Molti matrimoni vanno male perché ci si sposa troppo alla svelta
Marito e moglie allo specchio della psicoanalisi
Il Tempo 05/12/1956

Per evitare che la relazione coniugale finisca col diventare una facciata dietro alla quale ormai non c’è più nulla occorre saper rimuovere molti ostacoli

Le esperienze personali di psicologi, psicoanalisti, avvocati, giudici tendono in genere confermare ciò che periodicamente risulta dalle statistiche internazionali sui casi di divorzio e di separazione: che il matrimonio, cioè, si trova da vari anni in crisi. E’ vero che i dissapori e le incompatibilità reciproche dei coniugi, o fattori diversi di natura esteriore, molti volte non portano a una rottura: ma questo non è certo un argomento a favore dell’intrinseca validità del vincolo. In parecchi casi, il matrimonio continua infatti a sussistere come una facciata dietro la quale non c’è nulla: simile a certi edifizi dopo un bombardamento!
Tutte le autorità concordano nel ritenere che, come avviene per la salute fisica, ai fini di un miglioramento nelle condizioni del matrimonio si debba porre l’accento in primo luogo sulla profilassi. Perciò sono sorti un po’ dappertutto quegli istituti di preparazione e di counselling ai quali molti ormai si rivolgono, specie nei Paesi anglosassoni e nordici, per ricavarne avviso ed orientamento. Si tratta però, il più delle volte, di indicazioni che possono tener conto soltanto dei fattori coscienti ed attuali: mentre, a nostro parere, la propensione individuale al matrimonio, e la scelta del coniuge, hanno origini remote e per buona parte inconsce.

Tipo normale

Nella maggior parte dei casi la scelta amorosa precede la determinazione a fare di un altro individuo il proprio coniuge. E’ quindi opportuno menzionare alcuni importanti motivi psicologici che possono influire su tale scelta.
Anche nella persona normale, l’orientamento nei riguardi sia dell’altro sesso in genere, sia di questo o di quel « tipo » psicofisico di uomo o di donna, é largamente determinato da situazioni inconscie. Ciò appare ancora più evidente, com’è naturale, nei casi in cui le anzidette situazioni sono fonte di serie inibizioni, o di atteggiamenti anormali od aberranti.
I primi passi, in senso psicologico, nella via che conduce al matrimonio sono compiuti – può sembrare strano a dirsi – nell’infanzia: poiché in questa epoca si configurano quegli orientamenti nella vita affettiva che influiranno poi, mutatis mutandis, sulla scelta dell’oggetto d’amore, e poi del coniuge, nell’età adulta.
Fattori decisivi di tale ulteriore influenza possono essere, e sono: l’atteggiamento dei genitori nei riguardi delle prime manifestazioni esteriori degli istinti propri al bambino; la reazione favorevole o sfavorevole, normale od eccessiva, del bambino stesso, verso una od entrambe le perone che hanno per lui la massima importanza; la permanenza o la liquidazione dei suoi attaccamenti, e delle sue ostilità infantili, verso padre e madre, fratelli e sorelle, o altre persone di primo piano in quel periodo.
Da questo punto di vista, possiamo dire che la preparazione al matrimonio deve richiedere, come premessa indispensabile, il vero – e non soltanto apparente – abbandono delle posizioni affettive infantili, e la reale capacità di assumerne permanentemente altre, aventi un deciso carattere adulto. Così, ad esempio, potrebbe definirsi « impreparato » al matrimonio l’uomo che cercasse , più o meno inconsapevolmente , nella moglie un tipo esclusivamente protettivo e materno (modellato sulla figura materna dell’infanzia, o, talvolta, in contrasto con essa); oppure colui che vedesse soprattutto, nella futura moglie una disinvolta e sportiva compagna di interessi e di giochi (quale poteva, o avrebbe potuto essere, nella fanciullezza una sorella). Così pure, non potrebbe considerarsi bene orientata verso il matrimonio la ragazza che aspirasse esclusivamente a un marito « sostegno »· o a un marito da proteggere a da « coccolare ».
Tali ed altre più o meno inconsce « aderenze » a situazioni infantili implicano sempre il rifiuto o, come si dice in psicoanalisi, la « rimozione », di questa o quella caratteristica della vita istintiva erotica, che occorrerebbe invece accettare e riconoscere pienamente, quale condizione necessaria di una vita serena e felice. A seconda che questa accettazione sia piena e cosciente oppure imperfetta e accompagnata da parziali sublimazioni e accomodamenti rispetto agli istinti, oppure, infine, addirittura non avvenuta, potremmo distinguere tre possibilità in ordine decrescente di merito e di successo:
1) soluzione migliore: accettazione, ed esito naturale nel matrimonio e nella paternità o maternità;
2) minor male: accettazione parziale, con sublimazioni e spostamenti delle tendenze non accettate;
3) soluzione inferiore: non accettazione, rimozione ed esiti spesso nevrotici e sempre incompleti rispetto alla norma.
Circa il modo in cui la psicologia e la psicoanalisi possono contribuire praticamente alla preparazione dei futuri coniugi occorre distinguere, a nostro avviso, l’opera profilattica dagli interventi propriamente rieducativi e psicoterapici.

Profilassi prematrimoniale

La profilassi fa, in questo campo, tutt’uno con una educazione sessuale e pre-matrimoniale largamente intesa. Non si deve credere, infatti, che il compito educativo possa o debba limitarsi all’illustrazione, data in tempo utile e nella forma più adatta, dei fenomeni della sessualità dal punto di vista strettamente biologico. Una vera educazione pre-matrimoniale deve investire, in sede didattica un’ampia serie di argomenti, ben più vasta di un semplice capitolo di anatomia e di fisiologia. In modo particolare, soprattutto, tale educazione dovrebbe preoccuparsi di creare nei fanciulli e negli adolescenti un orientamento psicologicamente sano rispetto ai problemi dell’amore e del matrimonio: far comprendere, ad esempio, quali possono essere le de terminanti inconsce nella ricerca del compagno o della compagna; sfrondare accuratamente le questioni inerenti ai rapporti fra i sessi· da ciò che di morbosamente indebito, o curioso, o pericoloso esse possono presentare a una mente inesperta; indicare quanto siano impegnative le esigenze di un legame affettivo profondo e duraturo come dev’essere il matrimonio, e, al tempo stesso dimostrare che esse non sono, se non di rado, di per sé tali da far considerare l’unione matrimoniale come uno stato pressoché irraggiungibile, o come una grave e insopportabile diminuzione rispetto a una presunta, e quasi sempre malintesa, « libertà » individuale.
Ancora, ed in più, l’educazione come qui la si intende dovrebbe consistere nel creare, in seno stesso all’ambiente in cui l’individuo primamente si evolve, le condizioni adatte per un sua soddisfacente formazione psico-sessuale e affettiva. Qualsiasi nozione impartita dall’esterno può rimanere lettera morta, qualora cada su un terreno intrinsecamente mal predisposto. Quale insegnamento a può avere possibilità di successo se – ad esempio – l’individuo a cui esso è rivolto è stato sin dall’infanzia, inibito e traumatizzato, oppure iperprotetto, e comunque male indirizzato? In quest’opera non sistematica e « alla lontana » di preparazione alla vita adulta al matrimonio al massimo onere e le più grandi responsabilità incombono dunque ai genitori e ai primi educatori; e si potrebbe applicare al caso qui considerato l’osservazione fatta già molti anni fa da una grande psicoanalista specializzatasi nei problemi del fanciullo, Anna Freud, secondo cui molte volte occorrerebbe orientare, educare, analizzare non già i figli, ma gli stessi genitori!
In sede più propriamente rieducativa e psicoterapica, psicologi e psicoanalisti sono spesso chiamati ad intervenire, sia individualmente, sia associandosi ad istituti e consultori specializzati, in casi di veri impedimenti psicologici al matrimonio. Tali impedimenti vanno da tratti non molto gravi di timidezza, inibizione, scarsa socialità, sino a disturbi nevrotici pronunciati quali impotenza psichica, frigidità, fobie, nevrosi di carattere. Gli interventi possono avere intensità e durata variabilissime. In certi casi alcuni semplici chiarimenti rispetto – supponiamo – a una situazione personale o familiare non bene affrontata e compresa, possono essere sufficienti ad eliminare gli ostacoli, e porre le premesse necessarie all’unione matrimoniale. In altri casi, può essere indispensabile un vero e proprio trattamento psicoanalitico, e cioè, e quando i motivi· dell’impedimento· siano molto profondi, le sue radici totalmente inconsce· e allorché ogni possibilità di· accomodamento spontaneo e· graduale nello stesso matrimonio sia a priori da escludersi.
Emilio Servadio

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