da emozioni), e dichiara che come indirizzo di pensiero, la parapsicologia reca i segni della magia. Si occupa, quindi, delle ricerche parapsicologiche più recenti. I loro risultati positivi scrive il Price – non sono dovuti a errori di metodo apprezzabili. Ma allora?! Allora – egli dichiara – tali risultati debbono essere considerati inattendibili per altre ragioni. Citando il filosofo Hume (1711-1776), Price ricorda e sostiene che « nessuna testimonianza è sufficiente a stabilire un miracolo, a meno che la testimonianza sia di un genere tale, che la sua falsità sarebbe più miracolosa del fatto che essa tende a stabilire ». E poiché, tutto sommato, ciò che sappiamo delle esperienze di Rhine o di Soal ci viene dalla loro testimonianza, o da quella dei loro collaboratori, è preferibile pensare ad un falso, anche di più persone, che non alla realtà dei fenomeni appurati da tali esperienze. Posto insomma di fronte alle alternative; – credere ai «miracoli» (come egli li considera) della parapsicologia, o ammettere che la loro dimostrazione si basa sulla frode -, Price sceglie la seconda.

Decisa reazione

Volete che io mi convinca dell’esistenza della percezione extra-sensoriale? – conclude Prince. Lasciate che io metta delle carte dentro una scatola di metallo saldata e microfotografata (in modo che si possa constatare che non è stata dissaldata e poi richiusa); io la invierò a un laboratorio di parapsicologia, e un « sensitivo » metterà per iscritto che cosa ci « vede ». Quindi, alla presenza di una giuria, si aprirà la scatola, e si farà il confronto fra le carte in essa contenute, e quelle descritte dal «veggente » quando la scatola era chiusa…
La risposta dei due principali interessati – il prof. Soal e il prof. Rhine – non si è fatta attendere, ed è stata riportata da varie riviste tecniche. Il primo gli ha ricordato: i costanti controlli reciproci esercitati da lui sui suoi collaboratori, e viceversa, durante un quindicennio di esperienze; le varie serie di esperimenti negativi; le insormontabili difficoltà anche pratiche che si incontrerebbero qualora si volessero falsificare, per mesi e anni, ricerche pazienti e minuziosissime. Rhine, con maggior vigore polemico, chiede anzitutto al Price quali elementi concreti egli abbia per accusare di frode questo o quello; rammenta che sin dai 1937-38 l’Istituto Americano di a Statistica e l’Associazione Psicologica Americana hanno riconosciuto la validità dei nuovi metodi statistico-matematici in parapsicologia; giudica del tutto insufficiente la preparazione specifica di Price a giudicare – in sede filosofica come in sede psicologica o magari psichiatrica; fa rilevare che il dubbio sollevato da Price potrebbe applicarsi a qualsiasi i ricerca avente le caratteristiche o della novità e dell’audacia; e respinge, da ultimo, la proposta finale – quella della « scatola saldata »: poiché si sa ormai per lunga pratica che un solo esperimento, o anche una sola – serie di esperimenti, non bai stano a convincere stabilmente alcuno, neppure colui o coloro che ne hanno dettato le norme! Rhine ha buon giuoco, a questo punto, allorché ricorda che verso il 1940, sette psicologi americani gli indicarono – anch’essi – un «esperienza ideale» che li avrebbe convinti della realtà della percezione extra sensoriale. Orbene: tale esperienza fu effettuata da due collaboratori del Rhine (i dottori Pratt e Woodruff), ebbe risultati positivi… e nessuno dei sette psicologi mostrò di aver cambiato parere!
Naturalmente il Price ha cercato di replicare: ma le sue controbattute sono apparse alquanto fiacche. In una breve – dichiarazione, egli nuovamente – indica in quali modi certe esperienze di Soal o di Rhine potevano essere falsificate, ed esprime il parere che il « suo » esperimento sarebbe decisivo ignorando che prove del genere sono state già fatte in passato (ad es., con il celebre « sensitivo » Ossowiecki), e non hanno avuto per nulla, sugli scettici a oltranza, l’effetto portentoso che il Price si aspetterebbe-…
Il nostro considerato parere sul dibattito in questione è che esso, alla fin fine, avrà rafforzato le posizioni della parapsicologia nei riguardi della scienza accademica e universitaria. Il Price ci appare di fatto il rappresentante di un partito (quello dei misoneisti irriducibili) che non riesce ad accettare la sconfitta. Per lungo tempo, tale partito ha cercato di trovare difetti più o meno gravi di sperimentazione nelle prave o negli argomenti dei parapsicologi. Posti di fronte a esperienze che essi stessi debbono riconoscere come scientificamente ineccepibili, costoro giuocano la loro ultima carta, pur sapendo, in fondo, che si tratta di una « scartina ». Non diversamente alcuni avversari di Marconi e della radiotelegrafia accusarono, nei primi anni di questo secolo, il grande inventore di aver truccato ( !) le sue esperienze: così come fu a suo tempo denunciato quale ventriloquo, in piena Accademia delle Scienze, a Parigi, l’inviato di Edison, che dava le prime dimostrazioni dei fonografo!..

Premesse deboli

Le premesse filosofiche del Price sono talmente deboli con buona pace del defunto Hume – che non varrebbe quasi la pena di confutarle. E’ largamente noto che la parapsicologia non è scienza del « soprannaturale » o del « miracoloso », ma una ricerca in settori ancora poco esplorati dell’attività psichica umana. La critica filosofica dei concetti di spazio, tempo e causalità non è certo un merito, o un demerito, della parapsicologia. Tale critica è stata promossa da lungo tempo ad opera di fisici, matematici e metodologi; e se i concetti in discorso non sono più quelli di trenta o quarant’anni fa, ciò non si deve a Rhine o a Soal, bensì ad Einstein, a Eddington, a Dirac, a Jordan, a Pauli, e da ultimo a Jung per citare soltanto alcuni nomi importanti. Certe « contraddizioni », che il Price crede di ravvisare, tra manifestazioni parapsicologiche e principi teorici della scienza si potrebbero facilmente rilevare anche considerando alcuni fenomeni della fisica nucleare, o della microbiologia… Se i fenomeni sono accertati, e non corrispondono ai « principi », è ovvio che bisogna semplicemente rivedere e modificare questi ultimi – come sempre si è fatto e sempre si farà. Il cammino della scienza è cosparso di ipotesi accantonate…
Da ultimo, vorremmo rilevare che il famoso « esperimento-chiave », suggerito dal Price, non resisterebbe, esso stesso, al tipo di svalutazione proposto per gli altri dal suo autore. Supponiamo infatti che il Price istituisse, con Rhine e con Soal, l’esperienza della· « scatola saldata », e che tale esperienza riuscisse. Chi impedirebbe a un Price N. 2 di supporre che il Price N. 1, d’accordo con gli altri due, ha anch’egli frodato? Di questo passo ai potrebbe andare all’infinito! La verità che Price, come tanti altri, di fronte a fenomeni la cui esistenza lo preoccupa, vorrebbe vedere per credere, e non si fida di nessuno. Torna alla mente la boutade di Gandolin, al quale un Tizio diceva di non poter credere a certi fenomeni prodotti da una celebre medium, e attestati da una pleiade di scienziati, perchè egli « non credeva se non a ciò che vedeva ». Poco dopo, il medesimo Tizio impostò una, lettera per l’Argentina – e Gandolin gli espresse la sua alta meraviglia, rilevando che il Tizio, che non aveva mai visto l’Argentina, tuttavia mostrava di crederci!…
Emilio Servadio

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