Meyerson e le Ricerche Psichiche.
Luce e Ombra 1934

Nel « Popolo di Roma » del 15 dicembre u. s., Adriano Tilgher ha riassunto una sua intervista col famoso filosofo della scienza Emilio Meyerson, da poco defunto, ed ha esposto il di lui pensiero sulle ricerche metapsichiche. Poiché noi stessi abbiamo già avuto occasione e a due riprese (« Luce e Ombra », 1930, fase. 5-6, p. 256; « Psychic Research », fase. 6, 1932), di riportare e discutere molte idee del Meyerson, tanto su questo tema quanto su argomenti affini, potremmo limitarci a rimandare lo stesso Tilgher, e i lettori volenterosi, ai due saggi citati. Sarà comunque opportuno precisare brevemente quali siano a nostro avviso i principali errori del Meyerson: errori a non altro dovuti che a un’imperfetta conoscenza della materia. Ciò faremo poiché il Tilgher ce ne porge occasione, e per coloro che non potessero o non volessero consultare quanto abbiamo scritto in precedenza al riguardo (1).
Dopo aver ricordato che i fenomeni metapsichici non sono riproducibili a volontà, e che quindi e la certezza cui si può arrivare in quel dominio è la certezza storica o giudiziaria e, il Meyerson pone un’ulteriore distinzione tra eventi storici e manifestazioni metapsichiche, distinzione fondata sulla assai minor frequenza di queste in confronto a quelli. Occorre qui osservare: anzitutto che il requisito della riproducibilità ad libitum non caratterizza necessariamente l’accertamento scientifico, poiché in tal caso la meteorologia o la vulcanologia andrebbero escluse dal novero delle scienze; in secondo luogo che le stesse osservazioni dei fenomeni metapsichici sono assai meno rare di quanto il Meyerson non supponesse; e infine che la forza di tali osservazioni deriva non tanto dal loro numero quanto dalla loro concordanza e dalle condizioni nelle quali furono eseguite. Osserveremo ancora che il Meyerson, nella sua critica, mette in un solo mazzo i fenomeni d’ordine fisico e quelli di carattere mentale: laddove tra essi s’impone una differenza non solo pragmatica, ma anche di ordine metodologico. La « prova » di un fenomeno di telepatia sperimentale ha carattere del tutto diverso da quella di una manifestazione telecinetica.
Solo la scarsa conoscenza della materia poteva far dire o scrivere al Meyerson frasi come la seguente:
« …. i credenti nella realtà dei fenomeni psichici farebbero bene a cercare di convincere gl’increduli con altri mezzi che non quelli usati dalla Società per le Ricerche Psichiche: ricorrendo a fatti riproducibili a volontà e controllabili in modo efficace ».
Frase che contiene tra l’altro una contraddizione, giacché se lo stesso Meyerson riconosce come proprietà dei (presunti) fenomeni metapsichici quella di non essere riproducibili a volontà, è chiaro che se questa riproducibilità si verificasse …. i fenomeni non sarebbero più metapsichici! D’altronde le Società per le Ricerche Psichiche non desidererebbero di meglio che studiare fenomeni riproducibili a volontà; ed è un peccato che il Meyerson non sia stato più esplicito su questo punto, indicando egli stesso la via da seguire ….
Il Meyerson si sofferma poi a lungo sulla questione della frode: frode che per lui è ipso facto cosciente (mentre come ormai tutti dovrebbero sapere esiste anche una frode semicosciente o addirittura inconscia). Egli cita il caso di Helmholtz, che non volle assistere alle sedute di Home e dichiarò che si trattava di cose di competenza di Hermann (famoso illusionista). «Un vero scienziato», postilla il Meyerson, « deve rispondere così ». Un vero scienziato, osserviamo noi, dovrà anche, se la cosa lo interessa, chiedere all’illusionista il suo parere tecnico sui fatti presenziati. E se l’illusionista, come avvenne nei tempi passati con Robert-Houdin e all’epoca presente con Will Goldston, chinerà la testa e dichiarerà che « quei » fenomeni non sono i « suoi » fenomeni, lo scienziato potrà cominciare a ritenere che in quelle tali sedute c’è posto, oltre che per l’illusionista, anche per lui.
Sulla questione della « luce » durante le esperienze, molto vi sarebbe da dire, e parecchio abbiamo detto nei due articoli più sopra citati. In primo luogo cade la frase del Meyerson: «il medium lavora al buio», giacché parecchi medium hanno dato splendidi fenomeni in piena luce (basterebbe, per tutti, D. D. Home). In secondo luogo occorre rilevare lo scarso fondamento di un’altra frase: e a priori non vediamo nessuna relazione tra un fatto fisico come la luce e un fatto metapsichico e. Lo stesso si può dire, p. es., per il sonno, fenomeno assai più semplice e normale di una trance medianica, giacché difficilmente, senza un certo allenamento, si riesce ad addormentarsi se non nell’oscurità, o nella semi-oscurità. Il Meyerson potrebbe qui contestare l’essenza stessa della trance: ma anche assumendo il concetto di trance come ipotesi di lavoro, non v’è nulla di strano nel fatto che il presunto e sonno medianico» sia favorito dall’oscurità, come il sonno normale. Anche l’induzione del sonno ipnotico è favorita, come tutti sanno, dalla penombra. Inoltre, come abbiamo accennato, si tratta sempre di tendenze: poichè come l’uomo normale può giungere, con l’allenamento, a dormire in piena luce, così il medium può giungere a fare a meno dell’oscurità per la produzione dei suoi fenomeni.
Infine il Meyerson demanda ai «credenti» la cura di provare i fenomeni medianici, «immaginando dei controlli efficacissimi e persuasivi». Ma chi giudicherà dell’efficacia e della forza di persuasione di tali controlli? Forse gli scienziati che si son tenuti «au dessus de la mêlée », e che quindi non sanno nulla delle ricerche fatte in loro assenza? No. questo non può essere l’imperativo morale di un uomo di cultura. Di mille cubiti superiore il Crookes, allorché prendeva a sua insegna la storica frase di Sir William Thomson, e proclamava: « La scienza è costretta dalle leggi eterne dell’onore a fronteggiare senza paura qualsiasi problema che le venga lealmente presentato ».
E. SERVADIO.

1) In una nota apparsa il 3 gennaio a. c. sullo stesso giornale il Tilgher si dichiara, per proprio conto, « incline a credere che quei fenomeni sono reali »

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