Parapsicologia anni '20

PARAPSICOLOGIA ANNI ’20 – LO SMASCHERAMENTO DI VALIANTINE

In Luce e Ombra 1929

La « Zeitschrift für Parapsychologie » continua nel numero di novembre a pubblicare i resoconti delle sedute berlinesi di Valiantine. Sei sperimentatori, tra i quali il celebre filosofo Hans Driesch, si dichiarano convinti della fraudolenza delle manifestazioni, pur non potendo escludere che qualche fenomeno autentico possa esservi stato. Cinque dichiarazioni giurate confermano i resoconti, e stanno a dimostrare con quale sicurezza il Kroner, e quelli che la pensano come lui, affrontino la piena responsabilità delle loro affermazioni.
In una saggia nota marginale il direttore della rivista, dott. Sunner, dichiara che a suo parere non vi è una prova precisa e diretta di frode, ma solo fortissime presunzioni, che ne danno la certezza morale. Presunzioni aggravate dall’assenza completa di controllo e dalla totale oscurità in cui si svolsero le sedute. Dobbiamo alla gentilezza del dott. Kroner l’aver potuto leggere, riunite in estratto, le varie puntate dell’ampia relazione, comprese quelle non ancora pubblicate nella « Zeitschrift » al momento in cui scriviamo, e che verranno stampate nel fascicolo di dicembre.
Particolarmente importante ci sembra la lettera di Ernesto Bozzano che riferisce intorno ad una seduta tenutasi a Genova, nella quale tanto il medium che gli sperimentatori furono strettamente legati, e il Valiantine imbavagliato con una larga striscia di cerotto. In questa seduta si ebbero fenomeni notevolissimi di telecinesi delle trombe e di « voce diretta ». Beninteso, il Kroner critica vivacemente anche il metodo adoperato in questa circostanza, ed infirma il valore scientifico delle precauzioni prese, dichiarandosi in pieno disaccordo tanto col Bozzano quanto con le signore Bradley e G. Kelley Hack che, al pari del B., avevano creduto opportuno scrivere in proposito alla baronessa von Dirksen.
La relazione termina con un « raggruppamento sistematico delle prove », uno « sguardo generale » ed una « conclusione ». Nel primo sono raccolti e ordinati tutti gli esempi (prove dirette, indizi diretti, secondari, indiretti, d’esclusione), che tendono a dimostrare inoppugnabilmente le frodi del Valiantine. Gli esempi sono ben sessanta. Seguono dodici capi d’accusa fondati sul materiale anzidetto. Il Kroner conclude infine, ritenendo di aver fatto opera doverosa, utile alla ricerca ed ai suoi metodi, e additabile come esempio per gli esperimenti futuri. Secondo noi è fuor di dubbio che alcuni particolari messi in rilievo dagli sperimentatori (ne abbiamo citato qualcuno nello scorso numero di Luce e Ombra) sono assai gravi, e fanno invincibilmente pensare che il Valiantine (alla cui medianità noi tuttora crediamo) abbia anch’egli, al pari di tanti altri medium, voluto supplire con l’artificio alla deficienza occasionale delle sue facoltà. Il caso non è nuovo, diciamo; ed è lecito chiedersi se la frode nei suoi vari aspetti e nelle sue molteplici sfumature, che implicano tutti i gradi della diminuita responsabilità sino al vero e proprio incosciente automatismo, non sia indissolubilmente congiunta con la medianità stessa. Noi crediamo che si; e perciò riteniamo che le conclusioni del Kroner vadano accettate, ma cum grano salis, sia per quanto concerne il caso in questione, sia per le conseguenze che esse implicano nei riguardi di tutto il problema dell’osservazione e del metodo.
EMILIO SERVADIO.

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