Gaston Danville: Le mystère psychique (1).
Luce e Ombra 1930

E’ veramente straordinaria la disinvoltura con cui gli ultimi arrivati nel campo delle ricerche psichiche pretendono di « metter le cose al posto », come se tutti o quasi tutti coloro che li hanno preceduti fossero degli ingenui o degli ignoranti, e non pensando neppur lontanamente alla possibilità che le loro obbiezioni e il loro modo di considerar le cose siano noti e arcinoti, e superati da studi ed esperienze di cui essi, i « nuovi » nulla sanno. Così dicasi del signor Danville, che in questo libro, non del tutto disprezzabile d’altronde, sfonda allegramente una serie di porte aperte, o ripete sotto altra forma argomentazioni che neppure un cronista provinciale rinnoverebbe. Qualche citazione dimostrerà a qual punto il nostro autore sia al corrente. « I fenomeni, egli scrive (p. 43), sono assolutamente identici, nel loro modo di prodursi e di sparire, nel loro insieme e nei particolari, tanto se la frode sia stata scoperta (il che succede spesso), quanto se non lo sia stata. In altri termini, non v’è alcun carattere positivo, non ci è dato alcun riferimento che permetta di dichiarare che un fenomeno è melaj5sichico, nel momento in cui si manifesta ».
La questione, come si vede, si riallaccia a quella del controllo, poichè, a parte il fatto di alcuni fenomeni, nel loro insieme, sono inconfondibili e tali che richiederebbero doti specialissime di abilità nel medium e di attrezzatura della sala per poter essere simulati, solo un controllo perfetto potrà garantire l’autenticità degli altri (di tutti, concederemo per un momento al Danville). Orbene, a pag. 117 il Danville così si esprime: l’argomento del controllo accurato sarebbe valevole « se questo si componesse di soli apparecchi registratori ». Ma allora, dato chè le sedute di Rudi Schneider a Londra, in cui si adoprò un controllo esclusivamente elettrico indipendente dagli sperimentatori, soddisfano a tale esigena, il Danville è colpito con le sue stesse armi, perchè la condizione da lui richiesta (e forse creduta impossibile) è stata invece, e da tempo, perfettamente realizzata.
Non insisteremo sui soliti luoghi comuni circa la scarsa attendibilità delle osservazioni anche di uomini di buona fede o di alto intelletto (ma insomma chi le deve fare queste osservazioni? il sig. Danville con quelli che persuadono a lui?), circa le frodi perpetrate e perpetrabili, gli errori, ecc. L’autore non vede che il lato negativo, frigge e rifrigge storielle come quella del ragazzaccio che spaventava Michele Weakman, predecessore delle sorelle Fox nella casa celeberrima, o vecchiumi come il processo al fotografo parigino Buquet; critica in blocco tutti i metapsichisti, particolarmente il Richet e il Geley. Ma la cosa più amena è che questo critico, il quale dà agli altri di ciechi o di illusi, a un certo punto ammette, sulle tracce di Gustave Le Bon, che « in certi casi, in verità eccezionalissimi, il soggetto potrà suggerire all’osservatore una visione immaginaria »; e riporta una di quelle storielle di fachiri, riferita al Le Bon « dall’ex governatore di una provincia africana » (si ammiri la precisione delle citazioni e il valore delle fonti!!), delle quali il Vesme ha fatto giustizia in un magistrale saggio che i nostri lettori probabilmente conosceranno (2). E interessante il fatto che proprio un metapsichista come il Vesme abbia mostrato maggior severità, in un argomento metapsichico, che non un demolitore! Il che dimostra una volta di più il torto che hanno certi avversari nel credere che lo spirito critico sia d loro esclusiva proprietà, e che chi si occupa di metapsichica sia disposto a menare per buona qualsiasi storiella di un qualsiasi ex-governatore… E qui la nostra riprovazione va non tanto al Danville, che ha pedissequamente ricalcato orme altrui, quanto al Le Bon, al quale evidentemente i metapsichisti tanto da lui disprezzati hanno ancora qualche cosa da insegnare…
EMILIO SERVADIO.

(1) Librairie F. Alcan, Paris, 1930; frs. 10.
(2) La legende de l’allucination collective à propos du tour de la corde pendue au ciel, in Revue Métapsyclzzque, 1928, nn. 2 e 3
(3) Paris, Ficker 1929. Vedi recensione in Luce e Ombra, anno 1929, pag. 99.

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