Oltre la fisica
Luce e Ombra 1931

Alla memoria del mio indimenticabile amico Alfredo Berisso desidero sia dedicato questo scritto, in cui si trovano idee che gli erano care, e che fu condotto a termine nel giorno della Sua morte: 29 giugno 1931.

Chi cerchi di seguire, sia pure alla lontana e senza varcar di molto i confini di un’intelligente superficialità, le indagini che il pensiero moderno ha compiuto in circa trenta o quarant’anni, e va attualmente compiendo, non può a meno di rimanere ammirato dello sforzo manifestato dall’uomo per allontanare i propri limiti e per affermarsi in modo sempre più imperioso di fronte ad una natura indifferente se non ostile. Fisici, matematici, astronomi, psicologi, filosofi, accentuano questo che vorremmo chiamare un attacco in forze contro posizioni ritenute sino a poco tempo fa inespugnabili, e che sono, sommariamente: i mondi atomici per la Fisica, quelli extra-galattici per l’Astronomia, l’unificazione delle leggi che reggono gli uni e gli altri per la Matematica, la costituzione e le radici profonde della personalità per la Psicologia in senso lato (Psicoanalisi, Metapsichica), la posizione dell’Io di fronte alla Natura per la Filosofia. Spesso ignorandosi reciprocamente, migliaia di operai del sapere sono impegnati, come in una gigantesca fabbrica, a questo lavoro di cui solo oscuramente è dato presentire l’importanza, e di cui le traduzioni pratiche, anche se imponenti, non sono che le trascurabili briciole (1). Chiunque abbia cervello, e insieme il senso di ciò che il Gillouin chiama, con felice espressione, « nuovo umanismo », – il senso cioè della profonda eticità e drammaticità di questo tentativo, la cui portata universale si è venuta facendo più chiara solo in tempi relativamente recenti – non può disinteressarsene in nome di un malinteso criticismo o di una scepsi sistematica relativa all’impossibilità, per l’uomo, di giustificarsi compiutamente, con i propri mezzi, di fronte a sé stesso e al mondo. Come chi assista al combattimento ineguale di un pigmeo contro un gigante, e incoraggi e difenda il primo, pur sapendo che la lotta sarà inane, così l’uomo moderno – anche se ancorato a principi filosofici o religiosi che gli facciano intravedere come finalmente inutile la ricerca odierna con le sue aspirazioni universalistiche – deve tuttavia seguirla e aiutarne gli sforzi. Non è concessa l’astensione, a chi non sia conseguente per davvero e non si ritiri quindi, corpo e anima, dal campo di battaglia, cioè dalla vita e dal pensiero attuali e quotidiani.
Da qui la suprema immoralità di tutti coloro i quali, credendosi in possesso di una Verità assoluta qualsiasi, scherniscono quelli che tale Verità confessano di- non possedere, e che in buona fede si affaticano verso una meta che probabilmente non sarà raggiunta. Il pseudo-filosofo che irride allo scienziato, o il pseudomistico che mostra di disprezzare il filosofo, fanno parte di uno stesso gregge, mancano della più bella – forse – delle tre Virtù teologali: la Carità. In parole moderne diremmo che sono esclusi dall’opificio, sono inutili e quindi dannosi parassiti del pensiero.

Tali o non molto dissimili considerazioni sorsero in noi spontanee dopo la lettura, più volte ripresa e più volte – per forza di cose – abbandonata, dell’ultima opera di Sir Oliver Lodge (2): opera che ci sembra – lo confessiamo candidamente – di non aver capito che in parte, senza parlare delle poche pagine piene -di formule matematiche, delle quali abbiamo capito solo il senso generico. Ci consolano però, a questo riguardo, due fatti: il primo è che coloro che ne hanno scritto sin qui, e dei quali abbiamo attentamente letto le recensioni, mostrano di averne afferrato all’incirca quanto noi; il secondo è che qualcosa abbiamo tuttavia fatto nostro, di quanto il Lodge ha scritto; e qualcosa speriamo -quindi che ci riesca di comunicare ai lettori.
Questo libro ha, in ordine alle riflessioni anzi esposte, un valore considerevole, poiché mostra – cosa veramente rara – come si possano affrontare questioni scientifiche, e rigorosamente scientifiche, con un animus religioso. Il Lodge, come è noto, aderisce fermamente all’ipotesi spiritica, cioè a un « credo » di carattere trascendente, in base al quale gli dovrebb’essere facile considerare certe posizioni della scienza moderna come un minus di fronte alla Verità che già possiede. Senonché egli, da quello spirito veramente eletto che è e che tutti debbono riconoscere come tale, ha invece compreso quanto sia nobile cercar di avvicinarsi induttivamente, per la spinosa via dell’esperimento e del ragionamento, a quella certezza metafisica; e pur riconoscendo che l’impresa è disperata, e che il congiungersi delle due vie è forse impossibile, ..reca anch’egli il suo contributo alla fatica comune e tenta « di considerare e di estendere la fisica moderna in un senso psichico e filosofico ». L’umanità del Lodge, simile a quella che ebbe un Crookes e che ha un Richet – dote di pochi, dote di veramente grandi – costituisce il fascino del libro e ne è la piena giustificazione, anche di là della portata, ancora non ben precisabile, del suo contenuto speculativo.
« Idealizzazione del meccanicismo »: questa espressione che serve -da sottotitolo alla sua opera va intesa secondo il Lodge, nel senso proprio, e non in quello apologetico che ne è un discutibile traslato. Come il modo di considerare un grammofono è diverso a seconda che chi lo osservi sia un bambino o un ingegnere, così il mondo fisico può essere considerato sub specie interioritatis, anziché dal punto di vista prettamente positivistico. Il Lodge tenta, in altre parole, di superare l’antitesi costituita dalle visioni del mondo puramente meccanicistiche, da un lato, puramente idealistiche, dall’altro, affermando che « la conciliazione e unificazione di queste opposte tendenze, e la loro globale inclusione in una generalizzazione più vasta, saranno certamente lo sbocco e il fine della filosofia come della scienza odierne » (p. 17).
Qui si pone, anzitutto, il problema conoscitivo, insieme con la critica dell’esperienza. Senza citarne alcuno, il Lodge arriva in poche battute, quasi inconsapevolmente, sulla stessa linea che accomuna diversi filosofi contemporanei (specie lo Husserl delle Logische Unlersuclhungen e lo Heidegger): l’esperienza, secondo questi, si confonderebbe con la realtà, sarebbe un quid risultante dal « rapporto » io-non io, e soltanto da esso; l’oggetto sarebbe insieme immanente e trascendente alla coscienza che lo sperimenta. Con ciò non si toglie validità alla gnoseologia idealistica, ma se ne supera in un certo senso l’agnosticismo, così come si supera la facile critica idealistica della scienza; e, per contro, si restituisce alla conoscenza scientifica un valore almeno potenzialmente superiore a quello di semplice « conoscenza del particolare », assegnatole dall’idealismo. Non che il Lodge esprima le cose in questi termini, intendiamoci: cerchiamo noi di tradurre con parole filosoficamente assai povere il suo pensiero. Il suo concetto di « esperienza », infatti, sembra presupporre questo continuo agire e reagire dei due termini del rapporto: « Con esperienza dobbiamo intendere non soltanto la diretta evidenza dei sensi, ma le inferenze e le intuizioni, le teorie e le ipotesi da lavoro, che si fondano sulle acquisizioni sensorie e le allargano e le sviluppano » (p. 19). L’attualità del pensiero del Lodge si manifesta poco dopo allorché scrive, per incidenza, che i fenomeni metapsichici, non possono a meno di avere un’importanza in qualsiasi sistemazione di carattere filosofico ( 3). Dalla gnoseologia il Lodge passa quindi all’ontologia, ed espone brevemente le sue idee relative all’etere, ben note a chi abbia letto, p. es., il suo libro Ether and Reality, o gli articoli Ether e Physics dettati per l’ultima edizione dell’ « Encyclopaedia Britannica». Sulle tracce di altri pensatori inglesi, particolarmente dell’Alexander (Space, Time and Deity), del Whitehead (Science and the modern World) e dissentendo invece parzialmente dall’Eddington (The nature of the physical World; Space, Time and Gravitation), il Lodge introduce un concetto che è senza dubbio estremamente ardito e discutibile, per quanto una parte degli scienziati più coraggiosi sembrino all’incirca condividerlo: quello di un etere considerato come « spazio dotato di proprietà fisiche » (identificazione di Einstein), veicolo e trait-d’union tra ciò che chiamiamo fisico e ciò che chiamiamo spirituale. In una pagina assai ardua ad intendersi (e sulla quale confessiamo di aver passato alcune ore) il Lodge cerca di renderci accessibile questo ente, al cui concetto giunge mediante i seguenti successivi trapassi: 1) l’etere è una sostanza di carattere universale, come la fisica moderna lo intende (abbiamo veduto in qual senso); 2) è quindi presumibile che costituisca il « veicolo » dell’attività spirituale; 3) questa, indifferenziata in un primo momento, si differenzia, mediante un processo che ci rimane del tutto ignoto, in unità libere e indipendenti, le quali si manifestano attraverso la discontinuità di ciò che ci appare come materia; 4) essendo l’etere l’unica entità fisica con proprietà perfette a noi conosciuta, e poiché l’attività mentale richiede sempre un mezzo fisico per manifestarsi, l’etere potrà essere utilizzato da una Spiritualità Assoluta (Absolute Mind), che fiorisca ed evolva per suo mezzo in individualità separate; 5) la materia risolvendosi in-energia, secondo le risultanze dell’ultima fisica, e l’energia essendo probabilmente « una speciale forma di movimento », l’universo fisico si riduce a movimenti di etere, palpiti di un universale assoluto. Dalla fisica si risale così, in certo qual modo, a un rinnovato teismo (4).

Tracciate nel primo capitolo le linee generali di una moderna -e filosofia della natura », il Lodge considera, nei capitoli successivi, i principali problemi che si pongono a chi esamini intus et in cute alcuni « punti d’arrivo » delle scienze naturali del nostro tempo. E, conseguente alle premesse, affronta anzitutto quelle del rapporto tra la materia e la vita, tra la materia e lo spirito. La distinzione tradizionale tra questi due ultimi concetti è da lui mantenuta. Anche se acquisizioni ulteriori ci faranno persuasi della loro identità, non possiamo per ora non considerarle almeno come due aspetti di un’altra cosa che ci rimane inconoscibile. Tra vita e pensiero, invece, la distinzione non è di quest’ordine: la vita è considerata dal Lodge come un pensiero rudimentale, il pensiero la parte cosciente della vita: « sono, per così dire, la stessa cosa in stadi differenti di sviluppo » (p. 24).
L’esperienza stessa ci fornisce una nozione primaria di ciò che è coscienza e di ciò che è materia. Della vita abbiamo invece nozione attraverso un procedimento induttivo. Intellettualmente considerati, peraltro, tanto il fenomeno « vita » quanto il fenomeno. « pensiero » ci son noti attraverso inferenze: la loro base fisica. non basta, infatti, a rendercene edotti: occorre che la riflessione intervenga. II fenomeno di pensiero che è p. es. una sinfonia, o un’opera poetica, non s’identifica con le note, con l’azione muscolare dei musicisti o con i segni neri sulla carta, ma presuppone un rapporto attivo reciproco (interaction) tra il mondo del pensiero. e il mondo materiale. Ammesso questo rapporto, la materia ci appare come un’incarnazione, un simbolo, una .« rappresentazione » dell’idea. Lo stesso può dirsi del nostro organismo corporeo, in cui il cervello appare come il principale strumento del pensiero.
Strumento, diciamo. Il Lodge respinge, come « contraria ad ogni analogia », la tesi secondo cui il pensiero sarebbe un prodotto del cervello: anche supponendo che si potessero osservare i movimenti molecolari della sostanza cerebrale, non ci si spiegherebbe il fenomeno del pensiero, che resterebbe sempre un prius di fronte ad essi. Con ulteriori considerazioni su questa essenza che è insieme immanente e trascendente rispetto al fenomeno vita, soffermandosi con indimenticabili accenti sulla meraviglia che è costituita dalla potenza virtuale del germe e del seme, il Lodge si accosta al Driesch e alla sua ben nota concezione dell’entelechia (che egli chiama indwelling specific essence). Anche se domani la vita potesse crearsi in laboratorio, non si tratterebbe di un processo meccanicistico, ma sarebbe sempre il pensiero a porre le condizioni: la posizione reciproca dei termini rimarrebbe perciò invariata ( 5).
Al mondo dei fenomeni fisici il Lodge chiede analogie su quanto. precede; e le trova nel campo del magnetismo e dell’elettricità. Il magnetismo è una speciale organizzazione e distribuzione di elettroni e, come tale, non vien creato, bensì reso manifesto ai nostri sensi. Non si « crea » del magnetismo, in massima, così come non si « crea » il suono o il calore: si tratta di modi diversi in, cui ci appaiono gli sessi elementi in differenti circostanze. Ma il magnetismo si può « creare », in senso proprio (cioè di un aumento di fronte ad un preesistente), per mezzo dell’elettricità (la quale non si crea: si crea la corrente elettrica; anche qui non si fa che organizzare ciò che già era). E evidente l’analogia con la vita: fino al principio del secolo scorso si credeva che non si potesse produrre il magnetismo che col magnetismo, così come oggi si crede di non poter produrre la vita che per mezzo della vita Ma tale opinione non si fonda su alcuna impossibilità z priori. Ad ogni modo, comunque, così come il magnetismo, in genere, preesiste al suo esser reso manifesto a noi, in tal modo la vita presumibilmente preesiste nell’etere e vien resa manifesta attraverso un rapporto con la materia, quando questa raggiunga un certo grado di complessità (6). « La vita in uno stadio superiore fiorisce nel pensiero e nella coscienza, che sono realmente le sole cose delle quali abbiamo una nozione primaria, e che sono evidentemente differentissime da qualsiasi reazione reciproca di molecole, atomi o elettroni; poichè il pensiero può aver rapporto con tali cose in un modo indipendente, può comprenderle, renderle soggetti d’esperimento e, in genere, dominare il mondo materiale » (p. 41).
Occorre poi ricordare che non, tutto ciò che è fisico è perciò stesso materiale: la luce, l’elettricità, sono entità fisiche, non entità materiali; esse presuppongono e s’identificano con un determinato comportamento dell’etere, e ci vengon rese manifeste «attraverso» la materia, che non s’identifica invece con esse.
Di questo « aspetto fisico » dell’universo l’etere sarebbe quindi il comune denominatore. Di esso la scienza moderna ha supposto, con audacissime analogie, la conformazione, la velocità, la densità, ecc. (per quanto questi termini mal si applichino a ciò che materiale non è). Mediante l’anzi supposto, ignoto procedimento d’individuazione, si stabiliscono i sistemi atomici così come i sistemi stellari. Il Lodge ci fa assistere, in pagine di una inesprimibile potenza sintetica, alla formazione delle nebulose spirali, al divenire architettonico sempre più complicato della materia, alla formazione del protoplasma, che « assume e incorpora una parte della vita e dello spirito prima non identificati e dei quali l’etere totalitariamente è pieno » (p. 52). La vita si articola a sua volta in varie forme, finche in essa non si desta la coscienza. Questa, nascendo a sè medesima, diventa conoscenza, e dalla conoscenza sorge infine l’atteggiamento scientifico, il quale ci permette di percorrere a ritroso il cammino e di risalire dall’individuo cosciente alla Coscienza universale inindividuata.

Ma che cos’è la materia? In che cosa si risolve quello che per noi é l’aspetto materiale del mondo?
A questa domanda la fisica ha risposto in modo abbastanza esauriente e preciso, formulando la « teoria elettrica » della materia. E inutile soffermarsi sui modelli atomici di Rutherford (1911) e di Bohr (1913): basti ricordare che gli atomi, composti unicamente ed esclusivamente di cariche elettriche, negative (elettroni) e positive (protoni), ci permettono di considerare la materia come un fenomeno elettrico, ossia eterico. Da ciò, l’eventualità che l’atomo stesso possa convertirsi in una forma di energia, particolarmente in energia, radiante. LI movimento macroscopico della materia, ossia ciò che noi percepiamo come moto di oggetti materiali, sarebbe un movimento secondarissimo e residuale, pari a quello di uno sciame di zanzare che si sposti, e la cui traslazione sia, come di fatto è sempre, considerevolmente più lenta dei movimenti delle singole unità. Parimenti l’etere ha una sua prodigiosa velocità; modificazioni nel suo moto costituiscono i protoni e gli elettroni, quindi la materia; un orientarsi del moto verso una direzione darebbe i movimenti macroscopici. Tali movimenti materiali percettibili hanno scarsa importanza e variano a seconda dell’osservatore.
La teoria suddetta, e particolarmente la possibilità della conversione della materia in energia radiante, riceve una conferma dalle osservazioni astrofisiche del mondo stellare, in cui la materia ha un particolare comportamento, non conserva più «i suoi segreti» e si trasforma appunto parzialmente in radiazione. Si aggiunga che, secondo vedute particolarmente audaci dell’odierna fisica, gli elettroni si risolverebbero in « gruppi d’onde » (meccanica ondulatoria di De Brogue e Schrodinger), mentre le onde eteriche si comporterebbero come particelle (meccanica quantistica di Planck e Heisenberg). Cade, quindi, secondo tali teorie, anche l’antica precisa distinzione tra particelle e onde, o, più genericamente, tra materia e radiazione. È curioso poi notare che tale distinzione, che si mantiene empiricamente, sarebbe anch’essa funzione della velocità dell’osservatore. Infatti ci appare come radiazione ciò che si svolge intorno a noi con la velocità della luce (velocità dell’etere); come materia ciò che è dotato di velocità molto minore: trattandosi comunque di onde eteriche, a un osservatore che si muovesse con la velocità della luce la radiazione, che avrebbe per lui un moto assai lento, apparirebbe come materia, e la materia, che sembrerebbe fuggirgli d’intorno con la velocità della luce, gli apparirebbe come radiazione. Questa idea del professor Mosharrafa, esposta dal Lodge, è tutt’altro che paradossale o semplicemente fantastica: essa compie con un’immagine ardita e persuasiva le nostre nozioni, suscettibili peraltro di essere ancora enormemente sviluppate, dei rapporti tra radiazione e materia, e della loro quasi identificazione.

Il tentativo di stabilire « una base fisica permanente alla vita e al pensiero », come corollario di uno sguardo critico generale sulla fisica teorica contemporanea, costituisce il soggetto del capitolo IV del libro. In esso il Lodge sviluppa un suo discorso, tenuto nel luglio 1929 al British Institute of Philosophical Studies. Eddington, che egli ampiamente cita, pur riconoscendo che il mondo del pensiero e della coscienza ha una sua validità autonoma, preferisce restringere il campo, per comodità di studio, « a un ciclo chiuso di operazioni, completo in sè, senza introdurvi le facoltà umane di più immediata percezione ». La coscienza, secondo il modo di esprimersi tutto personale e arguto di Eddington, è « qualche cosa che disgraziatamente si deve ammettere, ma che non è molto educato ricordare… » Egli vorrebbe, quindi, limitare il campo della fisica alla « lettura di misure », ossia al suo aspetto metrico e quantitativo. Egli non nega, con questo, il mondo estetico quello religioso; e ammette che tali mondi non sono « una deduzione incolore o un’estensione del processo fisico, bensì un accostarsi all’oggetto da un altro lato »; altrimenti si dovrebbe concludere che la religiosità « è divenuta possibile, per uno scienziato ragionevole, solo verso il 1927 » (epoca in cui le ricerche di Heisenberg, Bohr, Born, ecc., portarono ad ammettere un principio indeterministico nella materia disintegrata): mentre le cose non stanno precisamente così…
Il Lodge, invece, tenta di andare più in là di Eddington, e afferma che « la scienza (come tale) non è limitata ai suoi aspetti matematici (p. 82): non è possibile stabilire dei compartimenti stagni tra ciò che è fisico e ciò che non lo è. Whitehead, nella sua opera magistrale Science and modern World, è più vicino alle vedute di Lodge che a quelle di Eddington: egli attribuisce all’universo un’organizzazione e riconosce ovunque attributi simili a quelli della vita o degli organismi viventi, pur traendo le sue conclusioni sulla base di considerazioni fisico-matematiche.
Ma la tendenza a riconoscere un principio organizzativo superiore nella natura, e una preminenza del mondo dello spirito su quello materiale, una risoluzione di questo in quello, non è soltanto propria delle odierne scienze fisico-matematiche; la psicologia, scrive Ch. S. Myers, era arrivata prima della fisica alle concezioni relativistiche; il determinismo meccanicistico ha i suoi limiti (7); le caratteristiche discriminanti tra materia e pensiero « vanno svanendo rapidamente. Il pensiero non appare insostanziale più della materia, questa non maggiormente predicabile di quello… Non soltanto principi meccanicistici, ma anche un’attività adattante, selettiva, direttrice deve finalmente essere inclusa tra i primi principi della scienza ». Contro le vedute di Spencer, appare oggi anche alla psicologia la « primarietà della coscienza » ciò che del resto sin dal 1843 il Waterston aveva intraveduto, allorché scriveva che « i fenomeni del pensiero dovranno un giorno servire ad illuminare quelli della materia » e che i fenomeni organici non possono esser spiegati mediante un adattamento meccanicistico, senza un potere organizzativo. Ad analoghe conclusioni giungono fisiologi come Haldane, studiosi di religione come Smuts, psichiatri come Mc Dougall.
Non ci soffermiamo su alcune altre considerazioni collaterali del Lodge sugli orientamenti attuali di lavoro delle scienze fisiche; i quali vanno da tentativi di ritornare a posizioni precedenti (Whittaker) alle formulazioni generalissime, universalistiche di un Eddington o di un Einstein; né su problemi particolari che l’illustre Autore affronta in pieno, quali quello di tempo e spazio in rapporto alla velocità della luce o ad altre concepibili; oppure quello dell’entropia (il cui principio è rigorosamente valido sole, in rapporto al concetto di un incontrollato meccanicismo). In tali considerazioni, volta per volta, il Lodge dimostra, anche contro Eddington, la necessità d’introdurre l’elemento biologico e teleologico in una completa Weltanschauung, e conclude che « è giunto il tempo di trasportare vita e pensiero negli schemi della fisica;. non comprenderemo appieno la natura del mondo fisico finche così non faremo » (p. 113). E il problema ormai aperto è quello di studiare come avvengano le azioni e le interferenze dell’una sull’altra entità. Secondo il Lodge, come l’elettricità o la luce sono entità fisiche (« affezioni dell’etere ») e non materiali, la vita e il pensiero potrebbero essere, se non affezioni dell’etere, associati inevitabilmente a concomitanti eterici o spaziali che permettano loro di esercitare un’influenza sul mondo materiale. Quali, o di quale specie possano essere questi concomitanti, occorre cercare nel mondo fisico, avendo presente che si deve trattare di qualche cosa « che non sia energia, ma che sia capace di guidarla o di dirigerla » (p. 114).
Questo è propriamente il punto in cui il Lodge va « oltre la fisica », ed è quello in cui, non bastandogli più le parole, egli fa appello alle risorse della matematica. Ad altri il giudicare quale valore abbiano, matematicamente, le sue inferenze, dopo avere affrontato le relative premesse, condensate in una serie di equazioni. Noi ci limiteremo semplicemente ad esporre, riassumendoli, i suoi processi di ragionamento e le teorie fisiche sulle quali si fondano.
Si tratta qui d’introdurre anzitutto il concetto di «onde-gruppi», già menzionate, e di ricordare le principali conclusioni della meccanica ondulatoria di Schrodinger e De Broglie. L’idea di che cosa possa essere un’onda-gruppo si può avere per analogia, pensando a quelle onde del mare che risultano dalla coincidenza di due o più altre onde, e che assumono perciò una propria fisionomia, un proprio andamento, una propria velocità. In base a considerazioni che sarebbe troppo lungo esporre, e che furono primamente avanzate da Lord Rayleigh, si è giunti alla conclusione che la trasmissione dell’energia si effettua appunto con queste onde-gruppi, mentre le onde che chiameremo « di serie » si propagano indipendentemente, con tutt’altra velocità (enormemente maggiore) e senza trasmettere energia. Lo studio delle onde-gruppi ha permesso allo Schrodinger di formulare una nuova teoria della materia, chiamata « teoria ondulatoria », che perfeziona la teoria elettrica esposta più innanzi. Lo studio dell’elettrone e la teoria quantistica della luce portarono a riconoscere una connessione assai più intima di quanto non si pensasse tra le onde e gli elettroni; i fenomeni fotoelettrici confermarono l’ipotesi, e il De Brogue giunse a concludere, che, come un « quanto » di luce si comportava analogamente a un corpuscolo, pur essendo la luce composta di onde, potrebbe esser vero l’inverso, cioè che l’elettrone fosse a sua volta un’onda di un dato tipo, probabilmente un’onda-gruppo. Esperienze ancora più recenti sembrano confermare la teoria.
Il problema è quindi, una volta ammessa come generalmente accertata la trasmissione dell’energia per mezzo delle onde-gruppi, comprendere come queste possano essere dirette e controllate. Le onde-gruppi sarebbero il « qualche cosa » cercato, costituirebbero cioè, in ultima analisi, la materia, e trasmetterebbero l’energia. La guida e il controllo spetterebbero invece alle altre onde, che non sono necessariamente legate alla velocità della luce (costante c), come hanno dimostrato le esperienze compiute nello spazio elettrificato (superdispersivo), ma possono anche superarla, pur rimanendo e una insuperabile costante materiale: ma tali onde non sono materiali, « sono pure forme, non si prestano all’investigazione, non fanno appello ai nostri strumenti o ai nostri sensi » (p. 141). Noi possiamo aver a che fare unicamente con le onde-gruppi. Le onde costituzionali hanno, invece, « un’influenza direttrice sulle particelle [onde-guppi], sono entità agenti e guidanti… » (p. 144).
Ma proprietà di questo genere, osserva il Lodge, appartengono parimenti a ciò che chiamiamo vita e pensiero; anche la vita è « un principio agente e guidante, controlla la materia e l’energia, con un elemento di spontaneità, pur differendo da entrambe » (id.). E avanza quindi l’estrema ipotesi che « queste onde costituzionali di altissima frequenza, assai più alta di ogni frequenza sin qui riconosciuta, possano essere la base fisica della vita e del pensiero…; sarebbero un concomitante delle lente onde-gruppi che costituiscono la materia, e potrebbero viaggiare a una velocitk pressoché infinita; si sarebbe tentati di dire: come il pensiero (p. 145).
Guida. Controllo. In questo senso intende il Lodge debba risolversi il problema dell’indeterminismo degli elettroni, e quindi della materia (Eddington). « Il caso non è una soluzione… ci dev’essere una causa per ognuno di quei balzi [degli elettroni] » (p. 147). E le ricerche intorno alle radiazioni ad altissima frequenza e sui raggi cosmici stanno appunto lavorando in questo senso.
Nell’ultimo capitolo, infine, il Lodge insiste sull’ « influenza dell’organizzazione », ossia sul fatto che, a qualunque scala ci si rivolga nella natura, si trova che la risultante di un’organizzazione è un quid novum, il quale trascende gli elementi organizzati: ciò si ha tanto nel caso dell’associazione di un protone e di un’elettrone quanto in quella della nascita di un essere vivente. Eppure la stessa organizzazione costituisce un posterius di fronte alla vita e al pensiero, è dimostrativa, non generativa; è un simbolo, una segnatura, e non un’ultima Realtà.
EMILIO SERVADIO.

1) Un solo esempio per chiarire quest’affermazione Maxwell dimostrò a suo tempo che i fenomeni elettromagnetici sono esprimibili con un sistema di equazioni differenziali che portano il suo nome; da ciò si riuscì a prevedere che lo spazio potesse esser per corso da vibrazioni d’etere analoghe a quelle della luce, ma prodotte da fenomeni elettrici; dopo alcuni anni, lo Hertz produce le vibrazioni previste da Maxwell; Marconi infine le utilizza nella radiotelegrafia: orbene, l’applicazione di Marconi, per quanto mirabile, non solo non deve far dimenticare Maxwell, ma secondo noi è secondaria di fronte ai calcoli di questi e agli ulteriori sviluppi che da essi hanno potuto avere le scienze fisico-matematiche. Lo sfuttamento pratico è ben piccola cosa, paragonato alla visione del mondo dataci da un Einstein, e che non sarebbe concepibile senza le trasformazioni Maxwelliane, escogitate e formulate per i soli fini della scienza pura, « per l’onore dello spirito umano «, come direbbe lo Jacobi. In altre parole, per quanto straordinarie e utili possano essere le applicazioni scientifiche, occorre ricordarsi che varrebbe senz’altro la pena di rinunziarvi in blocco, se solo da questa rinunzia dipendesse un progresso della conoscenza scientifica come tale.

2) Beyond Physics. Allen & tjnwin, ed., Londra.

3 )Attualità duplice, in quanto da un lato si scelgono proprio i fenomeni metapsichici come esempio, e dall’altro si accentua quella che è una conclusione ineluttabile delle suaccennate correnti filosofiche: la mutua relazione ed influenza dei due termini del conoscere. Solo qualche idealista di corte vedute può ormai credere che per fare della filosofia basti pensare.

4) Sentiamo profondamente quanto questa nostra esposizione sia infelice di fronte alle superbe pagine del Lodge, e ne chiediamo venia all’illustre Maestro e ai lettori.

5) È evidente quindi che un principio di dimostrazione a favore della tesi opposta. dovrebb’essere il fenomeno di una generazione spontanea, a cui l’uomo potesse semplicemente assistere; senonché, anche verificandosi questa ipotesi, non sarebbe perciò lecito. inferirne una Casualità: la priorità del pensiero (o, più generalmente, dello spirito) rimane di fatto inattaccabile.

6) Si sa che, anche dal solo punto di vista chimico-molecolare, un organismo unicellulare ha una costituzione estremamente complicata

7) Osserviamo che a conclusioni del tutto analoghe è giunto da noi, induttivamente su base sperimentale, il Gemelli (cfr. Atti del VII Congresso Nazionale di Filosofia, Roma, 1930).

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