C. G. Jung: Psicologia e educazione, Casa ed. Astrolabio, Roma, 1948,L. 450.
Luce e Ombra 1948

Questo volumetto racchiude tre lavori di Jung, appartenenti a epoche diverse, e precisamente: « Psicologia analitica e educazione» (tre conferenze tenute a Londra nel 5924); « Conflitti dell’anima infantile » (un saggio del 1910); « Il fanciullo di talento» (una conferenza del 1942).
È consigliabile, a nostro avviso, leggere questi contributi in ordine cronologico. Forse di nessuna scienza più che della psicologia si può parlare da un p. d. v. storicistico; e il pensiero di Jung, in particolare, è andato profondamente trasformandosi, dal freudismo di partenza (di cui è permeato il lavoro del 1910 qui pubblicato) sino al « relativismo psicologico » – quasi confinante, a volte, con l’agnosticismo – che contraddistingue la sua opera più recente.
Se l’ultima fase di questa evoluzione ha dato frutti più maturi e complessi, tuttavia si ha l’impressione che a un certo punto, trattando della psiche infantile, la « psicologia » si risolva quasi interamente in « psicagogia », e quindi in educazione. E’ questa, l’altronde, la critica più fondata che si può rivolgere a Jung. Malgrado tutto, neppure Jung si sottrae a una considerazione psicoanalitica: e a dare un’impronta educativa al suo metodo hanno indubbiamente concorso la sua formazione protestante, nonché l’ambiente familiare (religioso) e sociale in cui è vissuto.
Queste pagine, tuttavia, si leggono o si rileggono con interesse, e sono insolitamente ricche di esempi pratici e di casi clinici. La storia della « piccola Anna » costituisce un parallelo non indegno al celebre caso freudiano del « piccolo Hans », che aperse la via alla psicoanalisi infantile.
Il libro è stato tradotto con cura da Roberto Bazlen.
EMILIO SERVADIO

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