Che cos’è la metapsichica moderna ( parte terza)
CONFERENZA.
·Luce e Ombra 1930 (Continuaz. e fine: v. fasc. recedente pag. 327).

III.

Passiamo ora ai fenomeni fisici, non senza avvertire che quanto è stato detto sui fenomeni soggettivi è un semplice accenno alle categorie fondamentali. Abbiamo volutamente trascurato molte forme minori, e in particolare le manifestazioni medianiche intellettuali, come l’ « incarnazione », la scrittura automatica, la «xenoglossia », ecc. che possono più o meno riportarsi alle facoltà criptestesiche dei medium, e sono soltanto caratterizzate dal fatto, che in esse assume una particolare importanza la personificazione di « entità ». È indubbio che alcune di esse sembrano indicare la presenza di individualità del tutto indipendenti dal medium e dai presenti; ma non è il caso di addentrarci in discussioni che sarebbero di ordine puramente teorico ed uscirebbero dai confini della metapsichica -propriamente, detta.
La distinzione tra fenomeni soggettivi e fenomeni oggettivi è, come abbiamo accennato, una distinzione anch’essa empirica, che si mantiene per comodità. Ciò non toglie che effettivamente i soggetti si « specializzino » in manifestazioni di carattere prevalentemente fisico o prevalentemente intellettuale, ma si conferma qui quanto è stato detto circa il trapasso quasi insensibile dal normale all’anormale, dall’anormale psichico all’anormale fisico; ed in sostanza l’unità fondamentale della fenomenica metapsichica e il suo legame con la regolare attività mentale e fisiologica dell’organismo umano.
La telecinesi, che si pone tra i principali fenomeni della medianità fisica, consiste in movimenti di oggetti che avvengono senza il contatto, diretto o indiretto, del medium o dei presenti.
Il suo primo grado consiste indubbiamente in quei movimenti del tavolo, spesso ancora adoperato nelle sedute, che il semplice con tatto delle dita non basta a giustificare; ma la sua forma più precisa è la levitazione del tavolo e lo spostamento di oggetti che si trovino nella stanza.
Senza citare particolarmente alcuno dei casi, del resto notissimi, in cui si verificarono fenomeni telecinetici, ricorderemo che il primo a studiarli seriamente fu il Crockes, che inventò una speciale bilancia a molla per misurarne l’intensità. Una bilancia fu anche usata con Eusapia Paladino; essa segnò, con assoluta esclusione di frode (la Paladino ingannò talvolta, ma non sempre, come qualcuno ancora ritiene) un aumento di peso uguale a quello della tavola sollevata. Ciò permise d’intravedere la legge che oggi si ritiene applicabile ai fenomeni telecinetici in genere e a quelli di levitazione in special modo: legge che fu formulata pochi anni or sono dal Crawford. Si ritenne cioè che dal medium partissero dei prolungamenti umanoidi, in forma di arti rudimentali allungabili, e che questi, talvolta visibili, spesso del tutto invisibili, producessero gli effetti indicati, assumendo varie forme a seconda dell’effetto cinetico da produrre. Il Crawford, in diversi libri recenti assai importanti, approfondì grandemente lo studio della telecinesi, registrando i fenomeni con vari mezzi. Ponendo il suo soggetto sopra una bilancia, egli giunse alla stessa conclusione cui erano arrivati gli sperimentatori di Eusapia Paladino, aggiungendovi le seguenti nuove constatazioni: che la differenza (circa il 3 per cento) tra l’aumento del peso del soggetto e il peso della tavola era colmata dal lieve aumento di peso registrabile presso gli astanti; che tutto si svolgeva come se la tavola fosse sollevata da una « leva fluidica » facente corpo col soggetto; che questa leva era ostacolata solo dai corpi materiali; che rimaneva sospesa, o si appoggiava al suolo, a seconda dello sforzo minore o maggiore da compiere. Le fotografie confermarono in tutto e per tutto le sue induzioni.
Lo Schrenck.Notzing in Germania confermò le esperienze del Crawford, perfezionò i controlli mettendo volta a volta il medium o gli oggetti da spostare in una gabbia di garza, adottando un manicotto di legno con un diaframma mobile che si spostava al passaggio del prolungamento, e segnava in pari tempo sopra un quadrante le fasi del processo.
Sui fenomeni acustici, termici, luminosi, ecc. non occorrerà soffermarci; basti dire che essi vengono attualmente segnalati mediante apparecchi di precisione: microfoni, termometri, stereoscopi, ecc. che permettono di registrarne obbiettivamente la veridicità e lo svolgimento. E passiamo senz’altro a quelli di ectoplasmia, che la telecinesi stessa, facendo ammettere l’azione di prolungamenti fluidici uscenti dal corpo del medium, ci ha fatto del resto già intravedere.
Il vocabolo « ectoplasma » ( fuori, sostanza, formazione) definisce secondo il Richet « la formazione di oggetti diversi che nella maggioranza dei casi sembrano uscire dal corpo umano ed assumono l’apparenza di una realtà materiale (vesti, veli, corpi viventi) ».
Mentre nella telecinesi si considerano soltanto gli effetti meccanici prodotti dall’ectoplasma, spesso ancora invisibile, se ne osservano altresì, in sede separata, le caratteristiche intrinseche e le speciali manifestazioni. E come dal fatto fisico della telecinesi si è risaliti al modo col quale esso abitualmente si produce, così si è studiata a lungo, specialmente negli ultimi anni, la genesi di quelle che furono chiamate, negli inizi delle ricerche, materializzazioni. L’apparire di mani, di volti, di membra aventi una vita effimera è dunque oggi preso in considerazione riportandosi più specialmente all’origine del processo.
La « sostanza » ectoplasmica appare come un quid indifferenziato, suscettibile di assumere le più varie forme e le consistenze più diverse. Esso è sovente percepibile al tatto prima che alla vista, quando la sua condensazione non è sufficientemente avanzata. Esce dal corpo del medium, e più spesso dalle cavità naturali, manifestandosi ora come un velo sottile, ora come una massa gelatinosa, ora come un insieme di fili aggrovigliati e in continuo movimento. Un’idea esatta può esserne data soltanto dalle innumerevoli fotografie che ne sono state fatte.
Dapprima sempre amorfo, l’ectoplasma ‘può assumere, in un progredire ulteriore del fenomeno, forme, abbiamo detto, assai diverse: si va dalla materializzazione di un dito a quella di un volto o di un corpo intero. Le materializzazioni hanno spesso dimensioni umane, ma non sempre; talvolta sono più grandi, talvolta più piccole del vero. Si sono avute ectoplasmie di volti o corpi in miniatura, perfettamente proporzionate.
Ma la caratteristica più strana delle formazioni ectoplasmiche è il presentarsi sovente ch’esse fanno come forme pialle. L’ipotesi della frode, che in questi casi è sempre la prima a proporsi, ha dovuto in molti casi essere risolutamente scartata, non solo perchè le circostanze dell’esperimento la rendevano insostenibile, ma anche perchè la riproduzione artificiale del fenomeno, e il confronto tra le diverse fotografie ottenute, ha dimostrato una differenza assolutamente clamorosa. Altrettanto vive e perfette sono riuscite certe fotografie di ectoplasmi piatti, altrettanto grigie e smorte sono state quelle ottenute (con tutto il tempo, si noti, di predispone nel modo migliore) mediante l’esposizione di un’immagine piatta artificiale. E lo stesso può dirsi per quanto riguarda altre ectoplasmie che hanno riprodotto palesemente volti o caratteristiche di persone viventi o di quadri o di fotografie ben noti.
I fenomeni di ectoplasmia più interessanti e meglio studiati ai nostri giorni sono quelli prodotti dalla medium Eva Carrière. Con questa si verificarono minuziosamente tutte le fasi della produzione ectoplasmica, si osservarono le materializzazioni piatte e quelle ridotte, si constatò l’incredibile vitalità e duttilità della « sostanza ».
Accertato il prodursi delle materializzazioni o teleplasmi, si è voluto naturalmente indagare in quali rapporti stesse la sostanza emessa con l’organismo del medium. Abbiamo già detto delle esperienze di Crawford relative alla meccanica del fenomeno. Lo stesso Crawford riscontrò con mezzi artificiali (come sostanze coloranti e simili) il rientrare dell’ectoplasma nel corpo del medium. Inoltre fu constatato che le materializzazioni si compiono a spese dell’organismo del medium stesso, avendosi così una parziale distereosi di questo e una corrispondente stereosi teleplastica. Si tentò anche di analizzare chimicamente l’ectoplasma e l’analisi di un frammento ectoplasmico di Eva rivelò un aggregato di cellule di forma diversa, simili a cellule epiteliali, ma senza nucleo. Gli elementi ottenuti per essiccamento furono cloruro di sodio e fosfato di calcio, come si riscontra nelle sostanze organiche. La sostanza, come osserva anche il Sudre, non può del resto avere alcun carattere specifico se, come sembra, assume la forma e la composizione chimica delle cose che imita.
Fra i mezzi adoperati per accertarsi dell’obbiettività delle formazioni teleplastiche vanno ricordati soprattutto la fotografia e i calchi ottenuti mediante la paraffina o sostanze analoghe. Questo ultimo processo sfrutta la possibilità, riconosciuta alla sostanza ectoplasmica, di dissolversi progressivamente, Si pensò dunque che un volto o una mano teleplastica avrebbe potuto materializzarsi sufficientemente in modo da imprimersi nella paraffina calda, o in un miscuglio di paraffina e stearina; e quindi smaterializzarsi, in modo da poter lasciare ai presenti un involucro che ne riproducesse la forma. E da tener presente come, specialmente nel caso dei guanti ottenuti, il fenomeno non sia riproducibile artificialmente se non mediante una preparazione assai lunga e complicata, dato che una mano umana immersa nella paraffina non potrebbe poi più liberarsi dal guanto formatosi se non rompendolo.
La constatazione che le formazioni ectoplasmiche non sono strettamente legate alla riproduzione di membra o di figure umane, convalida quella che sembra essere la legge fondamentale del fenomeno: l’ideoplaslia. Il termine sta a denunciare « l’azione metapsichica sul mondo esterno, che si traduce con manifestazioni di energia o con materializzazioni di forme diverse, e che ha come -origine una rappresentazione o un sistema di rappresentazioni coscienti o incoscienti del soggetto ».
In altre parole, il medium sembra tradurre plasticamente i dati del suo pensiero subconscio. È una specie di obbiettivazione suprema, di manifestazione in termini organici di ciò che si svolge nelle oscure zone della coscienza. Si vede qui anzitutto l’intimo rapporto tra fenomeno fisico e fenomeno intellettuale medianico e ci si rende conto di come, valendosi di facoltà metagnomiche e teleplastiche, un medium possa ridare una vita effimera-a personalità ben definite. Inoltre ci si spiega come possono formarsi quelle materializzazioni piatte, più grandi, più piccole del normale, caricaturali, animalesche, ecc.: si tratta di una realizzazione stereoplastica delle « divagazioni » subscoscienti, simili a quelle che si verificano nel sogno e negli stati analoghi.
L’ideoplastia, intesa come principio più generale, tende a spiegare alcuni fenomeni ben noti anche fuori del campo della metapsichica, ma non meglio classificati: vale a dire le stigmate organiche, le « voglie » materne, l’influenza in genere di certe impressioni psichiche sull’organismo fisico.

A completare questa breve rassegna dei fenomeni fisici della medianità occorrerà accennare principalmente ai cosiddetti apporti: fatti che costituiscono il fenomeno-limite della metapsichica sperimentale e che implicano un passaggio della materia attraverso la materia. Alcuni casi in cui oggetti solidi sono stati recati a comando nella sala d’esperimento hanno sufficientemente testimoniato la veridicità di queste manifestazioni, sulle quali tuttavia mancano ancora accertamenti scientificamente precisi. Lo Zollner ipotizzò, per questi e per casi analoghi, il passaggio momentaneo degli oggetti attraverso una quarta dimensione fisica. Non ci attarderemo a discutere questa ipotesi ingegnosa, che resterà tuttavia indimostrabile finché l’uomo conserverà lo stato suo attuale di esistenza tridimensionale. Né ci soffermeremo sui così detti fenomeni d’infestazione, luoghi fantasmogeni, ecc.: fenomeni che in parte possono ricondursi alla presenza ignorata di un medium, e in parte stanno ancora ai margini della stessa metapsichica, per quanto in tempi recentissimi si sia tentato di applicare anche a quelli i metodi d’indagine che la ricerca ha adoperato con successo nei confronti delle manifestazioni medianiche vere e proprie.

Siamo così giunti al termine della nostra, e probabilmente anche vostra, fatica. Non è nostro compito discorrere delle svariate ipotesi generali, a cominciare dall’ipotesi spiritica, che sono state formulate per tentare di spiegare tutta la fenomenica: ed anche il solo accennarvi ci porterebbe troppo lontano, se si pensa che il Morselli, nella sua opera non più recente, ma sempre viva e interessante, ne enumera trentacinque! Piuttosto ricordiamo, soprattutto per coloro i quali seguitano a negare la legittimità di una metapsichica moderna, quelli che possono sin d’ora considerarsi come suoi risultati apprezzabili, sicuramente raggiunti. Anzitutto l’aver dimostrato sperimentalmente che esistono vie di comunicazione mentale al di fuori dei sensi specifici: basterebbe l’ormai avvenuta dimostrazione della telepatia a giustificare non diciamo un cinquantennio, ma qualche secolo di ricerche. Così pure, l’aver studiato a fondo, con soggetti come l’Ossowiecki, la facoltà metagnomica, o di conoscenza extrasensoriale, è un risultato che noti è presuntuoso dichiarare di prim’ordine. Queste, due serie di accertamenti, una volta estesi e dive huti di dominio comune, porteranno indubbiamente (e già si è cominciato, specie col Bergson e col James, a lavorare in quest sensQ) ad una completa revisione della psicologia, e non fondand la nuova sopra le sole argomentazioni deduttive di un sistema filosofico, bensì su base rigorosamente sperimentale.
Inoltre, l’aver accertato – checché ne pensino le commissioni accademiche che una volta ogni tanto si muovono per troppo rapidamente indagare quei fatti sui quali per anni si sono affaticati i loro bistrattati predecessori – l’aver accertato, diciamo, l’azione dello spirito umano sulla materia, ed aver dimostrato sulla base dei fatti ciò che sembrava indimostrabile, cioè l’intima connessione e sintesi di quei termini ritenuti antitetici, permetterà, ne siamo sicuri, una visione più profonda e più chiara dei problemi inerenti alla costituzione dell’essere e ai rapporti e limiti tra organico ed inorganico. Se questo potesse venire raggiunto, ci sarebbe già da esserne fieri. Ma anche se le ricerche metapsichiche dovessero, come tali, esaurirsi, e se la loro funzione si dovesse limitare ad aver gettato un ponte tra l’incerto di ieri e la verità di domani, potranno sempre essere paghi quelli che, con le loro singole energie, avranno contribuito a costruire questo ponte, ad affrettare quella verità.
EMILIO SERVADIO.

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