Gli psicanalisti abusivi
IL BORGHESE 29/08/1968

Gentile Signora,
ho letto, nel n. 32 del Borghese, la Sua risposta a una lettrice di Roma, a proposito della psicoanalisi e degli psicoanalisti.
« Comprendo benissimo la Sua diffidenza nei riguardi di un certo tiro di persone e di attività. Ma penso che il Suo sentimento e il Suo giudizio siano soprattutto dovuti a un eccesso – come dire? – di buona fede da parte Sua. Chiunque, infatti, può auto-definirsi “psicoanalista”(si proclama tale, negli avvisi economici di un grande quotidiano, persino un noto “mago”). Ma gli analisti qualificati sono in realtà pochissimi (una settantina in tutta l’Italia): sono i Membri (ordinari o associati) della· Società Psicoanalitica italiana, i quali appartengono, di diritto, all’Associazione Psicoanalitica Internazionale. Per conseguire tale qualifica occorre sobbarcarsi a un training lunghissimo e faticoso, e naturalmente è assai più semplice farne a meno, e dirsi psicoanalisti … senza esserlo.
Posso darLe assicurazione che attualmente, non un solo Membro della Società Psicoanalitica italiana tiene una rubrica di corrispondenza con i lettori, di qualsiasi giornale o settimanale d’Italia, né col proprio nome, né sotto pseudonimo. E stia pur certa che il “noto psicoanalista di un noto settimanale milanese convolato a strane nozze con una anziana zia” non appartiene all’esigua schiera degli analisti qualificati.
Se Lei vorrà operare la distinzione da me indicata, e attingere esclusivamente, in materia di psicoanalisi, alle persone e alle fonti predette, anche il Suo giudizio globale sulla psicoanalisi potrebbe – io credo – venirne modificato. Per mio conto, sono a Sua completa disposizione per darLe qualsiasi ragguaglio possa occorrerLe, e La prego di gradire, con i sensi della mia considerazione, i più cordiali saluti,
Emilio Servadio
Presidente della Società Psicoanalitica Italiana.

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