Un sogno profetico
Luce e Ombra 1930

Nel n. 6 (luglio 1930) della « Zeitschrift für Parapsychologie » l’ingegner V. Mikuska riferisce in merito ad un interessante sogno profetico, che venne annotato, quindi obliato, e che si realizzò compiutamente dopo otto settimane. Il 12 marzo 1929 la moglie del M., svegliandosi la mattina, gli comunicò di aver fatto un sogno particolarmente vivace, in cui un loro conoscente, il prof. V. Slaboch, le era apparso con un braccio rotto e bendato, con le dita e parte della mano gonfie e nere. La signora non aveva capito quale fosse la causa dell’accidente, ma asseriva che il sogno era stato d’una vivacità di molto superiore all’ordinario; l’ingegnere prese allora un appunto stenografico in proposito sul suo taccuino. Il giorno dopo egli partiva per Praga. Né l’ingegnere né la signora ebbero più occasione di vedere il loro conoscente, altro che di sfuggita, e dimenticarono del tutto il trascurabile evento.
Il 6 maggio, di mattina, il prof. Slaboch si fece incontro al M., col braccio destro completamente fasciato e la mano e le dita contuse, e gli narrò di aver avuto un incidente in motocicletta, di essersi rotto un braccio e di aver avuto quindi necessità di cure chirurgiche. L’ing. M. raccontò questo alla moglie, ma entrambi avevano ormai dimenticato il sogno, e soltanto la sera, sedendo al caffé sfogliando il proprio taccuino, egli ritrovò l’appunto stenografico preso il 12marzo.
E’ da notare che il prof. Slaboch possedeva altra volta una motocicletta, ma l’aveva venduta da due anni, e che nessuna notizia circa una sua gita con quel mezzo, alla distanza, poi, di otto settimane, poteva esser giunta all’orecchio della signora M. Il relatore aggiunge che sua moglie ha talvolta sogni dall’apparenza premonitoria, pur essendo persona abitualmente equilibratissima e avendo una mente più ragionativa che fantasiosa.
Seguono, per convalidare ulteriormente la relazione, le testimonianze della signora, del prof. Slaboch, e del dott. Welward che curò quest’ultimo dopo l’incidente.
EMILIO SERVADIO.

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