Un caso d’infestazione a tipo persecutorio.
Luce e Ombra 1931

Nel numero di gennaio di « Psychic Research », René Sudre si diffonde abbastanza ampiamente intorno al « caso Rozier », di cui hanno già dato notizia parecchie riviste estere. Senza soffermarci sull’apologia, che fa il Sudre, della propria classifica dei fenomeni infestatori, e del bruttissimo termine da lui coniato per contraddistinguerli (toribismo dal greco = rumore, disturbo), riassumiamo in succinto la sua esposizione dei fatti.
La famiglia Rozier abita una casa situata ai fianchi di un monte che domina il Rodano, nella località detta La Roche Piquée, a 5 km. dalla piccola città di Vienne. Il marito è guardiano notturno e coltivatore; la moglie attende alle cose domestiche; essi hanno tre figli, tra cui la giovane Marguerite, di anni 13 e mezzo.
I due coniugi avevano pensato, tempo addietro, di arrotondare i loro proventi tenendo in casa alcuni bambini, e tre infanti erano stati loro affidati. Dopo alcun tempo, peraltro, essi dovettero rinunziarvi, perché i bambini, volta a volta, erano stati feriti come in seguito a percosse o a sgraffi, senza che si potesse riconoscere la causa di queste ferite, che si producevano in genere quando Marguerite non era molto lontana, senza che essa fosse però necessariamente accanto ai piccini. Molti, comunque, accusarono la ragazzina di queste malefatte, nonostante l’affetto che ella aveva sempre mostrato a bambini e l’odiosità di simili azioni. Rozier padre, sicuro della perfetta innocenza di Marguerite, pensò né più né meno che ad un’opera di stregoneria, e la credette dovuta ad una sua parente che aveva fama di fattucchiera.
Rimandati i bimbi alle loro famiglie, la casa Rozier divenne «infestata»; cominciarono a spostarsi, senza contatto, degli oggetti; altri a precipitare a terra; spesso le coperte venivano portate via dai letti, ecc., ecc.: questi fenomeni accadevano sovente mentre Marguerite si trovava in un’altra stanza. Il Sudre fa osservare che il Rozier non aveva la più lontana idea dei fatti metapsichici e credeva unicamente, come la maggior parte dei contadini, alla possibilità degl’incantesimi; la descrizione da lui fatta al S. è stata quindi esente da ogni preconcetto. Secondo il Rozier, certi movimenti di Marguerite potevano talvolta esser stati concomitanti ai fenomeni, ma non la causa efficiente di essi; una volta, sempre secondo il Rozier, una mano, assai più grande di quella della figlia, gli era sembrata afferrare l’oggetto che poi veniva spostato. Il Rozier non aveva mai sentito parlare di materializzazioni e non aveva la più lontana idea di che cosa potessero essere.
Analizzando i fenomeni, il Sudre esclude anzitutto il trucco, oltre che per l’analogia di questo caso con altri consimili, anche perchè la supposta « messa in scena » aveva prodotto troppi danni alla famiglia Rozier: l’impopolarità, lo scandalo, la necessità di trasferirsi altrove… Che interesse potevano avere due persone pacifiche a turbare così la loro esistenza? Margherita, poi, aveva sofferto più di tutti per quanto era accaduto, e aveva persino minacciato di suicidarsi, se si fosse continuato a considerarla colpevole..
Per il Sudre, quindi, non rimane che la spiegazione «sopranormale»; e chi conosce la severità, spesso eccessiva, dello studioso francese, deve pensare che a tale conclusione egli non sia pervenuto alla leggera. Il S. ricorda come nella maggioranza dei casi d’infestazione si riscontri la presenza di un ragazzo o di una ragazza nel periodo della pubertà: epoca in cui lo sprigionamento di energie telecinetiche avviene evidentemente con facilità maggiore. Quanto al « movente » subconscio degli atti, si riscontra sempre ch’essi sono malevoli e dispettosi (rivelando probabilmente una repressione di impulsi, particolari o generali). Il Sudre non ha avuto l’opportunità di tentare l’applicazione dei metodi psicanalitici alla giovane Marguerite, ed è un peccato, perchè qualche risultato sarebbe forse stato raggiunto per questa via. Il S. paragona le «persecuzioni» del caso Rozier a quelle del caso Zugun, studiato dalla contessa Wassilko; nel caso Zugun il movente subconscio, di auto-punizione, era ben chiaro (la piccola Eleonora presentava sul corpo segni di morsi, sgraffi, ecc.); nel caso Rozier la forza era diretta contro dei bimbi. Perchè? Il S. acutamente osserva che se Marguerite, coscientemente e sotto il controllo dei centri superiori, mostrava di amare e di curare i piccoli a lei affidati, subcoscientemente non poteva rallegrarsi di esser diventata, da reginetta della casa, una specie di governante; di dover attendere di continuo a dei bambini, sacrificando gran parte del suo tempo per un lavoro a lungo andare noioso e spesso spiacevole. Di qui la «reazione sopranormale». Il S. non si sente di escludere « a priori » la supposta influenza della parente « fattucchiera » (che tra parentesi, interrogata, ha recisamente negato di essersi mai occupata di simili cose), ma la ritiene estremamente improbabile, e noi siamo perfettamente d’accordo con lui, riconoscendo invece assai plausibile e accettabile la sua interpretazione degli avvenimenti, anche se essa non sia stata confermata da un’analisi psicologica della principale protagonista.
Emilio Servadio

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