L’impiego della radio e della televisione nella ricerca parapsicologica
Società Italiana di Parapsicologia. Atti del Simposio dell’11 novembre 1960, Atel, Roma, 1960; pagg. 63-77.

– I –

Il tema che ci occupa in questa seconda parte del nostro Simposio – cioè l’impiego della radio e della televisione nella ricerca parapsicologica – può sembrare nuovo per qualcuno, ma in realtà ha circa 36 anni di vita. Il primo tentativo del genere risale infatti al 1924, anno in cui il celebre psicologo americano Gardner Murphy cercò di far “percepire” agli ascoltatori della radio di Chicago un “messaggio” telepatico, sul cui contenuto si erano concentrati ben 40 presunti “trasmittenti”. Dagli uditori pervennero più di 2.000 risposte, ma il risultato fu giudicato del tutto negativo.
Sorte non molto migliore – quando l’esito fu sottoposto ad attenta analisi – toccò a due tentativi dello stesso tipo, effettuati nel 1927, rispettivamente in Francia e in Inghilterra. Negativa la prova tentata da Pascal Forthuny – noto pittore, scrittore e “sensitivo” – con gli ascoltatori della radio emittente della Torre Eiffel; negativa quella promossa da Sir Oliver Lodge ed effettuata dal Dr. Wooley con l’appoggio della B.B.C. Nell’esperimento inglese, gli ascoltatori furono invitati a “percepire” telepaticamente cinque immagini secondo le intenzioni di un piccolo gruppo di “trasmittenti”. Giunsero 24.659 risposte, 150 delle quali apparvero per qualche verso “interessanti” – senza che però si potesse concludere a favore di un presunto fattore paranormale.
Alquanto più significativi sembrarono i risultati di un esperimento molto più vasto, compiuto nel 1938 dagli studi della stazione statunitense di Zenith, a cura dell’American Society for Psychical Research. Risposero all’invito circa 46.000 soggetti, per un totale di un milione e 200.000 singole prove. Tuttavia neppure in questo caso si poté affermare con assoluta certezza che la radio avesse accertato e dimostrato l’emergenza di fattori telepatici.
Dopo la parentesi dell’ultima guerra, esperimenti del genere furono ripresi in Olanda. Disegni liberi e carte da giuoco furono gli “oggetti” che gli sperimentatori olandesi cercarono di “trasmettere” nel 1951 dai loro radio-studi. Si ebbero alcuni risultati definiti “incoraggianti”, ma statisticamente non valutabili. Né le prove americane, né quelle olandesi, sembrano essere state ripetute a tutt’oggi.
Maggiore interesse presenta per noi rievocare oggi le esperienze italiane, ossia le diciannove trasmissioni che la Società Italiana di Parapsicologia – allora Società Italiana di Metapsichica – effettuò nel 1949 con i concorso della R.A.I., in una speciale rubrica intitolata “Mezzanotte”. Gli esperimenti compresero: tentativi di comunicazione telepatica d’immagini, di numeri, di simboli astratti e di oggetti tridimensionali; prove di chiaroveggenza pura; prove con le speciali carte Zener adoperate nelle ormai notissime esperienze della scuola di Durham; esempi di ricerca di presunti effetti psicocinetici; rapporti e discussioni su altri fenomeni parapsicologici quali la psicometria o la misurazione sperimentale di presunte manifestazioni medianiche; indagini circa le reazioni psicosensoriali relative a stimoli musicali. Limitandoci alle prove volte ad appurare la realtà della percezione extra-sensoriale, si può osservare: 1°) che in più d’una occasione si verificarono corrispondenze estremamente notevoli fra certe immagini stimolo e qualcuna tra le molte risposte – circa 12 mila in tutto – degli ascoltatori; 2°) che l’enorme corrispondenza accumulata non è stata sinora analizzata se non al livello dei più semplici e superficiali confronti; 3°) che dall’esperienza globale non si sono pertanto potute a tutt’oggi dedurre conclusioni veramente costruttive, anche se essa – descritta per grandi linee in uno speciale opuscolo della Società – costituisca una tappa virtualmente assai fertile di questa particolare linea d’investigazione, e permetta di fare – come vedremo fra breve – alcune non inutili considerazioni sul problema che qui ci occupa.
Citiamo infine – ultime per quanto ci consta – le prove che la BBC/TV inglese ha effettuato nel febbraio e nel marzo di quest’anno 1960, durante una serie di trasmissioni curate dalla Society for Psychical Research. Il 3 febbraio, una trasmissione fu dedicata a un tentativo di “consultazione a distanza”, da parte del “sensitivo” Douglas Johnson, a favore di una ascoltatrice sconosciuta; e una trasmissione successiva (17 febbraio) fu dedicata alla discussione della predetta consultazione. La terza trasmissione avvenne il 2 marzo, e consisté nel tentativo – cui presero parte indiretta tutti gli spettatori della TV – di “trasmettere” 25 cifre una dopo l’altra, a quattro persone, che in prove antecedenti avevano mostrato qualche apparente “facoltà” nel senso della percezione extra-sensoriale. Mentre la “consultazione a distanza” diede risultati altamente interessanti, tanto da poter essere considerata parapsicologicamente significativa. le esperienze or ora accennate non presentarono aspetti che indicassero la presenza di un qualsiasi eventuale fattore paranormale.

– II –

Prima di procedere oltre, converrà affrontare una eventuale pregiudiziale. Dato che la radio e la televisione si rivolgono, come sappiamo, a masse imponenti di ascoltatori e di spettatori, vien fatto di chiedersi se il trattare, con questi mezzi potenti di diffusione e di informazione, argomenti particolarmente controversi e delicati come quelli che formano oggetto della parapsicologia, non sia tale da potere in qualche modo turbare gli animi e le coscienze.
A questo proposito gioverà ricordare brevemente uno scambio di lettere avvenuto fra l’attuale Presidente della Società Italiana di Parapsicologia, Prof. Giovanni Schepis, e le autorità preposte alle trasmissioni della radio e della televisione. In una sua lettera in data 29 ottobre 1959 il Presidente dalla S.I.P. scriveva al Direttore centrale dei servizi giornalistici della R.A.I., dott. Antonio Piccone Stella, una lettera in cui ricordava il ciclo di esperienze del 1949, organizzato dall’allora Società Italiana di Metapsichica, e sottolineava che la finalità principale del ciclo era stata quella di effettuare sulle masse una sana opera di profilassi mentale onde eliminare tutte le varie forme di superstizione e di fideismo che fatalmente si imperniano intorno ai detti “fenomeni”. In data 17 novembre 1959 il Prof. Schepis ribadiva gli stessi concetti in una sua lettera indirizzata impersonalmente alla Direzione generale della R.A.I. e praticamente ripeteva le parole che ho testé citate. Successivamente, non avendo ottenuto risposta dalle autorità della R.A.I., il prof. Schepis aveva interessato il dott. Enzo Masella del Gabinetto del Ministro dell’Interno in vista di eventuali trasmissioni televisive, e in data 6 gennaio 1960 il Direttore generale della R.A.I.-Radiotelevisione Italiana, dott. Rodolfo Arata, rispondeva come segue al precitato dott. Masella:
«Gentile Dottore, soltanto oggi sono in grado di rispondere alla cortese sua lettera del 24 novembre scorso con la quale mi trasmetteva copia della proposta avanzata dal prof. Schepis circa la possibilità di effettuare un ciclo di trasmissioni televisive riguardanti esperimenti di parapsicologia. La proposta di cui sopra è stata oggetto del più attento esame da parte dei competenti uffici della Direzione generale dei programmi televisivi, i quali mi hanno ora comunicato di non ritenere opportuno effettuare trasmissioni sullo studio dei fenomeni metapsichici e parapsicologici. I predetti uffici hanno sottolineato l’estrema delicatezza dell’argomento, che potrebbe generare negli spettatori emozioni ed eccitamenti non controllabili e recare grave danno a quegli elementi del pubblico televisivo, per sua natura così eterogeneo, particolarmente impressionabili o mentalmente deboli. Le passate esperienze, sia pure positive, nel campo radiofonico, non sono riferibili alla televisione, in quanto la forma di suggestione e per conseguenza l’influenza che una simile materia avrebbe attraverso la visualizzazione del mezzo televisivo non è assolutamente paragonabile all’influenza che sullo stesso pubblico potrebbe avere una illustrazione non sorretta da immagini. Inoltre, secondo quanto riportato dai giornali, gli esperimenti metapsichici e parapsicologici effettuati dalle televisioni straniere hanno dato luogo ad inconvenienti del genere di quelli da noi temuti. Mi è gradito l’incontro per porgerle i miei migliori saluti». Firmato: Rodolfo Arata.
A questa lettera del dott. Arata conviene fare seguire qualche commento. In primo luogo appare chiaro che la R.A.I. non ha voluto assumersi la responsabilità di ripetere un ciclo di trasmissioni come quello organizzato nel 1949, e che la Direzione della Televisione ha pensato bene di esimersi anch’essa da questa responsabilità, rinviando questo eventuale intervento alla R.A.I.
Il Prof. Schepis insistette infatti presso la R.A.I., inviando in data 8 gennaio 1960 un’altra lettera al dott. Piccone Stella, Direttore centrale dei servizi giornalistici della R.A.I.; e questi replicò in data 15 gennaio che l’argomento non era di competenza del giornale radio ma della Direzione dei programmi radiofonici alla quale – scrive il dott. Piccone Stella – «ho comunicato la sua lettera e con la quale lei potrà mettersi direttamente in contatto».
Come si vede, la R.A.I. manda da una direzione all’altra, la Televisione rimanda alla R.A.I., e il risultato è che fino a questo momento non si è potuto ottenere o combinare nulla!
Vale comunque la pena di commentare alcune frasi della lettera firmata dal dott. Arata. Essa, a nostro avviso, contiene affermazioni che non si basano su alcun vero criterio psicologico, né su alcun documento realmente valido.
In primo luogo ci sembra che la distinzione avanzata circa il mezzo televisivo in confronto a quello radiofonico non si fondi su alcunché di veramente dimostrato o dimostrabile. Possiamo incidentalmente ricordare che da quando esiste la televisione, non si sono mai verificati presso gli spettatori casi di disorientamento o di panico collettivo, simili a quello famoso della presunta «invasione dei Marziani», che terrorizzò nel 1938 milioni di ascoltatori americani nel corso di una trasmissione allestita alla radio da Orson Welles.
Il mezzo televisivo potrebbe, caso mai, avere una influenza rassicurante sugli spettatori, in quanto essi si troverebbero ancor più chiaramente di fronte ad una realtà che non ha nulla di occulto, di misterioso, o di sconvolgente, e constaterebbero anche visivamente, oltre che attraverso l’udito, una serietà di intenti e un orientamento scientifico, tali da non potere in alcun modo turbare chicchessia!
Da alcune comunicazioni fattemi dal Prof. Schepis e che sono autorizzato a rendere pubbliche, posso inoltre aggiungere che invitate cortesemente a indicare con precisione ciò che certi giornali avrebbero riportato relativamente agli «inconvenienti» sollevati all’estero da trasmissioni come quelle che la Società Italiana di Parapsicologia ha in animo di effettuare, le autorità della RAI-TV non hanno saputo produrre nulla di documentato o di scritto. Vale la pena ancora di ricordare che quando l’allora Società Italiana di Metapsichica organizzò il ciclo “Mezzanotte” già citato, vennero già a quel tempo, da qualcuno, sollevate pregiudiziali e obiezioni di tal genere. A queste la Società rispose, fin dalla seconda trasmissione, con una netta dichiarazione del compianto Prof. Mendicini, neuropsichiatra, che era membro del Consiglio di presidenza. Il Prof. Mendicini dichiarò che le trasmissioni non avevano nulla di comune – così disse testualmente – «coi diversi tentativi dettati dalla superstizione e con le varie aberrazioni più o meno morbose suggerite da strampalate concezioni dette occultistiche o magiche»; e aggiungeva: «al riguardo, la rubrica “Mezzanotte” servirà di profilassi mentale, oltre al precipuo scopo da noi perseguito. Affermare il contrario» – concludeva Mendicini – «sarebbe semplicemente ridicolo, e indice di assoluta ignoranza in metapsichica».
Non risulta alla S.I.P., né a me personalmente, che nei cicli di trasmissioni scientifiche del genere effettuati, come ho avuto occasione di dire, a partire dal 1924 sino ai giorni nostri nei Paesi più civili del mondo, si siano verificati inconvenienti come quelli supposti e indicati nella lettera del dott. Arata. In ultimo luogo vorrei osservare che la parapsicologia per sua natura è una scienza volta precisamente a dissipare nebbie, a chiarire oscurità, a gettare la luce della scienza su una quantità di fenomeni che per molto tempo sono stati – e in parte sono ancora – considerati con diffidenza e con sospetto, e circondati da un alone di misticismo e di superstizione. Il compito della scienza parapsicologica è proprio quello di dissipare questo alone, e di neutralizzare le apprensioni e le prevenzioni irrazionali.

– III –

Veniamo ora alla terza parte di questa nostra disamina. Domandiamoci in primo luogo come si possano stabilire la comunicazione e il “rapporto” tra gli sperimentatori o elementi attivi – chiamiamoli così – che si trovino negli studi della radio o della televisione, e i loro ascoltatori o spettatori. L’importanza di questa considerazione balza subito evidente quando si rifletta alla funzione del contatto umano in tante situazioni interpersonali e nelle esperienze parapsicologiche in particolare. Tutti coloro che hanno partecipato a qualsiasi tipo di esperienze parapsicologiche sanno benissimo che uno degli elementi essenziali per creare condizioni favorevoli all’eventuale emergenza del fattore parapsicologico è che esista tra i soggetti e gli oggetti dell’esperimento un rapporto affettivo. Chi ha sperimentato con sensitivi o con medium sa che gli incoraggiamenti, il calore amichevole, la prospettiva dei fini da raggiungere, l’entusiasmo, e soprattutto la simpatia e l’empatia mutue sono elementi molto importanti e direi indispensabili per la buona riuscita delle prove.
Questo contatto, questa corrispondenza tra soggetto attivo e soggetto passivo agli effetti di eventuali manifestazioni parapsicologiche, trovano il loro tipico campo di espressione nella situazione psicoanalitica, come io stesso ho avuto occasione di studiare e di esporre più volte da molti anni a questa parte. Nella situazione analitica noi abbiamo rapporti detti di transfert e di contro-transfert tra analizzando e analista, e io stesso ho notato fra i primi – e gli studiosi che si sono occupati dell’argomento hanno confermato ormai da molti anni – che questi rapporti costituiscono condizioni essenziali per la manifestazione di eventuali fenomeni parapsicologici. Da questo punto di vista potremmo dire che negli esperimenti di parapsicologia non ci sono veramente da una parte i soggetti attivi (e cioè gli sperimentatori) e dall’altra i soggetti passivi – sensitivi o medium o chicchessia che si presti – ma ci si trova di fronte a quella che in termini psicologici si chiama una Gestalt, una configurazione psicologica, un sistema unitario di coordinate condizionanti. Ma se così è, domandiamoci ora quale configurazione psicologica, quale Gestalt ci presentino quelle situazioni che vedono da una parte coloro che fanno esperienze mediante la radio o la televisione, e dall’altra i loro ascoltatori o spettatori.
È evidente che almeno in partenza, tra sperimentatori da un lato e soggetti – chiamiamoli così – dall’altro, esiste un certo distacco, poiché chi parla ai microfoni delle stazioni radiotelevisive è “lontano” anche spazialmente, non comunica empaticamente o simpaticamente con i propri ascoltatori se non attraverso le radio-onde, e d’altra parte gli ascoltatori o gli spettatori non possono comunicare con lui reciprocamente e in senso inverso. In partenza, quindi, sembra venire a mancare o essere in deficit, nella sperimentazione parapsicologica effettuata mediante l’impiego della radio o della televisione, quell’intimo contatto, quella atmosfera di collaborazione umana a livelli affettivi anche piuttosto profondi che, come abbiamo avuto occasione di indicare, è considerata condizione essenziale per l’eventuale verificarsi di fenomeni parapsicologici. Dovrà quindi essere cura degli sperimentatori fare il possibile per rimediare almeno in parte a questo inconveniente iniziale, che come tale non è totalmente eliminabile.
Quando tra qualche istante cercheremo di discutere le peculiarità e gli accorgimenti tecnici di queste trasmissioni, dovremo prendere in considerazione anche questo particolare aspetto del nostro problema. Non possiamo infatti riconoscere e accettare l’importanza o l’indispensabilità di determinati fattori per il verificarsi dei fenomeni che andiamo studiando, e poi procedere in modi i quali non tengano conto delle constatazioni che abbiamo già fatte in altra sede.

– IV –

Ma passiamo intanto a considerare in qual modo possiamo utilizzare gli eventuali risultati ottenuti attraverso le esperienze radiotelevisive. Naturalmente una delle prime idee che appaiono alla mente è che questi risultati possano presentare una significatività dal punto di vista statistico. Se – supponiamo – dagli studi della radio o della televisione si propone agli ascoltatori o agli spettatori di cercare di individuare a distanza una immagine celata o schermata, e l’immagine stessa viene indicata senza possibilità di equivoco da un certo numero di persone su un determinato numero tot di risposte, questo – si pensa a tutta prima – potrebbe presentare un certo interesse statistico. Dirò subito che pur protestandomi incompetente in questo tipo di approcci statistico-quantitativi, io ritengo che una valutazione di tal genere sia estremamente difficile e aleatoria, anche prescindendo da certe critiche metodologiche recenti, relative alla questione generale dell’avvicinamento statistico-quantitativo in parapsicologia.
Nelle radio-esperienze si è trattato in genere di prove cosiddette qualitative, ossia di sottoporre all’attenzione degli spettatori o degli ascoltatori una immagine nascosta, che a casi normali potrebb’essere percepita attraverso i sensi, e specialmente mediante la vista. Ora io non vedo come si possa stabilire a priori una percentuale di probabilità casuale, ossia con quante probabilità su cento o su mille o su un milione il semplice caso potrebbe consentire a un numero x/y di persone di individuare quell’oggetto a preferenza di un altro, e quale percentuale di improbabilità potremmo invece calcolare qualora questo oggetto venisse individuato da un numero z > x di persone sullo stesso numero y di risposte. A me sembra che dal punto di vista dell’apprezzamento quantitativo-statistico la cosa presenti difficoltà pressoché insormontabili, e mi domando se qualcuno, più competente di me in questo tipo di valutazioni e di calcoli, possa farmi capire quale potrebb’essere invece il valore di un simile avvicinamento. La cosa apparirebbe forse alquanto diversa se si trattasse di esperimenti impostati quantitativamente nel senso ben noto della scuola di Durham, ossia proponendo agli ascoltatori o agli spettatori di individuare gli elementi omogenei di una serie fissa, per esempio i simboli delle carte Zener. Ma a me sembra che qui le difficoltà siano gravi, se non altro dal punto di vista per così dire dello spettacolo o dell’interesse radiofonico, perché è chiaro che ripetere un indefinito numero di volte alla radio o alla televisione le famose venticinque passate delle carte Zener determinerebbe negli ascoltatori o negli spettatori una noia considerevole. Essere seri e consapevoli non significa essere noiosi! Naturalmente poi, anche se i classici esperimenti quantitativi potessero essere prolungati prescindendo dalla noia degli spettatori o degli ascoltatori, rimarrebbero aperte le vie alle critiche metodologiche generali già menzionate.
Per quanto riguarda invece l’apprezzamento qualitativo degli esperimenti, debbo dire che la mia opinione è assai più favorevole, il che può sembrare abbastanza strano se si pensa che, dopo tutto, l’impiego della radio e della televisione permette di entrare in contatto con numeri altissimi di persone, e che ciò sembrerebbe doversi prestare ad apprezzamenti di massa piuttosto che a valutazioni qualitative. Tuttavia le esperienze compiute nel 1949, durante le trasmissioni del ciclo “Mezzanotte”, mi confortano in questa opinione, perché più volte, durante le esperienze anzidette, gli “incontri” – chiamiamoli così – tra i messaggi o le immagini che cercavamo in qualche modo di trasmettere, e le risposte degli ascoltatori, furono talmente notevoli da farci optare nel senso di una loro interpretazione parapsicologica. È chiaro che gli apprezzamenti di questo genere conservano un elemento di soggettività assolutamente ineliminabile; tuttavia lo stesso può dirsi di tutte le valutazioni che noi facciamo di fenomeni parapsicologici spontanei, p. es. dei cosiddetti sogni telepatici, in cui l’abbondanza e la coincidenza dei particolari son quelle che ad un certo punto consentono ragionevolmente l’anzidetta opzione. Il materiale al quale mi riferisco si trova nell’opuscolo L’inchiesta radio 1949, che l’allora Società Italiana di Metapsichica diffuse tra i soci, e che molti anche non soci hanno potuto o potrebbero consultare.
Tra le esperienze già effettuate in altri Paesi, ho avuto occasione di citare quelle compiute quest’anno dalla BBC e dalla televisione inglesi; ho riferito che anche in questa particolare sede e occasione i risultati qualitativi hanno avuto per così dire la meglio su quelli quantitativi e che questi ultimi non sono stati particolarmente probanti, mentre quelli qualitativi sembrano aver messo in risalto le notevoli facoltà di un particolare soggetto. È perfettamente vero che in moltissimi casi, tali rilievi lasciano il tempo che trovano, perché i “particolari soggetti” in tal modo “scoperti” non vengono ulteriormente studiati. Tuttavia non è detto che le cose debbano andare sempre così. Il nuovo soggetto che viene messo in luce potrebbe e dovrebbe essere ulteriormente coltivato, e comunque per la sua individuazione in mezzo a un grande numero di persone qualsiasi, la sperimentazione attraverso la radio e la TV può essere veramente preziosa. Un proverbio inglese dice che la prova del pudding consiste nel mangiarlo, e noi sappiamo benissimo che esistono particolari soggetti i quali possono passare completamente inosservati a meno che circostanze favorevoli, come quella di una “schermatura di massa”, non consentano loro di rivelarsi.
Durante gli esperimenti effettuati in Italia nel 1949, più di una volta ci è capitato di vedere gli stessi nomi apparire ripetutamente come soggetti percipienti in particolari trasmissioni, cioè come individui i quali più di altri avrebbero potuto ulteriormente – qualora le circostanze lo avessero consentito – interessare gli investigatori. Ripetiamo quindi che da questo punto di vista l’uso della radio e della TV potrebbe essere molto utile; si tratta di vedere poi se le circostanze di fatto, le possibilità di tempo e di impegno degli studiosi ecc. potranno favorire un follow-up, e ulteriori approfondimenti. Questo ci permetterebbe tra l’altro di proseguire la ricerca di là dal semplice aspetto della constatazione episodica, e di insistere in quella via che io vado indicando e nei limiti delle mie forze battendo da vari anni, cioè quella della ricerca sempre più precisa delle condizioni che sembrano presiedere al verificarsi dei fenomeni. Questa ricerca non è evidentemente possibile nei limiti della radiotrasmissione, ma potrebbe essere perseguita come uno sviluppo e come una conseguenza delle nostre stesse sperimentazioni.

– V –

Un ulteriore punto di quelli che stiamo qui considerando riguarda la informazione relativa a orientamenti e tendenze di massa – informazione che si può con buon fondamento sperare di ottenere attraverso le esperienze effettuate per mezzo della radio e della TV. Vorrei chiarire meglio questo concetto, che mi sembra di notevole importanza; se un’inchiesta attraverso i mezzi della radio e della TV viene protratta per un tempo sufficiente, si vedranno a poco a poco delinearsi determinati orientamenti nel senso di modi di vedere e di sentire, inclinazioni interpretative, gusti o fantasie da parte di un numero considerevole di ascoltatori o di spettatori. Si potrà vedere per es. che un notevole numero di ascoltatori o di spettatori pensa che le comunicazioni di tipo telepatico debbano avvenire in determinate circostanze piuttosto che in altre, avere un contenuto affettivo x anziché y; può darsi anche che questi ascoltatori o spettatori facciano convergere i loro convincimenti o le loro fantasie su un determinato tipo di stereotipi ideativi, che ricorrono nelle loro menti con particolare frequenza rispetto a certi altri; potremmo constatare che determinati temi di ordine collettivo, che certi simboli religiosi o culturali tendono a prevalere su altri: insomma ci dovrebb’essere possibile, se la sperimentazione verrà protratta per un tempo sufficiente, tastare un po’ il polso alle masse e sentire più o meno verso quali direzioni si muovano i loro pensieri, i loro sentimenti e le loro emozioni.
Tutto questo ha un immediato, evidente interesse psicologico. Si tratta di fenomeni e di constatazioni importanti per lo studioso di psicologia collettiva ed eventualmente anche per l’etnologo e per il sociologo. Tuttavia non è questa la loro esclusiva utilità. La stessa emergenza di eventuali fenomeni parapsicologici è dovuta a vari parametri, e tutto lascia credere – in base a una serie di considerazioni che qui sarebbe un po’ lungo esporre – che gli orientamenti psicologici generali del pubblico, delle masse, delle collettività, possano avere una loro influenza specifica sull’emergenza, o sulla repressione-rimozione, di un determinato tipo di fenomeni parapsicologici anziché di un altro. Più volte mi è venuto fatto di pensare che nella stessa storia della parapsicologia noi assistiamo al diverso configurarsi dei fenomeni anche in rapporto alle tematiche più o meno immanenti nella coscienza e nell’inconscio di larghe masse di persone. Io penso che non per un semplice caso nella storia della parapsicologia a un certo punto i fenomeni si siano configurati più nel senso della presunta chiaroveggenza viaggiante o delle sedute medianiche, mentre oggi tendono a prevalere gli studi quantitativi o la ricerca delle motivazioni e dei condizionamenti inconsci. Io ritengo in altre parole che l’individuazione di certe tendenze, di certi orientamenti psicologici e immaginativi delle masse possa avere una particolare rilevanza non soltanto dai punti di vista del sociologo o dell’etnologo o dello psicologo in quanto tali, ma anche perché potrebbe permetterci di capire meglio certe molle e certi motivi dell’emergenza di taluni tipi di fenomeni parapsicologici in alcune nostre attuali coordinate psico-culturali a differenza di quelli che si presentavano in altre coordinate e in altri tempi.

– VI –

Vorrei ora soffermarmi su alcuni punti finali; si tratta di questioni di ordine prevalentemente pratico, circa le quali occorrerà tener presente non solo ciò che siamo andati considerando sinora, ma anche le nostre stesse passate esperienze, e in modo particolare le esperienze italiane del ciclo del 1949. Posto e, speriamo, concesso che la RAI o la TV o possibilmente entrambe queste istituzioni possano venirci in aiuto e collaborare con noi, dovremmo, mi pare, considerare in primo luogo la frequenza, l’ora e la durata ottimali delle trasmissioni da effettuare.
Quanto alla frequenza, mi sembra opportuno ricordare che sia pure a distanza, e malgrado le limitazioni già accennate, è necessario stabilire una massima “familiarizzazione” tra gli sperimentatori e il pubblico. Noi sappiamo e abbiamo già detto che le condizioni in cui si effettuano le trasmissioni non sono certamente quelle del gabinetto sperimentale, in cui le persone sono a contatto e possono stabilire quei rapporti di simpatia e di empatia reciproche, tanto necessari per la buona riuscita degli esperimenti. Tuttavia noi parapsicologi dovremmo essere gli ultimi a sostenere che la distanza conti in modo veramente decisivo per un tipo di esperienze nelle quali abbiamo visto più volte che il fattore distanza è irrilevante e può essere spesso completamente annullato! Quello che è però indispensabile è che anche a distanza, attraverso la parola parlata, ed eventualmente un certo scambio di corrispondenza, si crei tra gli sperimentatori e gli ascoltatori un clima adatto agli esperimenti. È evidente che non ci potremmo attendere gran che da un pubblico di ascoltatori il quale sentisse per la prima volta delle voci di persone a loro completamente ignote, che pretendessero una collaborazione nel senso psicologico e parapsicologico che abbiamo cercato di illuminare.
Alla creazione di questo clima io ritengo si potrà arrivare purché il numero delle trasmissioni sia sufficientemente alto, e purché si verifichino altre condizioni che noi dobbiamo cercare di conseguire. Mi pare che si dovrebbe pensare a stabilire una specie di propedeutica, di preparazione psicologica degli ascoltatori, e questo richiederebbe necessariamente che il numero delle trasmissioni concesse per gli esperimenti non fosse di due, tre o quattro soltanto. Se le trasmissioni potessero essere una ventina, come fu nel 1949, allora potremmo sicuramente “familiarizzare” con gli ascoltatori o gli spettatori, e creare una sintonia affettiva tale da farci sperare in risultati apprezzabili.
Sempre nell’intento di arrivare a questo clima psicologico favorevole io ritengo che le ore della trasmissione dovrebbero essere relativamente quiete – ore in cui la gente non fosse facilmente distratta da altri interessi e da altre occupazioni. Penso che fosse più o meno ben scelta l’ora della radiotrasmissione del 1949, che precedeva di poco la mezzanotte. Se non la mezzanotte potrebbero andare bene le undici di sera; ma certo non consiglierei di fare trasmissioni ed esperimenti di questo genere la mattina alle 10 o alle 5 del pomeriggio. Del resto credo che anche le stazioni estere della radio o della TV che hanno effettuato simili trasmissioni abbiano utilizzato le tarde ore serali o quelle notturne. Per quanto riguarda la durata delle trasmissioni, noi ci siamo accorti, durante il ciclo del 1949, che la mezz’ora che ci era stata concessa era veramente troppo breve. Molti ascoltatori se ne lagnarono, dicendo che non era stato loro possibile in un tempo così limitato mettersi nella situazione psicologica ad hoc. Se ci fosse concesso di indicare noi stessi il tempo occorrente, io credo che non potremmo limitare la durata delle trasmissioni a meno di 40 minuti o anche di un’ora: naturalmente si tratterà poi di movimentare, di rendere viva e interessante quest’ora, o questi 40 minuti, in modo che la gente possa attivamente partecipare… e non addormentarsi!
Quanto al numero e alla qualità dei partecipanti attivi, cioè delle persone che dalle stazioni radio o della TV dirigeranno ed effettueranno le esperienze, io ritengo che il loro numero dovrebbe essere molto ristretto, e ciò ovviamente per facilitare quel clima psicologico collettivo cui accennavo poc’anzi. È chiaro che l’avvicendarsi di persone diverse o anche il numero troppo grande di persone ascoltate alla radio o viste sui teleschermi non potrebb’essere se non un fattore di disturbo e di disorientamento. Circa la scelta di tali persone, dovrà naturalmente trattarsi di studiosi molto qualificati, cioè di persone che abbiano una larga esperienza psicologica, parapsicologica, o di discipline comunque attinenti alla parapsicologia, che siano possibilmente già note a un pubblico relativamente vasto, ma soprattutto che abbiano una certa facilità innata e spontanea di comunicazione, e che sentano autenticamente quei fattori di simpatia umana che come abbiamo più volte detto appaiono indispensabili.
Mi pare inoltre che le trasmissioni potrebbero essere vivificate da qualche elemento per così dire collaterale: non soltanto da conversazioni o discussioni, o letture di passi interessanti di opere, come facemmo nel 1949, ma anche per esempio da brevi interviste con soggetti che si fossero “rivelati” in trasmissioni precedenti, e che poi dovrebbero essere eventualmente seguiti una volta finito il ciclo. Durante il ciclo stesso invitarli alla radio o alla TV, domandare le loro impressioni sugli esperimenti fatti, dialogare amichevolmente con loro, potrebbe interessare non soltanto in vista della prosecuzione eventuale degli esperimenti, ma in quanto potrebbe attivare la curiosità e l’interesse degli altri. E mi domando se non sarebbe il caso, seguendo un po’ una ormai lunga esperienza, di introdurre anche qualche piccolo premio, confronti fra singoli e tra gruppi, ecc., in modo da incoraggiare quei fattori di competizione, di gara, di entusiasmo, che tutti gli studiosi hanno sempre additato come importanti e assai favorevoli alla riuscita degli esperimenti.

– VII –

Queste osservazioni, che ho esposto in guisa molto informale, e sulle quali naturalmente ci sarà modo di riflettere e di discutere se e quando verremo al dunque, valgono in linea di massima sia per la radio, sia per la televisione. Tuttavia la TV offre possibilità di attrazione e di spettacolo che la radio non può offrire e di questo noi, potendolo, ci dovremmo avvalere al massimo possibile. La TV permette per es. le esperienze fatte dal pubblico, come quelle inglesi, in cui cioè gli spettatori stessi possono diventare elementi attivi. Essi possono infatti essere invitati a concentrarsi su di una immagine vista agli schermi televisivi, immagine che un percipiente con le spalle voltate, o comunque in condizioni tali da rendere impossibile una percezione normale, sarà poi invitato ad individuare. Questo potrebbe attirare veramente davanti ai teleschermi un numero considerevole di persone e interessarle vivamente ai nostri studi. Inoltre potrebbe darsi che queste particolari esperienze, impossibili alla radio, si rivelassero particolarmente fruttuose.
È chiaro inoltre che la TV offre, assai più della radio. la possibilità di fare assistere gli spettatori a esperienze con immediata conclusione. Nelle radiotrasmissioni, per ovvi motivi, noi dovevamo sovente lasciare gli spettatori in sospeso, perché le considerazioni sulle esperienze fatte dovevano quasi sempre essere rimandate a una trasmissione successiva. La TV permetterebbe invece hic et nunc di dire agli spettatori se quanto si era svolto davanti a loro aveva avuto un valore o no. Gli spettatori potrebbero assistere dal principio alla fine a determinati tipi di esperienze parapsicologiche, dalle più semplici alle più complesse; e non è escluso che si possano includere nei programmi TV anche esperienze di tipo rigidamente quantitativo perché se gli spettatori vedono le passate di carte o i lanci di dadi subentra più difficilmente in loro quel senso di noia e di stanchezza che incombe sulle trasmissioni analoghe effettuate per radio.
Tutto sommato, mi pare che se le autorità responsabili ci verranno incontro, sarebbe sommamente utile e importante per noi poter usufruire del mezzo televisivo. Oggi questo mezzo non soltanto è estremamente popolare e familiare a una quantità sempre maggiore di persone, ma – ripeto – per sua stessa natura esso può permettere una partecipazione attiva del pubblico, tale da dare maggior valore di spettacolo a quello che si potrà fare, e da far sperare in speciali risultati, forse non ottenibili alla radio.
E con questo avrei finito. Non ho preteso di dire niente di particolarmente nuovo o perspicuo, ma ho semplicemente desiderato delineare nei suoi elementi essenziali il problema della sperimentazione parapsicologica per masse, quale ci può essere eventualmente consentita da quei grandi mezzi moderni di comunicazione che sono la radio e la TV.
Dissipati i dubbi e le pregiudiziali sfavorevoli, e chiarite per quanto mi è stato possibile le questioni metodologiche e tecniche, io non posso se non auspicare ancora una volta che coloro da cui in sostanza dipendiamo per l’effettuazione delle esperienze ci vengano finalmente incontro, e che da una ripresa più intensa di collaborazione fra gli studiosi italiani e la RAI-TV il pubblico non soltanto italiano, ma internazionale, possa più largamente e fruttuosamente interessarsi a partecipare alle nostre ricerche – quelle ricerche che ci costano tanta fatica, e dalle quali non speriamo, beninteso, altro premio se non quello che può consistere nel veder più chiaro in noi stessi, e nel nostro umano destino.

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