Dimmi come guidi e ti rivelerà chi sei
RIFLESSIONI DI UN UOMO DI SPIRITO SUL VOLANTE
Il Tempo 10 dicembre 1958

Un libro che tratti, in modo generalmente accessibile, dei fattori psicologici nella guida dell’automobile, e della psicologia dell’autista, non è stato pubblicato sinora (o almeno, non ne abbiamo trovato traccia nelle nostre letture, per quanto attente e copiose). La letteratura al riguardo consiste in lavori scientifici più o meno importanti, pubblicati su riviste specializzate, e letti da un numero limitatissimo di esperti; oppure in qualche capitolo di libro, o in rari articoli divulgativi, sempre insufficienti. Abbiamo quindi salutato con simpatia un volumetto che senza alcuna pretesa scientifica, umoristicamente, disordinatamente, si pone tuttavia il problema dei moti affettivi e della personalità di chi guida l’automobile. L’Autore è uno spigliato scrittore e disegnatore francese, Georges Ami. Il librò si intitola·L’homme-autoe l’ha pubblicato poco tempo fa l’editore Plon, di Parigi.

Alcuni giornali italiani, dando notizia di quest’ opera, hanno – senza volerlo – fuorviato i lettori, facendo loro credere che il libro tratti dell’uomo al volante da un punto di vista psicoanalitico. In realtà, la psicoanalisi non entra, in queste pagine, se non deliberatamente deformata e posta in caricatura. Di fronte a certe «citazioni a di presunte autorità psicoanalitiche ci siamo sentiti, a una prima lettura, così sbalorditi, che pur convinti di come stessero le cose, abbiamo scritto all’Autore per sapere se per caso si trattava di roba genuina, a noi totalmente ignota. Siamo stati ampiamente rassicurati. La «psicoanalisi» e gli «psicoanalisti» di questo·Homme-autosono puro e semplice frutto della fantasia di Georges Ami: sono deicanulars, come li ha definiti lo stesso Ami in una amabile lettera privata.

Moglie e marito

Ciò non toglie cheL’homme-autosia, oltre che divertente, assai istruttivo. Molte osservazioni, buttate lì con bonomia, risulteranno evidentissime a chiunque abbia tenuto in mano un volante. Sta di fatto, però, che nessuno le aveva fatte prima! Cosi, per esempio; quelle relative ai sentimenti del marito nei riguardi della moglie che ha imparato a guidare, o di una donna che guida accanto a lui. Una frase: «Quando vedete un uomo seduto, visibilmente incantato, vicino a una donna al volante, ditevi pure che la macchina non gli appartiene…». Per contro: «Se un uomo stravolto e urlante copre d’insulti e di rimproveri una creatura terrorizzata, rattrappita al volante, che volge intorno quella specie di sguardi inquieti che hanno i conigli il giorno dell’apertura della caccia, avete a che fare con una lezione di guida coniugale…».

Tuttavia, le donne non sono certo risparmiate dal caustico Georges Ami: il quale afferma di aver udito una donna dichiarare, accomiatandosi da alcuni conoscenti e disponendosi a fare venti chilometri per tornare a casa: «Non ho fretta, rientrerò in seconda»; e subito dopo c’informa che secondo la Direzione della Circolazione della Prefettura di Polizia di Parigi, «su cento donne al volante, ce ne sono 75 che guidano male, e 25 che guidano come un uomo». Asserisce ancora Georges Ami: Interrogata su che cosa si dovesse fare se la macchina slittava su terreno ghiacciato, una candidata rispose: «Pregare »…

Su un piano più serio, troviamo molte notazioni psicologicamente validissime. Lo automobilista ha modi alquanto diversi d’interpretare il Codice della strada: «Non giura che per il Codice, ma se è investito da un autista che ha pieno diritto di precedenza, opina che ci dovrebb’essere·ancheun codice puramente morale, fondato sulla cortesia…» Una serie di paragrafi azzeccatissimi stabilisce, sia pure empiricamente, le basi di una tipologia degli automobilisti: il sentimentale, il chiacchierone, il distratto, il timido, il ribelle, il perfezionista della meccanica, il fanatico, il competente… Ecco un ritrattino del·vanitoso: «Gli basta avere una 4 CV perché la sua macchina non somigli a néssun’altra. Dubitando talvolta che ciò non risulti evidente agli imbecilli – ché per lui sono il resto dell’umanità – adornerà la macchina di accessorii costosi e superflui. Circolano così certi bastardi mostruosi, di cui non si riesce a individuare l’origine…».

Finte contravvenzioni

Con impagabile serietà da·vaudeville, Ami si sbizzarrisce a proporre equivalenze, deduzioni e simbolismi di tipo psicoanalitico. E il bello è che qualche volta ci coglie, come quando distingue i modi di comportarsi al volante, rispettivamente, dell’uomo sottomesso, dell’uomo tradito e dell’uomo impotente; o quando scrive che l’automobilista è un animista, il quale considera in fondo l’automobile come un essere vivente.

Ma Georges Ami, l’abbiamo detto, è in primo luogo e soprattutto un umorista e un ironista. Alla sua penna, o al suo talento di disegnatore, nulla può sfuggire e nulla di essenziale, in verità, è sfuggito: l’abbigliamento degli autisti d’ieri e di oggi; l’auto-stop; le contravvenzioni; il diverso modo di descrivere un incidente a seconda dell’ interlocutore; dialoghi fra autisti, o tra, l’autista e il pedone; l’arte automobilistica; la compravendita…: questi, e cento altri temi, si susseguono, trattati come in un film sempre nuovo e sempre ricco di trovate. Che dire dell’annunzio, pubblicitario (inventato, beninteso) in cui viene offerto all’ automobilista «astuto» un carnet di 12 «finte contravvenzioni», che volta a volta possono essere lasciate sotto il tergicristallo, in modo da evitare la contravvenzione vera? ! O delle diverse interpretazioni della ragazza che pratica l’autostop a seconda che la valuti un uomo («sarà un’orfana, o una studentessa straniera, o una signora in crisi»), oppure un’altra donna, per la quale si tratterà sempre e comunque di «una di quelle»? Se il pedone che chiede un passaggio è invece un tipo malvestito e con berretto, l’uomo al volante lo giudicherà «un poveraccio», o «un intellettuale di sinistra»; la donna «un assassino evaso» o «un detective».

Il libro termina con una profetica «liquidazione» dell’automobile e degli automobilisti, raggiunta in successive tappe (illustrate), che vanno dall’auto-canale alla strada che si muove, e dalla vettura-vagone su strada semovente sino… all’invenzione del treno! Con questo razzo finale Georges Ami chiude un libro che tutti gli automobilisti dovrebbero leggere, e che nella sua immediata, spregiudicatezza fa molto ridere, ma fa anche un tantino pensare.

EMILIO SERVADIO

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