Forme eccezionali di medianità
Luce e Ombra 1930

Le facoltà medianiche sono, come ognun sa, svariatissime. A prescindere dal fatto che ogni medium dimostra, attraverso i fenomeni che produce, qualità distinte e inconfondibili, diverse sempre da quelle, analoghe solo genericamente, di altri soggetti, si verificano poi sporadicamente fenomeni del tutto nuovi e non contemplati dalle classificazioni anche più minuziose. Tali sono quelli che il direttore di « Psychic Research », Frederick Bligh Bond, ricorda in un breve articolo, nel numero di ottobre della sua rivista.
Si tratta, in un primo caso, di particolari « ideomorfismi », ossia di processi in cui un elemento materiale serve di punto d’appoggio alla cerebrazione ideativa (metagnomica) del medium, nella fattispecie Mrs. Clara Jepson. Questa, che è dotata di spiccate qualità chiaroveggenti, si comporta di fronte ai consultanti nel modo che segue: prende un comune fazzoletto di tela, pulito, e lo porge all’interessato chiedendogli di spiegarlo, stringerlo, manipolarlo tra le mani, e quindi riconsegnarglielo. Allora ella lo distende sopra un tavolo, e con una matita segue i contorni che le sembra di discernere nel complesso delle pieghe. I disegni così ottenuti rappresentano, a più riprese, il volto del consultante in vari momenti della propria vita, e la medium descrive, caso per caso, i principali eventi relativi alla vita di lui nelle diverse epoche. Il Bligh Bond era sconosciuto alla signora Jepson allorché andò a consultarla, e conferma le facoltà metagnomiche di lei, insistendo sul modo curioso col quale esse si esercitano. Modo veramente « inedito », se pur lontanamente analogo ai sistemi divinatori fondati sulla fissazione dell’attenzione (mediante fondi di caffé, macchie d’inchiostro e simili).
Il secondo caso, assai antico (1873-74), ma interessante perchè corredato da documenti fotografici, è stato comunicato al Bligh Bond dal Dr. Horace Newhart di Minneapolis. La medium, Mrs. Blanchard, adoperava un piatto di porcellana su cui poneva una piccola dose di sostanza polverulenta, come p. es. creta, aggiungendovi poi dell’acqua in modo da ricoprirla, e mescolando il tutto con le dita. L’acqua veniva lasciata evaporare, e un esame del piatto mostrava che nel fondo di esso la polvere aveva assunto l’aspetto di un volto o di una testa umana, come in bassorilievo. Il relatore riproduce, tre di queste figure, perfettamente riconoscibili anche se grossolanamente delineate: la terza presenta particolare interesse, in quanto la testa effigiata sembra circondata da un anello formato da una serie di volti minuscoli.
Manca, s’intende, qualsiasi garanzia circa la reale «sopranormalità» di produzione delle figure, e il Newhart sta appunto compiendo un’inchiesta per approfondire lo studio retrospettivo di questi fenomeni, che lontanamente si apparentano, pur nella forma insolita, a quelli (per nulla accertati, del resto) di scrittura diretta per « precipitazione ».

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