Nostradamus aveva profetizzato perfino l’impiego delle bombe nucleari
Da quattro secoli minaccia il ritorno dell’Apocalisse
Ma in verità ha anche previsto una lunga era di pace e l’avvento di un «regno umano di angelica fattura» durante il quale dominerà sul mondo un capo vittorioso e illuminato
Il Tempo 10/11/1961

Che Nostradamus sia stato un individuo eccezionale, e per certi rispetti inquietante, non si può dubitare. Nato nel 1503 a Saint-Rémy, a ventisei anni laureato trionfalmente in medicina a Montpellier, Michele Nostradamus diventò celebre già in vita non tanto per le sue abilità di medico (che sembra fossero notevolissime), quanto per le sue acclamate qualità di profeta e di mago. Si vuole che mentre si recava a Venezia, nel corso di uno tra i suoi moltissimi viaggi, Nostradamus scendesse da cavallo per prosternarsi ai piedi di un umile frate francescano, al quale predisse che sarebbe asceso al trono di San Pietro. Quel frate era Felice Peretti, diventato Papa nel 1585 sotto il nome di Sisto Quinto, quando il profeta era morto già da 19 anni.
E’ certo che ancora da vivo, Nostradamus ricevette straordinari omaggi tributatigli dalle più grandi personalità.

Le «Centurie»

Nell’ultimo periodo della sua esistenza egli risiedette a Salon, trascorrendo buona parte del tempo in un vasto locale che aveva ricavato abbattendo i muri divisori dell’ultimo piano della sua abitazione, e nel quale aveva raccolto molti rari oggetti e documenti dell’arte magica, astrologica ed alchemica. Papiri, specchi, talismani, astrolabi, storte, medaglie, e non pochi mannelli di erbe medicinali, si affastellavano nell’ampia dimora. Nostradamus vi riceveva principi e cardinali, e a lui rese omaggio anche Caterina de’ Medici con il figlio, il re Carlo IX. Questi si narra – volse addirittura le spalle ai notabili della città, che lo avevano accolto con prolissi discorsi di benvenuto, dichiarando netto: «Sono venuto qui unicamente per vedere Nostradamus».
Come è largamente noto, la fama post mortem di Nostradamus è affidata soprattutto alle Centurie, composte di varie quartine, nei cui versi sarebbero racchiuse moltissime anticipazioni di ciò che stava (e in parte sta ancora) nel grembo dell’avvenire. Le quartine dovrebbero essere cento per ogni centuria; ma della settima ce ne sono giunte soltanto 42, dell’undicesima due, e della dodicesima undici. A parte tali lacune, i versi di Mostradamus presentano straordinarie difficoltà d’interpretazione. In primo luogo, le centurie e le quartine non seguono un ordine cronologico; in secondo luogo esse sono scritte in un francese arcaico, e contengono parole di varie altre lingue; e infine, le profezie sono state a bella posta ammantate di mistero dallo stesso Nostradamus, il quale molto spesso v’inserisce allusioni, anagrammi, soprannomi di suo conio, metafore, allegorie e simboli! Ben si capisce come sulle centurie si siano sbizzarriti a molte riprese falangi di studiosi, dandone interpretazioni spesso divergenti, e qualche volta così palesemente « sforzate » da far sorridere. Un occultista, il Piobb, arrivò a considerare un certo numero di quartine, di Nostradamus, come allusive alla storia di Francia nel periodo successivo alla prima guerra mondiale, sostenendo che il «re nuovamente unto» fosse Millerand, e che gli epiteti di «Caronte» e di «Fenice» potessero convenire, rispettivamente, a Clémenceau e a Poincaré!…
Ciò non toglie che alcune predizioni di Nostradamus, meno nebulose delle altre, sembrino aver trovato conferme in altrettanti fatti storici. Basterà citare ad esempio quella, famosa, nella quale il certame cavalleresco dl Gabriele di Montgomery e dl Enrico II di Francia, terminato tragicamente con la morte del sovrano (al quale la lancia dell’avversario trapassò la visiera dorata, penetrando nell’occhio, e uscendo dall’orecchio), fu descritto come segue: «Il giovane leone il vecchio sormonterà – In campo bellico, in un duello singolo – Nella gabbia d’oro gli occhi gli sfonderà – Due ferite una, per morire di morte crudele».
Se si immagina, anche per pura ipotesi, che Nostradamus abbia manifestato veramente qualche volta, e in grado notevole, una facoltà di «precognizione» degli eventi, è chiaro che appaia singolarmente interessante cercar d’interpretare, ancor più che non le sue profezie relative a cose già successe, quelle riguardanti ciò che deve ancora accadere. Si ritiene infatti da alcuni che lo sguardo profetico del celebre veggente si sia spinto sino ai più lontani periodi della storia futura, e che nelle centurie si possano pertanto ravvisare sia i giorni che viviamo, sia quelli che ancora attendono la nostra specie. In un recente volume, Nostradamus predisse la fine dei tempi (Atanor), Donato Piantanida si occupa precisamente di questo aspetto delle anticipazioni in discorso. Mantenendo com’è ovvio ogni riserva, diamo con lui un’occhiata a quello che Nostradamus ci fa intravedere.
Purtroppo, c’è poco da stare allegri, e le prospettive che ci apre Nostradamus non sembrano davvero fatte per calmare le nostre apprensioni, più o· meno legate al bombe da 50 o da 100 megatoni e a eventuali conflitti nucleari. Tanto per cominciare, dovremmo avere una terza guerra mondiale, prima ancora della quale dovrebbe essere ucciso un Pontefice, il cui successore andrebbe in esilio. « Dall’oriente verrà il Cuore Punico » scrive Nostradamus; e ciò, vuoi dire, secondo il Piantanida, che gli invasori dell’Est si alleerebbero con varie Nazioni africane.
Il « Grande Cammello » (ossia l’Arabo) verrebbe a dissetarsi nel Danubio e nel Reno.

Meno male

Inutile dire che nelle quartine relative a questi drammatici eventi, Nostradamus avrebbe previsto non soltanto l’impiego delle bombe nucleari, ma l’avvento di armi ancora più potenti – che il Piantanida ritiene possano essere di tipo elettromagnetico (anche se il profeta si limiti a parlare, molto enigmaticamente, di « una lingua adorna di orecchie raccolte »). Adoperando queste armi pressoché sovrumane, gli invasi riusciranno a far volgere le sorti del conflitto in loro favore, e « sulle picche dei fuggitivi cadrà il fuoco dal cielo ».
Prima però della « Grande Pace », si vedranno – e per un tempo non breve – le cose più apocalittiche, indicate nei versi «Peste, fame e morte per mano militare» e « La legge santa in totale rovina ».
La pace durerà un bel pezzo, e Nostradamus (sempre secondo il Piantanida) descive in termini ditirambici « il regno umano di angelica fattura », durante il quale dominerà sul mondo un capo vittorioso e illuminato. Ma è scritto che prima della «fine dei tempi» si scateni un conflitto mondiale ancora più disastroso del precedente. « Pioggia, sangue, lutto, fame, fuoco e peste » – sintetizza Nostradamus, il quale scende ogni tanto a certi particolari, apparentemente insignificanti in così vasto quadro, come la messa a morte dl un « capo di nave » da parte di dieci invitati, o una battaglia nel quadrilatero tra Fois, Pamier, Tolosa e Carcassonne. Infine, le più grandi città del globo verranno distrutte. Roma sarà l’ultima, e « sarà Nettuno che stenderà un manto pietoso sulla sua gloria ». Nostradamus anticipa qui addirittura i tempi dell’Anticristo e dell’Apocalisse, terminando con la descrizione degli estremi giorni, col sole che cessa d’illuminare la terra, e il cielo che si ripiega su se stesso come un libro che si chiude… «Allora – scrive Nostradamus – la mia profezia sarà consumata e compiuta. »
Crediamo opportuno aggiungere, al fine di rassicurare qualche lettore un po’ troppo sensibile, che al pari di moltissime altre profezie, anche quelle di Nostradamus sono state oggetto di critiche severe, specialmente perché come abbiamo accennato esse si prestano a confronti molto diversi, e a veri e propri arbitri interpretativi. Un egregio studioso di parapsicologia René Sudre, ha scritto delle profezie di Nostradamus chi « vi sono moltissimi periodi della storia ai quali esse possono applicarsi », e che le relative ricostruzioni e operazioni delucidative sono « fatte per le esigenze della causa, approfittando dell’oscurità e della banalità di un testo che può servire a qualunque scopo ». Inoltre, nessuno degli interpreti esegeti di Nostradamus ( e neppure il Piantanida) si è sentito di precisare le epoche in cui dovrebbero avverarsi certe sue profezie che si vogliono relative alla « fine dei tempi ».· Conviene dunque considerare il tutto come un fantastico e affascinante excursus nell’ignoto assoluto, e fermare le nostre preoccupazioni a quel che immediatamente ci preme e più direttamente ci sollecita!
Emilio Servadio

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