Un notevole caso di «ossessione»
Luce e Ombra 1930

Dove possano portare talune esperienze, compiute senza cautele da persone specialmente predisposte, è chiaramente indicato in un « documento umano » , pubblicato sotto il suggello del segreto, per quanto si riferisce al nome del protagonista, da Hereward Carrington, nei numeri di luglio e agosto della rivista «Psychic Research ». Il « lieto fine » di questa vicenda, dovuto a risorse insospettate della mentalità del soggetto, non deve far credere che nella maggioranza dei casi le cose possono andare allo stesso modo. In genere, simili « avventure psichiche » portano dritti dritti al manicomio.
Il soggetto, che chiameremo N., per comodità di discorso, e che scrive in prima persona, aveva compiuto durante la guerra delle esperienze di « planchette » con alcuni amici, ottenendo molte comunicazioni di sedicenti disincarnati. Tornato a casa dopo la guerra, convalescente, riprese per ozio le esperienze, valendosi della scrittura automatica, in cui riuscì subito assai bene.
Si manifestò dapprima il suo cugino Z., con cui le comunicazioni furono di carattere «naturale e umano» ; dopo parecchie sedute, peraltro, Z., sempre mediante la scrittura automatica, espresse il desiderio che N. « si abbandonasse di più », si lasciasse addormentare, permettesse che Z. parlasse per la sua bocca, ecc.; N. rifiutò recisamente. Le sedute seguitarono allora in mo’ ) normale, ma altre entità cominciarono a presentarsi, dando vari particolari sulla loro vita nell’Aldilà. Finalmente si accentuò una personalità femminile, annunziatasi come «sorella», ben presto seguita da un’altra « sorellina», che diceva di avere p anni e di chiamarsi Zoe (il nome dell’altra era Julie). Le conversazioni con le due entità durarono alcune sere; N. le visualizzava mentalmente in modo assai chiaro, e ne dà una descrizione accurata.
A un certo momento s’introdusse una nuova entità, per nulla gradita, quella di un sedicente « A. da Filadelfia » ; questi, scrive N., rappresentava « tutto ciò che io avevo sempre detestato nella natura umana.., un bruto stupido, sensuale, osceno, egoista e disonesto… ». Dopo poche frasi, lasciò di nuovo il posto alle due « sorelle », le quali, interrogate, dettero informazioni assai vaghe sul « brutto tipo ». Julie cominciò poi ad insistere sulla possibilità che N. « vedesse » lei e Zoe « come se fossero. di carne e ossa ». Per ottenere questo scopo occorreva che N. si sedesse, non pensasse ad alcunché, fissasse lo sguardo sopra un oggetto, ecc. N., invece di rifiutare come aveva fatto a Z., questa volta accettò. Dopo alcune esperienze riuscite a metà, finalmente una sera le voci delle due sorelle gli giunsero, con sua grandissima meraviglia, squillanti e chiare come se fossero state reali, e gli tennero lunghi discorsi, cantando canzoni, duetti ecc. Si fece sentire anche una voce di basso, che, secondo le due entità, avrebbe dovuto appartenere alla « coscienza spirituale » di N. (?)
Questi non era però riuscito a « vedere » le due donne, come gli era stato annunziato, e le « voci » divennero gradatamente più deboli, sino a scomparire del tutto. Sorpreso di questo abbandono, N., qualche sera dopo tentò di nuovo la scrittura automatica, ed ebbe una risposta vaga da A. Una mattina, infine, lo stesso A. gli si manifestò audibilmente, come già avevano fatto le due « sorelle » solo allora N. capi con spavento che, avendo conseguito l’insolita facoltà di sentire, la voce dei presunti « spiriti » non poteva più impedire ad A. di manifestarsi quando avesse voluto. Infatti cominciò per lui un vero e proprio martirio. Laoce di A., audibile solo per lui, lo perseguitava tutto il giorno, dicendogli una quantità di cose spiacevoli. N. interrogò per mezzo della scrittura il cugino Z., il quale gli consigliò di attendere pazientemente e di considerare A. con la massima freddezza. A. cominciò quasi subito a lamentarsi della antipatia di N. verso di lui, e a implorare la sua attenzione. La voce di basso già udita ricomparve, ed esortò cantando N. a non dar retta alle preghiere di A. Questi finì con lo « sprofondare », emettendo grida disperate e imprecazioni. La stessa notte però, N. lo vide, sotto forma di una nebbia opaca, e la voce di A. lo salutò umilmente, dicendogli che quando fosse tornato avrebbe cercato di esser con lui in migliori rapporti.
Finito il tormento di A., cominciarono altri fenomeni. Fu dapprima una musica udita in aria; poi la manifestazione (sempre per chiarudienza) del fratello defunto X, che cercò di confortano; quindi quella, visiva e auditiva, dello zio Y, il quale gli spiegò che le visioni, le voci ecc. erano in massima frutto della sua immaginazione, provocate peraltro da entità a scopo di prova. Anche « A. da Filadelfia », disse, era stata una finzione, attuata dallo stesso Y. Altre « prove » sarebbero venute in seguito.
Le esperienze successive furono infatti le più gravi: oltre a voci, canti ecc. più o meno bizzarri e frastornanti, N. si sentì dire che gli « spiriti » io destinavano ad una grande missione sulla terra. Si schermi, pensando giustamente quanti sedicenti profeti » dovevano essere impazziti in seguito a « investiture » di questo tipo! Sentì quindi annunziarsi la fine del mondo-; poi le « voci » cominciarono a rimproverargli acerbamente fatti insussistenti; quindi sfilarono dinnanzi ad N. rappresentazioni simboliche di vizi. Dialoghi ridicoli, canzoni senza senso, persino l’introduzione di un « succube »femminile nel giaciglio, continuarono a perseguitare il disgraziato. Gli venne una notte dichiarato che tutto ciò indicava chiaramente la sua pazzia, ed N. descrive questa esperienza come una delle più terribili attraversate; altre ne seguirono, peraltro, sempre presentate da Y. come necessarie: quelle del freddo, del caldo, della stanchezza, di animali feroci pronti a divorano, di venir assassinato, crocefisso, di morire di vecchiaia ecc.: tutte vissute psichicamente e fisicamente nel modo più intenso. Successero di grandi visioni simboliche di carattere biblico-apocalittico, di fronte alle quali N. restava estatico e sbigottito. Y. gli annunziò che avrebbe perduto le forze per tre giorni, e ciò si realizzò fisicamente in tal modo da costringere il disgraziato a mettersi a letto. Il quarto giorno, peraltro, era di nuovo ristabilito. Finalmente le ultime « prove » furono superate, e la normalità psichica riprese il sopravvento, non senza che talvolta X, Y, o Z, parlassero benevolmente di poi al soggetto.
Questi, che nella relazione delle sue straordinarie esperienze dimostra un sangue freddo e un senso critico veramente eccezionale, è convinto che le comunicazioni delle tre entità-guide debbano esser considerate come realtà. Noi non siamo precisamente di questo parere, come non condivideremmo quello di chi volesse ridurre questa complessa vicenda a un caso di psicosi paranoide con allucinazioni. Che vi sia stata in vari momenti una presa di contatto di N. con una « realtà metafisica » non sembra dubbio alla lettura della relazione, che ci duole di non poter riassumere più largamente; ma quanto al poter esprime questa realtà in termini umani di coscienza, come si è lodevolmente sforzato di fare l’autore, è un’altra faccenda. Ci limitiamo qui, non potendo addentrarci in un discorso che ci porterebbe chissà dove, a osservare che tutto questo processo ha assunto veramente il carattere di una progressiva « iniziazione », e che alcune delle «prove» hanno un riscontro preciso e inconfondibile con quelle descritteci da varia letteratura esoterica antica e medioevale.
EMILIO SERVADIO.

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