Forse l’ansia nevrotica d’una bimba all’origine dei fenomeni di Melito
Gli studiosi di parapsicologia hanno notato la presenza costante, dove sono segnalate manifestazioni anormali di un adolescente le cui energie inconscie si scatenano in modo misterioso
Nello spiritismo si celano spesso forze ignote ma umane
Il Tempo 2 aprile 1966

Ancora una volta l’opinione pubblica si è interessata di un episodio di «infestazione », o, come altrimenti si dice, di Poltergeist. Questa volta si tratta del «caso )) di Melito Irpino. In questo piccolo centro del Meridione si sono verificati i consueti fenomeni, tipici di accadimenti del genere: mobili che si spostano, sacchi di grano che si aprono anche se strettamente legati, rumori improvvisi che nessuno riesce a spiegare, e via discorrendo. Come avviene regolarmente in circostanze del genere, i fenomeni sembrano trovare il loro pernio in una persona giovanissima, certa Nicolina Mustone, di nove anni, nipote del proprietario della casupola di Melito Irpino, Antonio Mustone. Sui fenomeni in discorso Il Tempo ha pubblicato il 24 marzo un’ampia corrispondenza giornalistica di Mario Pasca-Raymondo. Gli studiosi di psicologia anormale e di parapsicologia conoscono da un pezzo questo tipo di manifestazioni. Il termine Poltergeist, che spesso le contraddistingue, deriva dal tedesco e significa, letteralmente, «spirito chiassone»
Tuttavia l’opinione scientifica dominante è che non si tratti affatto di « spiriti », bensì dello scatenamento di forze ancora malnote, di provenienza
esclusivamente umana.
Occorre naturalmente, prima di cercar di ricostruire i meccanismi e la dinamica di un presunto caso di Poltergeist, essere sicuri che non si tratta d’illusioni, o di trucchi Nel caso di Melito Irpino sembra abbastanza probabile che l’illusione o l’autosuggestione siano da escludersi, pei lo meno in buona parte; quanto ai trucchi, ci si chiede, dopo aver letto i resoconti pubblicati in merito, in qua modo gli episodi descritti avrebbero potuto essere imitati – a meno di non voler pensare ad una connivenza di parecchie persone, o a una destrezza quasi sovrumana da parte di una ragazzina dl appena nove anni.
Ma ammesso per ipotesi che le manifestazioni non siano di ricondursi a cause « normali ) come si possono inquadrare i giustificare?
Naturalmente non sono di prendere in considerazione neanche per un istante le varie dichiarazioni ed elucubrazioni del cosiddetto « mago dell’Irpinia », Antonio Battista. Questi ha parlato di «spiriti», ha dichiarato di aver compiuto nei riguardi dei fenomeni alcuni «riti» di tipo magico, e via discorrendo. Si tratta di cose abissalmente lontane dalla investigazione seria e scientifica di questi e di altri fenomeni cosiddetti «paranormali».
La presenza costante, nell’ambiente in cui si verificano fenomeni di Poltergeist di un ragazzo o di una ragazza in età puberale o pre-puberale, sembra assai significativa agli studiosi di psicologia e di parapsicologia. La crisi puberale è caratterizzata da un afflusso degli impulsi sessuali, e spesso da una tendenza alla ribellione nei riguardi dell’ambiente, o di qualche persona dell’ambiente. In certi ragazzi, questi impulsi trovano una qualche forma di espressione aperta; in altri vengono invece «rimossi», cioè respinti dal soggetto nel profondo del proprio inconscio, col risultato ch’essi non compaiono in alcun modo alla ribalta.

Una premessa

Sbarrata la via della coscienza agli impulsi sessuali e agli istinti di ribellione, il soggetto si viene a trovare in uno stato di forte compressione psicologica. Se sfogliamo le cronache ormai secolari sui fenomeni di Poltergeist, notiamo che la maggior parte di essi si verifica intorno ad adolescenti o pre-puberi di famiglie contadine, e quasi mai in ambienti culturalmente più avanzati ed emancipati. Ciò significa che i soggetti più esposti ai fenomeni di Poltergeist sono quelli che per educazione, struttura familiare, peso dell’autorità patriarcale, eccetera, appaiono più compressi. Questa compressione sembra precisamente una premessa psicologica e psicodinamica delle manifestazioni in discorso.
Ci si potrebbe tuttavia chiedere: come mai questi fenomeni appaiono solo in certi casi mentre nella maggioranza degli adolescenti «compressi», essi non si verificano? E’ al proprio questo che la scienza e non ha ancora assodato. Non risulta chiaro, cioè, perché in certe particolarissime occasioni avvenga una «traduzione» in termini fisici del subbuglio interno del soggetto, mentre in tutti gli altri casi, invece, ciò non avviene. Sappiamo soltanto in generale che i protagonisti dei fenomeni presentano di solito tratti nevrotici, come piccoli sintomi isterici, insonnia, irrequietezza, pavor nocturnus, eccetera; e che i fenomeni di Poltergeist hanno spesso aspetto etero ed auto-persecutorio. Si potrebbe perciò pensare a sentimenti inconsci di colpa, e a esplosioni paranormali sia di aggressività contro persone o cose, sia di autopunizione.
La difficoltà di giustificare in precisi termini scientifici i meccanismi dei fenomeni in questione non è tuttavia limitata al «paranormale». Anche in parecchi casi di fenomeni psicologici o psicopatologici «normali», una vera· spiegazione riesce difficile o impossibile .
Rimane il fatto che il sub-strato psicologico e psicodinamico dei fenomeni di Poltergeist è ormai fuori discussione, così come è fuori di scussione l’influenza diretta indiretta di un ragazzino o una ragazzina in loco. Per far cessare i fenomeni di Poltergeist, basta infatti o allontanare il pubere o pre-pubere dall’ambiente in cui si trova, oppure avere con lui qualche colloquio di carattere psicologico-analitico, che chiarisca al soggetto – per lo meno sino a un certo punto – le sue stesse motivazioni inconscie. In un caso come nell’altro, i fenomeni cessano, senza alcun bisogno di «esorcismi» di tipo magico, o dell’intervento di autorità religiose. In un caso avvenuto prima della guerra in Gran Bretagna, lo psicoanalista Nandor Fodor sottopose il soggetto a una serie di colloqui analiticamente orientati, ottenendo una chiarificazione dei meccanismi psichici sottogiacenti, e la scomparsa dei fenomeni. In un caso che ci fu sottoposto alcuni anni or sono, e che si svolse a Torino senza che la stampa o l’opinione pubblica ne venissero informate, il nostro consiglio fu di allontanare una giovinetta dodicenne che conviveva con una vecchia signora dell’aristocrazia piemontese, e l’attuazione dl tale consiglio ebbe come immediato risultato la cessazione di fenomeni effettivamente assai importanti ed inquietanti, che avevano turbato non poco la distinta gentildonna.

Il libro di Owen

Una tensione psichica inconscia è comunque regolarmente presente in una o più persone, ogni qual volta si abbia a che fare con un caso di Poltergeist. E’ questa, fra l’altro, la conclusione a cui giunge il noto studioso di Cambridge, A. R. G. Owen, nell’opera più completa ed esauriente sull’argomento che sia apparsa sinora: Can we explain the Poltergeist? (Possiamo noi spiegare il Poltergeist?), pubblicato l’anno scorso dalla Helix Press di New York.
Nel caso di Melito Irpinio sarebbe stato molto più interessante un esame sul luogo da parte di studiosi seri· di psicologia del profondo e parapsicologia, anziché l’enuciazione di pseudo-teorie «magiche» da parte del «sindaco mago» di un paesello vicino, o l’intervento di sacerdoti che possono temere qualche volta in fenomeni del genere l’azione di entità diaboliche. D’altronde le stesse autorità ecclesiastiche più illuminate convengono oggi con gli studiosi che è perfettamente inutile pensare al demonio quando le cose si possono spiegare e risolvere secondo i principi della moderna psicologia scientifica.

Emilio Servadio

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