L’enigma della psicometria.
Luce e Ombra 1933

Il prof. Johannes Kasnacich, nei fascicoli del 7 novembre e del 15 dicembre (numeri 9-10 e 12) della « Zeitschrift für metapsychische Forschung » dedica uno studio al problema della psicometria e alle ipotesi interpretative che lo riguardano. Riferiremo brevemente la sua interessante esposizione.

Il Kasnacich ricorda dapprima, ad illuminazione del lettore digiuno dell’argomento, in che cosa consista la psicometria, e cita al riguardo due esempi desunti rispettivamente dai noti volumi del Pagenstecher (Die Geheimmisse der Psychometrie) e del Sunner (Die psychometrische Begabung der Frau Lotte Plaat); per passare poi in rivista le principali ipotesi escogitate sinora intorno al fenomeno. La prima – egli scrive – è quella di un’« emanazione » proveniente dall’oggetto, il quale dovrebbe inoltre avere una facoltà ricettiva, simile a quella di un disco fonografico. Questa teoria persuade poco al Kasnacich, il quale rileva tutte le difficoltà ch’essa presenta: difficoltà di ordine concettuale, in quanto non si comprende come potrebbe avvenire la « traduzione » di stati psichici (se l’oggetto ha appartenuto a qualcuno, o è stato in presenza di qualcuno) in tracciati (?) fisici, e viceversa; come un oggetto possa conservare per secoli questi ipotetici tracciati; come potrebbe eventualmente venir riprodotta una scena dinamica, e via discorrendo.

Lasciando poi da parte per un momento il « come », il Kasnacich prende in considerazione il « che cosa », cioè l’oggetto, osservando come il punto fondamentale del problema della psicometria risieda appunto nell’oggetto, necessario al manifestarsi della facoltà del « sensitivo ». Procedendo per analogia, e appoggiandosi sulle moderne cognizioni relative alla trasmissione, normale o telepatica, di stati o di immagini da o attraverso il subcosciente (che noi preferiremmo veder chiamato «inconscio »), il Kasnacich fa presente che se invece che con l’oggetto avessimo a che fare, oltre che con le persone (rispettivamente agenti e riceventi) A e B, con una terza persona C, il fenomeno sarebbe né più né meno che una duplice manifestazione telepatica (in gergo radiotecnico diremmo: una trasmissione con relais). Ciò premesso, il Kasnacich si fa coraggio, e suppone che anche la materia abbia una sua coscienza o meglio, una subcoscienza: specie di principio organizzativo primordiale, evidentemente inconcepibile dalle nostre facoltà raziocinanti, ma che tuttavia non dovrebbe poter essere senz’altro escluso dalle odierne filosofie vitalistiche, animistiche, ecc.: tanto è vero che il Driesch non ha creduto che l’ipotesi di una
« coscienza atomistica » sia senz’altro da respingere, e che il Pagenstecher ha dichiarato al Kasnacich che egli già da molti anni è convinto che la materia abbia una sua forma di memoria. Altri invece, e fra questi il dr. Mattiesen e il prof. Szànto, respingono l’ipotesi del Kasnacich, ritenendo che l’oggetto non serva ad altro se non a risvegliare le associazioni e la facoltà metagnomica (tesi condivisa dall’Osty). Il Kasnacich a sua volta difende la propria teoria, e cerca di mostrare come nessun’altra chiarisca al pari di essa tutte le possibili modalità del fenomeno psicometrico. Egli termina il suo saggio dando alcuni consigli di ordine pratico per le ricerche future.

A nostro avviso, pur senza voler entrare ex professo nella complessissima questione della psicometria, l’ipotesi del Kasnacich, sebbene seducente, è anch’essa non del tutto adeguata al fenomeno che intende illustrare. A parte l’arditezza del concepire un’attività psichica, sia pur larvatissima e attenuatissima, nella materia, resta a vedere che cosa una tale ipotetica forma di attività possa avere in comune con la nostra anche più profonda e inaccessibile vita psichica inconscia. In altre parole: tra l’inconscio di un essere umano e la supposta « coscienza atomistica »· di un sasso, noi non riusciamo, con la nostra miglior buona volontà, a vedere anche il più lontano termine comune. Né riusciamo quindi a veder meglio, mutatis mutandis, in che modo avverrebbero la trasmissione e la ritrasmissione delle immagini…

Il Kasnacich non sembra poi apprezzare convenientemente l’ipotesi secondo la quale l’oggetto « psicometrizzato » servirebbe a porre in contatto il soggetto sensitivo con la « coscienza cosmica» (altri hanno parlato, in proposito, di un « eterno presente»). Noi non abbiamo qui l’intenzione di difendere espressamente tale ipotesi: ma il Kasnacich non dovrebbe dire, al riguardo, « che vi dovrebb’essere pur sempre un « qualche cosa », inerente all’oggetto, tale da collegare l’oggetto stesso e il psicometra con i complessi mnemonici inclusi nella coscienza cosmica ». E’ evidente che la presa di contatto del· «sensitivo» con la supposta «coscienza cosmica» implicherebbe una sua conoscenza provvisoriamente indipendente dai comuni limiti spazio-temporali, e che l’oggetto, che per il psicometra diverrebbe un corpo quadridimensionale, permetterebbe allora allo stesso «sensitivo» di rendersi conto di ogni e qualsiasi « momento » di questa quadridimensionalità e dell’ambiente storico ad essa collegato. La funzione, in altre parole, che potrebbe avere un filo conduttore in un ambiente a tre dimensioni, lo avrebbe l’oggetto nel continuum spazio-tempo quadridimensionale.

La questione, comunque, è di quelle, che andrebbero esaminate a fondo; e non escludiamo di farlo una volta à l’altra noi stessi, tempo e volontà soccorrendo.

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