Il denaro nelle considerazioni d’un psicoanalista
Meridiano di Roma, 7/2/1937, XI foglio, n°28 p. 8

La psicoanalisi non può e non vuole dare, nei confronti dei molti e grandiosi problemi relativi al denaro, soluzioni totalitarie, e non pretende comunque di sovrapporre il proprio punto di vista, che è psicologico, ad altri modi di vedere. Il suo compito è più modesto: essa intende, valendosi dei suoi metodi, dare agli individui di buona volontà qualche elemento di giudizio in più, basato sulla conoscenza di fatti che altrimenti rimarrebbero in ombra.

Irrazionalità dell’uomo economico

Se esaminiamo un po’ da vicino il comportamento umano rispetto al denaro, ci accorgiamo ben presto di come esso sia, nella grandissima maggioranza degli individui, dettato in grado maggiore o minore da fattori irrazionali. Si constata e si ripete spesso, ad esempio, che per molte persone il possesso del denaro è più un fine che un mezzo. Ora, di fronte a un fenomeno di questo genere, un’esigenza psicologica si affaccia immediatamente, sotto forma di un imperioso interrogativo. Quando leggiamo che Tizio, mendicante, teneva nascosto duecentomila lire nella sua squallida soffitta, ed è morto in miseria, non ci porta molto avanti la constatazione che per Tizio l’accumulo di denaro era un fine e non un mezzo, ma sorge bensì spontanea la curiosità di sapere a quali mai esigenze psicologiche corrispondeva un simile strano comportamento. Così pure nel caso opposto, nel caso cioè di un individuo il quale dilapidi in brevissimo tempo, incurante del futuro, una somma che avrebbe potuto bastargli ampiamente per molti anni. E’ così anche, nel caso del ricco, il quale – contro ogni considerazione razionale – viva nell’ansia perpetua di impoverire faccia un uso ridottissimo delle sue possibilità finanziarie, ecc., ecc.
Gli esempi or ora riportati si riferiscono certo a casi eccezionali. Ma cerchiamo di vedere se anche gli uomini considerati più normali abbiano sempre rispetto al denaro un atteggiamento razionale. Si può osservare benissimo, ad esempio, che tale atteggiamento varia sia spesso leggermente a seconda che il denaro sia in spiccioli, in fogli di banca, o in assegni. Tutti sanno che se si vuol dare un piccolo dispiacere a parecchi negozianti basta presentar loro un foglio di banca da cambiare: e ciò, anche se il loro cassetto rigurgita di spezzati. Vi sono persone a cui dispiace particolarmente, per pagare un debito, mettere la mano al portafogli, mentre esse firmano, non dirò con indifferenza, ma con molto minor difficoltà, un assegno bancario per la stessa somma. E che dire delle persone in genere normali, rispetto all’uso del denaro, ma che si riservano un piccolo atteggiamento anormale per cose di nessuna importanza? Persone abbienti che economizzano, ad esempio, su un particolare cibo, o a cui prendere un tassì o dare una mancia sembra ma grave sacrifizio?

L’inconscio psichico e il denaro

In base a questi esempi tutt’altro che peregrini, e tratti da osservazioni che chiunque può fare sol che se ne dia la pena, risulta la necessità di andare, nella valutazione psicologica del denaro, oltre i limiti della coscienza e della ragione. Se ci decidiamo a far ciò, vedremo che molti dei comportamenti irrazionali anzidetti trovano la loro origine in situazioni psichiche non coscienti, che solo un’accurata esplorazione può identificare, e che, pur rimanendo inconscie, danno per così dire il tono alle più varie manifestazioni della “superficie”.
Un tale orientamento è già in germe un orientamento psicoanalitico, in quanto presuppone l’esistenza di un inconscio psichico, in cui vigono tendenze e processi assai diversi da quelli propri alla coscienza, e la cui esplorazione non può essere se non difficile e faticosa, poiché per definizione tali tendenze e processi sono estranei alla coscienza anche in un senso dinamico: essi, cioè, non soltanto stanno, per dir così, in un territorio psichico diverso da quello della coscienza, ma vi stanno perchè sono costretti a starvi, ossia perchè l’ingresso alla coscienza è loro inibito, mediante un continuo, sebbene inconsapevole, dispendio di energia psichica. Anche da questo fugacissimo accenno si comprenderà che, per accettare certe formulazioni relative ai processi psichici inconsci occorre superare delle “resistenze”, le quali sono appunto le stesse che si oppongono normalmente a che quei processi divengano coscienti. E’ dunque non solo inevitabile, ma prevedibile, che qualche enunciato relativo all’inconscio sollevi opposizioni, nelle forme affettive della meraviglia, dell’incredulità, del riso, dello sdegno, e simili.
Una delle peculiarità più caratteristiche della vita psichica è la possibilità che a oggetti primitivi d’interesse vengano sostituiti altri oggetti via via individualmente e socialmente più elevati, secondo un processo che li designa col termine di “sublimazione”. Ancora più interessante è il fatto che l’atteggiamento primitivo di fronte a certi oggetti X, sebbene coscientemente dimenticato, può conservarsi in grado maggiore o minore nell’inconscio, e manifestarsi attraverso un atteggiamento particolare nei confronti di altri oggetti Y o Z, che costituiscono, quindi, surrogati e simboli di X, con un coefficiente di sublimazione assai variabile, e talvolta anche nullo. Si stabiliscono così, per l’inconscio, delle interessanti serie di equivalenze e di relazioni simboliche, importantissime sia nell’analisi della vita psichica individuale, sia per lo studio delle più svariate manifestazioni psicologiche collettive.

Tendenze captative ed oblative

Se consideriamo ora, dopo aver introdotto questi pochi criteri generali di apprezzamento, il denaro e quanto psicologicamente vi si riferisce, troviamo che esso denaro può rappresentare per l’inconscio oggetti assai diversi, ma ai quali comunque si son rivolte o si rivolgono tendenze da un lato captative e possessive, dall’altro oblative e donative. Nello sviluppo psichico individuale, tali esigenze si rivolgono ad oggetti via via differenti, alcuni dei quali si prestano meglio di altri (e ne vedremo il perché) ad essere sostituiti dal denaro. A seconda della maggiore o minore aderenza inconscia a questo o quell’oggetto del passato, il denaro potrà assumere questo o quel significato per l’individuo particolare. Naturalmente la psicoanalisi ha potuto stabilire al riguardo alcune tipiche frequenze, così come ha accertato, in molti anni d’indagine, tutta una serie di leggi psicologiche generali, valide per tutti e per ognuno.
Un caso riferito dall’Allendy mostra ad esempio, come il denaro possa essere inconsciamente sentito quale un sostituto o un surrogato dell’affetto: una donna di trent’anni, commerciante, ogniqualvolta aveva liti con la madre e con le sorelle e in genere allorché aveva da lagnarsi per un ritiro di affetto da parte di persone a lei care, cercava un compenso in maggiori guadagni e non trascurava nulla affinché tale compensazione si realizzasse. Essa fu molto sorpresa allorché le veniva additato lo stretto rapporto, constatato da una lunga serie di episodi, fra i due effetti in discorso: poiché tale rapporto sebbene non molto lontano dalla coscienza, era tuttavia comunque estraneo ad essa.
Che il denaro anche su un piano abbastanza cosciente, possa rappresentare la potenza è a tutti noto. Ma questa equivalenza può venir sentita, inconsciamente, quasi alla lettera. Il denaro, in tali casi, può esser considerato come equivalente e sostitutivo di forza fisica, energia vitale, potenza sessuale, e venir quindi psichicamente permutato in questo senso. Il tipo del finanziere o dell’usuraio fisicamente meschino, che i nobili e gli altolocati disprezzano, e che si curva anche materialmente di fronte ad essi, ma che prende la sua rivincita e li domina attraverso il denaro è un tema trattato molte volte da drammaturghi e romanzieri, ed è chiaro che un tipo simile trova nel denaro un sostituto delle qualità fisiche, morali, intellettuali che la natura non gli ha largito. Una paziente analizzata dall’Odier, ricca, per la quale era stato convenuto un onorario di 20 franchi per ogni ora di analisi, dopo aver pagato la prima volta il suo debito raccontò il seguente sogno (premettiamo che questa signora sapeva che l’analista suonava per diletto il violino): “Io la vedevo nel mio sogno suonare il violino, ma la vedevo come se lei fosse stato un suonatore ambulante”. Invitata a dire in via associativa a che cosa questo sogno la facesse pensare, rispose che il giorno prima aveva dato un franco (ossia venti soldi) di elemosina a un violinista di strada, cieco e in miseria. Il significato del sogno appare qui chiaro anche a chi abbia solo nozioni superficiali di psicoanalisi. Nell’inconscio, la signora aveva identificato l’analista col suonatore ambulante, e mentre coscientemente lo apprezzava moltissimo, e trovava assai ragionevole l′onorario convenuto, incoscientemente lo deprezzava e lo esautorava a tal segno da paragonarlo a un disgraziato mendicante, e da volergli dare non già venti franchi per le sue prestazioni, bensì venti soldi! Un’analisi più approfondita mostrò che la paziente aveva espresso in questo modo un suo pronunciato sentimento d’inferiorità di fronte all’uomo, sentimento che la spingeva, inconsapevolmente, da un lato a sentire come un’umiliazione e una diminuzione il dover dare del denaro a un uomo, dall’altro a cercare di sottrargliene onde portarlo, per dir così, al suo livello. Anche qui, come si vede, l’equazione denaro potenza è più stretta e significativa di quel che generalmente non si pensi. Aggiungerò che nel caso riferito, come in molti casi analoghi, “potenza” significa, più nuclearmente, “potenza sessuale”, “virilità”, ecc. In un mio lavoretto ho potuto analizzare, tempo addietro, quel tipo di donna che in America chiamano “vamp”, e a cui qui si dà il nome, un po’ meno espressivo, di ″donna fatale”. Questo tipo femminile, la cui caratteristica principale è il mandare in rovina finanziariamente e spesso anche fisicamente e moralmente, l’uomo a cui si unisce, è in realtà un essere che da profonde esigenze inconscie è portato ad esautorare, a immiserire, in senso figurato ad evirare l’uomo; e per contro, s’intende, attraverso il denaro, a potenziare e rinvigorire se stessa. Quanto possano essere legati i motivi del denaro, della dignità e della potenza sessuale lo dimostrano tutti i racconti ed i film ricalcati sul famoso “Angelo azzurro”, il quale non era a sua volta se non l’ennesima ripresa di un motivo vecchio… quanto il denaro.

Istinti della vita e dell’Eros

Da un esame un po’ più sistematico dei pochi esempi che abbiamo riportato, risulta che gli atteggiamenti relativi al denaro sottesi da questa o quella relazione inconscia, possono derivare la loro energia prevalentemente dall’uno o dall’altro dei due protoistinti ammessi dal Freud ossia dagli istinti della vita e dell’Eros come da quelli distruttivi e aggressivi. Se la donna commerciante di cui abbiamo parlato cercava nel denaro un sostituto dell’amore e manifestava quindi a suo riguardo una tendenza conservativa, lo stesso non si può dire nel caso della paziente di Odier, che attraverso il suo sogno esprimeva non poca aggressività verso il suo analista. Abbiamo già detto che tali comportamenti possono essere centripeti o centrifughi, cioè captativi oppure oblativi.
Vedremo in un prossimo articolo gli aspetti conclusivi di questa indagine, che tocca uno dei più importanti problemi sociali.

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