Charles Richet e la sopravvivenza.
Luce e Ombra 1934

Il direttore della rivista « Light » si è rivolto recentemente al celebre fisiologo e metapsichista francese Charles Richet per sapere se egli avesse modificato i suoi punti di vista circa la sopravvivenza. Il Richet ha risposto in modo assai ampio, con una lettera che lo stesso periodico inglese ha pubblicato il 26 gennaio u. s., e che è stata riprodotta da vari periodici stranieri.
Scrive il Richet letteralmente:

«Egregio Signore,
Dato ch’Ella mi ha fatto l’onore di chiedere la mia opinione intorno ai fenomeni dello Spiritualismo, desidero comunicarLe in modo definitivo ciò ch’io penso attualmente.
Avendoli verificati innumerevoli volte, io so perfettamente che esistono importanti fenomeni, mentali, quali la telepatia, la chiaroveggenza, ed anche la premonizione; a meno di essere ciechi inguaribili, non è lecito rifiutarsi di credere a fenomeni del genere.
Quanto al sopravvivere della coscienza e della memoria, la cosa presenta tali e tante difficoltà che io mi sento obbligato a mantenere le mie riserve in proposito.

1. Ammesso che un individuo sopravviva, chi è che sopravvive? Il bambino, l’adolescente, l’uomo adulto od il vecchio?

2. Se si ammette la sopravvivenza dello spirito umano, occorre ammettere lo stesso per ciò che riguarda gli animali.

3. Le informazioni ricevute dai disincarnati hanno invariabilmente un carattere umano e niente altro che umano. Nessun fatto scientifico nuovo è stato rivelato sinora.

4. Infine, tali fenomeni intellettuali sono così strettamente connessi con le funzioni cerebrali, che mi pare, non voglio dire impossibile, ma quasi impossibile, credere che l’intelligenza possa persistere quando il cervello è stato disintegrato, annichilito, ridotto in polvere. A me sembra terribilmente assurdo ammettere che questa polvere cerebrale possa conservare la memoria.

Ciò nonostante, e malgrado queste formidabili obiezioni, rimangono pochissimi casi ben controllati per i quali la spiegazione spiritistica della sopravvivenza dev’essere accettata come la più probabile, la più semplice e la più logica. Essa non è, tuttavia, la sola che possa venire avanzata. Che cosa dobbiamo quindi concludere?
D’altro lato abbiamo i fenomeni fisici, le case infestate, i raps, ecc. Più si studia, più ci si addentra in essa, e più si trova che tutta questa fenomenologia è oscura.
Ho dichiarato in altra sede che io seguo la « teoria X », l’ignota teoria del futuro, che forse scoprirà il legame causale che potrebbe unificare tutti questi fenomeni. Dico « forse » perchè non è affatto certo che la nostra esigua intelligenza potrà un giorno giungere alla spiegazione d’ogni cosa, normale ed anormale.
Le conquiste della scienza moderna, e specialmente la scoperta delle misteriose radiazioni che ci circondano, ci obbligano ad ammettere che noi siamo avviluppati da vibrazioni svariatissime. Intorno a noi vi sono onde di diversa lunghezza, perpetuamente vibranti; ed è possibile che nessun evento, in questo immenso universo che è il nostro, sia privo d’influenza sui nostri spiriti.
Di fronte a questo grande ignoto, è impossibile formulare una risposta conclusiva. Ella mi ha chiesto di fargliene avere una, e tutto ciò ch’io posso dire è che non sono in grado di darne alcuna.
Vi sono taluni casi eccezionali in cui la teoria spiritica, spogliata di quelle aggiunte infantili che la discreditano, è la miglior soluzione, anche se non l’unica; ma nella maggioranza dei casi tale teoria non è affatto necessaria; e, visto ch’essa rimane estremamente improbabile, mi sento incapace di accettarla.
Comunque, gli spiritualisti debbono proseguire nelle loro esperienze. I risultati, sia ch’essi siano stati ottenuti dalle sorelle Fox, da Stainton Moses, dal grande William Crookes o da Eusapia Paladino, hanno recato acquisizioni essenziali al nostro sapere. Ma si dovrebbe stare attenti a non affrontare lo spiritismo con fede cieca, a non farne una religione. Si dovrebbero compiere le proprie osservazioni con la stessa impassibilità con la quale un chimico studia la composizione di un silicato, o lo zoologo conta gli arti di un insetto.
Lo spiritismo dovrebb’essere trattato non come un dogma, ma come una scienza.
Forse, se continueranno nelle loro ricerche con una mente aperta, e senza idee preconcette, gli spiritualisti finiranno con lo scoprire la « teoria X » del futuro, che spiegherà in modo più a meno soddisfacente tutti quegli strani fenomeni che palpitano intorno a noi, e dei quali possiamo soltanto dire, con schietta veridicità, che nulla sappiamo.
Coraggio, dunque, amici spiritualisti; proseguite nelle vostre esperienze, senza preoccuparvi delle conclusioni che da esse si deducono ».
Queste parole del Richet si presterebbero a lunghi commenti, se non ripetessero in sostanza un atteggiamento che il grande scienziato conserva ormai da lunghi anni. Troppo obbiettivo per non riconoscere che taluni fenomeni metapsichici fanno apparire l’ipotesi spiritica come assai razionale e verosimile, egli non riesce peraltro a svincolarsi da certi presupposti che non sono più oggi verità fisiologiche indiscutibili quali apparivano alcuni decenni or sono; e pone come gravissime difficoltà alcuni problemi che – sebbene non definitivamente risolti hanno avuto da vari indagatori risposte abbastanza fondate e convincenti. La sua meraviglia, per esempio, di fronte al tenore medio delle « comunicazioni » medianiche, non ci sembra gran che giustificata, poiché non si vede per qual motivo uno « spirito » ipoteticamente disincarnato dovrebbe manifestare, in genere, cognizioni culturali e scientifiche molto superiori a quelle che aveva durante la sua vita terrestre. Ma – confermiamo – ciò che più interessa nelle parole del Richet non è la considerazione teorica dell’ipotesi spiritica, bensì la fede dello scienziato nei progressi futuri della ricerca e nei risultati che un giorno potranno ottenersene. Il suo cordiale invito agli «spiritualisti», la sua esortazione affinché essi proseguano nelle esperienze, anche se contrasta col giudizio ch’egli dà intorno all’«impassibilità» da conservare nel corso di esse (impassibilità che ha i suoi limiti nella natura stessa dei fenomeni osservati), sta però a testimoniare come gli anni e gli studi abbiano rinsaldato la fede del Richet nella Ricerca psichica anziché indebolirla. Egli stesso è il più chiaro esempio di quanto è stato da lui più volte affermato: che cioè tutti coloro che hanno affrontato l’indagine metapsichica con pazienza e tenacia hanno dovuto concludere in senso positivo, sia intorno alla veridicità dei fenomeni sui quali essa si fonda, sia circa la loro enorme importanza nel divenire delle conoscenze umane.
EMILIO SERVADIO.

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