Un apparecchio elettrico « avvertitore »
Luce e Ombra 1930 pp.193-195

Sotto il titolo « Un progresso capitale realizzato nel divenire delle scienze metapsichiche », il sig. A. Rutot pubblica, nel numero di aprile del Bulletin du Conseil de Recherches Métapsychiques de Belgique, una interessante comunicazione intorno a un apparecchio consistente in una suoneria elettrica ordinaria messa in azione mediante un semplice meccanismo »: tale apparecchio verrebbe adoperato direttamente dalle « entità » comunicanti, «indipendentemente dalla presenza di un medium».
L’invenzione dell’apparecchio è dovuta ad un industriale belga, designato con le iniziali L. V. d. M., al quale morì, nel luglio 1929, il figlio Henri, in età di 15 anni. Il padre, consigliato in un primo tempo dallo stesso Rutot, cominciò a compiere alcune esperienze con il cosiddetto oui-ja (la planchette medianica); ebbe subito alcune comunicazioni del sedicente Henri, e questi, dopo alcun tempo, gli suggerì l’adozione del dispositivo in discorso. Il 22 dicembre 1929 l’apparecchio era pronto, e venne messo in opera. «Dapprima si ebbe qualche insuccesso», scrive il Rutot, « ma essendo state indicate ed eseguite precise correzioni, la suoneria di richiamo funzionò impeccabilmente, dando ai genitori ansiosi una profonda emozione. S’introdussero tosto alcune convenzioni: il -richiamo comprenderebbe tre suoni ben distinti. Un suono significherebbe « Sì » due suoni « no », e il resto della conversazione si svolgerebbe a mezzo dell’oui-ja .
In seguito le comunicazioni di « Henri » divennero giornaliere, e vi si aggiunsero quelle di altre entità familiari; poi si manifestarono personalità estranee, dicentisi « Grande Guida », «Guida del Bene », ecc.; quindi entità ostili: « Grande Guida del Male », « Demone della Morte », e via discorrendo. Mentre le prime davano consigli benevoli, le altre ordinavano minacciose di distruggere l’apparecchio… Le sedute proseguirono con esito vario, sinché « Henri » e le entità benevole ebbero il sopravvento. Da notare soltanto il particolare di una chiaroveggente, che in una seduta tenuta al « Conseil » vide e descrisse con precisione il giovane Henri. Questi, a quanto informa il Rutot, tenta attualmente di combinare il dispositivo con un apparecchio telefonico.
L’estensore dell’articolo crede di poter dedurre, da quanto sopra, le conclusioni seguenti:
1°) L’avvertitore Henri V. d. M., di cui sarà data in un secondo tempo la descrizione, è d’invenzione esclusiva del giovane Henri V. d. M., defunto il 31 luglio 1929, dopo breve malattia, in età di 15 anni;
2°) Il padre, sig. L. V. d. M., ha il merito di aver costruito, con le sue proprie mani, l’apparecchio quale glie l’hanno rivelato, dal 16 al 22 dicembre, i messaggi del figlio…;
3°) Personalmente (il Rutot) non ha partecipato alla cosa se non come consigliere, e per un appoggio morale durante gli assalti prolungati di una sorta di sindacato del Male, che tendeva alla distruzione dell’apparecchio una volta compiuto;
4°) Lo scopo dell’apparecchio, nella sua prima forma, era solo quello di permettere alle entità, che ne avessero il potere, di segnalare la loro presenza alle persone con le quali avessero voluto comunicare, mettendo in moto un piccolo commutatore che, chiudendo il circuito di una pila, avrebbe fatto funzionare una comune suoneria elettrica. Basta che le persone indicate dal segnale si pongano all’oui-ja, e se una di esse possiede una modesta facoltà medianica potrà ottenere, a mezzo dell’alfabeto, la comunicazione;
5°) Questo fatto sembra dimostrare la completa autonomia delle entità, siano esse buone o cattive, perchè la suoneria di richiamo funziona tanto quando è azionata dall’inventore (« Henri ») che dalle entità ostili al progresso e accanite alla distruzione;
6°) L’apparecchio, di cui sono stati costruiti due esemplari, sarà messo seriamente alla prova; esso per il momento non dev’essere considerato che come un tentativo, suscettibile di perfezionamento…
Così il Rutot. Noi, fedeli al principio di contemperare, in queste spinose materie, serenità e senso critico, non possiamo a meno di manifestare in proposito fondati dubbi e legittime riserve.
Anzitutto: che l’apparecchio sia stato inventato dall’entità disincarnata « Henri » è affermazione del tutto indimostrata e gratuita, poiché l’ipotesi più semplice e razionale, e che quindi dev’essere la prima a proporsi, è che invece la comunicazione ad esso relativa provenisse dal V. d. M., cioè dalla sua subcoscienza, a mezzo di un vero e proprio sistema di scrittura automatica qual’è l’oui’-ja. Perchè ricorrere all’ipotesi spiritica quando se ne può fare a meno?
Secondo: l’apparecchio, secondo il R., proverebbe la completa autonomia delle entità perchè funzionerebbe «indipendentemente dalla presenza di un medium» e « tanto se azionato dall’entità Henri, quanto da quelle ostili… ». Anche qui si dà per dimostrato quello che si dovrebbe dimostrare, cioè l’assenza di un medium che produca lo sforzo telecinetico, probabilmente assai piccolo, capace di mettere in azione la suoneria. Ora, non solo questa dimostrazione non la si darà mai, perchè non si dà la prova di un fatto negativo; ma anzi, la circostanza di più persone partecipanti alle sedute, e la concessione del Rutot che occorre « che una di esse possieda una modesta facoltà medianica » per poter avere delle comunicazioni, tende a dimostrare come il funzionamento dell’apparecchio sia proprio di carattere medianico, in tutto simile ai dispositivi adoperati in molte altre sedute sperimentali (per citarne di recentissime, quelle con la medium « Margery », o quelle di Winnipeg).
Terzo: è evidente che sulle « comunicazioni » non si deve insistere. Si è abbastanza sorriso sull’ « Ombra del Sepolcro » o sul « Leone di Androcles » delle sedute vittorughiane perchè ci si debba adesso fermare alle dichiarazioni della « Grande Guida del Male ». Tra le quinte della coscienza c’è questo e altro, lo sappiamo, ma perchè dar corpo alle ombre?
Concludendo. Da ciò che il Rutot ci ha sottoposto, non solo non ci sembra che queste manifestazioni costituiscano « un progresso capitale nel divenire delle scienze metapsichiche », ma non ci sembra neppure che equivalgano per importanza a molte altre esperienze contemporanee. Resta ad esaminare per quale «innovazione» (se lo è) l’apparecchio è sensibile a un minimum di sforzo. E questo, finché gl’interessati non si decideranno a pubblicarne il modello e la descrizione, non ci è dato davvero di poter fare.
Emilio Servadio

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