La questione dell’ipnotismo
Luce e Ombra 1930

Il complesso problema dell’ipnotismo, dell’attuale sua decadenza e dell’immancabile prossima sua rivalutazione, è ampiamente trattato da E. Pascal in un magistrale articolo, pubblicato nel n. 5 (settembre-ottobre) della « Revue Métapsychique », ed apparso contemporaneamente in estratto.
Accennato brevemente alle connessioni tra ricerche psichiche e fenomeni ipnotici, e alla storia delle varie scuole e teorie che si sono avvicendate nello studio, e nell’interpretazione di questi ultimi, il Pascal affronta direttamente il problema della decadenza dell’ipnotismo, attraverso il suo abbandono da parte della grande maggioranza degli psicoterapeuti, sino alle negazioni totalitarie o quasi di Babinski, Delmas, Boll, ecc., secondo i quali, come è noto, l’ipnosi non sarebbe « ‘che la simulazione dello stato sonnambolico da parte di soggetti perfettamente svegli » e che quindi per l’ipnotizzatore non resterebbe che « l’alternativa di essere complice del proprio soggetto o di venire ingannato da jui » (Delmas e Boll : La personalité humaine, 1922, p. 277). Contro queste affermazioni il Pascal obbietta anzitutto che, se non è lecito credere dtie gli antichi magnetizzatori come Deleuze, Bertrand,, Noizet, ecc. fossero tutti accessibili all’inganno e alla frode, il dubbio diventa certezza quando si passi ad esaminare l’opera di scienziati quali Liebault, Richet, Charcot, Bernheim e moltissimi altri che hanno studiato i fenomeni per anni e decenni, in tutti i modi e con migliaia di soggetti. S’intende che non si parla qui che di simulazione « cosciente », poiché quella incosciente è fenomeno ben noto agli stessi ipnotisti, ed eliminabile nelle esperienze. Un altro argomento contro la tesi della simulazione è offerto dalla realizzazione di suggestioni che implicano anestesia o analgesia nel soggetto, il quale, in tali condizioni, sopporta punture, bruciature, o altri violenti stimoli sensoriali senza manifestare alcuna reazione. Il buon esito di molte suggestioni terapeutiche milita anch’esso a favore della tesi del Pascal, e di quanti la pensano come lui. «Bisognerebbe ammettere», scrive il P., « che il malato, il quale prende in giro il suo ipnotizzatore, simulando il sonno, accetti peraltro con fede le sue suggestioni, e le realizzi in modo da guarire… ». Ognuno vede l’inverosimiglianza di una simile ipotesi. E ancor meno si regge la tesi avversaria quando si pensi che stati in tutto analoghi all’ipnosi possono essere osservati sia in soggetti presso cui il fenomeno si produce spontaneamente (sonnambulismo naturale), sia adoperando speciali sostanze quali lo haschisch o lo scopocloralosio. Quest’ultima sostanza (osservazioni dell’A., cfr. «Revue Métapsychique», 1928, n. 6; 1929, n. 6) produce uno stato ipnotico che grandemente si presta alla realizzazione delle suggestioni, e in cui si verificano fenomeni in tutto analoghi a quelli dell’ ipnotismo provocato con mezzi psichici. I fautori della simulazione dovrebbero quindi negare la realtà anche di quest’altro tipo di sonno provocato: il che sarebbe assurdo, equivalendo a negare gli effetti di determinate sostanze chimiche. Anche il sonno naturale, infine, può prestarsi alla realizzazione di suggestioni, e la « plasticità intellettuale » del dormiente é cosa ben nota, insieme al fenomeno dell’amnesia parziale o totale che molto spesso segue ai sogni naturali, come segue di solito alle esperienze di suggestione ipnotica.
Per tutti questi motivi, il Pascal si sente autorizzato a concludere circa la reale possibilità ed esistenza dell’ipnotismo, e tale conclusione risulta assolutamente inoppugnabile per chiunque abbia la necessaria preparazione e conoscenza dei fenomeni.
Ed allora, si chiede il Pascal, « perchè gli studi dell’ipnotismo divengono sempre più rari? Perché l’impiego dell’ipnosi in terapeutica è gradualmente abbandonato?». Non vale opporre l’argomento dell’inefficacia del mezzo, che moltissime volte si è rivelato invece perfettamente adeguato, laddove altri sistemi non avevano ottenuto lo scopo. Déjerine e Gaukler sostengono che l’ipnotismo sviluppa l’automatismo del soggetto; che vi è il pericolo di suggestioni criminali; che vi è un pericolo anche per i medici (false accuse); che vi può esser difficoltà d’ipnotizzare gli ammalati; che l’ipnotismo si rivolge soltanto al subcosciente che il malato ha timore di questo procedimento terapeutico. Altre obbiezioni analoghe sono state mosse dal Joffroy, dai Burlureaux, da Roussy e Lhermite. Il Dubois, di Berna, oppone, all’uso dell’ipnotismo, degli scrupoli di carattere morale: gli ripugna servirsi di questo « sotterfugio ». E secondo il Freud l’ipnosi sarebbe un « processo che ha in sé qualche cosa di mistico » (?), cosicché egli dichiara di non voler più adoperarla… Il Pascal dimostra agevolmente come la massima parte di queste obbiezioni non abbiano alcun valore: la presenza di testimoni garantirà il medico contro le false accuse; i pericoli per l’ammalato possono esistere solo nel caso di ipnotizzatori ignoranti, come esistono ogniqualvolta un inesperto adoperi qualsiasi mezzo abituale di terapeutica; le suggestioni criminali, come si sa, sono teoriche: non vi è un solo caso che sia stato accertato praticamente; il timore dei malato può e deve esser vinto dal medico, il quale curerà altresì che il soggetto non contragga abitudini morbose in seguito alle suggestioni; la scarsità dei soggetti ipnotizzabili non sarebbe un buon argomento per non valersi di questo mezzo nei casi in cui può riuscire utile; i danni delle cure ipnotiche (assai rari) sono stati dovuti ad applicazioni fatte senza criterio. Quanto poi all’obbiezione più grave, secondo la quale l’ipnotismo favorirebbe lo sviluppo dell’automatismo nel soggetto, il Pascal acutamente ed esaurientemente dimostra che tutti i processi psicoterapeutici finiscono, in un modo o nell’altro, col fare appello al subcosciente: così la pretesa « suggestione allo stato di veglia », che non è se non un ipnotismo mascherato; così i procedimenti violenti, atti a provocare emozioni e riflessi che sfuggono al controllo della coscienza Dubois, de Saujon); così quelli adottati dai fautori della « persuasione»: i procedimenti che in pratica o si rivolgono anch’essi poco o tanto alla subcoscienza, o si dimostrano inefficaci. Nell’applicazione, insomma, gli avversari dell’ipnotismo adoperano mezzi psichici di cura perfettamente analoghi ai procedimenti suggestivi ed ipnotici. Si conclude quindi circa l’assoluta legittimità di questi ultimi.
Resta il fatto, innegabile, della decadenza dell’ipnotismo. Eliminate, come si è visto, le argomentazioni di carattere tecnico, intrinseco; dimostrata la loro insussistenza e, conseguentemente, la ragion d’essere dello stesso ipnotismo, il Pascal ritiene che i motivi principali dell’abbandono di questo siano : la necessità di una lunga pratica e di speciali qualità degli ipnotizzatori; l’atmosfera di ciarlatanismo che ancora circonda il metodo; le contro suggestioni involontarie dovute precisamente ai motivi che precedono. E’ evidente che non tutti sentono l’inevitabilità della prima esigenza, mentre sono sensibili al fatto che ancor oggi esistano ipnotizzatori da baraccone o da palcoscenico… Tutto ciò genera sfiducia negli stessi terapeuti, tantoché quelli che dovrebbero infondere determinate idee suggestioni sono spesso i primi a non credere a questa possibilità, ad essere suggestionati in senso contrario. Ed il Pascal cita un medico che curava di avvertire i suoi pazienti, prima di sperimentare, che il sonno ipnotico probabilmente era una chimera, e che quella particolare esperienza avrebbe certamente confermato il suo modo di vedere !…
A questi motivi addotti dal Pascal, noi vorremmo aggiungerne un quarto: quello dell’inevitabile sconfinamento nel terreno più propriamente metapsichico, che avviene ogni qualvolta ci si occupi a fondo dei fenomeni ipnotici. Tale ostacolo sempre presente, e per moltissimi addirittura insormontabile, si è sempre ripresentato ad ogni periodica « crisi » dell’ipnotismo nelle sue varie incarnazioni, e ne è stata una delle cause più efficienti, come abbiamo cercato di mostrare in un saggio che vedrà probabilmente la luce nella rivista « Psychic Research» e contemporaneamente in « Luce e Ombra ». Qui, poichè lo spazio non ci consente di insistere, termineremo indicando, col Pascal, che si avvertono già taluni accenni di una rivalutazione dell’ipnotismo, dovuta a indagatori più sereni e profondi (Hollander, Nathan, Grafe, Meyer, Goldenberg, ecc.); e aggiungeremo che a tale rivalutazione non sarà stato probabilmente estraneo il movimento, metapsichico, che, si voglia o non si voglia, ha attirato l’attenzione di molti studiosi su nuovi problemi, e su questioni che occorre esaminare in una luce nuova.
EMILIO SERVADIO.

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