La Psicoanalisi a teatro
Rivista Italiana di Psicoanalisi, anno II, 1933

L’anno scorso venne rappresentato sulle scene italiane un lavoretto comico-sentimentale, intitolato «Ondulazioni», in cui si vedeva un giovane segretario comunale farsi passare per psicoanalista, e prendersi gioco della gente sino all’ultimo atto. La cosa era piuttosto divertente, nulla v’era nella commedia in questione di effettivamente contrario alla psicoanalisi. Non fu quindi il caso di parlarne in questa sede. Scherzo più, scherzo meno …
Quest’anno vien riportata sul teatro la psicoanalisi da un altro punto di vista. «Il caso del dottor Hirn», rappresentato con successo in varie città italiane, ci mostra un «celebre medico psicoanalista», che cura in tre mesi la moglie di un ricco industriale milanese. Sennonché (per attenerci alIa recensione del Corriere della Sera) «ecco che un angoscioso problema balena nella mente del medico. E’ stata davvero la scienza che ha risanato l’inferma, o non piuttosto una forza diversa, un involontario sentimento sorto fra i due durante la cura? Il «celebre psicoanalista», che evidentemente ha nozioni alquanto imprecise circa la traslazione dell’ammalato verso il medico e il relativo distacco, finisce col dichiararsi colpevole dell’uxoricidio che la donna commette una volta ritornata al focolare domestico, e si autodenunzia ai poliziotti inquirenti. Applausi commossi a questo martire della scienza e dell’amore, un mesto pensiero a quel poveraccio d’industriale, e cala la tela.
Neanche questa volta varrebbe la pena di prendersela, se non si pensasse che una buona parte del pubblico si sarà fatta, attraverso il «caso del Dott.Hirn» un’idea piuttosto allarmante della psicoanalisi, del valore dei medici psicoanalisti, e degli scompigli che la terapia psicoanalitica può portare nell’ industria milanese. Il guaio si è, che il primo ad esser tratto in inganno è stato proprio l’autore, le cui intenzioni eran quelle di creare una figura eroica, e che è invece pervenuto sol tanto a mettere in scena un tipo equivoco, di ciarlatano e di nevrotico. Nel «caso del dottor Hirn» il vero ammalato è il medico, che non sa distinguere un sentimento di traslazione durante la cura da un vero innamoramento, e che restituisce una paziente alla sua famiglia proprio nel momento in cui non avrebbe dovuto farlo. Ma e inutile dilungarsi in considerazioni critiche, per le quali non è evidentemente questa la sede.
Ancora una volta vien fatto di rileggere quanto scrive malinconicamente il Freud, nel penultimo capitolo delle Neue, Folge, sulla «psicoanalisi dei salotti», e su quella dei letterati.

Emilio Servadio

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