Un americano fotografa il pensiero
La totale assenza di trucchi sembra ormai accertata
Si chiama Ted Serios e conduce una vita molto disordinata
Uno studioso di fenomeni parapsicologici ha controllato le sue eccezionali capacità, che rivoluzionano gran parte del sapere scientifico
Il Tempo 22/07/1967

Si può fotografare il pensiero? Se lo chiedete a un fisico, o a un ottico, o a un neurologo, la risposta sarà no – dato che non sarebbe davvero corretto chiamare « fotografia del pensiero » una radiografia del cranio, o un elettroencefalogramma. Tuttavia c’è chi la pensa diversamente. Sin dal secolo scorso, quando i progressi della fotografia colpivano l’immaginazione non molto meno di quelli della presunta « trasmissione del pensiero », e delle sedute medianiche, alcuni individui sostennero di aver aperto nuove vie alle spiritismo dilagante, e di poter « fotografare » gli spiriti. Immagini evanescenti di cari trapassati cominciarono ad apparire accanto a quelle dei parenti sopravvissuti, tra la commozione e lo sbalordimento dei creduli, e i lauti incassi dei «fotografi dell’aldilà». Più modestamente, altri – e tra questi alcuni uomini di scienza – studiarono, con soggetti adatti, la possibilità che certe immagini mentali potessero impressionare lastre o pellicole.

I segreti dell’illusionista

Il tentativo più serio, in questo ambito, si ebbe negli anni che precedettero immediatamente la prima guerra mondiale, a opera di un cattedratico dell’Università di Tokio, il professore T. Fukurai. Le ricerche dello studioso giapponese furono rese note in Europa nel 1931, mediante un libro (Clairvoyance and Thoughtography) che ben pochi esaminarono con cura, e il cui contenuto fu assai male accolto anche a Tokio, tanto che il Fukurai dovette dimettersi dall’insegnamento!
La realtà era – ed è – che mentre non esiste alcuna premessa fisica, ottica, neuropsichica o elettromagnetica per giustificare il presunto « effetto »· Fukurai, esistono svariatissimi sistemi per far apparire su una fotografia impressioni ed immagini che non dovrebbero esserci. Ogni buon illusionista ne conosce qualcuno: dalle lastre apparentemente « vergini », ma preparate in precedenza, all’uso di microscopiche lampadine nella stessa camera di sviluppo; dal rapido passare di oggetti estranei dinanzi all’obiettivo, alla doppia impressione d’immagini sul medesimo fotogramma. Già molti anni fa non pochi « fotografi del supernormale » furono colti in frode; e vi fu per converso qualche illusionista che dimostrò, dinanzi a speciali commissioni, di poter produrre fotografie dichiaratamente truccate, sfidando l’attenzione e i controlli degli studiosi interessati! Il campo appare dunque estremamente infido, e tale da indurre sfiducia e scetticismo in chiunque volesse ulteriormente avventurarvisi.
Il problema della « fotografia del pensiero » si riaffaccio pochi anni fa, allorché alcuni indagatori, facenti capo a una Società americana di ricerche psichiche (la Illinois Society for Psychic Research), ritennero di aver scoperto un eccezionale soggetto, certo Ted Serios, con il cui concorso sembrava si potessero ottenere inquietanti e inspiegabili immagini su lastre o pellicole fotografiche non altrimenti influenzate. Un opuscolo di Pauline Oehler, Vice Presidente della predetta Società, intitolato The Psychic Photography of Ted Serios, apparve nel 1962, ma non si può dire che destasse particolare curiosità se non in ambienti assai ristretti. Ma un destino assai diverso attende un’opera molto più voluminosa e molto più recente, The World of Ted Serios, del dr. Jule Eisenbud, pubblicata poco tempo fa da William Morrow & Co., di New York, e di cui già si prepara una traduzione in italiano. Eisenbud è medico, psichiatra, psicoanalista, e docente di psichiatria all’Università del Colorado. Uomo brillante, colto e· versatile, è uno dei pochi psicoanalisti che si siano seriamente occupati di problemi parapsicologici, e alcuni suoi eccellenti saggi sulla psicodinamica della telepatia sono apparsi su riviste di psicoanalisi quanto mai «ortodosse ». Si tratta, pertanto, di uno studioso di prim’ordine, le cui tesi ed affermazioni non possono non essere accolte con deferente attenzione.
Eisenbud ha « lavorato » con Ted Serios per due anni. Sono stati due anni faticosissimi e dispendiosi, perché il soggetto in questione è un irregolare della condotta e un ubriacone, cosicché tutto ci si può aspettare da lui, fuorché una collaborazione fedele ed attenta. Tuttavia le condizioni in cui Serios « opera » sono tali da rendere estremamente difficile un trucco – a meno di pensare che Eisenbud, e i non pochi studiosi che insieme con lui, e per suo invito, hanno sperimentato con Serios, abbiano tutti avuto le traveggole, o che Serios sia un manipolatore e un trucchista di abilità eccezionale. Il fatto è che Serios non si serve né di proprie macchine, né di proprio materiale. Negli esperimenti vengono adoperati dei comuni apparecchi fotografici di varia appartenenza, e i risultati – se ve ne sono – si vedono presto. Il più delle volte, Serios si limita a far scattare la macchina fotografica (di altri, ripetiamo, e caricata da altri) verso la sua stessa persona, dopo aver chiaramente mostrato di non aver nelle mani, o addosso, alcunché di sospetto. Tutt’al più, mette talvolta intorno all’obiettivo un semplice, corto cilindro di plastica, che chiunque può esaminare, e che non « contiene » assolutamente nulla. Le foto che Serios scatta sono qualche volta totalmente bianche, o totalmente nere; ma in varie occasioni rivelano – anziché la sua persona, o particolari dell’ambiente -· sagome di edifici lontani, frammenti di paesaggio, profili di persone, aspetti di monumenti, facce ignote e distorte: il tutto, talvolta, con « angolazioni » impossibili, cospicue sfocature, spostamenti, annebbiamenti… E’ stato osservato da molti, e anche da Eisenbud, che le immagini così prodotte ricordano ambienti di sogno, ed anche ciò che effettivamente appare alla nostra mente quando chiudiamo gli occhi, e ci sforziamo di « visualizzare »· – supponiamo – la Casa Bianca, la cupola di San Pietro, o il viso di un amico lontano.

Qualche perplessità

E’ naturalmente impossibile tentar di riassumere qui le quasi 400 pagine dell’opera di Eisenbud: il quale non soltanto informa il lettore – in modo assai piacevole, e con vivacità spesso umoristica – sulle sue lunghe e movimentate esperienze con l’ « impossibile » signor Serios, ma discute altresì, con superiore abilità scientifica e filosofica, sulle implicazioni che il « fenomeno Serios », se autenticato al 100%, avrebbe nei riguardi delle nostre fondamentali concezioni relative all’uomo, al suo pensiero, al valore e al significato del pensiero stesso nel mondo dell’esperienza, ai rapporti fra psiche e materia… Ed è ovvio che tutto questo, e altro ancora, dovrebb’essere rimesso in discussione, qualora fosse dimostrato per A+B che, almeno in un caso, il pensiero umano può assumere un grado di concretezza fisica tale da plasmare le onde luminose, e influenzare un’emulsione fotografica!
Ma sarà possibile dimostrarlo? E’ quanto molti, che conoscono Eisenbud, e che hanno seguito con trepidazione la sua « grande avventura », si chiedono in questi giorni. L’Autore, per conto suo, ha messo le mani avanti, indicando come, alla lunga, le «resistenze» psichiche, dettate da inconscie inibizioni ed emozioni, possano finire col prevalere malgrado ogni sforzo contrario (l’esempio della telepatia, la cui esistenza è stata infinite volte dimostrata, ma è tuttavia ancora negata da parecchi scienziati, sembra, al riguardo, assai indicativo). Tuttavia rimane qui una porta ancora più aperta al dubbio: la quasi unicità del « caso », le molte possibilità (già accennate) del trucco in fotografia, la stessa vastità della revisione che occorrerebbe operare nelle nostre conoscenze se il « fenomeno Serios » fosse acquisito alla scienza… tutto ciò non consente di accettare The World of Ted Serios senza perplessità. Ci auguriamo che nei prossimi mesi o anni, Eisenbud possa avere ulteriori conferme alle sue vedute; e che la sua fama scientifica esca, da questa vicenda, non già offuscata (come molti pensano, o temono), bensì consolidata ed esaltata.
EMILIO SERVADIO

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