Prefazione a:
Whately Carington « Telepatia. Fatti, teoria, deduzioni »
Astrolabio, Roma 1948

La telepatia è forse l’argomento più studiato meglio approfondito in Metapsichica. Dalle prime « inchieste » della Society for Psychical Research sino alle prove sperimentali recenti di Warcoilier, Tyrrell, Hettinger, Soal e Rhine, si è venuto accumulando un materiale estremamente vasto, tale da togliere ogni e qualsiasi dubbio circa la realtà del fenomeno; e – ciò che più conta – la teoria della telepatia ha fatto notevoli progressi, cosicché certe ipotesi, sono state definitivamente scartate, mentre altre ci presentano la telepatia da punti di vista scientificamente e filosoficamente molto più profondi e persuasivi che non per il passato.
Nella letteratura di questi ultimi anni sulla telepatia, il volume di W. Carington ha un posto preminente. L’Autore, morto da poco tempo, era uno dei metapsichisti moderni più sagaci, e possedeva come pochi i tre requisiti che ogni studioso di metapsichica dovrebbe avere: rigorosità, pazienza e larghezza di vedute. Anche la sua cultura era assai grande, e basta a dimostrarlo la prima parte di questo libro, nella quale si dà conto nel modo più esatto di tutto il lavoro sperimentale sulla telepatia compiuto dalle origini sino al 1945.
Ma l’opera di Carington è soprattutto notevole per il cospicuo «contributo personale» che l’Autore ha recato all’appassionante argomento, e ciò sia in sede pratica, sia in sede teoretica. Le prove da lui effettuate con i disegni – riferite nel cap. III – ci presentano la telepatia sperimentale sotto un aspetto più vivo e mosso, e quindi più vicino alla realtà psichica, che non quelle di altri studiosi; e non va dimenticato che il Carington si è posto fra i primi il problema del confronto fra « immagini di partenza » e « immagini d’arrivo », e ha divisato in proposito sistemi elaborati di critica e di giudizio.
La teoria che secondo il Carington dà ragione non solo della telepatia, ma di vari altri fenomeni metapsichici, e che rinnova schemi psicologici tradizionali, è quella « associazionistica ». L’A abbina pianto conosciamo del processo di associazione mentale alla tesi secondo cui gli inconsci psichici non sono necessariamente divisi e possono dar luogo a vari aggregati indipendentemente dalle individualità somatiche (teoria degli « psiconi »). Ciò, beninteso, non è del tutto nuovo: ma il modo di presentazione fattone dal Carington è avvincente, e si deve riconoscere che la teoria si avvalora del fatto stesso della sua euristicità. Se si pena che valendosi dello strumento di lavoro da lui divisato, l’A. riesce a dire cose interessanti e nuove non soltanto sulle facoltà e sui fenomeni metapsichici soggettivi, ma su temi grandiosi e importantissimi quali la sopravvivenza, il genio, l’ispirazione, la religione e la sociologia, la nostra ammirazione e il nostro interesse per una teoria così ricca e feconda non può non accrescersi.
L’impostazione, in ispecie, del problema della sopravvivenza, ci sembra singolarmente nuova ed originale. Nessuno aveva con tanta indipendenza di pensiero capovolto il nodo « classico » di formulare la questione; e le deduzioni che l’A. trae dalle sue premesse appaiono al tempo stesso logiche e sorprendenti.
Noi crediamo che gli studiosi italiani si avvantaggeranno non poco dalla lettura di questo bellissimo libro. Per i metapsichisti esso segna una pietra miliare; agli scienziati, l’opera mostrerà, con loro probabile meraviglia, come la metapsichica si sia sviluppata, e con quanto diritto essa batta alle porte della scienza « ufficiale ».
EMILIO SERVADIO

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