Via libera per la telepatia nel fortilizio della Scienza
Il Tempo 04/07/1963

In vari Paesi si riconoscono ormai la legittimità e l’importanza dello studio dei fenomeni di percezione extra sensoriale; e ci sono buone prospettive per l’istituzione di appositi laboratori

Praga, luglio

Il dottor Milan Ryzl si è presentato puntualmente nel vecchio albergo di Praga dopo mezz’ora dal mio arrivo. E’ un uomo sui trentacinque, sorridente e pieno d’entusiasmo. Da diversi anni, ha piantato in asso la biochimica, in cui si è addottorato, e con¬duce una sua privata battaglia con un unico fine: far riconoscere ufficialmente anche in Cecoslovacchia — come e ormai avvenuto in molti Paesi – la legittimità e l’importanza delle ricerche parapsicologiche, ossia dello studio dei fenomeni di percezione extra sensoriale, telepatia e affini. La sua ambizione (e secondo le ultime informazioni, e un’ambizione prossima al successo) è che la stessa Accademia delle Scienze di Pra¬ga istituisca un Istituto, o Laboratorio di parapsicologia. La maniera in cui Ryzl è riuscito a convincere alla sua causa un certo numero di studiosi, e a farsi prendere sui serio anche in alto luogo, è degna di attenta considerazione. Egli sembra aver capito che per far breccia nella cittadella alquanto chiusa della «scienza ufficiale» non bastavano le disquisizioni teoriche, o i resoconti di seconda e terza mano su quel che accadeva in Inghilterra, in Olanda o negli Stati Uniti. In un ambiente come quello ceco, in cui a certe comuni riluttanze verso la parapsicologia si aggiungono pregiudiziali di ordine ideologico (gli studi in discorso sembrano ancor oggi a molti non conciliabili con il materialismo marxista). Tuni¬ca possibilità di ottenere qualche riconoscimento era quella di mostrare fatti precisi, sicuramente constatabili, e possibilmente ripetibili. E con chiaro intuito, anche se non proprio in base a un deliberato programma, il dottor Ryzl ha trovato in tal senso la via giusta.

Un paio dl forbici

In primo luogo, Ryzl ha adottato uno strumento di lavoro che in tutto il mondo (e in modo particolare nei Paesi marxisti) ha ormai acquistato rispettabilità: l’ipnosi. Egli ha «allenato» un certo numero di soggetti a cadere con relativa facilità in uno stato ipnotico più o meno lieve, li ha orientati favorevolmente riguardo alla possibilità generica di «percepire» senza l’aiuto della vista, o degli altri organi di senso.
In un secondo tempo, Ryzl ha sottoposto i soggetti migliori a un certo numero di «esercizi» progressivi. A un individuo ipnotizzato, e a cui aveva ingiunto di tenere gli occhi chiusi, ha presentato ad esempio un oggetto, e gli ha chiesto di descriverlo. All’inizio i risultati di simili prove possono essere nulli: ma con l’andare del tempo essi diventano sempre più positivi. Una ragazza, S.K., a cui Ryzl aveva dato l’ordine di « vedere », nelle condizioni anzidette, un paio di forbici aperte, comincio a descrivere «un colore metallico», poi «un angolo acuto e un angolo ottuso», quindi «due angoli acuti con le punte convergenti» poi ancora «qualcosa come due matite incrociate»… Da ultimo, dichiarò che si trattava di un paio di forbici. Un altro soggetto individuò allo stesso modo, progressivamente, un disco metallico che Ryzl aveva posto con delicatezza sulla sua spalla, e descrisse ciò che il disco stesso recava inciso.
I migliori soggetti di Ryzl sono stati abituati a cadere di loro stessa iniziativa in un sto ipnotico, e qualche volta si sono avvalsi delle relative « estensioni » della percezione, favorite da tale stato, per scopi pratici della vita quotidiana, come imbroccare la via giusta in un quartiere sconosciuto, o ritrovare documenti d’ufficio da qualcun al¬tro smarriti. Tuttavia ciò non bastava ancora a soddisfare le esigenze della ricerca scientifica, e Ryzl dovette passare a un tipo di esperimenti suscettibili di valutazioni scientifiche. Il materiale da lui adottato è di una semplicità estrema: si tratta di grossi rettangoli di cartone rozzo e opaco, riuniti due a due a mo’ di busta aperta da uno dei lati corti. In ognuna di tali buste può essere inserito un rettangolino di cartone più leggero, che da una parte è bianco e dall’altra è verde. Quando le buste sono pronte e mescolate, è assolutamente impossibile sapere a che lato corrisponda la faccia bianca del cartoncino interno, e verso quale lato stia la sua faccia verde. Al soggetto vengono presentate, per decine di volte, dieci buste così preparate; ed egli le distribuisce rapidamente secondo quello che ritiene sia il colore della faccia interna superiore, menzionando via via la parola «verde» o la parola «bianco», dopo cento, duecento, cinquecento di tali «chiamate», si tirano le somme e si procede alla verifica. E’ chiaro che il semplice caso dovrebbe dare una media del cinquanta per cento per ognuno dei due colori; e che alla lunga, le chiamate esatte non dovrebbero superare tale percentuale. Orbene, Ryzl ha «allenato» i suoi soggetti (tra cui uno che ho personalmente conosciuto e visto all’opera) in modo tale da essere praticamente sicuro che il predetto 50% di chiamate corrette sarà regolarmente superato, e sempre in misura maggiore del cosiddetto «scarto probabile» ! Si tratterà del 65 o del 70 per cento, qualche volta dell’80, qualche volta solo del 60…: ma Ryzl è ormai in grado di dimostrare per dir cosi « a volontà », dinnanzi a qualsiasi studioso o commissione di studiosi, che esistono nell’uomo possibilità di percezione ·in «eccesso» rispetto a ciò che insegna la psicofisiologia, e nei confronti di quello che risulterebbe dall’applicazione delle ferree leggi della casualità…

Grosso problema

Il suo miglior soggetto attuale è un modesto impiegato di biblioteca pubblica, certo P.S., uomo affabile e timido, per nulla inorgoglito di una certa notorietà che comincia a svilupparsi intorno al suo nome. Accompagnato da Ryzl, sono andato a trovarlo nei suo modesto ambiente di lavoro. Benché del tutto impreparato, e un poco – inibito dalla presenza di uno studioso giunto da Roma, S. ha gentilmente accondisceso a mostrarmi lì per lì «come faceva». Per centinaia di volte, i famosi cartoni (mescolati da me ad libitum) sono stati « chiamati » e verificati. Ryzl scuoteva il capo, perché a suo avviso il soggetto non poteva, in quelle condizioni, produrre nulla di buono. Ma alla fine, il conteggio mostrò che S., come al solito, aveva detto giusto molte più volte di quello che avrebbe dato la probabilità, raggiungendo tranquillamente la sua « media minima » del 65 %. Beninteso, questo non significherebbe nulla se si fos¬se trattato di un’esperienza isolata: ma come si e detto, S. si mantiene ormai sempre al disopra del 50%. E ciò basta ad aprire un grosso problema, di cui anche in Cecoslovacchia, come in ogni Paese ormai, la scienza accademica e universitaria dovrà prima o poi inevitabilmente occuparsi. Non si può non rivolgere un complimento al giovane dottore di Praga, che con mezzi semplicissimi, e senza tentennamenti, e già riuscito — da solo — a creare un « caso » scientifico di così notevole portata.
Emilio Servadio

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