La morte di Maria Bonaparte ultima allieva vivente di Freud
Per gli psicoanalisti era « La principessa »
Il Tempo 22/09/1962

Zia di Paolo di Grecia, aveva 81 anni, ma più che il parentado le diedero fama le sue opere di indiscusso valore scientifico

Saint Tropez, 22 settembre

La principessa Maria di Grecia, nata Maria Bonaparte, è morta a Saint-Tropez, all’età di 81 anni. Ella aveva sposato il principe Giorgio di Grecia nel 1907 ad Atene, ed era zia di Re Paolo I. La principessa, che risiedeva abitualmente in Francia, era una figura molto conosciuta negli ambienti culturali parigini.
Anche il principe Giorgio di Grecia si distinse per la sua attività scientifica, e uno dei figli, il principe Pietro di Grecia, nato a Parigi nel 1908, ha pubblicato apprezzati studi di etnologia.
Negli ambienti psicoanalitici internazionali la chiamavamo semplicemente «la principessa ». Alta, magra, elegantissima, Sua Altezza Reale Maria Bonaparte, discendente di Luciano Bonaparte e appaertenente per matrimonio ad altre due famiglie regali (aveva sposato il Principe Giorgio di Grecia ed era perciò Principessa di Grecia e di Danimarca), è stata infatti per molti anni una figura di primo piano nel movimento fondato da Sigmund Freud; e una lunga serie di opere – al cune delle quali di alto valore scientifico – ne perpetueranno, assai più che non l’eccezionale parentado, il valore e la fama.
Era nata il 2 luglio 1882 a Saint-Cloud, dal Principe Roland Bonaparte e da Marie-Félix Blanc. Essa stessa ha ricordato gli eventi principali della sua infanzia nella prefazione alla sua opera più preziosa e più rara, i Cinq Cahiers, nei quali, con raro acume analitico, ha commentato una serie di appunti di scolaretta, ritrovati fra le carte paterne dopo il 1924. Nel frattempo, la bambina di allora era diventata donna, e la lettura di un libro di Freud la spinse, proprio in quegli anni, ad andare a Vienna, e a sottoporsi per lunghissimo tempo ad una delle più felici e compiute « analisi didattiche » freudiane. Molte vicende inerenti al formidabile lavoro effettuato con Freud si ritrovano, illuminate e commentate, nelle pagine dei Cinq Cahiers, i quali rimangono, nella letteratura psicoanalitica, un documento pressoché unico, da cui non si finisce mai d’imparare.
La relazione con Freud, iniziata su una base esclusivamente professionale, diede luogo sia ad un’amicizia saldissima, continuata sino alla morte del Maestro (1939), sia ad una fervida attività scientifica, alla quale Maria Bonaparte si dedicò da allora totalmente. Forte di una solida preparazione letteraria, oltre che delle sue esperienze personali e delle sue vaste conoscenze dottrinali, Maria Bonanaparte si distinse ben presto per un triplice ordine di contributi: quelli bio-psicologici (specialmente in merito alla femminilità e al problema degli istinti), quelli sociologici (etno-psicologia, psicologia popolare, mitologia) e quelli di psicoanalisi applicata allo studio della creazione letteraria. Appartengono al primo gruppo i suoi studi Psychanalyse et biologie, De la sexualité de la femme, Introduction a la théorie des instincts; fanno parte del secondo i lavori Psychanalyse et ethnographie, Psiychanalyse et anthropologie, Mythes de guerre. Nel terzo gruppo figura la sua opera più poderosa: il « saggio » (se tale si può chiamare) in due grossi volumi su Edgar Poe. Apparso nel 1933, questo magnifico contributo, vero monumento di sapere letterario e di penetrazione psicoanalitica, è stato tradotto in più lingue ed è considerato come fondamentale anche da quei critici specializzati i quali mantengono le loro riserve su certe elaborazioni o interpretazioni – sempre rigorosamente freudiane – proposte dall’Autrice. Eppure non ci sembra si possa contestare la tesi principale dell’opera: quella secondo cui gran parte delle novelle e dei poemi di Poe rifletterebbero una « fissazione » psicologica alla figura sottile ed esangue della madre, morta di tubercolosi allorché Poe aveva tre anni: mentre un’altra parte della sua produzione sarebbe da ricondursi a una non sopita e cruda ostilità contro il severo e oppressivo padre d’adozione. Una nuova edizione recente dei due grossi volumi ha preceduto di poco la morte di Maria Bonaparte, che sino all’ultimo aveva mantenuto il più vivo interesse per tutto ciò che riguardava l’opera del grande americano, e la sua vita tormentosa.
E’ largamente noto, nella vita di Maria Bonaparte, il coraggioso intervento che le consentì, nel 1938, di proteggere Freud allorché Vienna era stata occupata dalle truppe naziste, e la vita stessa del fondatore della psicoanalisi si trovava in pericolo. Di fronte a una Principessa di Grecia e di Danimarca, le autorità di allora esitarono ad infierire, tanto più che Maria Bonaparte non esitò a sborsare somme cospicue per ottenere che Freud non venisse immediatamente coinvolto nelle persecuzioni razziali già in atto. Subito dopo, altri autorevoli interventi fecero sì che Freud, e alcuni suoi familiari, potessero prendere la via dell’esilio, immuni nelle persone se non negli averi. Ma Freud non dimenticò mai ciò che doveva a Maria Bonaparte, e ne fanno fede alcune delle sue ultime lettere, che cominciano spesso con le parole Meine liebe Marie.
« La principessa » era una dl quelle persone che impongono riverenza ad ognuno e in qualsiasi occasione, pur essendo i suoi modi sempre franchi e cordiali, spesso animati da uno schietto ed effervescente entusiasmo. Nei Congressi internazionali di psicoanalisi, era sempre Maria Bonaparte a suscitare iniziative, a facilitare incontri, a orientare in senso costruttivo eventi e persone. Parlava indifferentemente e alla perfezione cinque lingue: e molti ricordano come si sobbarcasse talvolta all’ingrato lavoro di interprete in certe riunioni ad alto livello, da cui gli interpreti «ufficiali » erano esclusi.
Fondatrice della Société Psychanalytique de Paris e Presidente onoraria a vita della stessa, la Principessa Maria Bonaparte era conosciuta e rispettatissima in tutti gli ambienti scientifici. La sua scomparsa (era l’ultima allieva diretta di Freud ancora in vita) lascia un gran vuoto nelle nostre file.
Emilio Servadio

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