Un « compito » diabolico ossessiona il Cannarozzo
Forse l’assassino sconta particolari condizioni di terrore in cui si trovò nell’infanzia.
Il Tempo 11/01/1995

Mentre ci accingiamo a scrivere queste note, nulla si sa ancora di preciso sulla personalità dell’individuo che ha effettuato l’orrenda strage di Ancona. Colpiscono tuttavia, nei ragguagli, sin qui noti, alcune circostanze che per il pubblico appaiono estremamente conturbanti e sorprendenti, e che non possono tare a meno di attirare il più profondo interesse dello psicologo.
La prima tra esse è la situazione personale e sociale del protagonista: « uomo d’ordine » per definizione, ammogliato con prole, ben considerato, sino a ieri, nel sito ambiente sociale e dai suoi superiori. L’altra circostanza è il « testamento » da lui lasciato: nel quale, a ciò che sembra, quella di Ancona ed altre imprese altrettanto spaventose vengono per così dire programmate in dettaglio, conte un « compito » diabolico da eseguire.
Tutto ciò fa pensare che oltre alla superficie del suo comportamento sociale ed oltre certo, la stessa coscienza· quest’uomo, si svolgessero profondissimi conflitti interni; e il delitto di Ancona ripropone in forma orribilmente tragica il problema delle energie distruttive nell’individuo umano, mostrandoci a nudo tutta la loro potenza, talvolta fatalmente incoercibile.
Chi scrive appartiene, e non da oggi, alla schiera di coloro che ritengono, con Freud, essere la distruttività un’energia istintiva primaria. Tale energia, nella pluralità degli uomini, e anche in molti delinquenti comuni, è più o meno tenuta a freno da istanze reprimenti di ordine morale e sociale. Ma nel criminale improvviso, in colui nel quale i freni dell’autorità interna o esterna vengono improvvisamente e totalmente travolti, quale può essere stata, sin dalle origini infantili della personalità, la dialettica interiore fra impulsi distruttivi e ciò che in psicanalisi è comunemente chiamato il « super-Io »?
La prima conclusione a cui era arrivata in proposito la psicologia del profondo era che nei tipi di questo genere il super-Io fosse estremamente debole, e potesse quindi cedere alla violenza dell’istinto. Ma oggi si tende a vedere le cose in un altro modo. Oggi sappiano che nella primissima infanzia l’individuo può trovarsi· in condizioni estreme di terrore e di angoscia, dovute alla tremenda pressione di istanze elementari interne e distruttive, sentite come persecutorie. Questa situazione nucleare può protrarsi nel volgere degli anni, pur rimanendo totalmente inconscia. Qualora determinate circostanze, esterne e soggettive, riattivino in qualche modo l’estrema tensione anzidetta l’individuo può cercare follemente di sottrarvisi vibrando, per così dire, colpi all’impazzata verso l’esterno, contro quello che irrazionalmente percepisce come un mondo totalmente ostile e popolato soltanto di nemici. E’ dunque, in sostanza, sotto la pressione d’un Super-Io primitivo, estremamente severo e persecutorio, e non già a causa di una «debolezza» di questa istanza interna, che tale tipo, per fortuna assai raro di criminale, è portato subitaneamente al delitto o addirittura alla strage.
Un acutissima indagatrice inglese, Paula Heimann, occupandosi recentemente proprio dei « delitti di strage », altrettanto· improvvisi quanto « gratuiti », ossia effettuati senza alcuna· apparente provocazione, ha ritenuto indispensabile, per spiegarli, ricorrere all’ipotesi di una « rottura » dell’impasto fondamentale tra i due istinti di base: quello di vita e quello di morte.. « Io non penso – essa scrive – che l’assassino senta coscientemente di essere minacciato dall’avvenuta liberazione in sé medesimo, delle energie di· morte e di distruzione, e dalla imminente catastrofe interna che ne deriva; ma ritengo che le sue azioni possano essere comprese soltanto se si ammette ch’egli sia colto da un frenetico bisogno di trovare chi lo sostituisca: ossia qualcuno che venga colpito da tale carica di energie in luogo suo ». Da qui la subitanea estroversione della corrente distruttiva, e la conseguente possibilità di omicidi e di stermini.
Un esame psico-neuropatico dell’attentatore di Ancona potrà – e speriamo presto -· chiarire meglio le ipotesi qui indicate. Solo una precisa disamina psichiatrica potrà indicare se, come sembra, l’autore della strage ha visto, nella sua inconscia fantasia, gruppi partircolari di « nemici » in coloro che si dilettano di innocui spettacoli o in folle di fedeli tranquillamente raccolti in preghiera. Ogni ipotesi è qui possibile:· per esempio, quella per cui nelle anzidette innocue riunioni collettive la fantasia inconscia dello sciagurato autore e progettatore di crimini abbia scorto entità primitive della sua infanzia, il cui disinteresse per la i sua persona poteva avere provocato in lui paure invincibili di negligenza o di abbandono…
Sono, queste, delle semplici riflessioni di uno studioso abituato a cercare nelle profondità psichiche i moventi di tanti comportamenti irrazionali dell’uomo: da quelli più anodini· della vita quotidiana sino ai più e rari esempi di comportamento a anti-sociale.
L’ultima parola spetterà a coloro che si occuperanno più da vicino del tremendo caso. Ora come ora, il problema è soltanto quello di neutralizzare al più presto possibile un elemento le cui azioni, da qualsiasi movente dettate, costituiscono un reale, gravissimo pericolo per la· società.
EMILIO SERVADIO

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