Uguaglianza « attitudinale » tra gli uomini e le donne.
Una verifica delle moderne teorie
··· Il Tempo 18/06/1963

In un buon numero di persone, le notizie relative alla prima donna cosmonauta hanno destato, più ancora che letizia e ammirazione, reazioni di sbalordimento. Qualcuno ha manifestato addirittura sentimenti di viva preoccupazione, se non di commiserazione, per Valentina Tereshkova, questa rappresentante del « sesso debole » (così dicono), lanciata « allo sbaraglio » nella più rischiosa delle avventure.
A chiunque conosca un po’ più a fondo la questione, simili giudizi e apprensioni appaiono completamente fuori luogo. Tutti dati di cui disponiamo, relativi alle comparazioni biologiche, fisiologiche e psicologiche fra l’uomo e la donna, e una lunga serie di conferme empiriche, fanno invece concludere che la donna, ai fini del volo spaziale, può essere adatta quanto, e forse più ancora, dell’uomo.
Ricordiamo anzitutto che ai cosmonauti, per ora, non si chiedono prestazioni che implichino grandi sforzi muscolari, né si pretende che essi abbiano un fisico da lottatori, o da sollevatori di pesi. Se così fosse, dovremmo veramente dire che la donna cosmonauta si troverebbe in condizioni d’inferiorità, poiché, tutto sommato, la forza muscolare e la corporatura sono (e non si gridi al paradosso) le sole caratteristiche in cui il sesso maschile supera quello femminile! Se consideriamo invece i dati della biologia, della fisiologia e della psicologia troviamo che la donna per certi rispetti eguaglia e per altri nettamente supera l’uomo. E’ ormai largamente noto che circa la metà delle cellule riproduttive maschili contiene una coppia cromosomica eterogenea (XY, contro la parità omogenea di tutti i corrispondenti. Cromosomi femminili (XX). Quel fatale « ipsilon » condanna in partenza il maschio a tutta una serie di guai ereditari dai quali la femmina, invece, è esente – come daltonismo, alopecia congenita, cisti epidermiche, glaucoma giovanile, atrofia follicolare, emofilia, stenosi mitralica e parecchi altri ancora. In tutti i Paesi del mondo, la media della vita al momento della nascita è considerata maggiore per le femmine che non per i maschi. E mentre in tutto il mondo nascono, di regola, più maschi che femmine, è universale il fatto che nel primo anno di vita la mortalità dei maschi è assai superiore, il tempo di guarigione dalle più varie malattie è inferiore nella donna rispetto all’uomo: e l’unico gruppo di mali che determina una più elevata mortalità femminile è quello legato alla funzione riproduttiva (malattie del sistema genitale ed endocrino).
Sotto il profilo fisiologico o psico – fisiologico, è stato da tempo dimostrato che la donna non ha proprio nulla do invidiare all’uomo. La donna reagisce ad esempio benissimo in tutti i compiti che richiedino una rapida percezione dei particolari, e un frequente spostarsi dell’attenzione, da un soggetto all’altro (constatazione importante, si direbbe agli effetti del comportamento di fronte a qualche eventuale mutamento imprevisto specifico e improvviso nelle condizioni del volo spaziale)
Quanto ai possibili shocks, ricorderemo semplicemente che la seconda guerra mondiale ha mostrato la molto maggior cedibilità mentale degli uomini rispetto alle donne durante gli assedi o i bombardamenti. In un suo studio sugli « effetti psicologici della guerra sul borghese e sul soldato », il famoso psichiatra inglese R. D. Gillespie ha osservato che nelle zone bombardate di Londra e del Kent, più uomini furono colpiti da malattie mentali in una proporzione del settanta per cento maggiore che non le donne!
I sostenitori della «superiorità dell’uomo » ci attendono probabilmente al varco, ovvero ai banco di prova, delle caratteristiche psicologiche, intellettuali ed emozionali. La donna – essi dicono – è senz’altro più « emotiva » dell’uomo, meno salda affettivamente e intellettualmente meno sviluppata…
Ma è proprio così? Per, quanto riguarda il primo punto, possiamo bensì dire che la donna è, in genere, emotivamente più reattiva dell’uomo: ma non siamo affatto certi che ciò rappresenti un’inferiorità! La donna può, sì, piangere o adirarsi più dell’uomo: ma le statistiche mostrano che i suicidi femminili sono quattro o cinque volte più rari di quelli maschili, e che le crisi psicologiche gravi delle donne durano assai meno che non quelle dei signori uomini. Vien fatto pertanto di chiedersi se la maggiore emotività femminile non sia, tutto sommato, una buona valvola di sicurezza e di rieequilibrio, di cui le donne dispongono più e meglio di molti uomini…
Che la donna sia meno salda dell’uomo negli affetti è un’affermazione semplicemente falsa. Il tipo della donna « volubile e menzognera » rappresenta il sesso femminile press’a poco quanto il tipo del dongiovanni, o quello del « giovane Werther », rappresenta quello maschile. Per contro – e sebbene non esistano statistiche al riguardo – si può essere autorizzati a pensare che le prove di abnegazione e di attaccamento a una persona, o a una causa, da parte della donna, siano eguali se non superiori a quelle dell’uomo. E non crediamo di fare una scoperta se ricordiamo che per quanto grande e tenace possa essere l’affetto di un padre, quello materno supera, talvolta, i limiti del crediblie.
Se è vero che il numero delle donne « di genio » è notevolmente inferiore a quello degli uomini geniali (ma si tratta presumibilmente, in parte, di condizioni storico-ambientali sfavorevoli, e comunque non si richiede propriamente un « genio » per assolvere i compiti di un cosmonauta), è per contra dimostrato che la donna è atta a comprendere e ad apprendere tutto ciò che comprende e può imparare un uomo.
Abbondano ormai dappertutto le donne che esercitano, e con successo, qualsiasi professione o mestiere – non esclusi quelli che comportano oltre che una buona intelligenza, anche notevole impegno, costanza, rapidità di decisioni e (come si suol dire) «nervi a posto ». Non è forse di questi giorni la notizia del nuovo record mondiale d’aviazione (oltre 2000 chilometri l’ora) stabilito dalla famosa aviatrice francese Jacqueline Auriol? E non abbiamo appreso, sia pure per sommi capi, che Valentina Tereshkova è stata sottoposta, per un lungo periodo, a selezioni, apprendimenti e condizionamenti severissimi, e che li ha più che brillantemente superati?
Il discorso potrà forse essere ripreso quando all’uomo (e alla donna) verranno assegnati « compiti astronautici » di maggiore impegno: primo tra i quali, ovviamente, sarà il volo Terra-Luna, seguito poi da eventuali « allunaggi ». Si potrà meglio valutare, in tali circostanze, ciò che ci si può attendere dall’« unità psicosomatica » maschile in confronto a quella femminile. Sin da ora, però, possiamo ritenere che gli « spauracchi cosmici » d’ordine psicologico, su cui abbiamo avuto occasione in passato di soffermarci, non avranno particolare presa sull’animo di donne ben preparate e integrate. Nulla ci permette, per esempio e frattanto, di pensare che il « contatto » della giovane Valentina Tereshkova con i propri processi psichici inconsci sia meno buono e meno efficace di quello di altri astronauti di sesso maschile che l’hanno preceduta nella sua fantastica corsa intorno alla Terra.
Emilio Servadio

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