Non è colpa del padrone di casa se l’inquilino “sente” gli spiriti
Questa è la tesi d’un insigne giurista che discute il caso delle abitazioni “infestate”: gli spettri (se ci sono) sarebbero dovuti ad un medium, anche inconsapevole – Ma basta la presenza di soggetti con turbe nevrotiche per spiegare tutto? – La scienza non risponde ancora
La Stampa, 1 gennaio 1961

Roma, dicembre

« Se avvenga che nella casa locata l’inquilino spinto da panico timore creda essere assalito da maligni spiriti, che in Napoli volgarmente chiamansi monacelli, anche gli si permette di lasciarla senza essere tenuto a pagamento di mercede».
Così si esprimeva, verso la metà del Settecento, Gregorio Grimaldi, autore della Istoria delle leggi e magistrati del regno di Napoli. Non diversamente un erudito tedesco, lo Strykius, agli inizi dello stesso secolo, dissertava con gravità de jure spectrorum e dichiarava esservi vizio redibitorio per infestazione della casa venduta «se dopo la vendita gli spettri appaiono al compratore». Qualora l’immobile fosse stato locato, il locatore «deve avvertire l’inquilino che nella casa ci sono gli spettri». Comunque, se i disturbi causati da questi sono notevoli, l’inquilino ha diritto di andarsene senza ulteriormente pagare.
Ma non così la pensava il grande Thomasius, illustre filosofo del diritto, il quale, pochi anni dopo la pubblicazione dell’opera dello Strykius, mise praticamente a terra tanto lui che il Grimaldi con una poderosa dissertatio il cui titolo è netto e perentorio: De non rescindendo contractu ob metum spectrorum. E cioè: la paura degli spettri, il locatario deve tenersela: non può farla valere per strappare il contratto e per andarsene senza pagare!
Non si dovrebbe credere che diatribe di questo genere siano inattuali e appartengano al passato. Anche ai nostri giorni il problema delle cosiddette “case infestate” ha costituito l’oggetto sia di ricerche scientifiche (di pertinenza di una giovane disciplina, la parapsicologia), sia di dibattiti giuridici: poiché, come è apparso a vari studiosi di diritto già da molti secoli, se in una casa succedessero davvero comparse di spettri, o simili poco rassicuranti fenomeni, il valore della casa stessa, e la sua abitabilità, potrebbero essere oggetto di revisioni e di controversie. Una letteratura assai vasta, e tutta una serie di cause e verdetti in diversi paesi (comprese alcune sentenze di magistrati italiani) indicano sia l’interesse scientifico del tema, sia la sua concreta importanza in sede giudiziaria.
Tale interesse, tale importanza tuttora vivi, hanno spinto un nostro insigne giurista, il prof. Enzo Nardi, a occuparsi a fondo del problema: e dalle sue ricerche è venuto fuori un libro straordinario: Case “infestate” e diritto romano moderno (edizioni A. Giuffré, Milano), dopo la cui pubblicazione, e per parecchio tempo, sarà ben difficile dire qualcos’altro! Che il Nardi mostri, nella sua opera, una perfetta conoscenza del lato giuridico della questione, non fa meraviglia, data la sua dimestichezza con pandette e codici: ma è singolare e altamente lodevole anche la sua informazione in materia parapsicologica.
Il Nardi evita il facile gusto di fare dello spirito sui presunti “spiriti”, come succede a studiosi per i quali l’espressione stessa di “case infestate” non può avere a priori alcun contenuto. Se costoro si dessero la pena di consultare la letteratura più seria e più recente apprenderebbero, per esempio, che due psicologi americani, Hereward Carrington e Nandor Fodor, hanno rintracciato e descritto, in una loro pubblicazione di pochi anni fa, ben 375 casi – fra antichi e moderni – in cui questa o quella abitazione è stata additata come teatro di fenomeni inconsueti e inspiegabili: bruschi spostamenti di oggetti non toccati da alcuno, rumori senza causa apparente, aperture e chiusure improvvise di porte e finestre, e via discorrendo. Apprenderebbero, inoltre, da non meno di dieci o quindici opere di primo piano uscite nel solo ultimo decennio, che il problema della realtà dei fenomeni d’infestazione non è stato affatto “liquidato”, anche se gli studiosi scartano in genere l’ipotesi degli “spiriti”, e anche se nessuna teoria generale di tali fenomeni sembri bastare a spiegarli in modo sicuro e definitivo.
Ammesso per ipotesi che in un certo numero di casi i fatti sussistano, e che non si tratti d’inganni, di scherzi o d’illusione, le spiegazioni pensabili possono essere diverse.
Una è quella che fa capo al parapsicologo inglese G.W. Lambert. Questi, passando in rassegna un buon numero di casi d’infestazione, ha creduto di notare alcune singolari concomitanze tra i fatti stessi, certi fenomeni meteorologici stagionali (come piogge o alluvioni), e l’ubicazione geologica e idrologica dei luoghi “infestati”. Ha creduto perciò di dedurne che quando si verificano inconsuete condizioni fisiche e geofisiche in certe località, esistono le premesse perché in questa o quella casa certi oggetti si muovano apparentemente “da soli”, con accompagnamento eventuale di rumori e di altri fenomeni.
Tale tesi, indubbiamente ingegnosa, appare tuttavia incapace di spiegare quelle “infestazioni” che sono – o sembrano – caratterizzate da una “intenzionalità”, da una sia pure elementare, rozza, deprecabile motivazione.
Rimane perciò aperta un’altra linea d’investigazione e di teoria, di competenza non più della fisica o dell’idrodinamica, bensì della psicologia paranormale e, insieme, della psicologia del profondo: le quali, entrambe, tengano ben presenti i processi dell’inconscio individuale e collettivo. Alcuni studiosi si orientano perciò nel senso di supporre che i fenomeni d’infestazione, se e quando reali, costituiscano rare espressioni esteriori, quasi escursioni nel mondo esterno, di intensi conflitti psichici incoscienti, dei quali siano protagonisti, magari del tutto ignari, particolari persone che vivano nell’ambiente “infestato”.
Può trattarsi (ed è sembrato spesso che così fosse) di un ragazzo o di una giovinetta turbati dalla “crisi puberale”: oppure di un soggetto anche adulto, che “esprima” in quel modo eccezionale le sue profonde turbe nevrotiche… È questa la linea d’indagine perseguita, nei suoi studi sui fenomeni d’infestazione, dal già citato dott. Fodor: ed è linea che riscosse, a suo tempo, la approvazione di Freud.
Tuttavia il problema è lungi dall’essere risolto, e occorreranno molti altri accertamenti di fatto, e varie analisi psicologiche di soggetti, per saperne di più. Intanto, la questione giuridica rimane; e sia la dottrina, sia la giurisprudenza palesano al riguardo numerose incertezze – come l’opera del Nardi magistralmente documenta. Secondo il nostro autore, non è affatto provato che certe “infestazioni” durino per molto tempo, indipendentemente da coloro che si succedono in una abitazione: i fenomeni, se ve ne sono (e ciò è molto probabile, anche se non certissimo) sono dovuti all’influenza di particolari persone, che fungono da “medium” più o meno inconsapevoli. Ergo – conclude il Nardi – «quali fenomeni medianici provocati da un abitante, ricadrebbero tutt’al più, ove fossero causa di danni alla cosa, fra i deterioramenti in genere a carico del conduttore (1588 C.C.)… quali risonanze medianiche o telepatiche (allucinatorie) di influenze locali, non consentirebbero di costruire il vizio redibitorio, non essendo l’influenza atta a manifestarsi che in rapporto ad individui d’eccezione ed in forme da essi condizionati».
La tesi del Nardi è senza dubbio quella che permetterebbe al magistrato, che la adottasse, di muoversi con la massima tranquillità e sicurezza, respingendo come infondata qualsiasi istanza di locatario o di acquirente, il quale si trovasse, a cose fatte, ad abitare una casa… frequentata da spettri. Lo “spettro” non è legato alla casa. Tuttavia un danno a Tizio – locatario o compratore – potrebbe derivare dalla fama sinistra, a lui prima ignota o taciuta, del locale affittato o acquistato. Alcuni autori mostrano, a tal riguardo, una certa inclinazione a difendere il povero Tizio. Altri, invece, si sono chiesti perché mai la presenza di supposti fantasmi dovrebbe far diminuire, anziché aumentare, il valore di un edificio.
Forse che certi castelli inglesi, o transilvani, non sono celebri proprio perché notoriamente abitati da spettri, “dame bianche”, e simili tradizionali, ancorché evanescenti personaggi dell’aldilà?
Emilio Servadio

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