I Maestri invisibili
Estratto da Minerva Medica Vol. XLIX – N. 77 – Pag. 3686-3691 (26 Settembre 1958)
Conferenza tenuta al C.S.P. la sera del 20 marzo 1957.

Due piccoli episodi, che io stesso non so se definire risibili o deplorevoli, o tutt’e due le cose insieme, serviranno di esordio a questa mia conversazione.
Il primo episodio avvenne a Roma nel 1948. Preceduto da comunicati e articoli altisonanti della stampa quotidiana, giunse nella capitale, e prese alloggio in uno dei migliori alberghi di Via Veneto, un signore che diceva di essere tibetano, principe, e capo di una occulta organizzazione religiosa. Di questa organizzazione – egli informò i giornali – faceva parte integrante una specie di «consiglio direttivo », composto di « Maestri » d’Oriente dotati di poteri soprannaturali.
Alcune persone, tra cui un senatore e un’attrice celebre, avvicinarono il presunto « Maestro » giunto dal misterioso Tibet e ne rimasero affascinate. L’attrice dichiarò addirittura che si sarebbe recata in devoto pellegrinaggio a Lhasa, o giù di lì, e un giornale, pubblicandone la fotografia, annunziò che la famosa diva avrebbe «pregato sul tetto del mondo ».
Assai meno affascinato fu invece il nostro illustre orientalista, il professor Giuseppe Tucci, che si presentò nell’albergo, e rivolse al « Maestro » un discorsetto in tibetano, al quale l’interpellato non seppe rispondere, e dopo il quale si ritirò celermente nelle sue stanze. Partito subito dopo l’increscioso episodio, l’asceta e principe tibetano fu arrestato fuori d’Italia a cura dell’Interpol, riconosciuto come un truffatore belga ricercato da varie polizie, e sistemato in un locale recluso comunemente detto carcere, e che non aveva alcun rapporto con le celle monastiche di Lhasa o con gli altipiani del « tetto del mondo ».
Il secondo episodio accadde molti anni prima, ed io ne venni a conoscenza mentre stavo in India. Un giovane americano, che aveva letto moltissimo sui misteriosi «maestri » del Tibet, e aveva per essi una straordinaria venerazione, pensò che sarebbe stato utile ed edificante andarli a trovare. Si recò perciò in India, e intraprese il cammino verso il Tibet, con pochissime rupie in tasca, ma fiducioso che data la purezza dei suoi intenti, i maestri dell’Himalaya lo avrebbero aiutato nell’impresa con tutti i mezzi – naturali e soprannaturali – a loro disposizione. Mi rincresce dover dire che ciò non avvenne; che il giovane ebbe qualche aiuto da missionari cristiani, mentre fu cortesemente messo alla porta da alcuni Europei che facevano professione di spiritualismo o di occultismo; e che tornato in patria con qualche cosa di equivalente al nostro «foglio di via», malinconicamente si sfogò a raccontare le sue peripezie in un libro intitolato, salvo errore, «In Search of the Mahatmas » (Alla ricerca dei Mahàtmà). Io lessi questo libro con molto interesse e profitto, e solo mi dispiace di non ricordarmi il nome dell’Autore, nome che d’altronde non ha molta importanza in questa occasione.
Tali e consimili episodi, parecchie letture anche recenti, e conversazioni avute con svariate persone, mi hanno permesso di constatare che ancora oggi perdura, inalterato, il motivo o mito dei «Maestri» più o meno invisibili, mito che data sin dagli inizi del movimento spiritistico e che è stato consolidato, anche se non proprio monopolizzato, dalla moderna teosofia di Elena Blavatzki, del colonnello Olcott e di Annie Besant.
Cercherò di delineare in breve una tipologia di questi Maestri, così come risulta dai testi che ognuno può consultare, distinguendo naturalmente quelli di cui ci parlano la teosofia a un certo occultismo da quelli descritti in molte comunicazioni e rivelazioni spiritiche. Debbo premettere che il materiale da me considerato fa parte, a mio avviso, di un ampio contesto di fantasie – il che non toglie che accanto a esso ci possano essere eventi e persone reali. – Con pari legittimità noi possiamo studiare, ad esempio, gli aspetti e i motivi interiori della fantascienza senza far torto a una realtà scientifica ancora ignota o malnota.
I Maestri descritti nei testi teosofici e occultistici sono, di solito, Indiani o Tibetani. Nessuno sa esattamente dove vivano, ma si tratta in genere di grotte nell’Himalaya o di templi nei pressi del Gange o del Brahmaputra. Molti di essi non stanno isolati, ma convivono in una specie di monastero himalayano, anch’esso di ignota ubicazione, a cui viene di solito dato il nome di Grande Loggia Bianca.
La fondatrice della Società Teosofica, Helena Petrovna Blavatzki, e altri esponenti del movimento teosofico o di circoli occultistici, hanno sostenuto sia di aver conosciuto personalmente alcuni di questi Maestri, sia di essere stati con loro in corrispondenza. « Corrispondenza » è un modo di dire: giacche i messaggi provenienti dalla Grande Loggia Bianca o da sperdute caverne himalayane giungevano e arrivavano spesso, perfettamente redatti, per telepatia o per scrittura automatica. Solo alcuni, tra cui la citata Blavatzki, hanno avuto, si dice, il privilegio di vederseli a volte recapitare mediante sistemi non previsti da alcuna amministrazione postale: vale a dire attraverso lettere che cadevano improvvisamente dal soffitto della camera in cui si trovava il destinatario. Ma questo recapito a domicilio di testi già scritti è stato sempre eccezionale. Di solito, come si è detto, i «messaggi » sono stati trasmessi da mente a mente, e i riceventi li hanno fedelmente trascritti a pubblicati.
Non è davvero mia intenzione fare una esegesi critica di tali tasti, parecchi dei quali sono di contenuto filosofico assai elevato, anche sa non superiore a quello di opere tradizionali antiche e famose. Ma sa lasciamo da parte i voli filosofici, le inverificabili cosmogonie, o la precisa descrizione dei molti « piani » dell’universo (e «l’universo-grattacielo », come lo chiamò un critico mala-lingua), troviamo che i Maestri asiatici insistono particolarmente, secondo quanto ci dicono certi loro seguaci e zelatori, sui seguenti tasti: che noi Occidentali siamo materialisti a profondamente ignoranti; che le nostre invenzioni e scoperta scientifiche sono conosciute da lunga data nella Gran Loggia Bianca, dove ne hanno anzi in serbo mille altre, ma dove tuttavia le considerano poco più che giochetti da ragazzi; che la superiorità della saggezza dell’Oriente su quella dall’Occidente è enorme e indiscutibile; che le « scienze spirituali » dell’Est permettono ai loro asceti e Mahàtmà di far cose che noi non ci sogniamo neppure, come spostarsi a volontà e istantaneamente da un luogo ad un altro, sollevarsi per aria, sparire, influenzare per magia persone distanti od oggetti inanimati, e via discorrendo; che noialtri Occidentali persistiamo a non voler capire tutto questo, e che essi, malgrado ciò, dalle solitudini silenziose dell’Himàlaya, vegliano sull’umanità e ne dirigono i destini (con scarsi risultati, non si può a meno di osservare, visti certi incresciosi avvenimenti che proprio in questo secolo si sono verificati – come due guerre mondiali, i genocidi e l’avvento delle armi nucleari – senza che apparentemente i Maestri d’Oriente abbiano potuto o creduto bene d’impedirlo).
I suddetti concetti, esposti con un po’ più di fioriture o con un po’ meno di franchezza, permeano una letteratura divulgativa abbastanza vasta, nella quale si contengono, inoltre, notizie su razze scomparse parecchie decine o centinaia di migliaia di anni or sono, su fatti che avverranno nelle prossime ere geologiche, ecc.: oltre, come abbiamo doverosamente riconosciuto, a pensieri elevati e a parafrasi a commenti di tasti spirituali tradizionali.
Sebbene in possesso – come essi dicono – di un patrimonio di cognizioni d’ogni genere in confronto alle quali le nostre sono davvero insignificanti, i « Maestri » tibetani, indiani o cinesi non hanno -sinora anticipato, chiaramente annunziandola, una sola scoperta scientifica. E’ vero che essi hanno più volte comunicato che i ritrovati di ordine materiale – fossero anche la radio o gli antibiotici – non li interessano proprio per nulla. Tuttavia, strano a dirsi, certi loro seguaci cercano sempre di leggere, fra le righe dei «messaggi», anticipazioni su eventi e ritrovati concreti di questo nostro basso mondo, e sono gongolanti se credono di scoprire, nelle pagine della Dottrina segreta o nelle Lettere dei Maestri, corrispondenza tra l’involuto frasario del testo e qualche passo avanti faticosamente compiuto dalla povera scienza dell’Occidente.
Veniamo ora ai «Maestri invisibili» dello spiritismo.
Qui abbiamo da fare con tipi differenti. Anzitutto, la varietà è assai maggiore. I Maestri indiani o tibetani – i Mahâtmâ – ce li immaginiamo in genere come tipi ieratici, con lunghe barbe e ampi paludamenti. Di questi tipi ce ne sono anche nella tradizione spiritica: basterebbe citare quelli del medium Stainton Moses: Imperator, Rector, Doctor, Mentor, Preceptor, Vates, Propheta, ecc., corrispondenti in genere a personaggi biblici o a filosofi della antichità. Giova dire peraltro che nell’ambito dello spiritismo, questi personaggi non si fregiano in genere del titolo di «Maestri» bensì della più semplice qualifica di· «Spiriti-guide »; e in tale veste comunicano, per il tramite di un medium, le cose più varie a coloro che li ascoltano. Perciò, oltre a tipi analoghi, coma aspetto pensabile, a quelli indotibetani (quali appunto le principali « guide » o « controlli » di Stainton Moses), abbiamo tipi completamente diversi e distanti. Abbiamo ex pirati come John King, che fu lo spirito-guida di Eusapia Paladino e di altri medium; abbiamo antichi egiziani come Lady Nona (medium Rosemary), indù come Feda (medium Leonard), a poi cinesi, arabi, senegalesi, zulù, ecc. Ma i più numerosi sono gli ex Pellirosse, che hanno pittoreschi nomi come Stella del Nord (medium Leonard), Nube Rossa (medium Roberts), Aquila Bianca (medium Cook), Corvo Rosso (medium Craddock), Falco Nero (medium Powell), Lupo Grigio (medium Ridley), e poi Occhi Lucenti, Grande Orso, Penna Grigia, Penna Bianca, Giacca Rossa, ecc. ecc.
Notiamo ancora parecchi santi del calendario, principessa, attori, e una notevole serie di bambini come Nelly, la piccola Stasia, Jolanda, Armonia o Fiocco di Neve.
Ho espresso, poco fa, le mie impressioni sugli insegnamenti e sui punti di vista dei « Maestri invisibili » dell’Asia, quali i loro zelatori e seguaci permettono a noi di conoscerli. Dirò ora la mia opinione su quanto si afferma provenire da quell’altro tipo di insegnanti che sono gli « spiriti-guide ». Esaminato in massa, il panorama di questo materiale di insegnamento o di comunicazione è desolante a la percentuale, in esso, di testi intellettualmente e culturalmente interessanti è molto scarsa. In gran parte, si tratta di banalità discorsive, di un livello non superiore alla normale chiacchiera di salotto o di caffé. Esempio: « Sono Falco Nero. Salute amici! ». « Salute! Che cosa ci dirai stasera? ». « Stasera sono molto impegnato, ma vi dirò poche parole su come passiamo il nostro tempo nell’Aldilà ».« Grazie, comincia pure! »… ecc. Altre volte, coma io stesso ho potuto accertare, il soggetto medianico parla a lungo, con grande facilità e fluidità, dicendo cose che lì per lì danno l’impressione di discorsi concettosi, degni di essere riletti e meditati, mentre questa, purtroppo, è un’impressione quasi sempre fallace. Ricordo che anni or sono, feci intervenire un asso della stenografia perché annotasse ciò che una celebre medium – anzi, ultràfana, coma la chiamavano quelli del suo circolo – andava profusamente dicendo durante la seduta. Il volenteroso stenografo mi fece avere, due giorni dopo, un testo di oltre trenta pagine dattilografate. Ahimè! Proprio non valeva la pena di compiere un simile sforzo: il testo stenografato e dattilografato, nero su bianco, era una serie di frasi più o meno magniloquenti, ma senza alcun vero contenuto concettuale. Un amico filosofo ne lesse tre pagine, e mi restituì lo scartafaccio con un’occhiata di compassione!…
Qualche rara volta, lo sappiamo, queste guide o maestri o «controlli » dell’Aldilà dicono cose che possono interessare la parapsicologia in quanto implicano, o sembrano implicare, conoscenze extrasensoriali così come in qualche altra rara occasione essi dettano tasti aventi un valore artistico o letterario: esempi famosi, gli scritti della Signora Curran (« Patience Worth »), o quelli comunicati dalla medium « Rosemary » e dei quali sarebbe autrice un’antica principessa egiziana. Ma si tratta, come si è detto, di casi sporadici, e di percentuali minime.
Giunti a questo punto, e prima di chiederci che cosa possano rappresentare, dal punto di vista della psicologia del profondo e della psicoanalisi, le interessanti entità che abbiamo indicato con il termine di « Maestri invisibili », dobbiamo necessariamente esaminare se e quali argomenti vi siano pro o contro la tesi sostenuta da parecchi: che cioè i Maestri orientali e gli Spiriti-guide sono personalità reali, anche se la loro essenza e i loro abituali domicili sono diversi. Credo che non sarà difficile indicare che sino a questo momento, non abbiamo avuto un principio di prova a favore della esistenza indipendente di tali personaggi, mentre abbiamo un ampio materiale psicologico e scientifico che può farci legittimamente concludere in senso opposto.
Per quanto riguarda i « Mahâtmâ » della teosofia e di un certo occultismo, il discorso sarà breve. Giova dire che nella stessa letteratura di tipo blavatzkiano, non si insiste molto in tentativi di dimostrazione circa l’esistenza reale della Grande Loggia Bianca e dei suoi misteriosi abitatori. La cosa viene data – come molte altre di uguale origine per sicura e tanto basta. In fondo, il vero teosofo o il vero occultista si pone su un piano diverso da quello della scienza empirica; un piano molto più analogo a quello religioso, nel quale a certe cose o si crede o non si crede. Così Annie Besant scrive, senza neppure sognarsi che qualcuno possa chiedergliene una dimostrazione, frasi come· questa: « Dinanzi alla limitazione mentale dei moderni, i Grandi Custodi dell’Umanità, nella loro sapienza, deliberarono che le antiche verità fossero riproclamate in una forma adatta all’uomo dei nuovi tempi». i « Grandi Custodi» sono, beninteso, i Mahâtmâ tibetani. Come è largamente noto, la Besant e Sinnett riuscirono con gran fatica a rimettere in piedi la Società Teosofica dopoché un’inchiesta della Society for Psychical Research, nel 1884, aveva fatto giustizia delle pretese «manifestazioni paranormali» – dovute largamente ai presunti Maestri invisibili – che la Blavatzki aveva per anni inscenate e date come autentiche. L’abile Dott. Hodgson, in tre mesi di investigazioni in India per conto della S.P.R., potè fornire abbondanti prove e testimonianze dei trucchi della Blavatzki, compresa la caduta delle lettere dei Mahâtmâ dai soffitti delle stanze. Ecco alcune delle sue conclusioni:
1) I principali testimoni relativi all’esistenza di una Fratellanza con poteri occulti – e cioè la signora Biavatzki ecc, – hanno su altri argomenti fatto deliberate dichiarazioni consapevolmente false, cosicché le loro asserzioni non possono provare l’esistenza della Fratellanza in questione.
2) Il confronto calligrafico tende inoltre a mostrare che Koot Hoomi Lal Sing e Mahâtmâ Morya (due « Maestri invisibili ») sono personaggi fittizi, e che la massima parte dei documenti che si pretendono emanati da questi personaggi… sono contraffazioni calligrafiche della stessa signora Blavatzki… ecc.
Così il Dott. Hodgson, il quale si pronunciò inoltre in modo del tutto negativo circa l’esistenza stessa della Loggia Bianca e dei Mahâtmâ in generale.
Ciò malgrado, il mito continuò e continua; il che prova, secondo me, che anche se nella sua forma attuale esso è stato, come è probabile, originato artificiosamente dalla Blavatzki, doveva e deve corrispondere a qualche cosa di profondamente sentito, a esigenze inconsce assai vive e diffuse. Non basta quindi, io credo, «liquidarlo » con le dure parole di Mario Manlio Rossi, che nel suo acuto e divertente libro, « Lo spaccio dei maghi », uscito nel 1929, scrive che quella dei grandi Sapienti del Tibet, descritti dalla Blavatzki, è « la più bella invenzione dei tempi moderni, il più elegante trucco che mai sia stato creduto »
Ma consideriamo ora la pretesa esistenza indipendente degli «spiriti-guide ». Molti conoscono, io credo, i fenomeni sui quali i sostenitori dell’ipotesi spiritica principalmente si fondano: ipotesi in base alla quale saremmo invitati a ritenere che alcuni, almeno, tra i presunti « spiriti-guide » sono ciò che dicono di essere. Tali fenomeni vanno dalle corrispondenze incrociate alle manifestazioni di defunti al letto di morte: ma io non mi occuperò qui né di esse, né dell’ipotesi spiritica in genere: bensì degli argomenti in base ai quali ritengo sia lecito concludere in linea di massima che gli «spiriti-guide» non hanno un’esistenza autonoma, e sono invece personalità fittizie, risultanti da una dissociazione psichica più o meno pronunciata di questo o quel soggetto. Ecco, per ordine, alcuni di tali argomenti:
1) Fenomeni spontanei di personalità doppie o multiple. – Già nel secolo scorso furono studiati alcuni casi in cui la «scena della coscienza» di un dato soggetto era, per così dire, «occupata» alternativamente da personaggi diversi; tutti, comunque, riconducibili a gruppi di tendenze, di rappresentazioni ecc., propri del soggetto stesso. I casi più noti di quest’ordine sono: quello di Félida, descritto dal dott. Azam; quello di Miss Beauchamp, studiato da Morton Prince, e quello di Doris Fisher, investigato da Walter Franklin Prince; ma ne abbiamo avuti diversi anche ai nostri giorni. I lavori citati, e specialmente quello di Walter Franklin Prince, sono interessantissimi e conclusivi. Essi non solo dimostrano il fenomeno di sdoppiamento o moltiplicazione della personalità, ma anche la possibilità di riarmonizzare unitariamente le componenti dissociate della personalità stessa, il che toglie ogni eventuale dubbio residuo circa il carattere fittizio di simili personalità alternative. Tanto in Miss Beauchamp quanto in Doris Fisher i pazienti interventi psicoterapici degli studiosi menzionati fecero infatti via via sparire le personificazioni fittizie, e ottenere un’integrazione della personalità totale del soggetto.
2) Fenomeni provocati di personalità fittizie, sovraimposte, regressive, ecc. – Sin dai tempi in cui Richet fece le sue prime esperienze con «Alice» e con alti soggetti ipnotizzabili, noi sappiamo che è possibile, mediante l’ipnosi, far sì che certi individui assumano temporaneamente personalità del tutto diverse dalla loro. E’ stato osservato giustamente (per esempio da Pierre Janet) che le personalità «create» per suggestione ipnotica sono meno coerenti, meno complete e più superficiali che non quelle dei casi spontanei tipo Félida o Sally Beauchamp. E’ verissimo, ma si tratta di differenze d’intensità e di grado entro un fenomeno qualitativamente unico: quello della « dissociabilità psichica», per il quale interi aspetti della personalità possono essere provvisoriamente accantonati, e sostituiti da altri, sia di origine interna, soggettiva e profonda, sia di origine esteriore, oggettiva e superficiale.
Ai casi di personalità artificiali ottenute mediante l’ipnosi vanno aggiunti quelli delle cosiddette «regressioni prenatali », ossia quei casi in cui il soggetto in ipnosi viene invitato a regredire immaginariamente nel tempo, sino a rivivere una supposta precedente incarnazione. Il carattere romanzesco e illusorio di simili «esperimenti» è stato più volte messo in evidenza: dai casi un po’ vecchiotti del colonnello De Rochas (1911) sino a quello, recentissimo, di Morey Bernstein e della pretesa reincarnazione, nell’americana Virginia Tighe, dell’irlandese « Bridey Murphy ».
3) Fenomeni di personalità fittizie a tipo medianico. – Questi riguardano il nostro tema più da vicino. Si tratta infatti qui di quel tipo di manifestazioni secondo le quali dovremmo credere prima facie all’esistenza indipendente degli spiriti-guide. Orbene, investigatori illustri come William James o la signora Sidgwick hanno dimostrato da tempo chz questo o quello spirito-guida di medium famosi, come la signora Piper, erano vere e proprie invenzioni inconsapevoli, dovute a elaborazioni inconscie del soggetto: così il dott. Phinuit, medico di Metz che «aveva dimenticato il francese» (!); così tutta la serie dei Rector, Doctor, Mentor, ecc., che la signora Piper aveva «ereditato » da Stainton Moses, e che non convinsero neppure lo spiritista Lodge. La signora Sidgwick, in un lavoro che ancora oggi è da considerarsi magistrale, concluse nel 1915 che le diverse personificazioni di trance della signora Piper erano travestimenti successivi della «coscienza seconda» del soggetto, e che esse presentavano strettissime somiglianze con le personalità alternanti degli ipnotizzati, come l’incoerenza nella fase del risveglio, le relative lacune mnemoniche, eco. Sempre in quest’ordine di idee, non possiamo non menzionare quell’altro capolavoro di indagine psicologica – in tempi in cui la psicoanalisi e la psicologia del profondo erano alle prime armi – che è stato e tuttora rimane lo studio di Teodoro Flournoy sulla medium Hélène Smith, intitolato Dalle Indie al Pianeta Marte. Anche in tale studio, l’origine inconscia delle presunte « guide » della medium – «Leopoldo », la « principessa Simandini », la « regina Maria Antonietta » – fu luminosamente dimostrata.
4) « Spiriti-guide » che invece che morti sono vivi. – Lo stesso Flournoy, che abbiamo or ora citato, ci dà, in un’altra sua opera, esempi di casi in cui lo spirito-guida non poteva esser tale per la buona ragione che il presunto morto era in realtà vivo e vegeto. Una medium di Ginevra, la signora Z, aveva amato un giovane che era poi entrato in un convento italiano. Per scrittura automatica, essa ricevette una comunicazione di questo religioso, che le annunziava la sua morte, e le dava molti ragguagli sul suo passaggio nell’Aldilà. Seguirono altre comunicazioni del presunto «spirito-guida », finché arrivò dall’Italia una lettera scritta di pugno del frate, che era vivo e stava benissimo! L’episodio – scrive Flournoy – allontanò per sempre la detta signora dallo spiritismo.
5) « Spiriti-guide» artificiali. – Oltre ai pretesi defunti che in realtà sono vivi, abbiamo nella letteratura speciale anche i pretesi defunti che sono stati inventati, ma non già inconsapevolmente dal medium, bensì deliberatamente, o quasi, da parte di qualche sperimentatore. Il prof. Stanley Hall, ad esempio, riuscì a far « incarnare » nella signora Piper una sua pretesa parente, Bessie Beals, che non era mai esistita! La stessa cosa fece Ochorowicz, ma involontariamente, dicendo alla medium Stanislawa Tomezyk che solo un contadino polacco, come Bartek o Woytek (nomi citati a casaccio), avrebbe potuto sollevare un certo mobile. Fu questo l’atto di nascita di « Woytek », che si presentò come «spirito», e si manifestò in molte successive sedute. Un caso analogo è stato recentemente descritto, con grande ricchezza di particolari, dal celebre parapsicologo inglese S. G. Soal, che senza precisamente volerlo assisté alla formazione di una personalità medianica assolutamente fittizia con la medium Blanche Cooper.
Lo stesso Soal, d’altronde, ebbe varie comunicazioni medianiche da un amico che si diceva morto e che invece era vivissimo.
6) Esperimenti moderni volti ad appurare la presunta indipendenza reciproca degli spiriti-guida e dei medium. – Sin dal 1921 un illustre studioso inglese, Whately Carington, autore di un eccellente libro sulla telepatia, aveva proposto di adoperare, nell’investigazione delle personalità medianiche, certi reattivi psicologici, e in particolare i test associativi divisati primamente da Jung. Si trattava di far ascoltare una determinata serie di parole-stimolo sia al soggetto durante lo stato di veglia, sia a questo o quello dei suoi « spiriti-guide » o « controlli » manifestantisi durante la trance. Da queste prove, come è noto, si possono ricavare dei « profili psicologici », basati sia sui tempi di reazione del soggetto, sia sulle parole che esso pronuncia in risposta alle parole-stimolo del test.
I primi tentativi del genere furono fatti da un quasi omonimo del Carington, l’americano Hereward Carrington, nel 1933, con la notissima medium Eileen Garrett, attualmente presidente della Parapsychology Foundation. Secondo il Carrington, le esperienze avevano dimostrato senz’alcun dubbio che non vi era alcun rapporto tra la personalità della medium e quella di « Uvani », suo presunto « spirito-guida ». Tuttavia lo stesso Carrington si chiese allora se « Uvani » fosse un’entità totalmente separata dalla medium oppure un frammento della sua intelligenza subcosciente; e si guardò bene dal conferire ai suoi stessi esperimenti il carattere di una dimostrazione a favore dell’ipotesi spiritica.
Press’a poco un anno dopo, Whately Carington pubblicava a sua volta i risultati delle sue investigazioni dello stesso genere, effettuate con tre medium: la signora Garrett, Rudi Schneider e la signora Osborne Leonard. Le prove, molte volte ripetute, e che il Caringtou riferì con gran lusso di particolari, accompagnandole con tabelle, diagrammi statistici, ecc., furono del tutto negative circa l’autonomia del presunto « spirito-guida » di Rudi Schneider, «Olga», mentre furono affermative per le due medium Garrett e Leonard, ossia a favore dell’indipendenza psicologica dei loro rispettivi «spiriti-guide»: « Uvani » per la Garrett; « Feda », « John D. Thomas » e « Etta Thomas » per la signora Leonard.
Anche il Carington, peraltro, concludeva dicendo: « Tengo a dichiarare nettamente che a mio avviso, i fatti che ho esposto non autorizzano chicchessia a dire che essi provano la “sopravvivenza umana” o “l’esistenza di entità disincarnate” ». E soggiungeva manifestando l’onesta e modesta speranza che prove del genere avrebbero potuto modificare e ampliare le nostre conoscenze relative al problema delle personalità multiple.
Senonché, negli anni seguenti, un insigne matematico-statistico, il Fisher, trovò gravi errori metodologici nelle valutazioni, fatte dal Carington, dei dati ottenuti; e il Carington onestamente e pubblicamente gli diede ragione. Infine un altro notissimo psicologo e studioso di parapsicologia, il Thouless, avendo riesaminato da cima a fondo l’opera del Carington per incarico della S.P.R., la ridusse letteralmente in frantumi, concludendo che i risultati erano del tutto opposti a quelli annunziati dall’Autore. In ogni modo essi erano, secondo il Thouless, « quelli che ci si sarebbero potuti aspettare se non ci fossero stati per nulla degli spiriti comunicanti». L’analisi del Thouless e le sue conclusioni parvero decisive anche al
Carington, il quale riconobbe ancora una volta pubblicamente che non si poteva, a suo avviso, muovere ad esse la benché minima obiezione.
E le cose sono rimaste a questo punto, almeno per quanto riguarda le prove con i reattivi mentali di Jung o altre consimili. Nulla di fatto, nulla di concluso in favore dell’indipendenza degli «spiriti-guide». Una certa presunzione, ottenuta anche per quest’ultima via, circa la possibile creazione inconscia di personalità fittizie da parte di un soggetto: possibilità che le osservazioni della psicologia clinica, e quelle fatte durante la diretta investigazione dei fenomeni medianici, avevano esaurientemente messa in luce, e ben dimostrata.
Esaminiamo adesso, con l’ausilio che possono darci la psicologia profonda e i concetti psicoanalitici, la presumibile genesi dei « Maestri invisibili » e il posto che essi possono occupare nell’economia psichica di un individuo o di un gruppo. Come ho accennato poc’anzi, non basta, a mio avviso, aver mostrato che tutto concorre a farci considerare tali entità nulla più che personalità immaginarie, o prodotti psichici dissociativi di particolari tipi di individui. Un moderno psicologo non può disinteressarsi della psicogenesi di un mito o di un personaggio anche puramente fiabesco. I miti e le fiabe hanno un senso, anche se i tratta di un senso recondito. Non può non colpire il atto che ai « Maestri invisibili » della teosofia o dell’occultismo credono tuttora molte persone, e che i presunti «spiriti-guide» siano ancora i personaggi più in vista in parecchi casi di medianità, e in moltissime seduto di tipo spiritico o « ultrafanico ».
Come può sorgere, nell’apparato psichico, l’immagine del «Maestro invisibile»?· Per rispondere a questa domanda occorre anzitutto tener presente che, come la psicoanalisi ha dimostrato, l’apparato psichico umano non è unitario. Il Carington lo paragonò con felice: espressione a una «federazione di repubbliche semi-autonome». Molti sanno che la psicoanalisi distingue appunto nella personalità psichica tre componenti principali: l’Es, sede degli istinti primitivi, totalmente al di fuori della coscienza; l’Io, istanza regolatrice e coordinatrice, solo parzialmente cosciente; e il Super-Io, autorità interna anch’essa per buona parte inconscia, che, a modo suo, guida, censura, rimprovera o punisce.
Per il nostro assunto, interessa in modo particolare la formazione del Super-Io. Sarebbe un grave errore credere che anche nell’individuo più normale, il Super-Io si formi in un colpo solo, e abbia caratteristiche univoche. Il Super-Io si forma grado a grado attraverso successive acquisizioni da parte dell’Io, che correlativamente si modifica e si trasforma. Tali acquisizioni si fondano su un lento processo di assorbimento, di internalizzazione, di incorporazione, di identificazione, per cui ciò che era sentito in un primo tempo come esterno entra a poco a poco a far parte di una organizzazione interiore. I dati esterni che vengono internalizzati sono sia oggetti concreti – e cioè, le loro immagini (ad esempio, aspetti del padre severo o della madre che consola) – sia parole, atteggiamenti o altro. Si tratta dunque di una entità estremamente complessa, dovuta all’accumulo e alla stratificazione di innumerevoli esperienze, alcune delle quali importantissime e di fondo, mentre altre molte sono superimposte. Se potessimo materializzare questa parte dell’apparato psichico, vedremmo il Super-Io come un edificio terribilmente complicato. A prima vista, distingueremmo bene le principali strutture – fondamenta e muri maestri – ma molti particolari, aggiunte, abbellimenti, ecc., ci sfuggirebbero, e potremmo accorgercene solo attraverso un esame minuzioso, o vederli improvvisamente a nudo se l’edifizio si scomponesse o crollasse.
Fuor di metafora, l’esame minuzioso è l’indagine psicoanalitica, che può grado a grado rintracciare elementi formativi del Super-Io sin nella prima infanzia; e la scomposizione o il crollo sono gli stati psicopatologici – dai più gravi e clamorosi fino a quelli che stanno tra il patologico e il normale – nei quali possiamo altresì trovarci faccia a faccia con improvvise ricomparse, o esternalizzazioni, di aspetti parziali e disintegrati del Super-Io.
Appartengono a questo gruppo i casi di psicosi allucinatorie, nei quali il soggetto « sente », ad esempio, voci esterne che commentano o censurano le sue azioni o i suoi pensieri. Si tratta, evidentemente, di proiezioni nel mondo esterno, e di pseudo-materializzazioni, rispetto a voci e frasi un tempo realmente, o anche immaginariamente, ascoltate dal soggetto.
Oltre alle immagini principali che il bambino interiorizza per prime, e che sono ovviamente quelle dei genitori o degli adulti che lo circondano, altre immagini di contorno via via si depositano nell’inconscio e costituiscono altri aspetti parziali, minori, ma sempre importanti del Super-Io. Il bambino, ad esempio, può «prendere dentro di sé », oltre a quella del padre severo, l’immagine del nonno austero ma più condiscendente, o quella di uno zio allegro e prodigo di doni, o altre ancora. Questi aspetti parziali del Super-Io – dai più elementari ai più maturi sono stati chiamati dalla scuola inglese di psicoanalisi « oggetti internalizzati», mentre Edoardo Weiss li chiama più semplicemente « introietti ».
Ebbene, i « Maestri invisibili » sono « introietti » i quali vengono nuovamente, in qualche modo, esternalizzati, sia nell’immaginoso mito degli abitatori della Grande Loggia Bianca, sia risorgendo attivamente dall’inconscio nei fenomeni dissociativi dei medium. Il tipo « vegliardo bianco-vestito con lunga barba » può ricondursi a figurazioni infantili di origine biblica, o anche semplicemente familiare (il nonno, o il vecchio parente autorevole, o altro personaggio che il bambino considera depositano di ogni saggezza). Le immagini del capo pellerossa, della principessa indiana, o del pirata ravveduto ripetono sistematicamente caratteri di letture o racconti della primissima gioventù, più o meno deformati, abbelliti, trasfigurati, e completati anche eventualmente da letture o da fantasie più recenti.
E’ sin troppo giustificato il fatto, ad esempio, che gli spiriti-guide di molti medium nordamericani siano dei pellirosse – l’immagine dei quali è ancora vivissima, più o meno inconsciamente, presso quel popolo – mentre la cosa ben raramente si verifica con medium europei!
A prima vista, si può osservare che l’immagine del pellerossa, o della principessa indiana, o del pirata, abbiano ben poco a che fare con la funzione di « coscienza morale » che la psicoanalisi attribuisce al Super-Io. Ed è effettivamente così. Gli aspetti «morali» o « moralistici » del Super-Io, sebbene importanti e direi fondamentali, non ne esauriscono la fenomenologia. Il Super-Io contiene anche elementi per così dire « di modello », sotto forma di immagini con le quali l’Io vuole, o avrebbe voluto un tempo, identificarsi, e che seguitano a costituire aspetti, per solito superati, dal cosiddetto « Ideale dell’Io ». Tra questi aspetti dall’Ideale dell’Io figurano indubbiamente, nell’infanzia e nella fanciullezza, anche personaggi, o loro caratteristiche, del tutto estranei a una «moralità» adulta, ma aventi comunque un loro fascino e una loro importanza dal punto di vista psico-evolutivo. Quale bambino non si è immaginato come esploratore polare, guerriero invincibile, o, ai nostri tempi, navigatore dello spazio? Quale bambina non si è vista principessa orientale o attrice famosa?
Sono questi, a mio avviso, i principali « introietti » che ricompaiono sotto forma di « spiriti-guide »; mentre quelli del tipo « vegliardo autorevole » sono ovviamente più vicini alle immagini paterne le quali, interiorizzate in età infantile, costituiscono gli aspetti più direttamente moralistici, esortativi o inibitivi del Super-Io. Ciò non toglie che nella loro veste di « spiriti-guide », tanto i pellirosse quanto i corsari ravveduti o i ragazzini dell’Aldilà diano spesso consigli ed ammonimenti!
Gli « introietti », come si è accennato, possono essere esternalizzati per varie ragioni e in varia guisa. Non è davvero necessario che la esternalizzazione avvenga nella forma patologica delle psicosi allucinatorie. In forme più blande di dissociazione psichica a sfondo isterico – come nelle personalità alternanti tipo Félida, o come in parecchi dei medium parlanti o « ultrafànici » – tali immagini si concretano o nel « Maestro » o in altre diverse e caratteristiche figurazioni della fantasia.
Come non vedere che una delle più forti molle fra quelle che spingono credenti e medium a mettersi in rapporto con personaggi importanti o pittoreschi, o a direttamente incarnarli, è il desiderio inconscio di superare un sentimento d’inferiorità? Hélène Smith era la modesta impiegata di una ditta commerciale di Ginevra: ma nelle sue manifestazioni medianiche era la principessa Simandini o la regina Maria Antonietta! Avete mai notato che coloro i quali ritengono di essere le reincarnazioni di gente trapassata, dichiarano, per solito, di essere stati, nelle loro precedenti vite, persone assai interessanti o addirittura rilevanti, come principi, scienziati, condottieri, sacerdoti…? E’ raro il caso in cui dicano che in loro si reincarna un domestico o un lustrascarpe! E che pensare dell’oscuro cittadino, seguace di questo o quel circolo teosofico od occultistico, che ritiene di potere in qualche modo, magari indirettamente, trovarsi in rapporto con esseri misteriosi e dotati di sovrumani poteri, il che lo pone in una categoria completamente diversa e superiore rispetto ai suoi simili? Naturalmente, dobbiamo tener conto, oltre che di queste esigenze, anche del desiderio di evadere nel meraviglioso, che può trovare analogo appagamento nelle stesse direzioni.
In ogni caso – ed è questo uno dei punti più importanti di tutta la questione – la personalità umana subisce una specie di «gravitazione regressiva » verso modelli ed archetipi infantili, tende a ripristinare un regno perduto ma non scomparso, un presunto e illusorio mondo magico di cui i « Maestri » e altri consimili personaggi sono al tempo stesso i reggitori e gli abitanti.
Si tratta, quindi, di « entità » interessantissime, e ben degne di studio da parte di psicologi, psicoanalisti e parapsicologi, purché non ci vengano sistematicamente presentate come personalità autentiche, appartenenti a piani trascendentali dello spirito. A questo punto conviene stabilire un sistematico «alt», con verifica dei passaporti e delle credenziali, in nome non solo della scienza, ma anche di una moralità superiore: poiché è scientificamente insostenibile, e moralmente assai discutibile o addirittura condannabile, che si possano erigere a principi di direzione etica e di alta ispirazione le fantasie, per sbrigliate e colorate e svariate che siano, dei nostri inconsci individuali o collettivi.
Dobbiamo ricordare ancora una volta che i presunti « Maestri a, o « spiriti-guide » che chiamar si vogliano, possono essere l’illusorio ponte attraverso cui passino e si manifestino fenomeni parapsicologici autentici, sui quali deve, ovviamente, convergere l’attenzione degli studiosi seri. Ma gli eventuali elementi parapsicologici contenuti in una comunicazione di tipo medianico non sono e non possono rappresentare una «carta d’identità con fotografia» nei riguardi del presunto autore della stessa comunicazione!
Come ebbi a dire altra volta in questa sede, io sono convinto che psicoanalisi e parapsicologia debbano procedere di pari passo e strettamente allacciate, con la fondata speranza di trovare insieme segreti e tesori incalcolabili negli abissi dell’interiorità umana: ma anche per poter costituire una diga saldissima di fronte a tutto ciò che tenderebbe a fuorviare i nostri passi, ad intorbidare le acque, ad abbassare, in sostanza, la dignità scientifica e morale della nostra faticosa ricerca.
E i veri Maestri invisibili, quelli che noi veneriamo, non sono gli ipotetici santoni di un Oriente di maniera, o le illusorie impersonificazioni dei soggetti medianici: ma sono i grandi scomparsi, sono coloro che ci precedettero nella indagine e ci additarono il cammino, sono i Myers, i Prince, gli Osty, i Freud; che non già dalle montagne himalayane, bensì dai vertici dell’umana cultura e della scienza più spassionata, ombre silenziose ma più vive di molti vivi, guidano ancora i nostri passi verso agognati orizzonti.
Emilio Servadio

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