Il fascino del proibito
ANNALI DI NEVROLOGIA N°6 Nov. Dic. 1951
CASA EDITRICE V. IDELSON – NAPOLI

L’attrazione del proibito è un fenomeno tanto noto, quanto scarsamente studiato in psicologia. I contributi specifici al riguardo, per ciò che mi consta, si riducono a ben poco.
Conviene, in primo luogo, definire descrittivamente in modo più esatto la situazione. È evidente che non si possono includere nello stesso quadro la cleptomania e l ‘impulso ossessivo all’adulterio, la perversione esibizionistica o la criminalità sistematizzata. In tutti questi casi troviamo, è vero, un sovvertimento di proibizioni: ma non è dimostrato a priori che il soggetto tenda a tradurre in atto i suoi impulsi per il semplice fatto che essi sono proibiti – anche se ciò possa talora verificarsi. Lo stesso sentimento che accompagna l’azione, nel caso del « fascino del proibito » è, come vedremo, del tutto specifico, e non può ricondursi alla semplice e realistica paura della punizione.
L’individuo che più tipicamente prova il « fascino del proibito» è colui che sente particolare attrazione per un certo tipo di atti sin tanto che essi sono considerati leciti; e che, per contro, è spinto all’azione quando essi gli appaiono vietati. Un mio analizzando dichiarava di provare scarsa soddisfazione nell’atto sessuale tutte le volte che questo poteva svolgersi senza che le circostanze virtuali o reali costituissero, al riguardo, un divieto; e cercava di preferenza le situazioni in cui correva il rischio di essere punito o riprovato – sia dall’autorità costituita, sia da persone singole; o in cui sentiva, comunque, di far cosa non lecita.
Uno scolaro citato da EIDELBERG trovava, analogamente, e per sua stessa dichiarazione, poco attraente mangiare la sua merenda nell’intervallo della ricreazione;e la consumava spesso, perciò, durante la lezione, perché il fatto , che questoera proibito costituiva per lui uno stimolo, e conferiva all’atto un piacere maggiore.
Se cerchiamo però di esaminare più da vicino il tipo di « piacere » che tali individui di fatto provano, e di cui vanno in cerca, troviamo invariabilmente, come risulta da ammissioni fatte sia nella situazione analitica, sia indipendentemente da essa, che si tratta di un piacere molto sui generis: è un piacere accompagnato sempre da un tormento più o meno lieve, da un’ansietà che non è, di per sé, né dolore né rimorso; da un aculeo psichico stimolante e inebriante ad un tempo. E’ un piacere, infine, che non trova mai il suo esito in un vero appagamento distensivo, ma che, anche quando l’atto non provoca una punizione, lascia il soggetto più o meno insoddisfatto, e spesso desideroso di ricominciare da capo.
Nel suo lavoro già citato, EIDELBERG esamina in primo luogo se il comportamento di quel tale scolaro indisciplinato possa definirsi senz’altro masochistico; e respinge tale definizione perché – egli scrive – essa potrebbe valere solo qualora b punizione fosse stata effettivamente cercata e regolarmente subita, mentre in quel caso ciò avveniva solo per combinazione e saltuariamente. Dopo di che, questo Autore considera la ricerca del proibito come una manifestazione simultanea di aggressività e di libido, in cui lo sfogo libidico è reso più piacevole per il fatto stesso dell’esistenza di un ostacolo. In ultima analisi, EIDELBERG vede nell’attrazione verso il proibito un tentativo di riattivare situazioni analoghe a quelle in cui il soggetto subì le prime frustrazioni ai suoi desideri e fantasie infantili di onnipotenza. Nella nuova situazione, il soggetto, sempre secondo EIDELBERG, sembra dire: « So bene che non sono onnipotente, ma voglio essere almeno tanto potente da imporre attivamente ciò che ho dovuto passivamente subire; voglio cancellare la macchia della mia mortificazione narcisistica, producendo una simile mortificazione in altri » .
A mio avviso, l’interpretazione di EIDELBERG è valida ma incompleta, va integrata in base alle seguenti considerazioni.
Non v’è dubbio che chi ricerca il « proibito» intenda superare attivamente e polemicamente un proprio sentimento di inferiorità – dovuto in ultima analisi alla perdita del sentimento infantile di onnipotenza, e più o meno intensamente focalizzato nel complesso di evirazione e nelle mortificazioni narcisistiche. Ma se questo fosse il suo solo movente, il soggetto potrebbe, come altri fanno, cercare soddisfazione in particolari imprese, obiettivamente difficili o rischiose, ma non necessariamente proibite. E la « mortificazione del narcisismo altrui », cui EIDELBERG accenna, potrebbe anche, oggettivamente, mancare, come avviene allorché il divieto è imposto in modo impersonale – per esempio da una legge o da un principio religioso o morale.
Gli ostacoli che il soggetto vuoi superare appaiono dunque, in primo luogo, largamente proiettati, ossia in sostanza assai più interni che esterni. Tali ostacoli sono notoriamente posti, all’inizio, dal Super-Io primitivo, o meglio, da quello che MELANIE KLE chiamerebbe un « oggetto temibile » interiorizzato. È dunque soprattutto contro questa istanza da cui provengono oscure minacce, e che tende a produrre angoscia e sentimenti di colpa, che l’Io del oggetto cerca di insorgere, dando temporaneamente via libera a determinati impulsi dell’Es. Ciò risulta chiarissimo in tutti quei casi in cui il soggetto consapevole di compiere un’azione proibita, pur sapendo che nessuna autorità esterna potrà punirlo per averla compiuta. L’aculeo psichico che accompagna l’azione è identico anche in questi casi, e ciò dimostra appunto la sostanziale interiorità del processo. Per contro, la paura del delinquente abituale, di essere, per esempio, sorpreso dalla polizia, non ha affatto la caratteristica, come avviene nei tipi. Psicologici qui considerati, di un’angoscia principalmente e soprattutto di coscienza.
Al sentimento generico d’interiorità, e alla muta ed inconscia protesta per un’antica mortificazione subita, di chi ricerca e traduce in atto il ‘proibito; si accompagna dunque, sin dall’inizio, una disposizione all’angoscia, dovuta a una pressione aggressiva del Su per-Io. L’attrazione del proibito è l’occasione, offerta a questi soggetti, di instaurare un processo che dovrebbe, inconsciamente, ovviare all’anzidetta situazione penosa .
Con l’effettuazione dell’atto sentito come proibito il soggetto, di fatto, tende: 1°) a superare il sentimento d’inferiorità, regolarmente legato a insicurezza interna causata dal Super-Io ; 2°) a manifestare aggressione contro lo stesso Super-Io, o contro un suo rappresentante reale o immaginario; 3°) ad ottenere uno sfogo libidico, erotizzando al tempo stesso l’angoscia. Questo terzo punto, a mio avviso importantissimo, è stato trascurato da EIDELBERG per due ragioni: anzitutto perché egli non ha distinto tra masochismo oggettivo e masochismo soggettivo (l’atteggiamento masochistico di fronte al Super-Io ha, sub specie interioritatis, lo stesso valore qualitativo del masochismo aperto e palese); e in secondo luogo, perché nella stessa posizione di chi vuol soffrire bisogna distinguere tra ricerca della punizione ed erotizzazione della sofferenza e dell’angoscia. Questa seconda distinzione appare ormai chiara dopo i lavori di LAFORGUE, di NACHT e di BERGLER sulla « posizione» masochistica e sulle sue varietà; ed io stesso non ho mancato di sottolinearla nella mia relazione sull’aggressività nelle nevrosi, presentata al II Congresso italiano di psicoanalisi. Colui che è attratto dal proibito non ricerca inconsciamente una punizione: erotizza uno stato di angoscia. Da ciò l’inconfondibile senso di leggera vertigine e di « spasimo nel piacere» che contraddistingue il sentimento accompagnatorio. Potremmo dire che un quantum di energia distruttiva viene, questi casi, rivestito e legato e permeato dalla libido, senza perdere tuttavia il suo intrinseco carattere di produttore di angoscia.
Nel processo anzidetto, il Super-Io viene spesso totalmente o parzialmente proiettato, e l’« oggetto temibile » diventa l’autorità, il precettore o la legge contro cui si rivolge l’aggressione. Vediamo dunque di solito all’opera non già uno, ma almeno due meccanismi di difesa. Anche a questo riguardo, EIDELBERG sembra aver fatto cadere l’accento sull’ostacolo esterno da soverchiare, e non aver tenuto conto che l’aggressività del soggetto è, in primo luogo, diretta contro un antagonista interiore.
Il processo, articolato nella triade già menzionata, ha carattere squisitamente nevrotico, ed è questo il motivo per cui rappresenta non già una soluzione, ma un compromesso, e per cui il soggetto non ne viene mai completamente soddisfatto, e tende a ripeterlo. In sostanza, chi compie un atto in quanto esso è proibito vuoI dimostrare a se stesso di sfidare le possibili rappresaglie interne, e di trovar piacere in una situazione di pericolo. Qualora non venga punito in seguito all’azione compiuta, ha un passeggero sentimento di trionfo e di sfogo, che cede ben presto il posto a nuovi diffusi sentimenti di colpa, di inferiorità e di angoscia. L’eventuale punizione, per contro, se da un lato può tacitare provvisoriamente il sentimento di colpa, suscita aggressività reattiva, e questa a sua volta viene proiettata e nuovamente internalizzata, accrescendo la tensione tra Super-Io ed Io. In ogni caso, la situazione insoddisfacente di partenza viene sempre ripristinata e confermata.
In realtà, gli individui del tipo psicologico qui descritto vogliono ad un tempo due cose contraddittorie, e non sopportano né l’una, né l’altra: non sopportano l’eventuale e temporaneo trionfo dell’Es; non sopportano l’impero del Super-Io. Si trovano, perciò, in una posizione di instabilità psichica analoga a quella del giocatore d’azzardo, il quale – come ha dimostrato luminosamente LINDNER in un suo recente saggio – vuole simultaneamente vincere (ossia, in nuce, dar sfogo a cariche libidiche rimossee trionfare sul padre o sul Super-Io) e perdere (ossia essere punito, soccombere). E l’ attrazione del proibito somiglia, perciò, notevolmente al fascino che sul giocatore inveterato esercita il tappeto verde.
In entrambi i casi troviamo infatti lo stesso elemento d’incertezza ansiosa e di rischio. « Perderò o vincerò? » – si chiede il giocatore – ossia: « sarò punito o no? ». Analoga domanda si pone colui che è attratto dal proibito, nei confronti del Super-Io o di un suo rappresentante esterno. E l’ansia che proviene da questa incertezza viene, nell’un caso come nell’altro, ricercata ed erotizzata.
Su toni minori di variabile intensità affettiva, e senza gravi inconvenienti per l’equilibrio psichico generale, processi di quest’ordine si riscontrano anche presso moltissimi individui considerati normali. In fondo, nessuno può dirsi totalmente insensibile, sia pure virtualmente, all’attrazione di ciò che è vietato. E non certo a caso l’esempio archetipico tradizionale del fascino del proibito, cioè di un dilemma che forse più di ogni altro mette in evidenza la condizione umana, è quello del giardino dell’Eden, del frutto vietato ed attraente, il cui semplice disegnarsi sullo sfondo senza nubi del Paradiso terrestre segna già per l’uomo il sorgere della prima « divisione » interna, del primo barlume di autocoscienza, della prima distinzione tra il « bene» e il « male ».

RIASSUNTO
L’A., prendendo spunto da alcune considerazioni di ordine psicologico, espresse da EIDELBERG, a proposito del problema del « proibito », pensa che l’individuo, effettuando l’atto sentito come proibito, tenda a:
1) superare il sentimento di inferiorità, regolarmente legato a insicurezza interna causata dal Super-Io;
2) manifestare aggressione contro lo stesso Super-Io, o contro un suo rappresentante reale o immaginario;
3) ottenere uno sfogo libidico erotizzando l’ angoscia.

SUMMARY
The Author recalls some remarks made by EIDELBERG, regarding the problem of the « forbidden ». He thinks that he who performs the action which he feds as « forbidden », strives:
1) to Overcome an inferiority feeling, regularly bound to inner insecurity caused by the « Super-Ego»;
2) to express aggression against the same « Super-Ego », or against one of his real or imaginary representatives;
3) to obtain a libidinal gain, erotizing his own anxiety.

L E T TE R A T U R A

LAFORGUE R. – De l’angoisse à l’orgasme, in « Revue Française de Psychanalyse », Parigi, 1930-31, pag. 245.

NACHT S. – Le masochisme, II. Ed. (Le François), Parigi, 1947.

EIDELBERG L. – The Attraction of the Forbidden, in « Studies in Psychoanalysis » (Coolidge Foundation, Nervous and Mental Disease Monographs), New York, 1948, pag. 129.

BERGLER E. – The Battle of the Conscience (Washington Institute of Medicine), Washington, ‘948. – – The Basic Neurosis (Grune & Stratton), New York, 1949·

LINONER R. M. – The Psychodynamics of Gambling, in « The Annals of the American Academy of Political and Social Science », Philadelphia, maggio 1950.

SERVADIO E. – L’aggressività nelle nevrosi, in « Psiche», Roma, 1950, pago 736.

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