Nel gorgo della magia nera per reagire alla propria meschinità
Il Tempo 09/04/1963

Il principio che spinge gli squilibrati promotori di riti segreti e la violentazione di certi valori morali coi quali non si è raggiunto il successo nella vita.

Che vi sia in Inghilterra una recrudescenza di pratiche occultistiche e magiche, sembra dimostrato da vari fatti recenti. Il Tempo ha riportato, a due riprese, notizie alquanto raccapriccianti relative a riti di magia nera, implicanti una violazione di sepolcro, e cerimonie blasfeme avvenute in una vecchia chiesa sconsacrata di Clophill nel Bedfordshire. A quel che pa­re, la dattilografa ventunenne Kitty Frazer sarebbe stata drogata, trasportata a Ciophill, e quivi denudata e costretta a partecipare passivamente a una « messa nera ».
Ci preme avvertire subito che fatti del genere non solo possono avvenire — sia a Londra, sia in varie altre grandi città del mondo (Roma compresa) —ma che essi sono molto meno rari di quanta generalmente ci s’immagini. Non vi è il minimo dubbio che riti magici, incantesimi, e ogni tanto anche messe nere, si effettuino a Londra come a Parigi, a Roma come a New York. Questi riti vanno dai tentativi d’influire a distanza su qualcuno mediante «operazioni» su immagini, a ten­tativi di provocare fenomeni « supernormali » in se stessi o in altri; da evocazioni di presunti demoni o spiriti (dai quali ci si attendono sottomissione e servigi) alla riaffermazione perentoria della adorazione di Satana (a cui, pertanto, occorre mostrare che si dileggia e si capovolge tutto ciò che la Chiesa di Cristo vuole ed insegna). In un nostro scritto, abbiamo ricordato il sequestro, avvenuto nel 1954, alla dogana di Domodossola, di una cassa di candele nere, spedite ad un noto esponente della buona società romana. Questi spiegò che esse dovevano servire « a una festa mascherata » — ma non volle dare particolari.
L’uomo che invitò Kitty Frazer alla cosiddetta « festa », a cui l’ignara ragazza fu poi costretta a partecipare, disse di chiamarsi Mark Crowley. Si trattava evidentemente un falso nome ma estremamente indicativo per chi non sia del tutto ignaro di certe cose e di certe persone (come presumibilmente lo era invece la giovanissima Kitty). E’ quello infatti il cognome, se non il nome, di un famoso « mago », Aleister Crowley, che attirò intorno a sè buona parte dei cultori inglesi ed europei di « scienze maledette », press’a poco negli anni 1905-1935. Era uomo coltissimo, poeta apprezzato, viaggiatore, esploratore. Aveva fondato un Ordine occulto (la Golden Dawn) di cui era il capo, e si autodefiniva con l’espressione apocalittica di « Bestia 666 ». Crowley morì nel 1947, lasciando numerosi libri (qua­si tutti difficilmente reperibili perché stampati privatamente) e alcuni discepoli. Il fatto che nel 1963 qualcuno abbia assunto il suo nome nell’ ambito di «azioni magiche» di un certo tipo, e perciò conferma della persistenza — in Inghilterra come altrove — di orientamenti e comportamenti che i più considerano « da Medioevo », ritenendoli scomparsi, per lo meno nelle grandi e moderne città.
Quali possono essere i motivi che tuttora spingono individui «civilizzati » a comportarsi in modi cosi strani, così ripugnanti, così anacronistici? A nostro parere, non è possibile dare di simili avvenimenti un’interpretazione unilaterale — considerando, ad esempio, la magia nera come sinonimo di psicopatia, e «degenerati» o pazzi coloro che in pieno secolo ventesimo tracciano al suolo pentacoli, tentano sortilegi, od organizzano messe nere —. Una motivazione meno strettamente psichiatrica e maggiormente storicistica può avvicinarsi di più alla verità: ed è quella della minor fiducia di molti in certi schemi e valori razionali, dell’accresciuto bisogno di trovare fuori di sé aiuti e puntelli, e della protesta contro autorità ed enti (terreni o metafisici, esterni od interni) dai quali si ritiene di essere stati frustrati o non accettati. S’inserisce in queste coordinate un elemento assai bene indicato dai Malinowski quale fattore sottogiacente della magia operativa: « L’uomo, impegnato in una serie di attività pratiche, giunge a un punto morto. Abbandonato dalle sue conoscenze, deluso dai esperienze passate e dalla sua abilità tecnica, sperimenta la sua impotenza. La magia rituale, come buona parte dei principi magici, delle sue formule e delle sue sostanze è stata rivelata all’uomo in queste esperienze passionali che lo assalgono nei vicoli ciechi della sua vita istintiva e delle sue attività pratiche, in quei vuoti e in quelle crepe che si fanno sentire nell’imperfetta muraglia che, mediante la cultura, l’uomo ha eretto fra se e l’assedio delle tentazioni e dei pericoli del suo destino ». Nel caso della magia nera, l’elemento polemico e passionale e ancora più evidente. Il suo principio fondamentale è la violentazione, la manomissione di ciò che viene di solito considerato bello, buono, doveroso o santo. E’ stato più volte osservato che, senza volerlo, il satanista rende testimonianza a quel Dio che vilipende, e che gli occultisti « della mano sinistra » sono non di rado ex devoti, se non addirittura ex sacerdoti… Naturalmente nelle motivazioni storiche e collettive s’introducono quelle più specificamente definibili in termini psicopatologici o psicoanalitici: gravi disequilibri psicosessuali, onnipotenza del pensiero, regressione a livelli narcisistici di sviluppo psichico, tratti megalomani e paranoicali. Tuttavia, come ha precisato assai bene Ernesto De Marti­no nelle sue conclusioni a un’antologia da lui curata, e pubblicata poco tempo fa da Garzanti (Magia e civiltà), la magia, che « nel suo isolamento definitorio non ha storia, riceve di volta in volta il suo senso dai processo culturale in cui è inserita ». « Il magico » — scrive ancora De Martino – « è un momento di una dinamica culturale più vasta, e solo l’analisi concreta può decidere di volta in volta se esso medii effettivamente una reintegrazione nel mondo dei va­lori, o se abbia perso rapporto col mondo culturale circostante, fino a privatizzarsi in for­me ossessive e compulsive, in scrupoli ritualistici che proliferano indefinitamente, in irrisolventi conati verso interpretazioni “deliranti”, cioè appunto incapaci di comunicare con un dato modo storico e di inserirsi organicamente nella sua vita culturale » come sembra essere appunto il caso dei profanatori di tombe di Clophill, e dei vari Crowley di ieri e di oggi.
Emilio Servadio

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