Forme larvate di omosessualità
Rivista di Psicoanalisi 1932, pp.248-252

Il pregiudizio, frequentissimo, dell’eterosessualità assoluta di coloro che non presentino tendenze omosessuali piene e palesi, impedisce ai più di apprezzare al loro giusto valore forme larvate di omosessualità, pure assai diffuse nella vita contemporanea. In questo nostro breve saggio considereremo esclusivamente l’omosessualità maschile, e a questa riferiremo gli esempi. Ma quanto diremo può applicarsi, con qualche riserva e qualche attenuazione, anche all’omosessualità femminile.
La componente omosessuale, abbiamo detto, è presente in ogni essere umano, in grado maggiore o minore, e ciò per la semplice ragione, scientificamente accertata, che in ogni individuo vi sono elementi biologici dell’uno come dell’altro sesso. Tale bisessualità fondamentale è stata ancor meglio rilevata nell’analisi della vita infantile, e gli studi in questo senso dell’Abraham, del Jones e di vari altri, hanno illuminato già in modo assai soddisfacente questa premessa del nostro assunto.
Nella tendenza omosessuale si ravvisa, come nell’amore eterosessuale, un impasto di «libido» e di istinto di aggressione. La componente libidica, negli individui orientati eterosessualmente, assume qui un’importanza minore, in quanto maggiormente rimossa e inibita. Essa affiora peraltro, attraverso un facile simbolismo, nelle manifestazioni di cui ora diremo, in cui l’istinto aggressivo assume spesso la parte prevalente.
Le manifestazioni omosessuali larvate si «difendono» e «coprono» in vari modi: il primo dei quali consiste nel frequentissimo e quasi generale assumere ch’esse fanno della forma di «scherzo» , di giuoco , di «cosa non seria». E’ noto che la forma dello scherzo è appunto quella che permette a molte tendenze inconscie di manifestarsi esteriormente, senza trovare quelle reazioni che potrebbero e dovrebbero incontrare, se esplicate sul serio.
Non insisteremo su questo punto, circa il quale rimandiamo all’esauriente studio di Freud sul «tratto di spirito» e sul suo significato latente.
Questo carattere appare chiarissimo, in primo luogo, nella giocosa «immatricolazione» degli studenti universitari del primo anno. Chiunque sia stato «matricola» all’università ben ricorda la sensazione (maggiore o minore, ma non mai piacevole) di subire un sopruso, avuta allorquando, forti del loro diritto di «anziani», alcuni studenti lo hanno obbligato a pagare, materialmente e moralmente, l’ingresso nell’Alma mater. Che da parte di tali studenti si manifestasse un istinto aggressivo, appena appena velato, risulta chiaro, specie per chi si sia trovato poi a sua volta nella condizione di «anziano». Se nelle nostre università «l’immatricolazione» studentesca giunge rarissimamente a forme eccessive, non dobbiamo però dimenticare che in altri istituti (americani, tedeschi) essa consiste bene spesso in atti propriamente sadistici, con tormenti corporali molestissimi e pericolosi (bagni in acqua gelata, ingestione di sostanze ripugnanti, percosse, e via discorrendo, pochi anni or sono uno studente americano morì in seguito a una di queste «cerimonie», e fu trovato abbandonato sopra una spiaggia). Così pure, sino a pochi anni or sono, uno studente non poteva entrare in una università tedesca se non aveva subito la nota prova della Mensur, spesso ripugnante al suo carattere per nulla affatto «duellistico». E gli esempi si potrebbero moltiplicare.
Quando giunga a queste forme estreme, abbiamo, nell’esplicazione della tendenza omosessuale, un quasi completo disimpasso degli istinti («libido» e aggressione) e un manifestarsi pressoché esclusivo del secondo: il che non toglie naturalmente nulla al carattere omosessuale della manifestazione.
Chi dubitasse della sessualità inerente a tale modo di agire non avrebbe che da esaminare una qualsiasi matricola (o papiro) redatta ad uso dello studente di primo anno e rilasciatagli a dimostrazione della sua sottomissione alle esigenze degli anziani. Si può dire che i nove decimi delle frasi e dei disegni che compongono tali fogli contengano elementi sessuali, riferentesi per lo più crudamente ai genitali maschili e femminili. Ci sembra che non si potrebbero desiderare documenti più espliciti
La cerimonia dell’immatricolazione del novellino ricorda poi invincibilmente altre cerimonie in uso presso talune tribù selvagge (in cui il giovinetto ammesso nelle file dei guerrieri viene regolarmente sottoposto al coito anale da parte di guerrieri più anziani) o altre, scomparse o attenuate, di popoli civili (si pensi alla cerimonia dell’ «armar cavaliere» un novizio, alla penosa «veglia d’armi», alla piattonata, all’ «accolade», o, per i tempi moderni, le belle che immancabilmente deve sopportare il «cappellone», la recluta, nei primi tempi della sua vita militare, da parte di coloro che hanno maggior carriera di lui).
In tutti questi casi, la tendenza omosessuale attiva viene destata dalla presenza dell’individuo che per le sue condizioni fisiologiche (età inferiore) o psicologiche (timidezza, senso d’inferiorità) appare maggiormente prestarsi come soggetto passivo; La tendenza. abbiamo detto, è in parte inibita, e in parte mascherata sotto l’apparenza di scherzo e di allegria cordiale .
Altre manifestazioni larvate di omosessualità si riscontrano in gruppi di conoscenti (anche se singolarmente eterosessuali): gruppi formati per motivi di colleganza, di classe sociale e via discorrendo, e per lo più cementati dalla circostanza del celibato dei componenti. Ne ricorderemo alcune, tipiche e formalmente ben note.
Le condizioni morbose della nostra società hanno fatto si che, specie in certi paesi, molti celibi esplichino regolarmente la loro attività sessuale con donne pubbliche. Nel commercio con tali donne è già abbastanza facile ravvisare elementi omosessuali (la prostituta si è data e si darà ad altri uomini, con i quali colui che la frequenta viene a stabilire una più o meno gradita, ma insomma accettata solidarietà; si aggiunga che nella relazione con la prostituta vengono a mancare alcuni elementi tipici dell’amore eterosessuale, ossia la conquista, il superamento del pudore femminile attraverso di essa, e via discorrendo). Ma l’espressione più chiara, se pur mascherata, di tale tendenza, si ha allorché un gruppo di amici si recano insieme al postribolo, si soffermano a conversare e a scherzare con le donne presenti, si appartano poi singolarmente (e a volte in due con la stessa donna), e si ritrovano quindi in compagnia a scambiarsi le loro impressioni, entrando per lo più in minuti particolari e interessandosi reciprocamente su quanto è avvenuto. Tutto ciò crea legami libidici evidentissimi tra i componenti il gruppo (in questa e simili manifestazioni la componente libidica ha il sopravvento su quella aggressiva); e il carattere omosessuale di tutto questo modo di agire risulta non meno evidente.
Un’altra esplicazione di carattere analogo, sebbene alquanto più attenuata, si ha nel vivo interesse reciproco che spesso tali conoscenti manifestano per le avventure dell’uno o dell’altro, per le amanti di questo o di quello, ecc.: interesse anch’esso di natura libidica e che quasi sempre cela un’ «identificazione» (Identifizierung) con l’uomo più direttamente in causa. Così pure, sottili legami affettivi si creano tra conoscenti che ammirino concordemente una donna irraggiungibile (p. es. una «stella» del cinematografo) e si soffermino, come per lo più avviene, a descriverne le singole bellezze con accentuata compiacenza.
Un esempio recente di tale manifestazione ci è stato comunicato, or non è molto, da uno studioso di problemi sessuali. Due componenti di un gruppo di amici da lui frequentato si sono fidanzati a breve distanza l’uno dall’altro. Nell’imminenza dei due matrimoni (anch’essi susseguitisi in un breve lasso di tempo) i «rimasti” ritornavano con particolare frequenza (beninteso dando alle loro frasi un tono di scherzo) sulla necessità ch’essi avevano di unirsi maggiormente, di stringersi in lega contro il pericolo di un’ulteriore scissione del gruppo dovuta a eventuali nozze. L’insistere su questo Leit-Motiv era accompagnato da un vivo interesse per le donne che i due «traditori» (sic) avevano elette a compagne, e da una tendenza più o meno velata a svalutarle!
Daremo ancora un esempio di manifestazioni omosessuali larvate, con spiccata tendenza aggressiva, comunicatoci da un amico che abita in una città dell’Europa centrale.
In un istituto culturale di questa città alcuni impiegati (persone tutte di cultura superiore, e inetà aggirantesi intorno ai trent’anni) inaugurarono una curiosa serie di scherzi, prendendo di mira ora l’uno, or l’altro dei loro colleghi. Gli scherzi consistevano per lo più in messaggi anonimi, fatti recapitare a questo o a quello, e contenenti, sempre in forma giocosa (poesiole, sproloqui in latino, disegni bizzarri ecc.), allusioni a fatti privati dei singoli: fatti scelti con cura tra quelli che potevano maggiormente pungere colui ai quale venissero rammentati. Poiché la forma dei messaggi era sempre scherzosa, e colui che se ne fosse avuto a male avrebbe dato prova, anche di fronte a sè stesso, di «non saper stare agli scherzi», l’effetto era pressoché immancabile, e atto a generare senso d’inferiorità, di narcisismo offeso, ecc., in chi li riceveva.
Il «senso» di tale manifestazione è in tutto analogo a quello, rammentato più sopra, dell’ «immatricolazione» dello studente novellino, e rivela chiaramente in quante forme possa esplicarsi un istinto aggressivo omosessuale. L’infantilismo di simile comportamento è tanto più significativo in quanto si tratta di una regressione presentata da individui culturalmente e intellettualmente evoluti. Si aggiunga, per capire ancor meglio il carattere omosessuale della manifestazione, che gli ideatori degli scherzi si erano riuniti in una specie di «società segreta burlesca», e non agivano se non di conserva, esprimendo quello «spirito di gruppo» in cui è pacificamente ravvisabile la tendenza omosessuale, così come ha indicato il Perrotti nel suo saggio sulla «Psicologia dello sport», contenuto in questo stesso fascicolo.
Si potrebbe insistere, volendo, con altri esempi. Potremmo soffermarci sulla differenza tra le amicizie occasionali, che consentono osservazioni sul genere di quelle da noi fatte, e le amicizie profonde, in cui la sublimazione dell’istinto omosessuale è completa o in cui tale tendenza è rimossa a tal segno che il solo pensiero di un possibile rapporto omosessuale con l’amico genera sdegno e ribellione. Ma non era questo il nostro assunto, avendo noi voluto semplicemente limitarci, per questa volta, a indicare come la tendenza omosessuale, lungi dal non esistere presso individui fondamentalmente eterosessuali, si manifesti presso di essi in mille occasioni: occasioni il cui senso, peraltro sfugge, di solito a chi non sappia considerarle in base a sicuri criteri psicoanalitici.

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