Ricordo di Angelo Marzorati
Luce e Ombra 1931

Non è facile capire l’entità del vuoto lasciato, nel campo delle ricerche psichiche, dalla scomparsa di Marzorati. Più ci si pensa e più ci si accorge che un Uomo di quel genere difficilmente potrà ritrovarsi.
Non si tratta, intendiamoci, di una preparazione scientifica o di una cultura cui altri non possano giungere; si tratta di un modo tutto particolare di vedere i problemi e di affrontarne la soluzione: modo che è quello, in ultima analisi, per cui la nostra Ricerca si differenzia tanto da un’indagine fisico chimica quanto da un sistema qualsiasi di dottrine o di credenze; ma che difficilmente viene identificato e compreso da coloro che non abbiano una particolare familiarità con gli studi stessi che coltiviamo.
Tale modo era fondato, in Marzorati, soprattutto sulla enorme conoscenza ch’Egli aveva del problema centrale della Ricerca psichica: quello della medianità. Problema in sostanza ancora insoluto, e che forse il solo Marzorati avrebbe potuto approfondire sino all’estremo, se vi si fosse dedicato senza la naturale ripugnanza al mettersi in prima linea che aveva finito col fargli sembrare immodesto persino lo scrivere.
Ogni sfumatura del complesso carattere dei medium, ogni differenza tra i vari tipi di medianità erano a Lui note, così come l’atteggiamento da assumere in seduta e fuori, e soprattutto quello, né fideistico né fondato sulla semplice e fredda osservazione, da mantenere di fronte ai fenomeni. In ciò Egli era un maestro: nell’aver saputo trovare la giusta via – mal definibile in poche frasi – per studiare e sperimentare; nell’aver capito esattamente, tanto per fare un solo esempio, quel che per molto tempo nessuno scienziato « ufficiale » certo vorrà ammettere: cioè che la frode, in tutte le sue gradazioni, è parte integrante del fenomeno medianico, nel quale essa è implicata quasi fatalmente come e mi oscuro, elemento di dissoluzione, vizio insanabile e ineliminabile che occorre accettare se si vuole non rinunziare all’esame, e per cui la Ricerca psichica, a differenza di tanti altri studi, trova fin dal suo inizio la necessità di un’opzione in chi la coltiva, di un vero e proprio « atto gratuito », che a molti ripugna e che molti fuorvia.
Questo ed altri insegnamenti di Marzorati, frutto di « lungo studio e grande amore », e situati in una zona di equilibrio spirituale che richiedeva un corrispondente sforzo di adattamento in chi li ascoltava, valevano da soli ben più che la lettura di molti volumi. Come certe istruzioni di carattere tradizionale ed iniziatico, esse velavano spesso sotto un’apparenza paradossale una profonda saggezza; valga per tutti l’esempio anzidetto: la frase non potrebb’essere evidentemente data senz’altro in pasto ai novizi, poiché presuppone troppe cose, tanto in chi la profferisce quanto in chi l’ascolta; e viene infatti quasi sempre fraintesa, come tutto ciò che si solleva dal banale e dal tautologico, e che ammette quindi vari gradi di comprensione.
Questo patrimonio di saggezza andrà, purtroppo, almeno in parte smarrito, poiché quanto ne rimane (lettere, articoli, note) non ne è che l’espressione statica, benché mirabile, e non può rivivere compiutamente se non in chi abbia avuto la fortuna di ascoltarne dalla stessa voce di Marzorati l’enunciazione viva e multiforme. Ma anche come tali, molti articoli o « note » apparsi nella Rivista sia col Suo nome, sia come manifestazione del pensiero della Direzione, rappresentano punti di riferimento a cui spesse volte, nelle ore gravi o nei momenti dubbi, ricorreremo come a segni indicatori sicuri della via da percorrere.

Chi scrive ha conosciuto Marzorati nell’ultimo tempo della Sua vita terrena, nell’età in cui, sopite le energie e placate le fiamme dal peso delle stagioni, ci si adagia sovente in quello che vien chiamato, e non a torto, « meritato riposo ». Questo riposo il Nostro Scomparso mai non lo conobbe: la Sua sola requie era lo studio, e un’attività calma e tenace di ogni istante lo legava al Suo tavolo di lavoro dove chi entrava nella stanza poteva vederlo, chino su una bozza di stampa o sulle pagine di un libro raro, annotare, correggere, modificare, rifare, in un’opera di lima che talvolta sembrava persino eccessiva a chi non prendeva parte alla Sua fatica, non faceva proprie le Sue esigenze. Spirito eternamente preoccupato dalla fatalmente imperfetta aderenza del realtà all’ideale, dell’esperienza al concetto, Marzorati sentì la Sua funzione di moderatore e di maggior esponente della Ricerca psichica in Italia quasi religiosamente, sino all’ultimo numero della rivista da Lui diretta; e la frase che abbiamo pubblicata nello scorso fascicolo, dando l’annuncio del Suo transito, in cui accennavamo alle cure assidue e minuziose » ch’Egli soleva dare al « Suo » Luce e Ombra, era una pallida immagine di ciò che in realtà fu Marzorati per questa rivista, che a lui deve in gran parte la sua non inutile, più che trentennale esistenza.
Altri, meglio di quanto noi non potremmo fare, ricorderà o raccoglierà gli scritti fondamentali di Marzorati, insisterà maggiormente sulle Sue qualità di studioso, sulla Sua sapienza di bibliofilo. A noi basta aver qui dichiarato la gratitudine che ci lega alla memoria dell’Amico e del Maestro, assicurare al Suo pensiero sempre vivo la continuità fedele e la vegliante devozione.
EMILIO SERVADIO.

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