Caratterologia del metapsichista.
Luce e Ombra 1931

In un limpido articolo pubblicato nel fascicolo di febbraio di «Psychic Research», Hereward Carrington espone e sostiene alcuni punti di vista che tutti coloro i quali si occupano di ricerche psichiche dovrebbero avere sempre presenti. Poiché invece ben sovente si tende a dimenticarli, è quanto mai opportuno richiamar su di essi, ogni tanto, l’attenzione e la riflessione.
L’articolo del Carrington s’intitola: « Ciò che costituisce un meapsichista », e comincia con l’affermare che, qualunque sia l’atteggiamento dello studioso in queste materie, le critiche da parte di molti altri cointeressati non gli mancheranno di certo! Se ipercritico, egli sarà avversato dagli spiritisti a oltranza; se spiritista, verrà combattuto da coloro che mantengono un atteggiamento ultra-scientifico; se si terrà in una riserva prudente, verrà osteggiato dall’una e dall’altra parte…
L’onestà intellettuale, prosegue il Carrington, è, specie in queste materie, una delle cose più difficili a trovare e a mantenere. La paura della impopolarità, dei danno professionale o finanziario, trattengono o deviano molte persone d’ingegno, e ciò può dirsi, probabilmente, di parecchi universitari.
Gli ipercritici da un lato, gli ipercreduli dall’altro, mantengono atteggiamenti errati. I primi hanno la tendenza, se i fenomeni prodotti da un medium son riconosciuti fraudolenti per il 98 % ad attribuire alla frode anche il rimanente 2%. I secondi obbediscono ad impulsi sentimentali, dichiarano legittime certe pretese che i soggetti avanzano (e per cui vien reso più facile l’inganno), si rifiutano di ascoltare le argomentazioni che possono contrastare con le loro credenze. Tanto gli uni che gli altri vogliono «provare » una tesi preconcetta, mentre (scrive giustamente il C.), il vero ricercatore non deve sforzarsi di provare alcunché. Il suo solo scopo dev’essere il raggiungimento della verità – qualunque essa sia… Il suo dovere è di raccogliere dei fatti, e trarne deduzioni logiche… La volontà di credere o quella di non credere non dovrebbero in alcun modo influenzare il suo giudizio .
L’esempio ben noto delle cosiddette comunicazioni medianiche da modo al C. di rilevare l’atteggiamento di chi, da un lato, vuol tutto attribuire a un’origine spiritica, e quello di coloro (eventualmente spiritisti) che si rendono conto delle grandi possibilità del subcosciente e comprendono quindi come si debba andar cauti prima di ammettere l’origine spiritistica di un messaggio. Casi in cui le « comunicazioni » si dimostrarono parti subcoscienti più o meno elaborati, per il semplice fatto che i pretesi defunti comunicanti erano vivi e vegeti, dovrebbero fare riflettere a questo riguardo.
Il ricercatore dovrà attenersi, scrive il C., a due proposizioni fondamentali: la prima è che tutto è possibile », la seconda è che «la forza dell’evidenza dev’essere proporzionale alla stranezza dei fatti». Come si vede, l’una completa l’altra. Il C. mette opportunamente in rilievo i motivi per cui un fisico o un chimico non riescono in genere a persuadersi della realtà dei fenomeni di telecinesi o di ectoplasmia, e il biologo o lo psicologo trovano tanta difficoltà ad ammettere la sopravvivenza o anche solo la chiaroveggenza. In questi casi, in cui la preparazione specifica costituisce spesso una specie di barriera, occorrerà una forte dose di evidenza per far ammettere dei fatti che contrastano apertamente con quanto i suddetti specialisti sono abituati a considerare e ad accettare. Una distinzione assai acuta pone poi il C. tra evidenza e prova: lo scienziato non si accontenterà certo della prima, della quale altri possono invece dichiararsi paghi. Così, p. es., una forte evidenza milita a favore dell’ipotesi spiritica, ma questa non è provata nel senso scientifico della parola. Grande importanza ha anche, a questo riguardo, l’educazione religiosa, per cui gli uni riconosceranno come naturalissima una teoria che per altri sarà terribilmente difficile ad ammettere. Riprendendo l’enunciato di altri suoi scritti, il C. ricorda poi quale debba essere, nei suoi particolari, la preparazione specifica di, un metapsichista. Quanti uniscono in sé le necessarie conoscenze teoriche, l’esperienza di laboratorio, le nozioni scientifiche, la mentalità e il carattere adatti a· questi difficili studi? Occorre infine tener presente, conclude l’Autore, che la ricerca psichica non si esaurisce intorno alla questione della sopravvivenza, per quanto sia questo uno dei suoi terni principali. Essa è una ricerca oltremodo com.plessa, che va condotta con spirito critico; ma la critica dev’essere accompagnata da una preparazione, altrimenti è manifestazione di semplice ignoranza, e non merita quel nome. «Ciò che occorre soprattutto è una critica fattiva, un’investigazione paziente, una costante raccolta di elementi nuovi ».
Emilio Servadio

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