Un caso di ipnotizzazione a distanza.
Luce e Ombra 1931

Lo riferisce il dr. J. Héricourt nel n. 3 (maggio-giugno) della «Revue Métapsychique ». Si tratta di un caso in parte già noto negli annali della ricerca psichica, in quanto lo stesso Héricourt ne aveva riferito, il 30 novembre 1885, alla Société de Psychologie physiologique. Egli però vi ha aggiunto ora alcuni particolari, che in quel tempo, data l’impreparazione dell’ambiente ad accogliere la relazione di fenomeni troppo eccezionali, aveva creduto opportuno di tacere.
Il caso, come tale, è interessantissimo. Il soggetto del dr. Héricourt era una donna di 24 anni, vedova, madre di una bambina di 5 anni, senza alcuna tara isterica personale o ereditaria. In breve tempo lo H. riuscì a ipnotizzarla con grande facilità, mediante i consueti processi di fissazione dello sguardo: il soggetto, allora, entrava in uno stato di sonnambulismo lucido, di suggestionabilità estrema, e di completa analgesia. Dopo qualche tempo, lo H. giunse ad addormentarla, a breve distanza, semplicemente concentrando la sua volontà, senza neppur guardare il soggetto, e a sua completa insaputa. Proseguendo nelle esperienze, gli fu possibile provocare il sonno ipnotico da una camera all’altra, poi da una casa all’altra, quindi a distanze ancora maggiori, sino a 300 metri. Una volta il dr. H., sempre a completa insaputa della signora D., la addormentò « telepaticamente » e la risvegliò con lo stesso mezzo, in ore determinate. Spontaneamente, la sera, la sig.ra D. gli raccontò di aver sentito un impulso invincibile ad addormentarsi e quindi di essersi svegliata, precisamente nelle ore in cui lo H. aveva tentato la propria esperienza. Altre prove, compiute in condizioni rigorose di controllo e alla presenza di vari testimoni, non lasciarono dubbio circa la realtà del fenomeno (ricordiamo che lo Janet, e soprattutto l’Ochorowicz, ebbero modo di sperimentare anch’essi nello stesso senso, e con pieno successo: cfr. specialmente il volume dell’Ochorowicz, De la suggestion mentale, Parigi 1887).
Fin qui la prima relazione del dr. Héricourt. Ad essa egli fa seguire, nell’anzidetto numero della « Revue Métapsychique », questi altri ragguagli: al tempo delle esperienze in discorso la sig.ra D. era attrice in un teatro di Perpignano, e lo Héricourt era aiutante maggiore di un battaglione dislocato in quella città; dopo qualche tempo la compagnia teatrale si trasferì a Lione, mentre lo H. veniva inviato nei Pirenei, a 1700 metri d’altezza, come medico supplente di un battaglione di fanteria. Una sera venne in mente allo H. che forse gli sarebbe stato possibile di addormentare la sig.ra D., dal luogo dove si trovava, a Lione, ed egli tentò l’esperienza nel modo consueto, sempre tuttavia agendo in senso contrario dopo una diecina di minuti, per evitare eventuali incresciose conseguenze. Ciò avvenne cinque o sei volte, s’intende in tempi diversi. Dopo alcuni mesi, quando lo H. non pensava più alla signora D. e ignorava completamente dove ella si trovasse, gli avvenne di passare per Pezénas, e di leggere sopra un cartellone teatrale il nome di lei. Ritrovatala, ebbe la conferma che anche le sue ultime esperienze erano riuscite: varie volte, infatti, la signora aveva perso conoscenza mentre recitava, e la rappresentazione aveva dovuto essere interrotta. Lo H. naturalmente non disse al soggetto di essere stato l’autore presumibile di quei mancamenti, ma ne ebbe la conferma da un suo collega, che andava spesso a teatro e che varie volte aveva constatato che la sig.ra D. si era sentita male sulla scena, cosicché aveva dovuto esser trasportata altrove.
Lo H., con multa onestà, riconosce che l’ultima parte della stia relazione manca di controllo scientifico. A noi essa non pare affatto inverosimile, e riteniamo che si possa accettare senz’altro: le esperienze sull’influenza reciproca di persone anche assai lontane sono tra le più sicure della nostra ricerca, e la distanza non sembra avere un gran peso nel loro svolgimento. Evidentemente, in casi come questo, il legame dev’essere accentuatissimo, tra i soggetti delle esperienze. Lo Héricourt mantiene un prudente ed encomiabile riserbo su questo punto: e non è questo uno dei pregi minori della sua relazione.

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