Bonaventura Enzo, La Psicoanalisi (3a edizione, A. Mondadori Editore, Milano, 1945).
Luce e Ombra 1947

E’ un vero peccato che questa sia una semplice ristampa di un libro apparso nel 1938, e poi ritirato dalla circolazione in seguito all’ignobile legislazione razziale. Diciamo che è un peccato, in quanto questa pregevole opera del Bonaventura aveva ab initio qualche nèo, che sarebbe stato facile eliminare; e inoltre, perché dal 1938 a oggi sono stati compiuti notevoli progressi, nel campo della Psicoanalisi – progressi di cui naturalmente nel volume non v’è menzione.
Con tutto ciò, il libro del Bonaventura resta sempre una delle più chiare e perspicue esposizioni della Psicoanalisi che siano sinora apparse in lingua italiana. La trattazione si divide in dieci capitoli. L’A. prende le mosse dai fenomeni isterici e dal celebre caso della signorina Anna O., curata dal Breuer col « metodo catartico » : comincia, insomma, dalle origini storiche della psicoanalisi. Determina quindi i concetti di inconscio e di rimozione, così come Freud li ha precisati (naturalmente è in questi capitoli che trovano posto le esposizioni relative al determinismo psichico, alla scomposizione della personalità psichica, alla psicopatologia della vita quotidiana).
Seguono altri due capitoli sulla teoria degli istinti e sulla sessuologia freudiana, nei quali è particolarmente sottolineato quanto Freud e i suoi allievi hanno scoperto intorno alla psicologia dell’infanzia. Capitoli a parte hanno gli argomenti del sogno e delle nevrosi, e in quest’ultimo l’A, orienta saggiamente chi legge nelle non facili classificazioni anche preanalitiche. Il capitolo ottavo considera la posizione della psicoanalisi nella storia della cultura e della civiltà: totemismo, religione, morale, mitologia, arte ne costituiscono i temi principali. L’A. dedica infine diverse pagine ai continuatori e ai critici del Freud, ed espone da ultimo le sue considerazioni critiche e conclusioni. Il volume è corredato da una nota bibliografica e da undici tavole fuori testo.
Sottolineate le doti di chiarezza, e, lode ancora maggiore, di correttezza espositiva del libro del Bonaventura, dobbiamo rilevare la scarsa parte che l’A. ha fatto, e non giustamente, all’attività degli psicoanalisti italiani (non è neppur nominata la « Rivista Italiana di Psicoanalisi », che pure si pubblicò per due anni). La bibliografia, oltreché essere arretrata per la ragione che abbiamo detta al principio, andrebbe rifatta da cima a fondo. Alcuni tra i più importanti psicoanalisti contemporanei, come Federn, Alexander, Reich, Melanie Klein, non sono menzionati. Parecchie delle illustraziom sono tolte da fonti troppo vecchie, o non hanno alcun rapporto con la trattazione…
A quando, dunque; una vera muova edizione di un libro per tanti rispetti eccellente? Perchè l’Autore e l’Editore non ci pensano?
Emilio Servadio

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