L’insegnamento ufficiale della Metapsichica.
Luce e Ombra 1934

Nel fascicolo 11 (15 novembre) della rivista « Psychica », Cesare Vesme riprende in esame la questione dell’insegnamento universitario della metapsichica: argomento del quale la presente rivista ha avuto occasione di occuparsi tempo addietro, e che ora sembra esser tornato d’attualità.
Il Vesme informa anzitutto i lettori di « Psychica » intorno ai corsi regolari di Metapsichica tenuti all’Università di Leida dal Dr. Dietz (notizia, questa, che fu data ai lettori de «La Ricerca Psichica» nel Notiziario del fascicolo di novembre). Egli loda grandemente lo spirito equanime, spoglio di qualsiasi settarismo, che informa tali lezioni: il Dr. Dietz infatti ha sostenuto la validità e l’importanza scientifica della Ricerca Psichica, ma ha tuttavia ammesso la legittimità dell’ipotesi spiritica in quanto tale (pur senza prender posizione di fronte ad essa). Anche in materia d’interpretazioni il Dr. Dietz è molto cauto, e ha saputo rinunziare alla velleità di offrire ai propri ascoltatori una teoria sistematica complessiva, e di atteggiarsi in certo qual modo a caposcuola. Tutti sappiamo, infatti, che non è ancor giunto il tempo delle definitive sistemazioni, in un campo per tanti lati controverso come il nostro. Il Dr. Diets ha saputo abilmente conciliare le esigenze di un insegnamento universitario con quelle di un’indagine che, se anche non è più ai suoi inizi, è tuttavia ben lontana dall’avere raggiunto le proprie mète.
Il Vesme ricorda quindi gli altri casi d’insegnamento delle nostre materie in seno a questo o a quell’ambiente accademico. Circa due anni or sono il Dr. Tenhaeff, dell’Università di Utrecht, dedicò una serie di lezioni alla Metapsichica, pur non essendo stato specialmente incaricato in proposito. Nel 1927 la Clark University di Worcester (Stati Uniti) organizzò un gruppo di conferenze pro e contro la Ricerca Psichica: conferenze che furono raccolte in volume. La «Stanford University » di California dispone tuttora di un capitale di complessive 90.000 sterline per la fondazione di una cattedra di Metapsichica e per lo studio in genere dei fenomeni psichici. Due anni or sono il Dr. Tanagra, presidente della Società Ellenica di Ricerche Psichiche, fu ammesso a dare dimostrazioni di telepatia sperimentale all’Università di Atene. Il Vesme menziona ancora le esperienze (non ufficiali del resto) del prof. Gardner Murphy, della Columbia University, sulla telepatia; la relazione del Dr. T. W. Mitchell alla British Association; le lezioni di chiusura del prof. Richet allorquando cessò il suo insegnamento alla Sorbona per limiti d’età. Potremmo menzionare ancora quelle del prof. Driesch all’Università di Lipsia; il gruppo costituito fra professori e studenti dell’Università di Oxford per lo studio dei fenomeni metapsichici; quello degli studenti dell’Università di Belgrado, che ha scopi analoghi, ecc. ecc. Comunque, sta di fatto che il Dr. Dietz è il primo a insegnare Metapsichica in una Università europea: avvenimento, questo, che ha un’importanza sintomatica grandissima e si presta a ogni sorta di considerazioni.
Un tentativo analogo – ricorda il Vesme – fu compiuto dall’italiano prof. Santoliquido: anzitutto con la fondazione del «Centro Internazionale di Ricerche Psichiche » a Ginevra (iniziativa che tramontò dopo breve tempo per pratica inattuabilità); secondariamente facendo passi affinché si creasse una cattedra di Metapsichica in Italia. Il Vesme menziona diffusamente le critiche venute a tale progetto da parte del nostro compianto Angelo Marzorati: critiche verso le quali solleva a sua volta molte obiezioni; e termina il suo articolo affermando, con la «Revue Métapsychique», che l’istituzione di una cattedra universitaria di Metapsichica non potrebbe evitarsi ancora per molto tempo. «Sforziamoci dunque – egli scrive – di preparare il terreno per questo lieto evento, eliminando le difficoltà che in un senso o nell’altro potrebbero opporvisi ».
La questione è certo delle più complesse e delicate. Si tratta soprattutto, come il Vesme stesso riconosce, e come il Marzorati ebbe a dirgli, di una questione di persone, ossia della idoneità di Tizio o di Caio a impartire un tale insegnamento. E semplicemente incalcolabile il danno che potrebbe venire alle nostre ricerche qualora da una cattedra universitaria si considerasse la Ricerca Psichica da un punto di vista troppo unilaterale, e ciò sia accentuando a dismisura certi suoi aspetti «epifenomenici » rispetto alla scienza positiva, sia insistendo invece sui postulati dogmatici di questa o quella scuola « spiritualistica» (nel senso anglosassone del termine). Quanti saprebbero, come il Dr. Dietz, esercitare una continua critica su loro stessi, considerare tutti i punti di vista, anche quelli più lontani dal proprio intimo convincimento, fare opera insomma di serena divulgazione anziché di partigiana apologia? E non parliamo neppure, naturalmente, della grande preparazione, dottrinale e sperimentale, che dovrebbe possedere un «cattedratico » di Metapsichica; né delle difficoltà « ambientali » di vario ordine che potrebbero ostacolare un insegnamento del genere nei diversi paesi.
Ma si tratta, comunque, di questioni da porsi meglio in concreto quando cioè talune possibilità pratiche sorgano effettivamente all’orizzonte – che non in astratto. In Italia, per esempio, prima di arrivare a una cattedra di Metapsichica, sarebbe opportuno compiere molti passi intermedi: maggior diffusione delle nostre ricerche negli ambienti scientifici universitari; istituzione di gruppi, in senso a questa o quella Università, analoghi a quelli di Oxford o di Belgrado; conferenze su questo o quel tema tenute anche sporadicamente nell’Ateneo A, B o C. Ma ciò che occorre soprattutto è una maggior preparazione, culturale e spirituale, dell’ambiente. Finché la maggioranza degli scienziati universitari considereranno la Metapsichica come un ammasso di credenze puerili e di affermazioni indimostrate, è inutile pensare all’istituzione di una cattedra: la quale, anche se imposta dall’alto, verrebbe poi automaticamente svalutata e considerata con ostilità. Se Leida costituisce a questo riguardo un’eccezione, non possiamo naturalmente che esserne lieti: ma non sino al punto da farci troppe illusioni, e da credere che i tempi siano dappertutto altrettanto maturi ….Emilio Servadio

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