Che cos’è la metapsichica moderna (seconda parte)
Luce e Ombra 1930 pp.327-332

II.

Consideriamo ora anzitutto i fenomeni soggettivi o intellettuali, e riferiamoci in particolare alle più moderne esperienze compiute in merito ai fenomeni di telepatia e di chiaroveggenza.
Il termine «telepatia» (dal greco lontano e sensibilità) fu proposto dal Myers nel 1882, e propriamente significherebbe l’atto del «sentire a distanza»; invece esso designa oggi universalmente, secondo la definizione dell’Osty, «i casi nei quali un individuo percepisce a qualunque distanza (un metro o migliaia di chilometri) ciò che pensa un altro individuo o ciò che gli accade; e questo, senza il normale soccorso dei sensi e dell’intelligenza». Vengono dunque nettamente distinti i casi di telepatia da quelli di chiaroveggenza, per quanto alcuni studiosi (tra i quali il Richet) tendano a far rientrare la prima nella seconda.
Le prime inchieste sui casi di telepatia, condotte da Gurney, Myers e Podmore, dal Flammarion, dalle società inglesi e francesi di ricerche psichiche, indussero, accertato il fenomeno, a procedere al suo studio sperimentale; e migliaia di esperienze, semplici o complesse, a breve o a gand distanza, furono compiute un po’ dappertutto. Va specialmente ricordato, fra i tanti, il nome dell’ing. Warcollier, che, da oltre vent’anni, studia attivamente il problema della telepatia, e che nei suoi libri e nei suoi studi speciali ha dato le più interessanti precisazioni sulle condizioni in cui debbono porsi l’agente e il percipiente per aumentare le probabilità della trasmissione, sugli stati psichici e le loro variazioni in concomitanza con i diversi tipi di esperienze; sugli esperimenti « in gruppo », che hanno permesso di afferrare il motivo di certe interferenze e di errori di trasmissione altrimenti inspiegabili.
Anche se la tendenza della metapsichica moderna è rivolta alla telepatia sperimentale, uno studio accurato delle caratteristiche proprie ai casi spontanei può dare preziose indicazioni per l’esperimento. Il motivo per cui in un primo tempo molte esperienze fallirono era indubbiamente da riferirsi alla differenza sostanziale tra le condizioni dell’esperimento volontario (tensione della volontà, trasmissione di un’immagine scelta a capriccio, aspettazione da parte del percipiente, ecc.) e quelle della telepatia spontanea (contenuto altamente emotivo, assenza di aspettazione, mancanza di una preordinazione). Di qui, varie applicazioni per avvicinare le prime alle seconde.
Ma il risultato teorico più notevole, cui è giunto ultimamente, sulle orme di altri ricercatori, il Warcollier, è l’aver notato come le percezioni telepatiche del «subcosciente», dell’ «obliato recente», di tutto ciò, insomma, che non fa parte della piena coscienza all’atto della trasmissione, siano in massima più chiare e più frequenti che non quelle di rappresentazioni in tutto coscienti. Di qui, nuove modalità di esperimento, consistenti soprattutto nel fissare l’attenzione sopra un’immagine principale, distraendola però leggermente mediante un’immagine secondaria. Si osservò che nella maggior parte dei casi positivi (la cui differenza con quelli che darebbe il calcolo delle probabilità è tale da escludere la casualità) viene trasmessa l’immagine secondaria.
La telepatia, come uno dei fenomeni meglio accertati e più lungamente studiati, ha dato origine a varie teorie, Il Warcollier ravvisa specialmente l’analogia tra la trasmissione telepatica e la radiotelegrafia, e formula una « teoria ondulatoria » di quella. Altri sperimentatori, insistendo sul carattere molte volte non esattamente volontario della trasmissione (e vi abbiamo accennato) ritengono che nella telepatia sia piuttosto da ravvisarsi una captazione di stati di coscienza da parte del supposto percipiente nei riguardi dell’agente. La questione sarebbe dunque invertita, e abbiamo già ricordato che anche il Richet tende a ricomprendere il fenomeno telepatico in quello, più generale, della chiaroveggenza o criptestesia.
La chiaroveggenza, anche se tenuta distinta dalla telepatia propriamente detta, costituisce indubbiamente la manifestazione più importante della metapsichica soggettiva. Essa può definirsi, col Myers, una «percezione a distanza, la quale implica una sensazione o visualizzazione diretta di cose o condizioni indipendentemente da ogni via sensoria conosciuta, e in circostanze tali da escludere che le cognizioni acquisite traggano origine da una mentalità estrinseca al percipiente» (trad. Bozzano).
Il Sudre, che ha adottato Il termine di metagnomia per definire la conoscenza extranormale, ne distingue varie forme, ammettendo: una metagnomia telepatica, che è la «lettura» o meglio la divinazione di un pensiero estraneo, la metagnomia telestesica o teleottica, o visione di eventi lontani; la metagnomia profetica, o conoscenza dell’avvenire; la metagnomia criptoscopica, o visione attraverso i corpi opachi; la metagnomia mantica, o visione allucinatoria nel cristallo, nei fondi di caffè, ecc.; la metagnomia tattile (chiamata impropriamente psicometria), o conoscenza mediante il contatto di un oggetto; la metagnomia autoscopica, o visione degli organi interni del proprio corpo; la metagnomia rabdica, o scoperta delle sorgenti, dei minerali, delle cavità, eccetera. S’intende che tutte queste forme sono intimamente connesse e che la facoltà metagnomica è fondamentalmente unica.
Le esperienze più recenti e migliori sulla chiaroveggenza sono state compiute con i soggetti Kahn, Reese e Ossowiecki. Quest’ultimo specialmente, che è un ingegnere polacco il quale gentilmente si presta agli esperimenti, ha dato le prove più precise dell’esistenza della facoltà criptestesica. Celebre è rimasta quella del Secondo Congresso Internazionale di Metapsichica, che consisté nella visualizzazione di un disegno e di una data scritti sopra un foglio di carta chiuso entro tre buste. Il plico era stato preparato in Inghilterra, e forato mediante un ago in più punti, in modo da renderlo inviolabile. L’Ossowiecki riprodusse rozzamente il disegno e lesse correttamente la data. Citiamo questa esperienza, perchè avvenuta in pubblico e con specialissime garanzie; ma se ne potrebbero citare a centinaia poiché le straordinarie facoltà del chiaroveggente polacco si sono esplicate in moltissime occasioni, con esito nove volte su dieci positivo, e in condizioni semplici e rigorose ad un tempo di controllo e di osservazione. E altrettanto dicasi di Bert Reese, specializzatosi nella lettura di testi distrutti, la cui chiaroveggenza fu esse volte applicata in circostanze aventi un’importanza pratica, e che si rese tra l’altro particolarmente utile ad una società rintracciando immediatamente un documento cercato per lungo tempo senza risultato.
La metagnomia tattile merita un cenno speciale. Il chiaroveggente si pone in contatto con un oggetto del quale ignora la provenienza e, spesse volte, la natura; descrive quindi l’ambiente che è stato in rapporto con l’oggetto stesso, le persone che l’hanno posseduto, ecc. Ricostruzioni precise di scene anche molto antiche, le quali avrebbero presupposto conoscenze che il soggetto non poteva avere, ragguagli precisi intorno a circostanze ignote, si sono avute con questo mezzo; e così pure con la cristalloscopia, o visione nel cristallo. Ai nostri giorni si adopera per lo più un globo di cristallo di rocca, avvolto in un panno scuro. Dopo alcuni minuti di osservazione si presentano al soggetto « sensitivo » immagini vaghe, spesso con carattere allucinatorio, ma talora anche raffiguranti persone o eventi lontani nello spazio od anche nel tempo. Il continuo inevitabile interferire di elementi allucinatori, anche nei migliori casi, rende particolarmente difficile lo studio della cristalloscopia come tale; ma è stato inoppugnabilmente constatato che tali elementi assai sovente si accompagnano a visioni che implicano un mezzo extranormale di conoscenza.
Alla chiaroveggenza si riallaccia sicuramente anche la rabdomanzia, fenomeno ben noto e quasi entrato nel novero di quelli che la scienza riconosce ufficialmente come accertati, che consiste, come ognuno sa, nel percepire simpaticamente la presenza di falde acquee, di filoni metallici sotterranei, di cavità. In esperienze recenti la percezione si è esercitata anche per profondità di oltre 20 metri. Un importante contributo all’accertamento della facoltà rabdomantica è stato dato ultimamente da esperienze compiute a Milano. Il rabdomante percepì esattamente quando la corrente d’acqua veniva immessa nei canali sotterranei e quando il flusso veniva interrotto. Lo stabilirsi di un rapporto tra il percipiente e le energie racchiuse nel sottosuolo, si tratti di vibrazioni o di altro tramite, e in molti casi supponibile, ma in altri si tratta di chiaroveggenza vera e propria, come in quelli nei quali il rabdomante stabilì con esattezza la presenza di sorgenti sotterranee unicamente esaminando la carta topografica di una data regione.
E’ opportuno, prima di passare a discorrere dei fenomeni fisici studiati dalla metapsichica moderna, di accennare con particolare intenzione al fenomeno più alto, e teoricamente anche più importante della metapsichica soggettiva, vale a dire alla chiaroveggenza temporale, e specialmente a quella per cose future. L’argomento della metagnomia tattile, già denso di per sé stesso di conseguenze teoriche, ci ha introdotti, sebbene per via traversa, nel campo della chiaroveggenza temporale per cose passate. Occorre avvertire che, fuori dalla psicometria, per la quale si sono fatte ipotesi supplementari, quali quella della «memoria delle cose», le altre forme di chiaroveggenza nel passato si riferiscono in genere ad avvenimenti recenti, o che hanno conservato una traccia nel presente: cosicché si può pensare, in molti casi, ad una chiaroveggenza «ritardata», a somiglianza di quanto avviene in taluni fenomeni di telepatia spontanea; od anche a una chiaroveggenza spaziale su cui venga ad innestarsi la ricostruzione induttiva dell’evento nel suo svolgersi storico.
Ben più arduo sarebbe invece ricondurre allo schema usuale della chiaroveggenza i casi di lucidità temporale per cose future. Qui manca assolutamente (o quanto meno sembra mancare, al nostro giudizio di esseri vincolati alle categorie dello spazio e del tempo) uno dei termini del rapporto, che sinora abbiamo sempre riscontrato presente a rendere concepibili, se non propriamente spiegabili, i fenomeni della telepatia e della visione dei fatti trascorsi e trascorrenti. Qui, diciamo, sembra mancare la fonte delle percezioni extranormali: eppure esse si verificano. Si comprende come questo fenomeno della metagnomia nel futuro abbia grandemente interessato psicologi e filosofi e matematici, date le conseguenze di ordine metafisico che esso implica.
Anche la chiaroveggenza nel futuro, come le altre forme di metagnomia e come la telepatia, può essere spontanea o sperimentale. I casi spontanei sono indubbiamente i più interessanti, ed hanno in genere una ricchezza di particolari che li rendono assolutamente inoppugnabili, una volta ottenute sufficienti garanzie circa l’avvenuta « pubblicità » della previsione poi verificatasi. Si tratta assai spesso di sogni, detti sogni premonitori quando assumono la forma di avvertimento. Molti esempi sono stati raccolti dal Bozzano, e molti se ne trovano nei libri e nelle riviste speciali. È da ricordare quello relativo all’elezione dell’attuale Pontefice, che fu prevista dal sognatore a un anno di distanza, e per due volte, tanto che alla morte di Benedetto XV il direttore di un giornale locale, conoscendo il sogno (che era stato comunicato dal percipiente a molte persone), si premunì, preparando in tempo le notizie relative al Cardinale Ratti, e facendo uscire il foglio parecchie ore prima di tutti gli altri. Il caso, pubblicato nel 1922 dalla Rivista di Psicologia, è riferito integralmente anche dal Mackenzie nella sua « Metapsichica moderna ».
La percezione di eventi futuri può anche aversi in stati subcoscienti diversi dal sonno: nell’ipnosi, nella trance medianica, ecc. Ma occorre anche distinguere le false precognizioni, che il Sudre riconduce alle categorie seguenti; la coincidenza, l’interferenza razionale, l’interferenza telepatica, l’autosuggestione, il presentimento organico, la paramnesia.
L’ipotesi della coincidenza viene spesso eliminata dall’abbondanza dei particolari, ma va tenuta presente, e così pure quella di, un ragionamento deduttivo esatto. Il caso che un soggetto «sensitivo» preveda, dallo stato d’animo di una persona, ciò che questa sta per compiere, sarebbe sempre di ordine extranormale, ma non sarebbe un caso di previsione. Così non è difficile che, coscientemente o incoscientemente, un individuo si adoperi affinché una profezia che gli è stata fatta si realizzi; né è da dimenticare il sempre possibile caso di una persona che avverta subcoscientemente un male latente che ne minacci l’esistenza, e realizzi in forma premonitoria l’avvertimento oscuro del suo organismo compromesso. La paramnesia, infine, o il falso riconoscimento di luoghi e di eventi che non si sono mai visti prima, può far pensare al realizzarsi di una previsione passata, mentre non si tratta che di un «ricordo del presente», secondo la definizione di Bergson.
I casi sperimentali di chiaroveggenza nel futuro, studiati lungamente dall’Osty, risentono più fortemente di quelli spontanei l’influenza della distanza nel tempo, che ne affievolisce i particolari. Se si tratta dell’avvenire lontano di una persona, o del divenire generico di un popolo o di un paese, del « corso della storia », in una parola, è raro che il soggetto avverta più che le linee essenziali e schematiche degli avvenimenti futuri.
Troppo lontano ci porterebbe anche una breve disamina dei problemi inerenti alla metagnomia profetica. Ci limiteremo a ricordare che essa ripone in pieno la questione, del libero arbitrio e dà adito ad ipotesi metafisiche circa l’ «eterno presente» o «il tempo come quarta dimensione» che trovano singolare riscontro, nelle vedute di matematici moderni quali Einstein, Eddington, Minkowski e Weyl.
(Continua)
EMILIO SERVADIO.

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