Uccide migliaia di bimbi la brutalità dei genitori
Il Tempo 13/08/1968

Nel mondo muoiono più bambini, di età inferiore ai cinque anni, a seguito di maltrattamenti che non in conseguenza di tubercolosi, tosse convulsa, poliomielite, scarlattina, febbri reumatiche e appendicite messe insieme – Le statistiche negli Stati Uniti e in Germania
Che la nostra sia una società piena di contraddizioni e di storture, è sin troppo noto. Ma forse in nessun settore si rivelano tanto i suoi contrasti, quanto in quello del comportamento degli adulti – e in special modo dei genitori verso i bambini. In molti Paesi civili, si giunge talvolta a mobilitare i servizi pubblici, e magari ad allarmare le forze armate, per far giungere a un bambino quella data fiala di siero, o di plasma trasfusionale: ma negli stessi Paesi – Stati Uniti, Francia, Germania – muoiono o si ammalano gravemente a migliaia, ogni anno i bambini battuti a sangue, seviziati, martirizzati dai loro stessi genitori.
Il dr. Ray E. Helfer, della Facoltà Medica dell’Università del Colorado, co-autore, insieme con il prof. C. Henry Kempe (cattedratico di pediatria nella stessa Università), di un recente, magistrale, agghiacciante volume, Il bambino seviziato (The Battered Child, The University of Chicago Press, Chicago. 1968), scriveva già tempo addietro: « Muoiono più bambini inferiori ai cinque anni a seguito di sevizie da parte dei loro genitori, o di chi li ha in custodia, che non in conseguenza di tubercolosi, tosse convulsa, poliomielite, scarlattina, febbri reumatiche e appendicite messe insieme ».
Nei soli Stati Uniti, la cifra dei bambini crudelmente trattati e di è di circa 60 mila all’anno (secondo una valutazione assai prudente). La Germania ha denuncialo cento bambini morti ogni anno in seguito a percosse e torture (ma la cifra è sicuramente molto si disotto del reale). Per l’Italia non disponiamo di cifre ufficiali: ma è recente il caso di una bambina napoletana di 22 mesi, morta di peritonite traumatica in seguito alle percosse della madre; ed è pure di poco tempo fa quello di un bambino piemontese di due anni, ridotto in fin di vita a causa delle sevizie inflittegli dal padre, a cui è stata tolta la patria potestà.

Un’idea falsa

L’opera di Heifer, Kempe e collaboratori è scientificamente impeccabile, umanamente comprensiva, e non. indulge neppure per un momento al facile emozionalismo o al pietismo. Lo sdegno e la collera verso gli autori degli anzidetti crimini, l’angosciata pietà per i piccoli martirizzati, sono comprensibili – ma non contribuiscono certo a risolvere il problema: che é medico, sociologico, assistenziale, giuridico, e soprattutto psicologico. Chi sono – si chiedono gli autori – coloro che si comportano in modi così deprecabili? Da quali ambienti provengono? A quali ceti soci appartengono? Sono dei malati? dei criminali incalliti? dei pazzoidi?…
L’interpretazione socio-economica, è la prima che viene in mente; ma le inchieste l’hanno dimostrata falsa. La brutalità dei genitori verso i bambini può manifestarsi in qualsiasi ambiente, in famiglie appartenenti a qualunque categoria sociale o economica. Su sessanta nuclei familiari particolarmente studiati dagli autori – fu riscontrato un solo caso di alcoolismo. Non è stato possibile stabilire alcuna « correlazione » in base al ceppo di origine o alla confessione religiosa. Ma è stata soprattutto dimostrata falsa l’idea diffusa secondo cui gli aguzzini in questione si troverebbero soltanto tra la « gente male » tra i « miserabili », ossia nelle classi socialmente ed economicamente arretrate.
Non rimane perciò che l’avvicinamento psicologico e psicopatologico. Esso è stato curato mirabilmente dai dottori B. F. Steele e C. B. Pollock (entrambi psichiatri orientati in senso psicoanalitico), in uno speciale capitolo di quasi cinquanta fittissime pagine. Secondo i due specialisti, i genitori che seviziano i bambini non appartengono a una particolare categoria di malati mentali, ma sono indubbiamente persone psicologicamente assai disturbate. La loro patologia ha tipiche caratteristiche comuni. Molt14,3i genitori crudeli sono individui psicologicamente immaturi, impulsivi, egocentrici, ipersensibili. Essi hanno verso i bambini profonde «esigenze» che i bambini stessi non sono in grado di soddisfare. Si sentono « insicuri d’essere amati, e cercano nel bambino rassicurazione, conforto, rispondenza. Non è esagerato dire che essi si comportano come bambini impauriti e disamati, che guardano il proprio bambino come se questi fosse un adulto, capace di dispensare contorto e amore ».
La reazione – di fronte all’ovvia incapacità del bambino, specie se molto piccolo, di corrispondere a ciò che costoro si attendono da lui – é di frustrazione e di rabbia, e si traduce in azioni violente e persecutorie. Si direbbe – scriveva un altro studioso, il Kaufman, nel 1962 – che il bambino venga inconsciamente percepito come una parte i« cattiva » del genitore stesso: parte che questi teme, e che non arriva a controllare. E’ questo il processo psichico che gli analisti della cosiddetta « scuota inglese » di psicoanalisi chiamano « identificazione proiettiva ». Dal suo accertamento sembra potersi senz’altro desumere che i genitori « disumani » debbano essa stessi soffrire internamente a causa di loro gravi squilibri psico-affettivi e carenze emozionali di origine infantile che cioè anch’essi siano stati, al tempo loro, « bambini disamati ». Ebbene, la deduzione tratta dalle interpretazioni psicoanalitiche si è dimostrata perfettamente corretta. « Senza eccezione- scrivono Steele e Pollock – nel gruppo da noi studiato di genitori aguzzini c’è la storia di chi è stato allevato nello stesso stile che essi hanno ricreato allevando i loro bambini. Molti avevano subito gravi maltrattamenti d’ordine fisico da parte della madre e del padre… Tutti erano stati oggetto di richieste intensive, continue, pervicaci da parte di genitori… Tali richieste erano non soltanto eccessive, ma – cosa forse ancora più importante – premature ». Ogni « mancanza » aveva dato luogo a critiche, umiliazioni, punizioni senza line…
Colpisce negli autori del saggio l’estensione del criterio psicologico e psicopatologico dal livello psicodiagnostica alla critica psicoterapica e di riabilitazione esperita nei confronti dei genitori da essi studiati. Con ammirevole pacatezza analitica, essi hanno visto « casi umani » non soltanto nelle piccole vittime ma negli stessi tormentatori – vittime anch’essi, in fondo, del loro doloroso passato, e dei loro problemi psicologici non risolti. Ed è confortante apprendere che a seguito di opportuni interventi psicologici psicoterapici, parecchi tra i genitori in questione sono stati «ricuperati», cosicché è stato possibile affidar loro nuovamente, in alcuni casi, i bambini che erano stati dapprima urgentemente sottratti alla loro custodia.

Le difficoltà

Purtroppo, nella maggioranza dei casi, e dovunque mancano le istituzioni e le provvidenze ad hoc, non sì può far altro che procedere per la salvezza dei bambini martoriati, curandone il corpo e la psiche sin dove possibile, e mettendoli al più presto al riparo dai loro tormentatori. Ciò presenta, è ovvio, non poche difficoltà.
Alcune sono di ordine diagnostico. Molti si stupiranno nell’apprendere che la « sindrome del bambino seviziato » è una scoperta medica assai recente, dovuta alla corretta interpretazione di molti sintomi che per vari anni erano stati attribuiti a infortuni, a imprudenza degli stessi bambini, e via discorrendo (poiché, com’è ovvio, i genitori ben raramente si confessano autori delle lesioni, lussazioni, fratture od ustioni da essi stessi inflitte ai loro bambini). Nel volume di Helfer e Kempe, gli specialisti potranno trovare una vasta (e raccapricciante) documentazione fotografica e radiografica, utilissima ai fini diagnostici, sol che si voglia tenente conto.
Abbiamo sottolineato di proposito queste ultime parole. Molto spesso, infatti, coloro che sospettano o che conoscono la verità arretrano e si nascondono dietro i comodi paraventi del « non t’immischiare », « bada ai casi tuoi », e simili. Persino ad alcuni medici si è potuta contestare e rimproverare una colpevole «distrazione» nell’ interpretazione di casi che sarebbero stati chiari anche per un profano. Sappiamo bene che procedere contro i genitori del bambino seviziato è impresa giuridicamente non facile (la nostra legislazione, le nostre istituzioni sono ancora largamente inadeguate a fronteggiare casi del genere, e il privato che «s’immischia» può essere fatto segno a insulti, rappresaglie, e magari a una querela per calunnia!). Tuttavia sembra ormai doveroso additare il problema del « bambino martirizzato » sia alle autorità civili, sia – e forse ancor più – a quei cittadini (conoscenti, vicini di casa, eccetera), che avendo qualche fondato sospetto, o addirittura qualche certezza, su ciò che si svolge accanto a loro, abbiano sinora preferito far finta di nulla. In casi del genere, «badare ai casi propri» significa semplicemente viltà, o addirittura complicità vergognosa, e tanto più delittuosa quanto più consapevole.

EMILIO SERVADIO

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