A tu per tu coi « Maestri » invisibili
Psiche –Anno I n°1-2, nov.dic. 1948

Alcuni mesi fa giunse a Roma, preceduto da comunicati e articoli altisonanti della stampa quotidiana, un signore che diceva d’essere tibetano, principe, e capo di un’occulta organizzazione religiosa. Di questa organizzazione – fu detto – faceva parte integrante una specie di «consiglio direttivo», composto di «Maestri» d’Oriente dotati di poteri soprannaturali.
Il presunto leader di questi Maestri fu riconosciuto in pochi giorni come un truffatore – né tibetano né principe e allontanato dall’Italia, dove lasciò sbigottiti e amareggiati tutti coloro e non erano pochi – che avevano creduto in lui.
Ma tutto ciò importa fino a un certo punto. Quel che più interessa la constatazione che ancora oggi perdura, inalterato, il mito dei « Maestri» più o meno invisibili che data sin dagli inizi del movimento spiritistico, e che è stato consolidato dalla moderna teosofia di marca blavatskiana.
Questi Maestri (limitiamoci per il momento alla loro più esteriore fenomenologia) sono di due tipi, appunto a seconda che si tratti di teosofia, o di spiritismo.
I Maestri della teosofia sono, di solito, Indiani o Tibetani. Nessuno sa esattamente dove vivano, ma si tratta in genere di grotte nell’Himalaya o di templi nei pressi del Gange o del Brahmaputra.
Molti di essi non stanno isolati, ma convivono in una specie di monastero himalayano, anch’esso d’ignota ubicazione, a cui vien dato il nome di Grande Loggia Bianca.
La fondatrice della Società Teosofica, Helena Petrovna Blavatsky, aveva, a suo dire, grande familiarità con questi Maestri. Ne aveva conosciuti parecchi durante un suo soggiorno nel Tibet (storicamente non confermato), ed anche dopo averli lasciati riceveva le loro istruzioni mediante sistemi non previsti da alcuna amministrazione postale: vale a dire attraverso lettere che cadevano improvvisamente dal soffitto della camera in cui essa si trovava. Questo, s’intende, nei casi in cui appariva necessario lo scrivere: ché negli altri casi, tanto la Blavatsky quanto altri esponenti della Società Teosofica ricevevano, più direttamente e semplicemente., « messaggi » telepatici, ch’essi stessi mettevano accuratamente in bella copia.
I Maestri della teosofia insistono particolarmente sui seguenti tasti: che noi Occidentali siamo una massa d’ignoranti e di materialisti; che le nostre invenzioni e scoperte sono conosciute da lunga data nella Gran Loggia Bianca, dove ne hanno in serbo mille altre, ma dove tuttavia le considerano poco più che giochetti da ragazzi; che la superiorità della saggezza dell’Oriente su quella dell’Occidente è enorme e indiscutibile; che le « scienze spirituali » dell’Est permettono ai loro asceti e mahatmas di far cose che noi non ci sogniamo neppure, come spostarsi a volontà e istantaneamente da un luogo ad un altro, sollevarsi per aria, sparire, influenzare per magia persone distanti, e via discorrendo; che noialtri Occidentali persistiamo a non voler capire tutto questo, e che essi, malgrado ciò, dalle solitudini silenziose dell’Himalaya, vegliano sull’umanità e ne dirigono i destini (senza tuttavia, a quanto sembra, poter evitare incresciosi incidenti come due Guerre Mondiali, il massacro di milioni di Ebrei, la bomba atomica, e simili).
Di questi concetti – esposti con un po’ più di fioriture o con un po’ meno di franchezza sono piene diecine e centinaia di « lettere » e « istruzioni » dei Maestri della Gran Loggia Bianca, e di altre Logge grigie o bleu-marin. I Maestri abbondano, inoltre, in comunicazioni su fatti avvenuti alcune diecine di migliaia di anni fa, o che avverranno nelle prossime ere geologiche; in informazioni sui vari « piani » in cui è diviso l’universo spirituale, e in altri ragguagli di consimile verificabilità ed urgenza.
Sebbene in possesso – com’essi dicono – di un patrimonio di cognizioni d’ogni genere in confronto alle quali le nostre sono davvero insignificanti non è sinora avvenuto che una singola scoperta scientifica sia stata annunziata chiaramente ed esplicitamente dai Maestri tibetani, indiani o cinesi. Essi, anzi, hanno più volte comunicato che i ritrovati di ordine materiale – fossero anche la radio o la penicillina – non li interessano proprio un bel nulla. I loro seguaci, tuttavia, cercano sempre di leggere, fra le righe dei «messaggi », profezie di eventi concreti di questo basso mondo, e non mancano di indicare con viva soddisfazione le corrispondenze che essi ogni tanto credono di scoprire fra un nuovo ritrovato scientifico e l’involuto frasario di un passo della «Dottrina Segreta » o di un qualche altro «classico» della moderna teosofia.
Veniamo ai Maestri dello spiritismo.
Qui abbiamo a che fare con tipi differenti. Anzitutto, la varietà è assai maggiore. Esistono i Maestri di tipo ieratico, quelli che sempre c’immaginiamo con lunga barba e bianchi paludamenti – fratelli, dunque, dei Mahatmas teosofici: ma ci sono anche dei tipi allegroni, degli ex Pellirosse, degli ex pirati – e poi principesse indiane o egiziane, personaggi biblici, santi del calendario, attrici, capi maori, capi zulù, e chi più ne ha più ne metta.
Non tutti questi, a dir la verità, si fregiano del titolo di Maestri.
Per la maggior parte, la loro qualifica è più semplicemente quella di « Spiriti-guide »; e in tale veste essi comunicano, per bocca di un medium, le cose più varie a coloro che li ascoltano.
Se con i Maestri teosofici chi scrive non ha un’eccessiva familiarità, gli sono largamente noti i Maestri e gli Spiriti-guide dello spiritismo. Il loro carattere, l’attendibilità e il valore morale delle loro dichiarazioni possono essere esemplificati dalla seguente descrizione di una «seduta» con una medium parlante, o, come si dice in taluni ambienti, con una « ultràfana ». La seduta è naturalmente ricostruita, ma è specchio fedele di quanto in effetti avviene in riunioni del genere.
Siamo in un appartamento elegante. La medium è una signora ancor giovane, dai capelli ossigenati, allegra e spigliata. Dopo alcuni preamboli, si attenuano le luci, e la medium si adagia su una poltrona, di fronte agli astanti.
Questi sono – supponiamo – tre o quattro persone del ceto medio. Hanno le solite preoccupazioni che si possono avere di questi tempi – difficoltà finanziarie, salute, instabilità della situazione commerciale, e simili. Qualcuno può avere anche un tarlo più preciso che lo rode, un problema ben definito e di difficile soluzione.
Di fronte alla medium, questi uomini attendono. La medium chiude gli occhi, ha uno stiramento convulso; comincia a parlare. Un intimo del circolo spiega che chi parla è un «Maestro» di alta evoluzione spirituale, che legge nelle anime come in un libro aperto.
« Salute » – dice la medium – « salute a voi, creature umane!
La vostra voce terrena giunge fino a noi, e noi l’ascoltiamo e l’intendiamo, sebbene voi siate ancora avvolti dall’involucro materiale. Questo involucro è un peso, è come una cappa che vi avvince, e voi dovete cercare di renderlo più lieve, più trasparente, in modo che le nostre comunicazioni siano facilitate e che voi, pur vivendo nel mondo della materia, possiate grado a grado partecipare della vita dello spirito. Oh, non misconoscete i messaggi che dal piano spirituale noi v’inviamo: essi vi parlano nelle più semplici voci della natura, nel fiorellino che sboccia, nel passero che pigola alla vostra finestra – in tutte le manifestazioni dell’esistenza. E che cos’è l’esistenza, se non l’incarnazione perpetua dello spirituale nel materiale? Ma la sorgente prima di questo continuo, meraviglioso fenomeno sta in alto, non in basso; sta nella luce, non nella tenebra. Cercate di abituare i vostri occhi, e sin da questa vita voi potrete percepire i barlumi della grande Luce che vi sarà un giorno rivelata ».
Il discorso continua press’a poco su questo tono per dieci minuti o più, senza sforzo, con perfetta dizione e con voce appena lievemente modulata. Gl’intimi del circolo sono ammiratissimi. Che elevatezza di concetti! Che perfezione di forma! Come si preoccupa, il Maestro, del progresso e del benessere di questa povera umanità !
(Intanto i tre o quattro ospiti del circolo, un poco sbalorditi, pensano cha quelle elevatissime parole non li aiutino gran che a risolvere i problemi del congiunto ammalato, del fitto di casa da pagare, e via discorrendo: ma sono un po’ vergognosi di questa intima constatazione, che trovano essi stessi molto bassa e materialistica).
Abbiamo tratteggiato, fra il serio e il faceto, un problemino che avremmo potuto affrontare con tutto l’armamentario della psicologia generale, della metapsichica e della psicoanalisi.
Chi sono questi Maestri?
Sono, per dirla in breve, espressioni fra il normale e il patologico di processi psichici appartenenti a livelli primitivi e infantili. Il «Maestro» più o meno barbuto, fa parte di ciò che in psicoanalisi si chiama il Super-Io, e che raccoglie, nell’inconscio, immagini autoritarie e suggestive raggruppate intorno a quelle fondamentali dei genitori. Le immagini « di contorno » a quelle principali possono essere svariatissime, e appartenenti a epoche diverse della vita individuale; possono essere conglomerati di più fattori; possono, infine, essere manifestazioni di carattere «polipsichico a, ossia corrispondere al prodotto di elementi inconsci di un binomio o di un gruppo.
Non è difficile, ad un psicoanalista, ricondurre il « Maestro » del tipo «vegliardo-biancovestito-con-lunga-barba » a figurazioni infantili di origine biblica, o anche semplicemente familiare (il nonno, o il vecchio parente autorevole, o altro personaggio che il bambino considera depositano d’ogni saggezza); così come le immagini del capo Pellirossa, della principessa indiana, o del pirata ravveduto, ripetono caratteri di letture o racconti della primissima gioventù, più o meno deformati, abbelliti, trasfigurati, e completati anche eventualmente da letture o da fantasie più recenti.
Queste immagini interiori possono essere «esternalizzate» per varie ragioni e in varia guisa. In certe forme demenziali, ad esempio, si esternalizzano addirittura in guisa allucinatoria: il paziente, da sveglio, crede di vederle e di udirle. In altre forme più blande di dissociazione psichica a sfondo isterico – come è della maggioranza dei cosiddetti medium parlanti o « ultrafànici » – si esprimono concretandosi o nell’impersonale «Maestro », o in altre più definite e caratteristiche figurazioni della fantasia.
In tutti questi casi la personalità umana subisce una specie di « gravitazione regressiva » verso modelli ed archetipi infantili, tende a ripristinare un mondo perduto ma non scomparso, un presunto e illusorio « paradiso » di cui i Maestri e altri consimili personaggi sono al tempo stesso i motori e gli abitanti.
Si tratta, quindi, di « entità » interessantissime, e ben degne di studio da parte di psicologi, psicoanalisti e metapsichisti, purché non ci vengano sistematicamente presentate come personalità autentiche, appartenenti a piani trascendentali dello spirito. A questo punto conviene stabilire un « alt »in nome non solo della scienza, ma anche di una moralità superiore.
Poiché è scientificamente insostenibile, e moralmente assai aleatorio, che si possano erigere a principi di direzione etica e d’ispirazione spirituale le fantasie, per sbrigliate e colorate e svariate che siano, dei nostri inconsci individuali e superindividuali.
Noi non ignoriamo, beninteso, che le sedute in cui si manifestano i sedicenti « Maestri » o « Spiriti-guide » non sono tutte simili a quella che abbiamo, descritta più sopra. Sappiamo che vi sono espressioni anche assai alte della cosiddetta medianità, e che alcune tra queste, invero molto rare, hanno un valore filosofico, letterario o artistico non trascurabile. Ma sappiamo altresì che le possibilità dell’inconscio umano sono molto grandi; che l’inconscio non contiene soltanto i conflitti psichici o gli eventi obliati, ma anche i germi di notevolissime creazioni individuali e collettive; che l’attribuzione all’inconscio delle facoltà di percezione ammesse dalla Metapsichica, ne amplia ulteriormente i limiti e la potenzialità; e che, infine, nella maggioranza delle sedute si sentono, per tramite dei medium, discorsi ancora più vuoti e inconcludenti di quello riportato a mo’ di esempio.
Psicoanalisi e Metapsichica vanno trovando e troveranno tesori incalcolabili solo a patto di investigare gli abissi della nostra interiorità psichica, di là dai limiti della coscienza, ma non di là dai limiti dell’umano: i quali costituiscono il confine invalicabile, e al tempo stesso la condizione significante, di ogni scienza meritevole di questo nome.
EMILIO SERVADIO

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