S. Freud: Psicopatologia della vita quotidiana, Casa ed. Astrolabio, Roma, 1948. L. 900.
Luce e Ombra 1948

Forse è questa, se non l’« Introduzione allo studio della psicoanalisi », la più diffusa e popolare opera di Freud. E la popolarità è ben giustificata, poiché il libro si legge e si rilegge con infinito diletto, dovuto in parte alla soddisfazione quasi poliziesca di scoprire le cause prime di tanti piccoli atti – in apparenza casuali – nostri, ed altrui, in parte allo spettacolo impareggiabile che offre il funzionamento dell’intelligenza analitica più brillante dell’epoca nostra.La tesi esposta da Freud in queste pagine è ben nota: le dimenticanze, i lapsus, gli smarrimenti di oggetti, i qui pro quo non sono dovuti al caso, bensì a un rigoroso determinismo psichico, che molte volte è possibile ricostruire sin nei particolari. Il lapsus linguae, ad esempio, è il risultato di un compromesso fra due tendenze, una cosciente, l’altra inconscia o preconscia, che sono entrate in conflitto; l’atto sintomatico può avere lo stesso valore simbolico di un vero e proprio sintomo, o di un sogno; il dimenticare un oggetto può indicare il desiderio inconsapevole di perderlo, o quello di conservare un legame con la persona presso cui si lascia. E via discorrendo.
Il libro è ricchissimo di esempi, molti dei quali diventati celebri. Alcuni quelli relativi a qui pro quo verbali perdono il loro sapore nella traduzione, ma ciò era inevitabile. Tuttavia ci sembra che sarebbe stato opportuno integrare questa pubblicazione con una casistica italiana – davvero non difficile a mettere insieme sol che ci si rivolga alla cronaca quotidiana, e alle personali esperienze di psicologi e psicoanalisti.
EMILIO SERVADIO

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