Impressionante caso d’un veggente che reperisce le persone scomparse
E’ l’olandese Gerard Croiset che da vari anni rivolge a un tale scopo le sue eccezionali facoltà – Le «precognizioni a sedia vuota» – Altre esperienze
Nei meandri imperscrutabili della «psicometria»
Il Tempo 11 settembre 1965

Il Tempo del 1 settembre ha dato notevole rilievo a una corrispondenza da Belgrado, in cui si narra come il «veggente » olandese Gerard Croiset abbia individuato con perfetta esattezza il luogo dove era annegato un cittadino iugoslavo. La polizia di Belgrado si era ripetutamente opposta alle richieste della moglie dello scomparso, avanzate sulla base delle dichiarazioni di Croiset: ma i fatti hanno dimostrato che i ragionamenti della polizia erano sbagliati, e che il «sensitivo» di Utrecht aveva visto giusto.
Gerard Croiset è nato nel 1909. Sin da bambino ha mostrato facoltà insolite di «sensitivo», al punto da imbarazzare, a scuola, compagni e insegnanti. Una volta, disse candidamente al professore di averlo «veduto» andare a trovare, in un’altra città, «una giovane donna bionda, chi portava una rosa rossa sul vestito». Lo sbalordito insegnante ammise poi, in separata sede, di essersi in effetti recato il giorno prima a visitare la fidanzata, in un cittadina diversa da Utrecht; e che la ragazza gli era apparsa esattamente come Croiset l’aveva descritta!
La «specialità»· di Croiset consiste – proprio secondo le linee dell’episodio riportato da Il Tempo – nel ritrovamento di persone scomparse, in particolar modo bambini. Per i bambini, Croiset ha uno straordinario trasporto, forse perché la sua infanzia è stata oltremodo infelice, cosicché l’amore che riversa sui suoi stessi figli (è ammogliato con prole) non gli è sufficiente. Tra i numerosissimi casi in cui Croiset «ha fatto centro» (e lo fa talmente spesso, che la polizia olandese lo consulta regolarmente da molti anni, press’a poco ogni settimana), citeremo quello del bimbo Jaapie Ktlerk, di Haarlem. Il bambino era scomparso, e la convinzione generale era che fosse stato rapito da sconosciuti. Croiset «vide» che il bimbo era precipitato da una chiatta in un canale, annegando, e condusse gli investigatori sul luogo. Il cadavere fu trovato sul fondo del canale, esattamente come quello dello «scomparso» di Belgrado. Un’altra volta, era sparito un impiegato dell’azienda del gas. Croiset disse agli interessati: «…Lo vedo pedalare velocemente in bicicletta.., veste di blu.., attraversa la città.., arriva in un bosco… mi pare che abbia a che fare con del carbone.., ecco, è giunto.., si è impiccato». Ricerche immediate appurarono che il tizio era fuggito perché incolpato di aver rubato del carbone, e che si era effettivamente ucciso, impiccandosi a un albero fuori della città.
In una conversazione che avemmo con Croiset, questi ci disse che le sue straordinarie facoltà erano spesso soggette a paralisi qualora avessero dovuto servire a mandare qualcuno in prigione. Gli chiedemmo se egli stesso, qualche ragione, fosse stato imprigionato, disse che in effetti stato più d’una volta arrestato e· rinchiuso dai tedeschi durante l’occupazione dell’Olanda, nell’ultima guerra. Ne dedussi che probabilmente, il ricordo dei tristi tempi della· prigionia agiva come «deterrente» su Croiset quando sentiva di poter causare a qualcuno simili ambascie. Lo stesso Croiset convenne che la nostra interpretazione era plausibile. In qualche caso, tuttavia, anche quel tipo di inibizione è caduto, soprattutto quando c’erano di mezzo dei bambini. Più volte, la polizia olandese ha potuto così restituire sano e salvo alla famiglia un bambino che era stato rapito a scopo ricattatorio. In una occasione – leggiamo in un’opera recentissima su Croiset, scritta da Jack Harrison Pollack e pubblicata dall’editore Doubleday di New York – il « veggente» fu chiamato a identificare, in una fotografia di sessanta persone, due impiegati che avevano accettato illecitamente del denaro. Lo fece, ma immediatamente dopo gridò, puntando il dito su un altro del gruppo: «Questo, sì, che è un grosso delinquente! E’ il tutore di un orfano di guerra, e ha rubato molto denaro del suo pupillo, per lungo tempo!…» Era vero.
Sul piano dell’investigazione scientifica, Croiset è stato «provato» innumerevoli volte soprattutto in due modalità sperimentali, aventi a che fare, rispettivamente, con la conoscenza paranormale del presente, e con quella del futuro.
Il primo tipo consiste nella cosiddetta «psicometria» – termine improprio, ma ormai entrato largamente nell’uso, con il quale si definisce il seguente procedimento tecnico: al «sensitivo» viene consegnato un oggetto qualsiasi, appartenuto a persona a lui ignota (l’oggetto stesso, tra parentesi, può essere d’impossibile identificazione, o tutt’altro che significativo, come ad esempio un anello matrimoniale, o un sassolino colorato). Mentre lo tiene tra le mani, il soggetto descrive tutte le impressioni, le immagini interiori, eccetera, che il contatto con quell’oggetto sembra suscitargli. Con Croiset, questo tipo di esperienze ha dato sovente risultati impressionanti. Un giorno, il prof. Tenhaeff lo convocò nel suo studio, e lo presentò a un signore che il «veggente» non aveva mai incontrato prima. Lo sconosciuto, senza far motto, gli porse alcuni frammenti di pietra. Croiset disse che essi appartenevano al monumento funerario di un portoghese, che era andato in Africa nel XVI secolo, e che era stato sepolto in terra africana. Il visitatore – che era per l’appunto professore in una Università del Sud Africa – non poté che confermare.
Ma gli esperimenti più sbalorditivi di Croiset sono le cosiddette «precognizioni a sedia vuota». Alcuni giorni prima di una riunione, viene scelta a caso una sedia in una data aula. Il «sensitivo» viene invitato a dare ogni particolare sulla persona – tuttora ignota – che prenderà casualmente posto su quella sedia. Il giorno della riunione, le sedie vengono assegnate a casaccio – per esempio, consegnando via via a coloro che entrano dei numeri d’ordine estratti volta per volta da un sacchetto, come nel giuoco della tombola -, quindi si fa il confronto tra le dichiarazioni del soggetto (che sono state, beninteso, regolarmente trascritte), e quelle della persona che si è trovata ad occupare la sedia preventivamente designata. In una esperienza del genere, preparata a Monaco di Baviera e svoltasi a Verona, Croiset superò se stesso, «azzeccando» dieci particolari sorprendenti relativi a una persona che non solo non aveva mai visto, ma di cui non poteva ovviamente prevedere che si sarebbe seduta proprio su quella sedia.
Sono dunque questi i… «connotati» parapsicologici essenziali di colui che qualcuno ha definito «il miracolo vivente di Utrecht». Quando lo incontrammo anni or sono a Bologna, potemmo noi stessi vedere in atto le straordinarie facoltà di quest’uomo un po’ fanciullesco, un po’ spiritato, sempre modesto anche dinanzi ai riconoscimenti e ai plausi di autorità e di scienziati. Quanto alla «spiegazione» di ciò che Croiset fa, o di quel che gli accade, navighiamo ancora nel buio. Croiset sostiene – e noi siamo d’accordo con lui – che i suoi «doni» sono l’accentuazione di qualche cosa che tutti più o meno abbiamo, ma in grado assai minore, così come è dell’orecchio musicale, di cui nessuno è totalmente sprovvisto, anche se i Toscanini o i Furtwangler sono rarissimi. E’ probabile che la misteriosa facoltà di percepire in via «extra sensoriale» sia come un antico senso smarrito ma non estinto, che in qualche raro essere può a tratti ripristinarsi e funzionare, meravigliado chi ha a disposizione i soli cinque sensi.

Emilio Servadio

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