Non proibite ai bambini di giocare ·con Frankenstein.
I giocattoli «orridi» all’esame degli psicologi
Un oggetto che agli adulti sembra orribile spesso piace ai ragazzi e può anche aiutarli a liberarsi da pericolose immagini interne
Ingiustificate le diffidenze di molti educatori nei confronti dei balocchi «aggressivi»
Il Tempo 19/08/1967

In numerosi congressi di psicologia infantile, di psico-pedagogia, è stato proposto e discusso il problema di certi giocattoli che taluni vorrebbero radicalmente abolire, e che i principali interessati – i bambini – sembrano invece amare e gradire non poco. Si tratta, in sostanza, di due tipi o gruppi, di giocattoli: quelli « aggressivi » e quelli « mostruosi » – i primi notissimi da gran tempo, i secondi invece nuovi, inaspettati e sconcertanti.
I giocattoli aggressivi erano nei secoli scorsi imitazioni più o meno riuscite delle armi e degli armamenti di allora, così come oggi sono, o vogliono essere, facsimili di carri armati, di mitragliatrici di aeroplani da caccia, se noi addirittura di installazioni missilistiche o di bombe nucleari. I giocattoli mostruosi traggono spunto da racconti o film di fantascienza: sono· vampiri, uomini-scimmie, ragni giganteschi, meduse dagli· occhi biechi, Frankenstein dalla fronte a torre e dall’andatura sonnambolica. Nessuno, al loro primo apparire· sul mercato, pensò che i bambini li avrebbero apprezzati alla stessa stregua del tradizionale orsacchiotto, della bambola che chiude gli occhi. Invece il loro successo è stato immediato, e va aumentando.

Si nega la realtà

Ai giocattoli che imitano armi – dalla Colt dello sceriffo al lanciarazzi – si oppongono molti educatori e psicologi, per ragioni che a prima· vista sembrano persino ovvie. I bambini – essi dicono si familiarizzano con strumenti di morte, e passeranno perciò senza difficoltà, appena potranno, dall’arma-giocattolo all’arma vera. Permettere ai· bimbi di giocare con rivoltelle, mitra e bazooka significa a loro avviso – contribuire indirettamente al perpetuarsi di una condizione umana che e ancora ammette le malepiante del banditismo, delle lotte fratricide e – beninteso – delle guerre.
Secondo altri psicologi – e· noi siamo del numero – il ragionamento suaccennato é piuttosto superficiale, e non tiene conto né di alcuni elementi della psicologia infantile, né di certi dati di ordirne storico e sociale che non è lecito ignorare.
Piaccia o non piaccia, i bambino viene al mondo con una «dotazione» di impulsi aggressivi, che lo portano, in vario modo e a vari livelli, ad « attaccare » cose e persone. Uno dei compiti dell’educazione consiste nell’incanalare tali impulsi, nel metterli quanto più possibile al servi zio delle tendenze positive e costruttive della psiche, nell’incoraggiarne la sublimazione (dopo tutto – è stato osservato – c’è molta aggressività, sia pur sublimizzata, anche nel lavoro tenace dell’operaio, o nello sfibrante impegno dello scienziato). Creder di poter « abolire » l’aggressività incoercibile del bambino impedendogli di giocare con fucili o cannoncini equivale a chiudere gli occhi e negar· la realtà. Il bambino a cui non si concedono giocattoli – « aggressivi » se li foggia come è stato ripetutamente· constatato – per conto suo. Se non può avere un facsimile di fucile ultimo modello s’impadronirà di un bastoncino o di una canna, e punterà l’« arma» contro ipotetici avversari, facendo bum con la· bocca. Le armi gli saranno, nel frattempo, divenute familiari in vari altri modi: mediante i fumetti, la televisione, la radio, i rotocalchi, i giornali. Come si può pensare che· un bambino ignori per lungo tempo l’esistenza delle armi e delle aggressioni armate e delle guerre, in un mondo in cui armi, aggressioni e guerre sono – purtroppo – cibo quotidiano? Come si può pensar che il mondo infantile si dissuada, in base a un semplice divieto, da ciò che il mondo degli adulti gli ripropone – sia pure indirettamente – ad ogni piè sospinto?
Negare i giocattoli aggressivi ai fanciulli, facendo finta che le armi – quelle vere non esistano, significa in ultima analisi assumere un atteggiamento falsamente idealistico ed ipocrita nei riguardi del bambino. Ciò che invece è desiderabile dal punto di vista della psicopedagogia e dell’igiene mentale, è che i giocattoli siano veramente giocattoli, cioè non troppo realistici, e tali da consentire a bambino un’attività di fantasia e di « fiaba vissuta ». Meglio perciò – tanto per intenderci – l’uniforme e il pistolone da «sceriffo», o magari il « disintegratore spaziale a neutroni », che l’armamento del marine. I fanciulli stessi d’altronde, sembrano preferire tuttora il Far West al Sinai, e la pampa al Vietnam.
Veniamo ai giocattoli « orridi ». anche a questo proposito, il ragionamento degli oppositori fila a tutta prima abbastanza liscio. Invece di educare i bambini ad amare forme aggraziate e immagini piacevoli – essi sostengono – voi – li orientate verso rappresentazioni ripugnanti e malefiche. Ne pervertite il gusto,· ne corrompete la fantasia – senza dire dei traumi psichici – a cui la presentazione del giocattolo mostruoso può esporlo. Le tarantole di plastica, i vampiri in miniatura vanno dunque aboliti.

Diventano innocui

Chi si esprime in questo· modo sembra non conoscere troppo bene la psiche infantile, specie quella del bambino nei primi anni. Il bambino non condivide affatto i· nostri modi di percepire il bello e il brutto, l’aggraziato· e il mostruoso. Può trovare affascinante un oggetto che a noi appare bruttissimo, e voltare le spalle a una scultura di Prassitele. Anche le proporzioni gli appaiono in modi e diversi dai nostri – come si a vede chiaramente dai loro disegni. E’ quindi senz’altro da escludere che un bambino di cinque o sei anni riceva un’impressione simile alla nostra da un drago irto di aculei. ······ Nella psiche infantile esistono per contro molte cose « brutte», o « cattive », rispetto alle quali il bambino cerca, come può, di orientarsi e di prender posizione. Lo stesso giocattolo che per noi è « orribile » può dunque essere accettato dal bambino come un elemento abbastanza congruo del suo specifico mondo di fantasia. Esso può, inoltre, esercitare una certa funzione liberatoria e catartica rispetto a immagini interne da lui talvolta sentite come pericolose e persecutorie. Ciò avviene in due modi: sia mediante la materializzazione tangibile dell’immagine interiore (il che, anche per l’adulto, è sempre rassicurante, come tutto ciò che riavvicina alla realtà), e sia mediante la rapida familiarizzazione con oggetti che in tal modo vengono depotenziati e perdono qualsiasi temuta pericolosità.· Così come la più detestabile immagine di sogno appare diversa e assai meno allarmante se tradotta poi, nella veglia, in disegno o in pittura, così gli « oggetti cattivi » interni del bambino possono modificarsi proprio per effetto di un confronto implicito fra essi e i « mostri e della stanza dei giuochi.
Superfluo aggiungere che i giocattoli mostruosi non dovrebbero in alcun modo sostituire gli altri, ma casomai accompagnarsi a essi, e costituire un particolare aspetto del giuoco, così come gli aspetti sgradevoli o urtanti di varie cose che ci attorniano fanno parte del mondo in cui vivi, e l’accettarne l’esistenza già modifica la loro « bruttezza » e rende più piacevole il resto.
EMILIO SERVADIO

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