Terapie parapsicologiche
L’Illustrazione scientifica
, anno VII, n. 68, luglio 1955, pp. 25-27.
Manifestazioni extranormali si inseriscono ad ora ad ora, nel corso di trattamenti medico-psicologici, presentandosi in vario modo all’attenzione degli studiosi

L’arte di curare con mezzi psichici ha ormai conquistato pieno diritto di cittadinanza in medicina, anche a giudizio dei circoli più conservatori ed ortodossi. Basterebbe, a comprovarlo, il successo incontrastato dell’ultimo Congresso Mondiale di Psicoterapia (Zurigo, 1954), al quale parteciparono più di mille delegati di 22 differenti Nazioni.
Probabilmente assai pochi, tra gli intervenuti a tale Congresso, hanno avuto occasione di riflettere sulle origini lontane dei metodi da essi stessi adoperati e caldeggiati; e ancor più probabilmente, nessuno dei partecipanti ha pensato che si potesse mettere in discussione il totale svincolamento della moderna psicoterapia da ogni e qualsiasi elemento mistico o extra naturalistico. Eppure non può non colpire, qualora si percorra la storia della psicoterapia dai più lontani tempi sino alle prime decadi del secolo scorso, un fatto assai singolare: il fatto, cioè, che sin dalle origini, e per molti secoli, gli interventi e i risultati psicoterapici sono stati contrassegnati da fattori, o da presupposti, o da effetti, mistici, spirituali e preternaturali. Dalla presunta azione degli dèi nei templi di Esculapio agli esorcismi contro i “dèmoni” che turbavano il corpo e lo spirito di epilettici ed ossessi; dalle cure taumaturgiche effettuate da supposti maghi a quelle attribuite a taluni Santi; dai fenomeni di estasi e dalle visioni di certi pazienti di Areteo (1° secolo d.C.) sino a quelli di alcuni soggetti di Mesmer e dei mesmeristi del secolo scorso…: ovunque si ritrovano manifestazioni di piani o modi di esperienza che andavano apparentemente oltre i limiti del sensibile e del naturale.

Il Mesmerismo

Se tutto ciò traspare in modo impreciso e generico, sebbene costante, dai testi e documenti anteriori all’Ottocento, ne troviamo invece abbondante indicazione nell’ampia letteratura, fiorita nel­la prima metà dello scorso secolo, relativa al cosiddetto “mesmerismo” o “magnetismo animale”. È ben noto che le tecniche curative di Mesmer e dei suoi seguaci presupponevano che dal terapeuta provenisse un “fluido” capace di agire curativamente sull’organismo dei pazienti; così come è noto che dell’esistenza di detto “fluido” non è stato mai possibile dare una dimostrazione scientifica, e che gli innegabili risultati ottenuti dai “magnetizzatori” furono poi raggiunti ugualmente – a partire da James Braid, e da coloro che introdussero in terapia l’ipnotismo e la suggestione ipnotica – con mezzi esclusivamente psichici. Possiamo dunque a buon diritto considerare, al pari di tutti i più autorevoli storici della medicina, il “magnetismo animale” come un metodo psicoterapico del passato. Orbene: sta di fatto che durante gli interventi terapeutici dei “magnetizzatori”, avvenivano spesso, a detta di numerosissimi relatori e testimoni, strani fenomeni, che con la terapia vera e propria non avevano apparentemente nulla a che fare, e che non erano né attesi, né previsti. Uno dei primi e più noti allievi di Mesmer, il marchese di Puységur, notò a varie riprese che i soggetti da lui magnetizzati a fini terapeutici non si limitavano a cadere in quello stato che fu allora chiamato di «sonno magnetico», o di «sonnambulismo artificiale», ma che in tale stato essi, per esempio, descrivevano con precisione le condizioni dei propri organi interni, o mostravano di conoscere eventi che si svolgevano in quel momento lontano da loro, o rivelavano al magnetizzatore ciò cui questi stava pensando, o “leggevano” testi scritti senza adoperare gli occhi, e via discorrendo. Anche se è doveroso conservare molta prudenza nella valutazione di simili rapporti, non possono a meno d’impressionare la loro abbondanza, la precisione dei particolari, e la concordanza fra le tante osservazioni del genere, effettuate da molti operatori indipendenti, e con vari e diversi soggetti. Nel periodo di voga del “magnetismo animale” (che va press’a poco dal 1780 al 1840) troviamo perciò, e su vasta scala, i primi ben documentati esempi dell’interferenza di fattori “paranormali” – o, come oggi si sogliono chiamare, “metapsichici” o “parapsicologici” – nell’esercizio della pratica psicoterapica.
Tali esempi sono – abbiamo detto – veramente innumerevoli. Ne scegliamo un paio, riferiti da un medico, il dottore J. Pigeaire, in un libro apparso nel 1839. Il primo è un caso occorso al professore Pelletan, che sperimentava con una donna particolarmente sensibile al “magnetismo”, la quale cadeva facilmente in stato sonnambolico. «Un giorno,» riferisce il Pelletan, «le dissi di portarsi al Ministero della guerra, e di vedere se ci si occupava di una pratica che mi riguardava. Dopo appena dieci minuti, la magnetizzata mi disse che vedeva un foglio abbastanza grossolano posto su un tavolo sopra altri fogli; che esso si riferiva alla raccomandazione della mia pratica, ma che la nota era scritta male e che vi era stato messo sopra del tabacco. Andai al Ministero, e appresi dal signor Tabarié che due giorni prima al momento di uscire dall’edificio, egli si era ricordato della mia pratica, era entrato dal portiere, e aveva scritto su un foglio capitatogli sottomano la nota di ciò che gli avevo domandato, nota sulla quale aveva sparso del tabacco preso nella scatola del portiere».
L’altro esempio riguarda una giovane cucitrice, che il dottor Pigeaire aveva magnetizzata per la prima volta. In «sonnambulismo assai profondo,» scrisse il dottor Pigeaire, «essa indicò molto rapidamente, e senza sbagliarsi neppure una volta, a chi appartenevano più di venti oggetti che le furono consegnati uno dopo l’altro. Quando fu smagnetizzata e riportata al suo stato normale, le si chiese a chi appartenessero una borsa, un anello e una chiave lasciati sul tavolo. “Mi prendete in giro,” essa rispose. “Come posso fare a saperlo?”»
Vediamo dunque che nel “magnetismo”, ossia nella prima, sistematica applicazione di metodi curativi fondati su un particolare rapporto psichico fra terapeuta e paziente, erano venuti ad inserirsi, senza che alcuno, all’inizio, avesse potuto prevederlo, manifestazioni di strane possibilità dell’umana psiche: le quali colpirono i medici dell’epoca a tal segno, da spingerli a studiarle, e a cercar di riprodurne gli effetti, ancheindipendentemente dai propositi terapeutici che erano stati, per così dire, il loro terreno di cultura. Come si è detto, la letteratura speciale dell’epoca abbonda in episodi sul genere di quelli riferiti: episodi i quali, peraltro, vengono quasi completamente a cessare dopo il 1840, cioè dopo la condanna “ufficiale” contro il magnetismo e le sue pretese, pronunciata dall’Accademia di Medicina di Parigi. Diciamo «quasi completamente»:poiché di quando in quando se li ritrovarono di fronte anche coloro che nel secolo scorso cercarono di inquadrare certi fenomeni del magnetismo animale in limiti più ristretti ed ortodossi, riportandoli sotto le insegne medico-psicologiche dell’ipnotismo e della suggestione. Lo stesso Braid, che introdusse l’ipnotismo in terapia, e che prese posizione contro i magnetizzatori sia negando il preteso “fluido”, sia smentendo molte “meraviglie” descritte dai seguaci di Mesmer, dovette ammettere che nei trattamenti ipnotici si verificavano qualche volta “fenomeni alquanto inesplicabili” . Si ha l’impressione che l’atmosfera sfavorevole ai detti fenomeni, creatasi dopo la decadenza del magnetismo animale, ne ostacolasse grandemente il manifestarsi, senza poterli peraltro definitivamente sopprimere.
L’indirizzo che presero gli studi medici nel secolo XIX – indirizzo, come si sa, accentuatamente positivistico ed organicistico – non poteva non chiudere ulteriormente le porte a qualsiasi eventuale manifestazione “extra normale” che avesse potuto talvolta inserirsi nel corso di un trattamento medico psicologico. In questo, come in casi analoghi, si sa ormai che ben difficilmente si “vede” ciò cui a priori non si crede e che si ritiene assurdo e impossibile Non fu ignorata per secoli la circolazione del sangue? Non fu negata dal grande Lavoisier la possibilità che cadessero meteoriti sul globo terrestre perché, a suo avviso, «non essendovi pietre nel cielo, non potevano cadere pietre sulla terra»? La posizione di coloro che si occupavano di psicologia medica seguitando a considerare il pensiero come qualche cosa di più che una semplice «secrezione del cervello» era già abbastanza coraggiosa e delicata perché si potesse attendersi da loro un riconoscimento di fenomeni psichici extranormali! E infatti, quei pochissimi che lo fecero (Myers, Ochorowicz, Richet) furono, a tale riguardo, considerati dalla scienza ufficiale come assertori di cose incredibili, o di cervellotiche teorie.

Le società di ricerche psichiche

Da un certo punto in poi, e precisamente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, vediamo dunque, da un lato, la psicoterapia evolversi regolarmente, secondo coordinate che escludevano del tutto il “paranormale” psichico; ma dall’altro, i fenomeni psichici paranormali continuamente ripresentarsi all’attenzione degli studiosi, sotto forma di manifestazioni legate al cosiddetto “spiritismo”, di presunte comunicazioni che furono chiamate “telepatiche”,di sogni che sembravano contenere elementi di conoscenza extrasensoriale nello spazio o anche nel tempo (sogni “premonitori”), e via discorrendo. Visto che la scienza ortodossa non intendeva prenderli in considerazione, lo studio di tali fenomeni – veri o presunti che fossero – fu intrapreso sistematicamente da ricercatori indipendenti, e da società ed enti che si chiamarono «diricerche psichiche», e poi di “metapsichica” o di “parapsicologia” – prima tra esse, nel tempo, la Society for Psychical Research britannica, che fu fondata nel 1882. Non intendiamo qui fare una storia particolareggiata di tali ricerche. Ci limitiamo ad osservare che esse hanno subìto una notevole evoluzione; che il loro progresso è stato costante nel senso di una sempre più acuta consapevolezza scientifica da parte dei loro più noti esponenti; e che attualmente l’esistenza di alcuni fenomeni “paranormali”, quali la telepatia e la percezione extrasensoriale, è stata indicata a tali e tante riprese, e attraverso una così lunga e varia serie di osservazioni e di esperimenti, da far poco a poco penetrare la parapsicologia – sia pur limitatamente – nel mondo della scienza universitaria. È noto che cattedre di parapsicologia esistono da qualche anno sia in università europee (Utrecht), sia in atenei americani (Durham); cosicché le scienze psicologiche contemporanee si trovano, ormai, a dover riaprire i conti riguardo a certi aspetti e dimensioni dell’attività psichica, che erano stati considerati insussistenti, e praticamente “liquidati”, per circa un secolo.
La letteratura specifica, relativa a queste ricerche, va sempre accrescendosi; e a dare un’idea dell’importanza e della vastità delle moderne investigazioni parapsicologiche basterebbe il “panorama” accuratissimo che ne ha recentemente tracciato Robert Amadou, nel suo libro La parapsychologie (1954). Ifenomeni parapsicologici che più interessano gli studiosi sono attualmente quelli di “percezione extrasensoriale”, ossia quelli comunemente chiamati di telepatia, chiaroveggenza, e simili. Per circa un trentennio, tali fenomeni sono stati sperimentalmente riprodotti, e se ne sono analizzati vari aspetti anche in sede statistico-matematica. Attualmente, l’interesse della parapsicologia scientifica sembra nuovamente spostarsi verso i “fenomeni spontanei” (sogni telepatici, presunte “premonizioni”, allucinazioni “veridiche”, ecc.): tantoché proprio sul problema delle manifestazioni parapsicologiche non sperimentali è stato tenuto, nel luglio 1955, un Congresso internazionale all’Università di Cambridge.
È interessante osservare che il rinnovarsi di contatti, per tanto tempo abbandonati, fra le scienze psicologiche più largamente ammesse ed accettate, e l’inquietante mondo dei fenomeni parapsicologici, sta oggi avvenendo anche e soprattutto grazie all’evoluzione verificatasi, da un cinquantennio a questa parte, proprio nel campo specifico della psicologia clinica e della psicoterapia. Mentre infatti la psicologia “pura”, nell’ultimo ventennio del secolo scorso, si arroccava sulle posizioni “sperimentali” indicate da Wundt, ed evolveva poi soprattutto come scienza dei fenomeni percettivi e coscienziali, lo studio delle nevrosi e dei disturbi della personalità apriva alla psicologia clinica, specie per merito di Freud e della psicoanalisi, il mondo dell’inconscio, dei suoi conflitti e della sua dinamica profonda; e se questo mondo sta oggi divenendo terreno comune d’indagini sia psicopatologiche, sia di psicologia generale, la situazione psicoterapica è tuttora quella che meglio ne rivela gli aspetti ed i meccanismi. Era perciò quasi fatale che l’esplorazione dell’inconscio, perseguita a fini terapeutici, portasse alcuni investigatori più attenti ad imbattersi con fenomeni che si svolgevano anch’essi a livelli inconsci dello psichismo umano, e che presentavano una loro dinamica, caratterizzata da motivazioni appartenenti a uno strano mondo conflittuale e ideo-affettivo.

Il paranormale in psicanalisi

Per alcuni anni, medici e psicoterapeuti dovettero infatti constatare che in certi momenti, o fasi dei trattamenti, i loro soggetti sembravano manifestare “conoscenze” che non avevano potuto ottenere per vie “normali”. La notissima analista Helene Deutsch riferì ad esempio, già molti anni fa, che una sua paziente in analisi le raccontò un sogno in cui una coppia celebrava l’ottavo anniversario delle nozze. Le “associazioni di idee” del soggetto non diedero alcun chiarimento all’anzidetto sogno: ma l’analista ricordò che il giorno prima, essa stessa aveva prestato scarsa attenzione a quello che la paziente le diceva, perché era preoccupata, senza rendersene coscientemente conto, dei preparativi in corso, relativi al suo stesso ottavo anniversario di matrimonio (evento, questo, strettamente privato, e di cui la paziente era del tutto ignara.)
Il dottor Jule Eisenbud ha riferito, fra gli altri, il caso di un suo paziente depresso, che durante una seduta, improvvisamente, e senza che simili idee gli fossero mai venute prima, ebbe la fantasia di poter avere un attacco cardiaco, e morire. L’analista aveva assistito poco prima a una conferenza sull’ipertensione e la trombosi della coronaria; aveva riflettuto sulla “scelta” inconscia di varie malattie nevrotiche o psicosomatiche, e si sentiva in difficoltà rispetto al paziente, che non aveva mai avuto sintomi somatici ben definiti, quale, ad esempio, una bella malattia di cuore!
Casi analoghi si trovano riportati ormai a decine nella letteratura speciale degli ultimi vent’anni. Molti di essi sono complicati e tortuosi, cosicché risulta malagevole o impossibile riferirli in breve (abbiamo notevolmente “condensato” i due menzionati, che nelle rispettive esposizioni originali risultano assai più dimostrativi). In altri casi, l’elemento “parapsicologico” è stranamente distorto, e come velato da allusioni e simbolizzazioni. In quale conto – si sono chiesti gli studiosi – occorre tenere questo sconcertante materiale? E in qual modo inquadrarlo nelle coordinate, teoriche e pratiche, dell’attività psicoterapica?
Freud mostrò, anche in questo caso, la strada giusta, con uno scritto apparso nel 1922 (Sogno e telepatia)in cui era contenuta un’idea semplice e brillante ad un tempo. Se esiste la telepatia – pensò Freud – il fattore telepatico poteva benissimo essere coinvolto nei meccanismi deformatori dell’inconscio, e apparire alla coscienza (sotto forma di sogno, o in altro modo) in guisa distorta e indiretta: cosicché per individuarlo poteva essere necessario un lavoro di “raddrizzameno” interpretativo, simile a quello che permette all’analista di individuare le idee latenti dei sogni o di altre espressioni terminali di processi psichici. In altri scritti, e particolarmente nell’ultimo da lui pubblicato sull’argomento (1933, secondo capitolo delle Nuove Lezioni introduttive alla psicoanalisi), Freud si occupò del “condizionamento” di eventuali fenomeni paranormali nel corso di un trattamento psicoanalitico – immediatamente seguito da Istvan Hollos e dal sottoscritto, che sulla base di esperienze effettuate durante il lavoro analitico, giunsero simultaneamente a ritenere che i fenomeni “parapsicologici” da essi riscontrati in tale lavoro non si verificassero «per caso», ma fossero gli esponenti di particolari situazioni dell’analisi, e in relazione con la fisionomia assunta in quelle situazioni dal cosiddetto rapporto di “transfert” fra analizzando ed analista.
Dopo l’ultima guerra, simili indagini sono state riprese da parecchi studiosi negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Italia. Un chiaro psichiatra americano, il dottor Jan Ehrenwald, ha pubblicato due opere (Telepatia e Psicologia medica 1948; Nuove dimensioni dell’Analisi profonda, 1954), indicando le interferenze – a suo avviso molto più frequenti di quanto in genere si supponga – dei fattori telepatici in molti trattamenti psicoterapici, e cercando di integrare i risultati delle sue e delle altrui osservazioni in una più vasta concezione della psicologia interpersonale, medica e non medica. Il dottor Jule Eisenbud, anch’egli statunitense, ha portato un eccezionale acume nella dimostrazione delle leggi dinamiche cui soggiacciono gli elementi paranormali emergenti nelle più varie situazioni psicoterapiche. Il sottoscritto, in alcuni recenti lavori, ha cercato di mostrare come il “condizionamento” di tali emergenze, rilevabile nel rapporto analitico, debba esistere anche in altre situazioni interumane, e possa essere dimostrato qualora le situazioni stesse si prestino ad essere scandagliate in profondità.
Siamo dunque, come si vede, probabilmente alla vigilia di importanti “novità” nel senso di una revisione abbastanza radicale sia di quanto effettivamente “accade” durante un trattamento psicoterapico, sia della struttura e dell’articolazione di svariate altre situazioni implicanti specifiche configurazioni interpersonali. Un cattedratico di psicologia, il professor Van Lennep dell’Università di Utrecht, ha dichiarato che anche nell’impiego di certi reattivi mentali occorrerà probabilmente tener conto di eventuali “equazioni parapsicologiche”! Rapporti interpersonali quali quelli inerenti circolo familiare (specialmente madre-bambino), alle coppie o ai gruppi legati da particolari vincoli affettivi, a specifiche sodalitates sociali…: anche questi potranno essere più profondamente studiati e riveduti alla luce delle recenti scoperte della psicologia profonda e della parapsicologia, destinate a integrarsi in nuova «psicologia polidimensionale».
Nel frattempo, è bene tener presente che, come si è detto, la situazione psicoterapica è quella che ancor oggi meglio si presta a osservazioni di tale ordine; e non sarà male, per finire, richiamare sull’importanza di nuove conferme e precisazioni in questo difficile, ma interessantissimo campo, l’attenzione di coloro che si dedicano particolarmente ai trattamenti psicologici e alla psicoterapia.
Emilio Servadio

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